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I. L'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA

di don Alberto Pacini

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I. L'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA1

Don Alberto Pacini2

SOMMARIO

1. COME È NATA L'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA A SANT'ANASTASIA - Un dono inaspettato - «Padre, vuole avere l'Adorazione Perpetua?» - Il tabernacolo di sant'Anastasia: polo di attrazione e sorgente di gioia incontenibile

2.

IL CONFORTO DEL MAGISTERO ECCLESIALE - L'Eucaristia: una Pentecoste perpetua per le nostre parrocchie - Dal pontificato "eucaristico" di Giovanni Paolo II a Benedetto XVI - L'Eucaristia, il nuovo "segno dei tempi" - "Duc in altum: Prendi il largo!" (Lc 5,4) - Un'onda eucaristica attraversa i continenti: apriamo i tabernacoli!

3.

LA CHIAMATA ALL'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA - "... Come in Cielo così in terra" (Mt 6,10) - Dall'Eucaristia la Nuova Evangelizzazione, l'incontro con la Divina Misericordia e la testimonianza della carità - Durante l'Adorazione Gesù evangelizza e converte - Gesù si occupa di noi: "Prete, sii prete!" - Una cordata di Adorazione Perpetua per la santificazione del clero, le nuove vocazioni e la riparazione

CONCLUSIONE "CENACOLO: CASA DELLA GRANDE CENA"

Questa Relazione è stata presentata da don Alberto Pacini durante il Primo Convegno Nazionale Adoratori, che aveva per tema: "La Chiesa vive dell'Eucaristia. Adorazione Eucaristica Perpetua: un progetto per rinnovare il mondo". Esso si è svolto a Sassone di Ciampino (Roma), presso l'Istituto Madonna del Carmine, l'1-2 luglio 2009. Tale Relazione è stata trascritta, con l'integrazione di alcune note, da Federica dott.ssa Rosy Romersa ed è stata rivista dall'Autore. 2 Don Alberto Pacini, sacerdote della diocesi di Roma, attualmente è Rettore della Basilica di Sant'Anastasia al Palatino nella stessa città di Roma. In questa basilica dal 2 marzo del 2001, come frutto del Giubileo e ispirati dalle parole del compianto Papa Giovanni Paolo II, "Prendete il largo", è attiva l'Adorazione Eucaristica Perpetua, che porta sia al suo interno che all'esterno un grande frutto di preghiera e una diffusa corrente di evangelizzazione con una portata ormai mondiale (cf. ZENIT.ORG, L'Adorazione Eucaristica Perpetua è il segreto per la rinascita delle comunità cristiane. Intervista a don Alberto Pacini, 21 settembre 2006. Vedi anche A. PACINI, Adorazione Eucaristica Perpetua. Un progetto per rigenerare le parrocchie partendo dall'Adorazione, Edizioni M. A. di G. Pezzuti, Roma 2007).

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1. COME È NATA L'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA A SANT'ANASTASIA

Un dono inaspettato Con semplicità ci vogliamo un po' raccontare questa avventura, che, in alcuni aspetti, ha le sue aree di umorismo e di simpatia: il Signore ci sorprende sempre. Credo che, tra tutti i presenti a questo Convegno, coloro che hanno l'Adorazione Eucaristica Perpetua, siano stati sorpresi in maniera quasi completamente inaspettata. C'è stata sempre una proposta che li ha stupiti. Avevano iniziato con l'idea, sì, che si potesse fare un'esperienza di Adorazione, per un certo periodo di tempo e poi immediatamente si sono sentiti fare la domanda, i parroci soprattutto: «Ma tu vuoi l'Adorazione Eucaristica Perpetua?». Lì è stata la classica doccia fredda, doccia di Grazia, direi. Mi presento, ma con molti già ci conosciamo. Sono don Alberto Pacini. Sono rettore alla chiesa di Roma: sant'Anastasia, un'antica basilica rimasta chiusa per tanto tempo. Era stata affidata ai padri Benedettini del Monte Oliveto Maggiore e il loro ultimo rettore, padre Eugenio Porcelloni, aveva nel cuore il grande desiderio che la basilica potesse essere un luogo di preghiera e di spiritualità. Poi, dopo di lui, per otto mesi è stato rettore don Francesco Marinelli, professore di teologia alla Lateranense e adesso arcivescovo a Urbino. Mi ha accolto proprio don Francesco, con il quale ci diamo del tu tranquillamente, perché mi ha conosciuto quando ero ragazzetto, nella parrocchia dove risiedo ancora (non essendo parroco, non ho l'obbligo di residenza: sono semplicemente rettore di una delle tante chiese di Roma). Don Francesco Marinelli mi ha dato le chiavi, dicendomi: «Auguri per il freddo e l'umidità!». E però intanto c'era stato un passa mano eucaristico, non sapevamo. Il Signore ci aveva affidato davvero la consegna di una torcia, quasi olimpica, che attraverso i padri Benedettini passava di mano a un professore di teologia, innamorato dell'Eucaristia, innamorato del Sangue di Cristo. Come vescovo, all'apertura del Congresso Eucaristico della sua arcidiocesi di Urbino, ha voluto dare inizio all'Adorazione Eucaristica Perpetua. Quindi, con i preti sorpresi, ha esclamato: «Noi inizieremo il Congresso Eucaristico Diocesano con l'Adorazione Eucaristica Perpetua!». Ha messo tutti in un gran subbuglio, ma di fatto questo è avvenuto nel 2005. Vi racconterà lui stesso questa avventura straordinaria, che passa attraverso l'Africa. C'è qui la dottoressa Odile Tchangmena, che è stata poi una persona di contatto tramite altre suore: i giri, che il Signore fa, sono straordinari! Poi sono arrivato io, dopo mons. Marinelli, come nuovo rettore alla basilica di sant'Anastasia. Ritornavo dall'Africa e avevo nel cuore il desiderio di far nascere l'Adorazione Perpetua. Non sapevo come, non sapevo dove, non sapevo niente. Ma questo era il mio pallino, che avevo, in maniera anche lì inaspettata, maturato in Africa: cinque anni di fidei donum in Kenya. Il Compagno del cammino è stato veramente Gesù Eucaristia: nei momenti di solitudine, nei momenti di difficoltà, di prova e nella quotidianità... Pregavo la mattina molto presto (quindi l'adorazione nella notte) ed è stata proprio questa adorazione il cemento con cui è stata costruita quella parrocchia, da zero, dalle fondamenta. Poi nella basilica di sant'Anastasia, non sapendo come, e anche lì è arrivata l'offerta da parte del Signore. L'Adorazione Eucaristica Perpetua viene come dono, non viene come qualche cosa che io intraprendo. A tutti noi è arrivata come un dono inaspettato.

