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SANTA LUCIA

CRONACA DI NAPOLI

domenica 6 novembre 2011

L'APPUNTAMENTO È PER STASERA. DOMANI LA MESSA A UN MESE DALL'OMICIDIO

Una fiaccolata per ricordare Ciro Elia

Una fiaccolata per ricordare Ciro Elia (nella foto), il 18enne della nota famiglia del Pallonetto-Santa Lucia ucciso il 7 ottobre scorso nella parte alta dei Quartieri Spagnoli. Partirà questa sera alle ore 19 dalla chiesa di Santa Lucia ed è stata organizzata in maniera spontanea, con un tam-tam via Facebook, da familiari e amici. «Resterai sempre nei nostri cuori», «non ti dimenticheremo mai»: sono le frasi più ricorrenti sulle pagine del social network. Lunedì, a un mese esatto dalla morte del giovane incensurato, ci sarà probabilmente una Messa. Intanto proseguono le indagini della polizia sull'omicidio. La pista più seguita è sempre quella del violento diverbio culminato dell'omicidio. Secondo la ricostruzione degli investigatori della squadra mobile della questura, Ciro Elia avrebbe litigato cinque giorni prima con l'assassino avendo la peggio. Giovedì notte (quindi 7 ottobre) era andato a un appuntamento chiarificatore proprio con lui. Ma per precauzione il 18enne, sempre secondo la ricostruzione al momento ritenuta più probabile, si sarebbe munito di una pistola prelevandola dall'abitazione di un familiare o di un amico. La stessa arma di cui ha parlato il testimone che ha telefonato al 113 e con la quale, al termine di una violenta colluttazione, l'autore del delitto avrebbe fatto fuoco dopo averla strappata di mano alla vittima. Nei secondi successivi sarebbe accaduto di tutto: la calibro 9 caduta a terra, il malvivente che si allontanava per poi forse ritornare a recuperarla, temendo di aver lasciato sopra le proprie impronte digitali. A sparare è stato un uomo, giovane ma non giovanissimo, legato alla criminalità organizzata e a carico del quale mancherebbero ancora gli indizi sufficienti per far scattare una misura cautelare. La polizia conosce il suo nome, ma per adesso non può far nulla.

SAN GIOVANNI

IL FIGLIO DI CIRO, IL BOSS DEL "BRONX", ERA IMPUTATO PER SPACCIO E PER CAMORRA. RESTA DIETRO LE SBARRE PER ALTRI REATI

Assolto il ras Antonio Formicola

di Luigi Sannino Assoluzione confermata in appello, ma resta dietro le sbarre per un'altra vicenda. Però per Antonio Formicola (figlio di Ciro, il boss di San Giovanni a Teduccio detenuto da molti anni ed estraneo all'inchiesta) si accorcia il tempo che lo separa dalla scarcerazione. Il risultato processuale è merito dell'avvocato Leopoldo Perone, che già riuscì a farlo giudicare innocente in primo grado nonostante la pubblica accusa lo ritenesse uno dei principali esponenti dell'organizzazione sgominata dalla polizia a fine febbraio 2009. La decisione dell'altro ieri sera conforta il penalista, difensore anche dell'altro imputato eccellente: Bernardino Formicola, tornato invece in libertà. A distanza di un giorno e mezzo dal giudizio di secondo grado a carico di presunti esponenti del clan Formicola che secondo l'accusa trafficavano droga, è ancora più lampante il successo delle difese degli imputati. Il collegio ha inferto anche dure condanne, ma sono state in maggioranza le assoluzioni. Come quelle a favore, oltre che di Antonio Formicola, di due cugini di quest'ultimo: Bernardino Formicola fu Gaetano e Pasquale Formicola, condannati in primo grado e che sono stati scarcerati venerdì sera. Il primo (difeso dagli avvocati Antonio Abet, Leopoldo Perone e Giuseppe Perfetto) addirittura aveva incassato in primo grado ben 8 anni di reclusione; il secondo, assistito dall'avvocato Geppy De Gregorio, pure era ritenuto da inquirenti e investigatori uno dei vertici dell'organizzazione scoperta il 27 febbraio 2009. La sentenza è stata emessa in serata. Sono stati assolti in cinque: Bernardino Formicola, Pasquale Formicola, Assunta Formicola detta "Susetta" (che era già libera), Salvatore e Pacifico Silenzio. Condannati invece in tre: Giuseppe Formicola, 4 anni e 8 mesi; Francesco Silenzio, 10 anni e 8 mesi; Claudio Esposito (collaboratore di giustizia), 2. Il processo di appello è giunto a due anni e mezzo circa dall'arresto degli indagati, il 27 febbraio 2009. Quel giorno fu inferto un colpo durissimo al clan considerato più forte nell'area orientale di Napoli nel "settore" dello spaccio: i Formicola del "Bronx" di via Taverna del Ferro, a San Giovanni a Teduccio. Un gruppo a carattere familiare, alleato ma non "affratellato" con i Mazzarella; tant'è vero che su 11 ordinanze di custodia cautelare emesse ed eseguite, ben 9 riguardano persone imparentate tra loro. Le accuse per tutti furono di associazione camorristica mentre solo una parte di essi rispondeva di traffico di droga. All'alba finirono in manette Giuseppe Attanasio detto "Peppe o' nano"; Luigi Dentice, "Gigiotto"; Assunta Formicola, "Susetta"; Giuseppe Formicola, "Peppe tre palle"; Pasquale Formicola; Stanislao Marigliano, "o' silano"; Francesco Silenzio, "Francuccio", e Pacifico Silenzio. Erano già detenuti e ricevettero in carcere il provvedimento restrittivo Antonio Formicola "o' chiattone" (figlio di Ciro), e Salvatore Silenzio, detto "Totore o' pazzo".