4 «Padre, vuole avere l'Adorazione Perpetua?» All'aeroporto di Fiumicino, tornando dagli Stati Uniti nel giugno del 2000, mi sento chiamare con un accento inglese, un inglese australiano, perché chi mi chiamava era Patrick Barry, che veniva dall'Australia: «Father, would you like to have Perpetual Adoration?». Mi chiede: «Padre, vuole avere l'Adorazione Perpetua?». Mi giro sorpreso, perché nel cuore stavo pensando: «Adesso come faccio a far partire l'Adorazione Eucaristica Perpetua?». Era lì a Roma come missionario; da sette anni era missionario laico dell'Eucaristia. Era stato formato, mosso, motivato (e a lui erano stati dati davvero dei doni particolari) attraverso il ministero di un altro sacerdote: padre Martin Lucia. Egli aveva messo insieme un piccolo gruppo di laici, che erano nel mondo per promuovere l'Adorazione Perpetua. Lui, da tanti anni già aveva nel cuore questo e aveva iniziato con quattro anni di "No!", negli Stati Uniti. Aveva girato parrocchia per parrocchia, bussando alla porta di ciascuna e per quattro anni, tutti gli hanno risposto: «No!». «Vuoi l'Adorazione Perpetua?». «No!». «Vuoi l'Adorazione Perpetua?». «No!». «Vuoi l'Adorazione Perpetua?». «No!». «No!». «No!». «No!». Tutti: «No!». «Il quarto anno si sono aperte le porte!», ci ha raccontato. È nata "quattro volte" l'Adorazione Perpetua. Quindi quattro anni di fatiche e poi quattro risposte entusiaste. Adesso negli Stati Uniti ci sono più di 1500 realtà ecclesiali con l'Adorazione Eucaristica Perpetua. Esse sono nate da quei quattro anni di "no", da quella perseveranza, da quel movimento di persone. Uno di questi all'aeroporto di Fiumicino, nel 2000, mi disse: «Padre vuole avere l'Adorazione Perpetua?». Il tabernacolo di sant'Anastasia: polo di attrazione e sorgente di gioia incontenibile Io avevo la chiesa, una chiesa vuota, non avevo nessun parrocchiano, perché non abita nessuno attorno a sant'Anastasia. Non è parrocchia e non sapevo neppure cosa fare, come fare... «Va bene - gli rispondo -, fammi radunare un po' di persone e poi ci vediamo a novembre». A novembre, puntuale, arriva Patrick Barry e si stabilisce a casa nostra. Ci ricorda vagamente mio fratello, che ho perso in un incidente, quindi è stato accolto anche con particolare affetto e si mette in movimento. Fa l'annuncio a sant'Anastasia e 150 persone danno la loro adesione. Poi si mette in movimento per cinque mesi instancabilmente. Finalmente, il 2 marzo del 2001, inizia l'Adorazione Eucaristica Perpetua a sant'Anastasia e tante persone, alcune qui presenti, sono state poi catturate in questo magnetismo. Il papa Giovanni Paolo II, nel 2005, si esprimeva dicendo che ogni tabernacolo dovrebbe diventare il polo di attrazione. Veramente quel tabernacolo di sant'Anastasia è stato un polo di attrazione! Le prime volte, la gente veniva in chiesa con la coperta, perché faceva un freddo cane; c'era un'umidità pazzesca, appunto come mi diceva don Francesco Marinelli, ora sua Eccellenza Marinelli. E però pian piano la presenza degli adoratori e tanto cammino fatto, a lode del Signore, ha scaldato l'ambiente. Adesso è veramente un ambiente di accoglienza, un ambiente che dà questo calore di Cristo. È Lui che fa tutto! Io sono l'amministratore delegato, ma il Rettore della Basilica è Gesù. Ecco, dunque, come è nata a sant'Anastasia l'Adorazione Eucaristica Perpetua.

5 Poi, da sant'Anastasia, è nato anche il desiderio di dire questa gioia3. Non possiamo viverla da soli. Non è un qualcosa che ci possiamo tenere dentro e custodire gelosamente, ma qualche cosa che dobbiamo esportare, qualche cosa che dobbiamo annunciare. Vorrei precisare che fra le persone che hanno faticato, proprio agli inizi di sant'Anastasia, ci sono le suore, Figlie di Nostra Signora dell'Eucaristia. Madre Candida, che era suor Candida, maestra delle novizie a Zagarolo e con lei c'era una bella schiera di altre suore. Sono state quelle che con me hanno grattato i pavimenti da tanta "robettina" che c'era...! Ovviamente dopo trent'anni di chiusura di quella chiesa, sia pure, in qualche modo, aperta e riaperta in varie occasioni. Mi piace ricordare anche un carissimo sacerdote, ora scomparso: don Serafino Falvo. Era proprio uno dei pionieri del Rinnovamento Carismatico4. Celebrava la Messa lì a sant'Anastasia un paio di volte al mese. Lui è stato uno di quelli che hanno tenuto vivo "lo Spirito" in quella chiesa insieme ai Benedettini Olivetani cui era affidata.

Esattamente come per questo Primo Convegno, don Giovanni Lo Sapio ha detto: «Adesso dobbiamo incontrarci, dobbiamo fare qualche cosa!». 4 Hanno avuto un'ampia diffusione le sue opere, pubblicate agli inizi di questa nuova "corrente carismatica" nella Chiesa cattolica: S. FALVO, L'ora dello Spirito Santo. L'aurora di un Rinnovamento Carismatico nella Chiesa cattolica, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1987; ID., Il Risveglio dei carismi. Una meravigliosa sorpresa per la Chiesa d'oggi, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1987.

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2. IL CONFORTO DEL MAGISTERO ECCLESIALE

L'Eucaristia: una Pentecoste perpetua per le nostre parrocchie Questa chiesa, che pian piano si è animata proprio intorno all'Eucaristia, è diventata quel Cenacolo, nel quale si entra per incontrare il Signore e si esce per andare ad annunciare la gioia della Pentecoste. Come ha scritto papa Benedetto XVI, nel suo secondo Messaggio ai giovani (in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, a Sidney nel 2008) l'Eucaristia è una Pentecoste Perpetua5. Credo che questo dobbiamo veramente fissarcelo come un'idea portante: dall'Eucaristia sgorga abbondantemente lo Spirito Santo. Se noi vogliamo vedere le nostre parrocchie rivitalizzate, se noi vogliamo vedere le nostre parrocchie diventare una fonte zampillante di Grazia, dobbiamo dare a Gesù il trono. Consegnarli il posto centrale, il cuore nella parrocchia: sia davvero Lui il Signore della parrocchia e, allora, da quella posizione di trono regale, Lui muove tutto intorno a sé. «E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32)6, ci dice il Signore. Innalzato da terra, certo, sulla Croce, ma anche la Croce è talamo, trono ed altare, dove Cristo regna e, ogni volta che noi Lo innalziamo sull'ostensorio e Lo adoriamo, il suo Sangue prezioso scorre su di noi. La sua sofferenza nel Getsemani è consolata dagli adoratori, ci dice l'esperienza dei santi, dei mistici. La sua esperienza di dono, che si è fatto pane e vino eucaristici, consegnati a noi perché potessimo mangiare il Corpo e il Sangue di Cristo, ossia il frutto dell'albero della Vita, diventano a loro volta un dono per tutti noi. Quando noi adoriamo Gesù sull'ostensorio, adoriamo anche quell'Amore, che si fa dono per l'umanità, che si fa consegna dell'umanità: «Ecco tua Madre; ecco tuo Figlio» (cf. Gv 19,26-27). Quando noi adoriamo il Signore, abbiamo il Buon Pastore che ci porta sulle spalle, porta sulle spalle le pecorelle smarrite: «Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,28-30)7. Gesù ci ammaestra, ci insegna. Quindi tutto questo, che è esperienza di chi sosta nel silenzio dell'adorazione diventa: «Non posso vivere questa esperienza da solo. È troppo grande per me: non posso contenerla dentro di me, devo diffonderla, devo farlo sapere!».

Cf. BENEDETTO XVI, Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni (At 1,8). Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, Sidney, luglio 2008, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, n. 6, p. 13. 6 La citazione è riportata secondo la nuova versione ufficiale della CEI: cf. CEI, La Bibbia Via Verità e Vita, Nuova versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2009. La precedente era: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». 7 La citazione è riportata secondo la nuova versione ufficiale della CEI. La precedente era: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». Nella nota di commento, leggiamo: «Nella tradizione giudaica il "giogo" era un'immagine usata per indicare l'accettazione dei precetti della legge biblica. "La vostra vita" è traduzione migliore di "le vostre anime"» (cf. CEI, La Bibbia, op. cit, Mt 11,29, nota a margine destro, i corsivi sono nostri).

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7 È la stessa gioia dei discepoli di Emmaus. In un primo momento avevano paura della notte e dissero a Gesù: «Mane nobiscum Domine quia advesperascit, Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto!» (Lc 24,29)8. Quando però Gesù spezzò il pane, lo riconobbero e senza indugio partirono pieni di gioia a Gerusalemme, per annunciare agli apostoli l'accaduto. Dal pontificato "eucaristico" di Giovanni Paolo II a Benedetto XVI "Lo riconobbero allo spezzare del pane", ci ricorda ancora Giovanni Paolo II nella Mane nobiscum Domine9. Esso è certamente il documento più dolce del papa Giovanni Paolo II, quello della sua maturità, della sua sapienza spirituale. C'è un Giovanni Paolo II degli inizi: un po' forte, un po' duro, un po' filosofico, difficile da capire. Ma c'è un Giovanni Paolo II, temprato dalla malattia, che non è più quel leone, che si presenta brandendo il pastorale, come se fosse quasi una lancia con cui conquistare il mondo (ciò che ha fatto certamente!), ma il pastore, l'anziano, che si immedesima nelle sorti dell'umanità. Allora Mane nobiscum Domine è questo messaggio grande e di grande tenerezza, con cui il papa ci saluta. E poi Ecclesia de Eucharistia10, l'ultima enciclica di Giovanni Paolo II, in cui ribadisce moltissimo il messaggio eucaristico. Tutto il suo pontificato è un pontificato eucaristico e conduce a Benedetto XVI. Egli prende in mano il suo testamento spirituale e, certamente sul letto di morte, l'ultimo saluto. Anche da quella finestra, dalla quale Giovanni Paolo II guarda tutta l'umanità e che Benedetto XVI indica nel funerale solenne, ebbene da quella finestra, certamente egli l'ha visto e ha ricevuto questo testamento, diventando poi il suo successore. Anch'Egli ci addita l'Adorazione Eucaristica in ogni circostanza, in ogni evento: parlando ai piccoli, parlando ai grandi, parlando al comitato dei Congressi eucaristici, parlando nelle parrocchie... Parlando anche a noi preti di Roma, quando uno di noi si è alzato e gli ha detto: «Santità, abbiamo l'Adorazione Eucaristica Perpetua in due posti di Roma: la parrocchia di Santa Maria della Provvidenza a Monteverde con don Gian Matteo Botto, dove l'Adorazione Perpetua è stata aperta nel 2005, e a sant'Anastasia nel 2001. Sarebbe bello che in tutti e cinque i settori di Roma ci fosse l'Adorazione Perpetua». Il papa ha risposto: «Affido volentieri al cardinale Vicario Ruini il compito di far sì che questo avvenga». Internet: cinque lingue, "Quello che Roma pensa dell'Adorazione Perpetua". Questo incontro del clero di Roma, nel 2006, ha segnato anche una tappa, alla quale molti si sono ispirati certamente. Neppure possiamo immaginare che portata può avere la testimonianza di uno di noi, che risonanza può avere per l'umanità.

La citazione è riportata secondo la nuova versione ufficiale della CEI. La precedente era: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Ecco il commento all'intero brano, intitolato I discepoli di Emmaus: «Il racconto è scandito in due tappe. Nella prima, ambientata nel percorso, Gesù spiega le Scritture alla luce della sua Pasqua, facendo "ardere" il cuore dei suoi interlocutori. È significativo che i due non riconoscano Gesù, pur avendolo seguito durante i suoi giorni terreni; accadrà così anche a Maria di Magdala (Gv 20,11-18). Per riconoscere il Risorto non basta la ragione o l'esperienza fisica; è necessario un altro canale di conoscenza, quello della fede, necessario a noi e ai primi testimoni in maniera uguale. Nella seconda tappa, quando i viandanti raggiungono il villaggio e sostano attorno a una mensa, i loro occhi si aprono solo allo "spezzare il pane", una locuzione che indica la celebrazione della cena eucaristica. È all'interno dell'esperienza di fede propria del culto che il volto del Risorto diventa riconoscibile ed è radice di speranza e di testimonianza» (cf. CEI, La Bibbia, op. cit., Lc 24,13-35, nota a piè di pag., i corsivi sono nostri). 9 GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica per l'Anno dell'Eucaristia: Ottobre 2004 - Ottobre 2005 Mane nobiscum Domine (7 Ottobre 2004), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004. 10 ID., Lettera enciclica sull'Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003): AAS 95 (2003), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003.

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8 L'Eucaristia, il nuovo "segno dei tempi" A questo proposito, faccio ora un piccolo inciso per dirvi che quello che noi stiamo facendo oggi, in questi giorni, è importante e non sappiamo neanche quanto. Ha un peso, ha un valore: è il segno di un inizio, è il segno di un nuovo entusiasmo. E io ho voluto prendere come un segno profetico quello che mio fratello Giovanni mi ha detto per telefono quel giorno: «Albé, ma noi ci dobbiamo incontrare!». Non ho voluto limitare lo Spirito. Certamente non è stato uno scarica barile il mio, ma è stato il dire: «Giovanni, il Signore - (questo lo prendiamo come le parole di Daniele 13,50: "Siedi in mezzo a noi..., poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell'anzianità"11) - vale a dire: Giovanni, il Signore ti ha messo nel cuore qualcosa, che è una "cosa nuova", datti da fare!». E lui si è dato da fare! Leggo questa "cosa nuova" come il grande "segno dei tempi": l'Eucaristia! Il Signore sta facendo una "cosa nuova" nell'umanità: «Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19) 12. Possiamo prendere proprio queste parole del profeta Isaia. Il Signore ci sta mettendo insieme; rappresentiamo tutto il popolo di Dio, i battezzati: siamo laici, religiose e religiosi, uomini e donne, giovani tanti giovani, adulti, sposati e ci siamo noi sacerdoti. Il Signore sta componendo la sua grande orchestra. Siamo tanti di ogni categoria, con spiritualità diverse: l'esperienza del focolare, l'esperienza carismatica, l'esperienza mariana, l'esperienza neocatecumenale, ecc... Questo non è riduttivo, evidentemente. L'esperienza della Nuova Evangelizzazione, che nasce e si sviluppa dall'Eucaristia.