SCAMPIA UN ARRESTO, CACCIA AL COMPLICE

Un chilo di droga nascosto nel vano ascensore: nei guai

Un chilo circa di droga è stato sequestrato dalla polizia, che ha arrestato uno spacciatore in via Ghisleri, nel quartiere Scampia. Gli agenti del commissariato di zona l'altra sera hanno notato nei pressi del Lotto T/A un giovane che usciva da un palazzo con un sacchetto di cellophane e lo consegnava a Nunzio Miele (nella foto), 29 anni, di Napoli, fermo in attesa di clienti nei pressi una scala adiacente. I poliziotti hanno bloccato Miele, seqestrandogli 200 grammi di marijuna e 185 di hashish. Nel vano dell'ascensore dello stabile dal quale era uscito il complice di Miele gli agenti hanno trovato un sacchetto in cellophane con altri 500 grammi di marijuana e 185 di hashish. Miele, al quale è stata sequestrata la somma di 10 euro è stato trasferito in carcere. Il complice, che è riuscito a fuggire, sta per essere identificato dalla polizia. Inoltre, sempre l'altro giorno e sempre gli agenti del commissariato di Scampia, in esecuzione di provvedimenti restrittivi emessi dall'autorità giudiziaria, hanno arrestato due pregiudicati: di tratta di Ferdinando Mauro di 24 anni e Silverio Martinez di Antonio di 42 anni. Mauro è colpito da un provvedimento di determinazione di pene concorrenti emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli dovendo scontare una pena residua fino all'ottobre per i reati di rapina e spaccio di sostanze stupefacenti. Martinez, invece, è stato ammanettato in seguito all'emissione dell'ordinanza emessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca: dovrà invece scontare una pena residua di mesi 2 e giorni 6 per il reato di possesso ingiustificato di chiavi alterate. Martinez sconterà la pena in regime di detenzione domiciliare.

Bernardio Formicola, assolto e scarcerato laltro giorno

VITERBO. VENDEVA CRISANTEMI SENZA AUTORIZZAZIONE

Aggredì vigili, patteggia a 6 mesi

VITERBO. Aveva aggredito i vigili urbani nel corso di un controllo al qua-

le non voleva in alcun modo essere sottoposto. Alla fine, dopo l'arresto, il venditore ambulante di fiori ha patteggiato sei mesi. L'uomo, napoletano di circa quarant'anni, era stato sorpreso lunedì mattina a vendere crisantemi sul ciglio della strada da una pattuglia dei vigili urbani. Gli agenti avevano cercato di spiegargli che non era autorizzato ma lui non aveva voluto sentire ragioni e, dalle parole, è subito passato ai fatti, prendendo i due vigili a calci e pugni. L'uomo vendeva mazzi di crisantemi, merce tipica di questo periodo dell'anno, sul ciglio della strada, ma secondo quanto accertato dagli agenti non era in possesso dei necessari permessi. Dunque, per non farsi controllare, prima l'uomo aveva colpito l'agente uomo, poi si era scagliato pure contro la sua collega. L'ambulante era stato poi prontamente bloccato e arrestato. All'udienza di venerdì mattina, il giudice ha accolto l'istanza di patteggiamento a sei mesi. L'ambulante abusivo entro i prossimi trenta giorni chiederà l'affidamento ai servizi sociali.

IN BREVE

PRESA DONNA RICERCATA

L'INIZIATIVA

IL VICEDIRETTORE DEL CARCERE DI POGGIOREALE ASSASSINATO NEL 1981

Furto, ad Angri catturata una 30enne

I carabinieri di Angri hanno arrestato Daniela Del Gaizo 30enne napoletana, che risultava essere ricercata per esecuzione di una ordine di carcerazione emessa lo scorso 24 febbraio dalla Procura della Repubblica di Bologna dovendo scontare la pena di 2 mesi e mezzo di reclusione in relazione ad una condanna definitiva a suo carico per un tentato furto aggravato commesso proprio a Bologna nell'agosto del 2007. Arrestata, dopo le formalità rito, la donna è stata condotta in una cella del carcere femminile dove resta a disposizione dell'autorità giudiziaria competente per il territorio.