La citazione è riportata secondo la nuova versione ufficiale della CEI: cf. CEI, La Bibbia, op. cit. La precedente era: «Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: "Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha dato il dono dell'anzianità"». 12 È molto illuminante il contesto di questa profezia, che, nella nuova versione ufficiale della Cei, è intitolata "Nuovo esodo, nuova creazione": «Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi». Nelle note, leggiamo il seguente commento: «Annuncio di salvezza con evocazione dei prodigi dell'esodo, che vengono superati dalla nuova liberazione operata dal Signore. La cosa nuova operata da Dio è la trasformazione interiore del popolo - reso capace di dare lode al Signore (v. 21) - significata nella trasformazione del deserto in giardino irrigato. La V domenica di Quaresima, anno C, collega questo testo alla pagina giovannea del perdono dell'adultera da parte di Gesù (Gv 8,1-11). È facile capire il senso della "cosa nuova" offerta dalla liturgia nell'imminenza delle celebrazioni pasquali» (cf. CEI, La Bibbia via verità e vita, Nuova versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, Ed. San Paolo, Is 43,16-21, note a piè di pag.; in particolare v. 19, nota nel margine sinistro).

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9 "Eucaristia e missione", ci dice il papa Benedetto XVI commentando il gesto: «Ite, Missa est!», che non è conclusivo, ma è di invio: «Andate, portate l'annuncio!»13. Dall'Eucaristia, quindi, si parte per l'annuncio. Ecco l'immagine, che mi dettero alcuni fratelli cristiani non cattolici, quando, in quel famoso giugno del 2000, lasciai Kansas City. Dissero: «Noi vediamo come tante strade, che partono da Roma e che vanno in tutto il mondo». È, infatti, così! Ma Roma non è soltanto l'esperienza mia, perchè Roma è "il Papa"; Roma è "Colui che ci sta inviando in tutte le parti del mondo". L'Eucaristia è, dunque, il nuovo segno dei tempi, che si sta diffondendo in tutta l'umanità. Non a caso qui oggi, primo Convegno Eucaristico Nazionale, non siamo neanche nazionali. Siamo internazionali e non solo di un continente, ma di più continenti. Padre Luis Alfredo Rios Flores è dell'America Latina: è un colombiano, l'avete sentito dalla pennata sulla chitarra, la vitalità che è particolarmente colombiana. Quindi la Colombia, l'America Latina e poi vi parlavo del Kansas City, che è il Nord America. C'è poi don Gian Matteo Botto, la cui mamma è inglese. C'è la Spagna rappresentata da Maite Ruiz; l'Africa, l'Asia, rappresentata da Federica R. Romersa, che ha il papà indiano. C'è anche la connessione con i nostri fratelli Ebrei, attraverso la presenza di Carolina Di Franco. Vedete, quindi, che il Signore sta intessendo qualcosa di straordinario, noi ne siamo i testimoni. Noi dobbiamo essere testimoni di questo. È un evento che ci prende tutti, ci coinvolge e ci dice: «Voi siete testimoni di questa ora, siate testimoni verso gli altri di questa grande avventura!». Sicuramente è più grande di noi, prende tutti noi, coinvolge in pieno ognuno di noi, perché ognuno di noi ha visto e vede continuamente quello che avviene nella sua parrocchia, quello che avviene quando sta davanti a Gesù Eucaristia. Ciascuno di noi è continuamente sorpreso dai miracoli vissuti e non sono paroloni, ma miracoli veri. Quando si parla di anime, che dal peccato più oscuro, più tenebroso, sono tirate fuori e portate alla luce di Cristo: questi, forse, non sono i miracoli più grossi? Persone, che vivono perse nella disperazione, sul limite del suicidio, che vengono tirate fuori dal baratro, dal pozzo e vengono portate alla gloria dei figli di Dio: non sono miracoli? Il Signore, che sana ferite, piaghe dei cuori spezzati; il Signore, che fa diventare suoi testimoni coloro che un tempo erano contro di Lui, non sono miracoli questi? Certamente miracoli ancora più grandi della risurrezione di un morto, che poi, in realtà, sono esattamente questo: la risurrezione di uno che era morto nel suo spirito, morto nella sua vita, la vita dannata e distrutta nella disperazione, resuscitati da Gesù Eucaristia e possiamo dire certamente che il grande Direttore di orchestra di tutto questo, non è qualcuno di noi! Mi fa ridere, meglio sorridere benevolmente, bonariamente, quando qualcuno (mi avete visto in tanti nelle vostre parrocchie) mi presenta con queste parole: «Ecco colui che è stato incaricato ufficialmente dal papa...». Non ho mai avuto alcun incarico, non ho mai avuto alcun mandato, mai! "Duc in altum: Prendi il largo!" (Lc 5,4) C'è un mandato, che ci sentiamo dentro: quello che certamente il papa non può che ribadire. Anzi la grande e gioiosa sorpresa è stata quella di vedere che ogni passo, che questa esperienza eucaristica nazionale e anche internazionale ha fatto, ha corrisposto poco dopo o poco prima a una parola di conferma da parte dei nostri pastori.

Dopo la Celebrazione Eucaristica, ogni partecipante dovrebbe avere il cuore colmo della gioia di Cristo Risorto, per essere, con la potenza dello Spirito Santo, testimone nel mondo dell'Amore di Dio. Ciò corrisponde al vero spirito del saluto di congedo secondo il rito romano, che, come appunto dichiara Benedetto XVI, esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa: «Ite, missa est: Andate, siete inviati!» (cf. Sacramentum caritatis, 51).

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10 Capite il "Segno"? È grande! Il "marching order", (così mi piace chiamarlo), l'ordine di marcia, che ci è stato dato, lo individuo nelle parole della Novo millennio ineunte del 6 gennaio del 2001. Giovanni Paolo II faceva un po' una revisione di quello che era stato il grande Giubileo del 2000, Giubileo Eucaristico peraltro. Certamente un grande punto di arrivo della storia fino a quell'anno: il 2000, ma anche un nuovo inizio, uno slancio verso il nuovo millennio e il papa esclama: «Prendete il largo! Prendete il largo!». Questo è stato l'ordine di marcia per noi, quello che ci ha messo in movimento, e per questo a sant'Anastasia abbiamo voluto scrivere le famose parole: "Duc in altum" (Lc 5,4)14 sulla porticina, che sta sopra al tabernacolo. Esso, fra l'altro, racchiudeva tre storiche reliquie attestate, vere, portate da san Girolamo in quella chiesa: la reliquia della Croce, il velo di Maria e il manto di san Giuseppe. Quando fate la preghiera del manto di san Giuseppe, ebbene ricordate che quel manto ce l'abbiamo noi a sant'Anastasia e così il velo di Maria, dal quale sono stati tagliati pezzetti e pezzetti e portati in tutto il mondo... Allora, lì, la Santa Famiglia ha voluto custodire nel suo grembo l'Eucaristia. E l'Eucaristia: Adorazione Perpetua, sulla parola di Pietro in terra: Duc in altum (Lc 5,4), è diventata un'ondata. Entrando in questa onda eucaristica, che il Signore sta muovendo su tutta l'umanità, certamente anche noi siamo parte di un grande progetto, che coinvolge tutte le nazioni e ne sono umilmente testimone. Parto domenica, a Dio piacendo, per l'Uganda. Starò lì una settimana: dal 5 al 12 di luglio e sono diretto in due diocesi di Gulu e di Lira, zone molto molto infuocate per la guerra che si combatte da tanti anni. Ma lì mi aspettano comunità sacerdotali, religiosi e religiose, che attendono questa parola, questo seme eucaristico. In Uganda il sangue dei martiri è diventato seme di nuovi cristiani e l'Eucaristia è adorata in più parti notte e giorno. Così avviene anche in Tanzania, dove in agosto il vescovo di Arusha mi attende, perché vuole l'Adorazione Perpetua nella sua diocesi, nella cattedrale o meglio nella piccola chiesa, che era l'antica cattedrale. Adesso è diventata una piccola chiesetta, quasi diroccata e il vescovo ha dichiarato: «Io vi costruisco la grande cattedrale, ma guai a voi, parroco e sacerdoti, se vi azzardate ad abbattere la vecchia chiesina, fatta ancora in mura di fango; guai a voi! Quella sarà la cappella dell'Adorazione Eucaristica Perpetua!». Capite il grande Segno? Un'onda eucaristica attraversa i continenti: apriamo i tabernacoli! C'è allora quest'onda eucaristica, che sta attraversando i continenti: noi ne siamo parte. Qui, in Italia, noi abbiamo tanti miracoli eucaristici a risvegliare la nostra attenzione sull'Eucaristia, nati da situazioni di peccato orribile, il peggiore che si possa fare: quello del disprezzo all'Eucaristia, quello della profanazione eucaristica. Tuttavia il Signore fa medicina di ogni peccato e da questi miracoli eucaristici nasce un grande richiamo, che attraversa secoli di storia del cristianesimo in Italia. Ci muove a ricordarci: «Guardate, adorate la Presenza viva nell'Eucaristia!». In questo tempo, in cui le profanazioni si sono moltiplicate, perché certamente le nostre parrocchie sono rimaste chiuse, sono rimaste abbandonate, desolate, mi piace riportare le parole di un vescovo, che esclama: «È una vergogna, è una vergogna che noi lasciamo la chiese chiuse, con il tabernacolo e Gesù lì da solo; è una vergogna! Meglio sarebbe che non ci fosse questo tabernacolo, meglio sarebbe che non ci fossero queste chiese chiuse, che imprigionano Gesù Eucaristia!». Un vescovo, un pastore sollecita: «Dobbiamo riaprire i tabernacoli, perché la gente possa ritornare in contatto con il Signore!». Questo è esattamente ciò che avviene in questa onda eucaristica.

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GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica al termine del Grande Giubileo dell'Anno 2000 Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001): AAS 93 (2001), 15.

11 Mi piace ricordare la fatica di un laico, qui presente, il quale ha tenuto in piedi l'adorazione non perpetua nella sua parrocchia: la chiesina di sant'Anna, poi è diventato diacono. È qui con noi oggi. Ammiriamo la sua fatica, la sua fedeltà... un laico! E il Signore gli ha voluto dare il dono della partecipazione al sacerdozio. È certamente infaticabile e mi piace ricordare quando siamo andati in una delle confraternite. Gli uomini, una cinquantina, hanno detto: «A noi non interessa nient'altro. Vogliamo sentir parlare di Gesù!». È stato "inguaiato" questo diacono, perchè è lui che è stato chiamato a fare catechismo agli uomini, assetati di Dio, della Campania, Aversa. La Campania, con tante sofferenze, con tante lacerazioni, ma con tanto amore per il Signore certamente... Mi piace poi ricordare la fatica dei padri francescani a Brescia, instancabili, che, a un popolo ugualmente affamato e assetato di Dio, stanno dispensando i doni attraverso le missioni popolari: fra Marco Ferrario e fra Michele. A conclusione delle missioni popolari, non solo nel nord, ma ovunque vadano, dispensano proprio il mandato, l'invito all'Adorazione Eucaristica Perpetua.

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3. LA CHIAMATA ALL'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA

"... Come in Cielo così in terra" (Mt 6,10) Possiamo, dunque, concludere che c'è un grande movimento, c'è qualcosa di nuovo nella Chiesa: questa è la chiamata all'Adorazione Eucaristica Perpetua. Perché tutto questo, per quale motivo? Vorrei leggere con voi un passo che ci può aiutare, tratto dal libro dell'Apocalisse al capitolo settimo. Sarebbe tutto il capitolo, ma leggiamo qualche versetto, per esempio: Ap 7,415. «E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d'Israele (...). Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono e all'Agnello". E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro essere viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: "Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen". Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: "Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?". Gli risposi: "Signore mio, tu lo sai". E lui: "Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro"» (Ap 7,4-15). Vorrei attirare l'attenzione su alcuni particolari, perchè questo ci fa capire di che cosa stiamo parlando. Il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: Centoquarantaquattromila di ogni tribù dei figli di Israele. Varie interpretazioni, fasulle, sono state date di tutto questo. «Siamo noi!», esclamano i pentecostali. «Siamo noi!», proclamano i carismatici. «Siamo noi!», dichiarano i testimoni di Geova. Scusate, metto tutti insieme, ma capitemi: "Absit iniuria verbis". «Siamo noi!», afferma il gruppo tale. «Siamo noi!», dice l'associazione tale... «Siamo noi!». Falso. Sono i figli di Israele e loro stanno intorno al trono di Dio, a loro è affidato quel posto. Centoquarantaquattromila è una cifra certamente simbolica, ma sono loro che hanno il posto intorno al trono. Quindi non c'è adorazione se non con i figli di Israele. Nel nostro cuore ci deve essere posto per i figli di Israele, segnati con il sigillo, cioè i figli di Israele che hanno riconosciuto, nell'"Agnello che toglie i peccati del mondo", il Messia: gli ebri messianici. Questo non deve sfuggire mai dalla nostra attenzione. E intenzione di preghiera, cuore centrale in ogni Adorazione Eucaristica Perpetua sia questo: pregare, perché Israele sia illuminato a riconoscere che, Colui di cui parla la Scrittura, (questa Parola di Dio, che noi abbiamo ricevuto) è Gesù, Colui che è nell'Eucaristia. Questo sta avvenendo. Poi ancora nel testo si nomina una moltitudine immensa di tutte le nazioni: ci siamo noi. Vedete Romani 11: l'olivo e l'oleastro. L'olivo, ossia Israele tagliato e stroncato, nelle cui radici è innestato l'olivo selvatico: siamo noi da tutte le nazioni.