Una scuola intitolata a Giuseppe Salvia

di Giuseppe Catuogno Sotto i colpi di un commando armato di 6 persone, su "ordine" di Raffaele Cutolo, il potente boss della "Nuova camorra organizzata", cadde Giuseppe Salvia (nella foto), vicedirettore del carcere napoletano di Poggioreale. Una spietata esecuzione. Era il 14 aprile del 1981. Le cronache dell'epoca, nel tracciare la figura di Salvia, parlarono di «un brav'uomo diventato eroe». A trent'anni dalla sua morte gli verrà reso omaggio, nel corso di una cerimonia prevista per domani mattina a Capri, isola che gli aveva dato i natali. Un anno fa il consiglio comunale della Città di Capri deliberò, all'unanimità, su proposta dell'assessore alla pubblica istruzione Sandro Coppola, di intitolare il plesso scolastico di Tiberio al suo concittadino, barbaramente assassinato dalla camorra nel 1981, «affinché il sacrificio della sua vita, immolata per la difesa dei valori umani, sia di esempio per le nuove generazioni». Da domani, facendo seguito a quel deliberato, dunque, la scuola elementare e materna di via Tiberio si chiamerà "Giuseppe Salvia". La solenne cerimonia di scoprimento della targa si svolgerà alle 11 alla presenza dell'on. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'interno con delega alla ps, del vicesindaco di Capri Marino Lembo e dei familiari di Giuseppe Salvia. Alla manifestazione hanno confermato la loro presenza il prefetto di Napoli Andrea De Martino, il questore Luigi Merolla, il comandante provinciale dei carabinieri Marco Minicucci, il comandante del primo gruppo della guardia di finanza di Napoli Cesare Forte, il comandante della compagnia dei carabinieri di Sorrento Leonardo Colasuonno, il provveditore vicario dell'amministrazione penitenziaria della Campania Mario Mascolo. Ha aderito all'iniziativa l'arcivescovo di Sorrento e Castellammare, monsignor Felice Cece. Al termine della cerimonia di scoprimento della targa, si terrà presso il teatro del grand hotel Quisisana il convegno "Giuseppe Salvia: un brav'uomo diventato eroe", moderato da Ermanno Corsi, con interventi delle autorità istituzionali invitate e con le conclusioni affidate al sottosegretario Mantovano. Parteciperanno alla giornata anti-camorra gli studenti delle scuole dell'isola di Capri, «in modo che sia trasmesso loro ­ si legge in una nota diffusa dal Comune di Capri - un importante messaggio sul senso dello Stato, della legalità e degli alti valori che avevano ispirato la vita di Giuseppe Salvia, un uomo onesto e coraggioso, che era partito dall'isola per realizzarsi culturalmente e professionalmente senza più ritornarci, stroncato da un destino crudele». Salvia era nato a Capri nel 1943, dove frequentò le scuole elementari e medie, per poi trasferirsi a Napoli per gli studi classici. Conseguì, quindi, brillantemente, la laurea in giurisprudenza all'università Federico II. Nel 1973, dopo aver vinto un concorso, assunse l'incarico di vicedirettore del carcere di Poggioreale. Il suo senso del dovere lo portò a scontrarsi con il boss della "Nco" Raffaele Cutolo, detenuto nella sezione di massima sicurezza da lui diretta ed al quale non permetteva più il trattamento di favore concesso dai suoi predecessori. Un episodio tra tutti. Nel gennaio del 1980, al rientro da un processo, il boss pretendeva di non essere perquisito. Gli agenti di custodia, in servizio presso l'ingresso dell'istituto, ben consapevoli dello spessore criminale del soggetto, anziché procedere comunque alla perquisizione, così come imponeva il regolamento, chiamarono in direzione per esporre il problema. Salvia, allora, raggiunse l'ingresso del carcere e capì che gli agenti erano stati minacciati e si rifiutavano di effettuare la perquisizione per timore di ritorsioni. Per affermare l'autorità dello Stato che in quel momento rappresentava, Salvia procedette personalmente, sotto lo sguardo incredulo degli agenti, alla perquisizione di Cutolo. I tentativi di corruzione, prima, e le minacce, poi, non si fecero attendere ma non sortirono l'effetto sperato. Questa fu la sua condanna a morte. Il 14 aprile 1981, quando aveva appena 38 anni, venne ucciso in un agguato ad opera della criminalità organizzata sulla tangenziale di Napoli: a decretare la sua morte fu proprio Raffaele Cutolo che, ritenuto il mandante di quel delitto, fu condannato all'ergastolo.

NEL LAZIO

Truffa, denunciato napoletano

A Pontinia un pregiudicato è stato denunciato all'autorità giudiziaria locale per il reato truffa. I militari della stazione hanno infatti rintracciato infatti un pregiudicato napoletano in possesso di cinque macchine fotografiche false delle quali una già venduta ad ignaro acquirente per la somma di 60 euro. Al napoletano, che tra l'altro era già stato sottoposto a foglio di via obbligatorio, è stata anche notificata una analoga misura di prevenzione con divieto di ritorno nel comune di Pontinia per tre anni.

IN MOLISE

Foglio di via per due partenopei

I carabinieri a Larino, in Molise, hanno controllato due pregiudicati napoletani, C.P., 27enne e C.M., 29enne, sorpresi in atteggiamento sospetto. I due sono stati segnalati per l'emissione del provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio.

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