13 Paolo è stato il grande apostolo delle nazioni. Tuttavia non possiamo essere senza Israele e l'adorazione sarà possibile, quando saremo tutti uniti15. Questo sarà il trionfo dell'Agnello, ma il Signore sta muovendo la storia già in tale prospettiva. Il Signore la sta muovendo fortemente. Poi la grande moltitudine e i ventiquattro vegliardi (nella nuova versione della CEI, leggiamo: "anziani"). Anche qui l'interpretazione di questi ventiquattro anziani si fissa al numero dodici più dodici, simbolo della grande perfezione; ventiquattro perché sono ventiquattro le ore del giorno e della notte. È molto semplice, a volte ci "spremiamo le meningi", ci "scervelliamo"... per dei simboli che non esistono. Stanno, infatti, davanti al trono di Dio: giorno e notte, nel santuario, e questa è l'Adorazione Perpetua! Nel Padre nostro (mi piace citare padre Martin Lucia) preghiamo: «Padre, sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in terra» (Mt 6,10b). Ma se in Cielo avviene l'Adorazione Perpetua (e noi vogliamo fare in terra la sua volontà così come avviene in Cielo), noi non possiamo non adorare giorno e notte il Signore! Ogni altra forma di adorazione è soltanto un piccolo surrogato di questa Adorazione, che non può che esser perpetua: giorno e notte. Vogliamo soffermarci adesso un istante in quest'Adorazione, diventiamone partecipi. Ci immergiamo in quest'Adorazione Perpetua: ventiquattro ore al giorno; giorno e notte, senza cessare. Cantiamo questo inno: "Alleluia, alleluia, alleluia all'Agnello immolato per noi. Alleluia. Santo, santo sei Iddio, l'Onnipotente, degno è l'Agnello. Tu sei santo, santo, sei Iddio, l'Onnipotente, degno è l'Agnello. Amen". Dall'Eucaristia la Nuova Evangelizzazione, l'incontro con la Divina Misericordia e la testimonianza della carità I ventiquattro vegliardi, l'adorazione giorno e notte, la moltitudine immensa di ogni lingua, popolo, nazione, che nessun poteva contare e i quattro esseri viventi. Chi sono i quattro esseri viventi? Hanno fattezze particolari, sono i quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni, rappresentati secondo le immagini dell'iconografia classica. Perchè i quattro vangeli? L'Eucaristia è carne, perché la "Parola si fa carne", come ci rivela il Prologo di Giovanni: "La Parola si è fatta carne" (Gv 1,14), si è incarnata. Pertanto non c'è vera Eucaristia senza la Parola. Ecco la grande riscoperta, anche nella Chiesa cattolica, della Parola16. È la Parola che tocca i cuori, che taglia i cuori. "Si sentirono trafiggere il cuore", tutti coloro che ascoltarono le parole di Pietro e domandarono a lui e agli apostoli: «Che cosa dobbiamo fare?» (cf. At 2,37).

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Cf. B. BERGER, Un solo gregge, un solo pastore. La comunità dei credenti sulla via del compimento, Editrice Bethlehem, Cremnago (CO) 2003. Titolo dell'originale: ID., Eine herde ­ ein hirte, Jeruslemgemeinde e.V. ­ Berlino 2002. Vedi anche: G. DAMKANI, Leone di pietra Leone di Giuda, Unione Cristiana Edizioni Bibliche, Fondi (LT) 2003; titolo originale (ebraico) Lama Davka Ani, sito: www.trumpetofsalvation.com. 16 Cf. SINODO DEI VESCOVI, XII Assemblea generale ordinaria, La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Instrumentum laboris (11 maggio 2008), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2008.

14 I vangeli sono quattro, come sono quattro i punti cardinali, perchè questa Parola deve essere diffusa in tutte le nazioni17. Allora dall'Adorazione nasce la missione, non a caso Benedetto XVI ce lo ha ricordato nel recente Convegno per la diocesi di Roma (giugno 2009), lo dico appunto come prete di questa diocesi. La missione, l'andare, l'annunciare, l'evangelizzare, il testimoniare è importante, è fondamentale. L'Eucaristia celebrata, adorata; la Parola di Dio proclamata, annunziata, testimoniata e testimoniata anche nella carità, diventa "pane per i poveri", pane condiviso. Nella prima comunità cristiana nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma tutto era fra loro in comune (cf. At 4,32-35). Pertanto abbiamo nell'Eucaristia, nella celebrazione eucaristica, tutti gli elementi che dobbiamo rivivere. Certamente è questo uno dei motivi per cui Giovanni Paolo II, nella Novo millennio ineunte, afferma che una parrocchia deve diventare "scuola di preghiera"18. In maniera sorprendente poco prima il papa osservava che in questo tempo così paganizzato, nonostante il diffuso secolarismo, noi assistiamo alla ricerca di spiritualità, cioè la gente cerca Dio e approda spesso in forme accattivanti: Induismo, Buddismo, New Age, meditazione trascendentale e altre cose che però non portano all'incontro con Dio. Portano, purtroppo drammaticamente, a entrare dentro noi stessi e a non trovare un gran che, perché dentro di noi c'è solo il nostro peccato. Troviamo quella selva di peccati, descritta nel vangelo di Marco (cf. Mc 7,21-22): dal cuore nascono tutti i sentimenti cattivi, le passioni, gli adulteri, gli omicidi, ecc... Noi andiamo a fare la nostra introspezione, ma troviamo ben poco; mi spiace per il buddismo e l'induismo e altri, ma non troviamo Dio. L'ideale, infatti, di queste due religioni è perdersi nel nirvana, cioè entrare nel nulla. Il nirvana non è Dio, ma è il cosmo, è questo assoluto, che però non rivela Dio e allora io mi perdo, divento un niente. Invece l'incontro con Cristo è un incontro personale, cuore a Cuore, persona a Persona. L'Eucaristia celebrata, adorata, annunciata, testimoniata nella carità è tutto questo e ancora molto di più di quanto le parole non possono dire. Allora noi siamo nel cuore dell'annuncio, nel Cuore di Cristo "fornace ardente di carità", come recitano le litanie del Sacro Cuore.

Cf. Sal 19,2-5 (dalla Nuova versione della CEI): "I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio". (Nella precedente versione si leggeva: "I cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono. Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola"). 18 Cf. NMI 33-34: «Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche "scuole di preghiera", dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino a un vero "invaghimento" del cuore. Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distolga dall'impegno nella storia: aprendo il cuore all'amore di Dio, lo apre anche all'amore dei fratelli, e rende capaci di costruire la storia secondo il disegno di Dio. (...). Occorre che l'educazione alla preghiera diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programmazione pastorale. (...). Quanto gioverebbe che non solo nelle comunità religiose, ma anche in quelle parrocchiali, ci si adoperasse maggiormente perché tutto il clima fosse pervaso di preghiera».

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15 Forse questo è diverso dall'annuncio della Divina Misericordia? Mi piace ricordare la "comunità Shekinah" di Ravenna, che cresce proprio intorno alla Divina Misericordia e tutto il movimento della Divina Misericordia, che si trova rappresentato proprio nell'Eucaristia, non in una devozione. La Divina Misericordia non è una devozione, ma è il cuore del Vangelo. Il Vangelo è Misericordia e, quando noi andiamo a incontrare Cristo nell'Eucaristia, incontriamo la sua Misericordia. Non a caso, dove è aperta una cappella dell'Adorazione Perpetua, si spalanca il confessionale. Non c'è più tempo per fare altro: il prete deve stare lì a "fare la lavanderia", per forza! Lavare le anime macchiate di peccato; lavarle con il Sangue di Cristo e nell'abbraccio della Misericordia: riconciliarle a Dio. Durante l'Adorazione Gesù evangelizza e converte Il Signore evangelizza nel silenzio della chiesa. Coloro che sono l'ossatura, la spina dorsale dell'Adorazione Perpetua non lo sanno, ma collaborano alla Nuova Evangelizzazione, che avviene davanti all'Eucaristia, perché Gesù evangelizza! Non a caso mi piace qui ricordare Federica Romersa e don Gian Matteo Botto19, che, insieme ad altri come promotori per l'Italia, appartengono all'Organismo Internazionale di Servizio delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (approvato dal Pontificio Consiglio per i Laici il 29 maggio 2009). Questo metodo di evangelizzazione in parrocchia ha come fondamento l'Adorazione Eucaristica; pertanto dall'adorazione all'evangelizzazione, mediante il Sistema delle Cellule Evangelizzatrici. Durante un recente Convegno su questo Sistema, organizzato per le parrocchie del nord-est d'Italia, si è potuto constatare che l'Adorazione Eucaristica e le Cellule parrocchiali sono direttamente proporzionali. In alcune parrocchie, infatti, sono nate prima le Cellule e poi l'Adorazione Perpetua; in altre il contrario: prima l'Adorazione Perpetua e poi le Cellule, per incrementare l'evangelizzazione sia nel territorio parrocchiale sia negli ambienti di vita e di lavoro. Dall'Eucaristia e per l'Eucaristia la Nuova Evangelizzazione. Vedete che siamo nel cuore della Chiesa. Abbiamo tante esperienze da condividere che trovano il cuore, il fondamento, l'elemento portante nell'Eucaristia. Ci siamo tutti e nessuno può dire: «Questa è cosa mia», perché è dono per tutti. Nessuno può relegare o privatizzare in maniera esclusiva questa realtà, perché è dono per tutta la Chiesa. Inoltre giustamente don Carlo Targhetta, parroco di Fiesso D'Artico osserva (con il suo bell'accento veneto) che, quando le porte della chiesa sono aperte, l'Adorazione Perpetua "s'è il migliore antifurto!". I ladri entrano in chiesa, si convertono e non rubano più. Gli adoratori aprendo, meglio permettendo che le porte del tabernacolo siano spalancate, che fanno? Permettono a Cristo di fare quello che ha sempre fatto: attirare a Sè le folle, le folle di ladri, di assassini, di prostitute, (che ci passano avanti nel Regno dei cieli, perché si convertono prima di noi!20); folle di ammalati che il Signore risana nel cuore, nella vita. Nei quaderni esposti nelle cappelle con l'Adorazione Perpetua, ci sono testimonianze di tanti prodigi avvenuti dalla preghiera, dall'adorazione; voi meglio di me portate queste testimonianze.

È per me un carissimo amico, perché suo fratello era mio compagno di scuola, ma poi amici ancora di più nell'Eucaristia. 20 Cf.: Mt 21,31-32 (dalla Nuova versione della CEI): «E Gesù disse loro: "In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli"».

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16 Gesù si occupa di noi: «Prete, sii prete!» Allora Gesù continua a fare quello che ha sempre fatto e "rende più facile per noi preti il lavoro nelle parrocchie", ci potrebbe dire don Narciso Danieli, che è da solo in parrocchia, poveretto! Ma intanto vede la sua parrocchia fiorire, perché? Perchè Gesù è sul trono di gloria e da lì muove tutto! E muove anche noi che finalmente ci occupa ad essere preti: preti che annunciano, preti che pregano. Come diceva giustamente don Giovanni Lo Sapio, noi preti siamo i più disgraziati, nel senso che abbiamo "la disgrazia" di fare tutto per gli altri, ma di noi chi si occupa? Gesù si occupa di noi! Quando siamo in adorazione, Gesù si sta già occupando di noi, sta facendo qualcosa per noi, per me prete. Non a caso il papa ci esorta con questo appello: «Preti, siate preti!». Questo è l'Anno sacerdotale: «Prete, sii prete! Ricordati che sei prete non per fare lavori manuali, materiali nella parrocchia; sei prete non per fare il sociologo, non per fare le castagnate; sei prete non per vendere il vino nel bar; sei prete non per..., ecc. Sei prete, per essere prete, per amministrare la misericordia di Dio, per spezzare il pane dell'Eucaristia». Il sacerdozio esiste in ordine all'Eucaristia, ci ha detto il papa nella Eccelsia de Eucharistia (n. 31). Pertanto non può mancare un giorno nel quale il prete non debba celebrare l'Eucaristia; senza di essa è morto, è finito. Sull'altare, che può essere (mi piace citare ancora l'Eccelsia de Eucharistia) negli stadi, sulle rive dei fiumi, sulle spianate e anche in montagna insieme ai campeggiatori, ebbene su quell'altare avviene un evento che ha una portata cosmica, sì cosmica, insiste Giovanni Paolo II!21 È la finestra dell'universo e allora: «Prete, sii prete!». Una cordata di Adorazione Perpetua per la santificazione del clero, le nuove vocazioni e la riparazione Vogliamo ora riagganciarci a ciò che la Congregazione per il Clero ha proposto l'8 dicembre 2007: "Una cordata di Adorazione Perpetua", vale a dire la nascita di cenacoli di preghiera in forma di Adorazione Eucaristica Perpetua.

«Quando penso all'Eucaristia, - afferma Giovanni Paolo II -, guardando alla mia vita di sacerdote, di Vescovo, di Successore di Pietro, mi viene spontaneo ricordare i tanti momenti e i tanti luoghi in cui mi è stato concesso di celebrarla. Ricordo la chiesa parrocchiale di Niegowic, dove svolsi il mio primo incarico pastorale, la collegiata di san Floriano a Cracovia, la cattedrale del Wawel, la basilica di san Pietro e le tante basiliche e chiese di Roma e del mondo intero. Ho potuto celebrare la Santa Messa in cappelle poste sui sentieri di montagna, sulle sponde dei laghi, sulle rive del mare; l'ho celebrata sugli altari costruiti negli stadi, nelle piazze della città... Questo scenario così variegato delle mie Celebrazioni eucaristiche me ne fa sperimentare fortemente il carattere universale e, per così dire, cosmico. Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l'Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull'altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così Lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua Croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. Lo fa mediante il ministero sacerdotale della Chiesa, a gloria della Trinità Santissima. Davvero è questo il misteryum fidei che si realizza nell'Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a Lui redento da Cristo» (Eccelsia de Eucharistia, 8).

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17 Così ci hanno detto il cardinale Humes e monsignor Mauro Piacenza22. Non sappiamo chi è il cuore di tale proposta, ma certamente il papa è dietro a tutto questo.

Ecco il testo della Lettera inviata a tutti i Vescovi del mondo dalla Congregazione per il Clero: «Eccellenza Reverendissima, sono davvero molte le cose da fare per il vero bene del Clero e per la fecondità del ministero pastorale nelle odierne circostanze, ma, proprio per questo, pur nel fermo proposito di affrontare tali difficoltà e fatiche, nella consapevolezza che l'agire consegue all'essere e che l'anima di ogni apostolato è l'intimità divina, si intende avviare un movimento spirituale che, facendo prendere sempre maggior consapevolezza del legame ontologico fra Eucaristia e Sacerdozio e della speciale maternità di Maria nei confronti di tutti i Sacerdoti, dia vita ad una cordata di adorazione perpetua, per la santificazione dei chierici e ad un nuovo impegno delle anime femminili consacrate affinché, sulla tipologia della Beata Vergine Maria, Madre del Sommo ed Eterno Sacerdote e Socia nella Sua opera di Redenzione, vogliano adottare spiritualmente sacerdoti per aiutarli con l'offerta di sé, l'orazione e la penitenza. Nell'adorazione sempre è incluso l'atto di riparazione per le proprie mancanze e, nelle attuali circostanze, si suggerisce di includere una particolare intenzione in tale senso. Secondo il dato costante della Tradizione, il mistero e la realtà della Chiesa non si riducono alla struttura gerarchica, alla liturgia, ai sacramenti e agli ordinamenti giuridici. Infatti la natura intima della Chiesa e l'origine prima della sua efficacia santificatrice, vanno ricercate nella mistica unione con Cristo. La dottrina e la stessa struttura della costituzione dogmatica Lumen Gentium, affermano che tale unione non può immaginarsi separata da Colei che è la Madre del Verbo Incarnato e che Gesù ha voluto intimamente unita a Sé per la salvezza dell'intero genere umano. Non è quindi casuale che lo stesso giorno in cui veniva promulgata la costituzione dogmatica sulla Chiesa - il 21 novembre 1964 -, Paolo VI proclamasse Maria "Madre della Chiesa", vale a dire, madre di tutti i fedeli e di tutti i pastori. Il Concilio Vaticano II - riferendosi alla Beata Vergine - così si esprime: "...Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente sulla croce, Ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell'ordine della grazia" (LG 61). Senza nulla aggiungere o togliere all'unica mediazione di Cristo, la sempre Vergine viene riconosciuta ed invocata, nella Chiesa, coi titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice; Ella è il modello dell'amore materno che deve animare quanti cooperano, attraverso la missione apostolica della Chiesa, alla rigenerazione dell'intera umanità (cf. LG 65). Alla luce di questi insegnamenti che fanno parte dell'ecclesiologia del Concilio Vaticano II, i fedeli, rivolgendo lo sguardo a Maria - esempio fulgido di ogni virtù -, sono chiamati ad imitare la prima discepola, la Madre, alla quale, in Giovanni - ai piedi della croce (cf. Gv 19,25-27) - è stato affidato ogni discepolo, così, diventando suoi figli, imparano da Lei il vero senso della vita in Cristo. In tal modo - e proprio a partire dal posto occupato e dal ruolo svolto dalla Vergine Santissima, nella storia della salvezza - si intende, in modo tutto particolare, affidare a Maria, la Madre del Sommo ed Eterno Sacerdote, ogni Sacerdote, suscitando, nella Chiesa, un movimento di preghiera che ponga al centro l'adorazione eucaristica continuata, nell'arco delle ventiquattro ore, in modo che, da ogni angolo della terra, sempre si elevi a Dio, incessantemente, una preghiera di adorazione, ringraziamento, lode, domanda e riparazione, con lo scopo precipuo di suscitare un numero sufficiente di sante vocazioni allo stato sacerdotale e, insieme, di accompagnare spiritualmente al livello di Corpo Mistico -, con una sorta di maternità spirituale, quanti sono già stati chiamati al sacerdozio ministeriale e sono ontologicamente conformati all'unico Sommo ed Eterno Sacerdote, affinché sempre meglio servano a Lui e ai fratelli, come coloro che, ad un tempo, stanno "nella" Chiesa ma, anche, "di fronte" alla Chiesa tenendo le veci di Cristo e, rappresentandoLo, come capo, pastore e sposo della Chiesa (PdV 16). Si chiede, quindi, a tutti gli Ordinari diocesani che, in modo particolare, avvertono la specificità e l'insostituibilità del ministero ordinato nella vita della Chiesa, insieme all'urgenza di un'azione comune in favore del sacerdozio ministeriale, di farsi parte attiva e di promuovere - nelle differenti porzioni del popolo di Dio loro affidate -, veri e propri cenacoli in cui chierici, religiosi e laici, si dedichino, uniti fra loro e in spirito di vera comunione, alla preghiera, sotto forma di adorazione eucaristica continuata, anche in spirito di genuina e reale riparazione e purificazione. Si allega all'uopo un opuscolo finalizzato a meglio comprendere l'indole della iniziativa per aderire in spirito di fede al progetto qui presentato. Maria, Madre dell'Unico, Eterno e Sommo Sacerdote, benedica questa iniziativa ed interceda, presso Dio, chiedendo un autentico rinnovamento della vita sacerdotale a partire dall'unico modello possibile: Gesù Cristo, Buon Pastore! La ossequio cordialmente nel Vincolo della communio ecclesiale con sentimenti di intenso affetto collegiale, Cláudio Card. Hummes Prefetto - Mauro Piacenza Segretario. Dal Vaticano, 8 dicembre 2007. Solennità dell'Immacolata Concezione della B. V. Maria» (CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Adorazione Eucaristica per la santificazione dei sacerdoti e maternità spirituale, Paoline Editoriale Libri, Milano 2008, 5-7).

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18 Si auspicano dunque cenacoli in forma di Adorazione Eucaristica Perpetua, formati da laici, religiosi e chierici, che innalzino a Dio una preghiera incessante, per la santificazione del clero e per la riparazione. E si chiede alle Congregazioni femminili, con lo spirito della maternità di Maria, di adottare e quindi di offrire per la santificazione del clero, per nuove vocazioni, per la riparazione eucaristica. Attenzione "la riparazione" è un termine, che era un po' scomparso dalla Chiesa, ma il papa ce lo ha riportato, perché lui è quello scriba sapiente che sa pescare dal tesoro "cose nuove e cose antiche" (cf. Mt 13,52) e ce le riporta, perché la Chiesa non ha mai rinnegato nulla di quello che è il suo tesoro. L'invito, che era stato lanciato e che era quasi caduto nell'oblio nonostante sia solo di due anni fa, è riecheggiato attraverso la voce del papa: quel "tesoro" di stabilire un incaricato, un sacerdote in ogni diocesi, perché a tempo pieno, si impegni a promuovere l'Adorazione Perpetua, il culto all'Eucaristia23.

«Nota esplicativa per incrementare in Diocesi (parrocchie, rettorie, cappelle, monasteri, conventi, seminari) la pratica dell'adorazione eucaristica continuata a beneficio di tutti i sacerdoti e delle vocazioni sacerdotali. Nella Esortazione Apostolica "Sacramentum caritatis", il Santo Padre Benedetto XVI ha concretizzato il perenne insegnamento della Chiesa sulla centralità della adorazione eucaristica nella vita ecclesiale, in un appello operativo per l'adorazione perpetua indirizzato a tutti i Pastori, Vescovi e Sacerdoti, e al Popolo di Dio: "Insieme all'Assemblea sinodale, pertanto, raccomando vivamente ai Pastori della Chiesa e al Popolo di Dio la pratica dell'adorazione eucaristica, sia personale che comunitaria (194). A questo proposito, di grande giovamento sarà un'adeguata catechesi in cui si spieghi ai fedeli l'importanza di questo atto di culto che permette di vivere più profondamente e con maggiore frutto la stessa Celebrazione liturgica. Nel limite del possibile, poi, soprattutto nei centri più popolosi, converrà individuare chiese od oratori da riservare appositamente all'adorazione perpetua. Inoltre, raccomando che nella formazione catechistica, ed in particolare negli itinerari di preparazione alla Prima Comunione, si introducano i fanciulli al senso e alla bellezza di sostare in compagnia di Gesù, coltivando lo stupore per la sua presenza nell'Eucaristia (Sacramentum caritatis, n. 67). Per favorire l'appello del Santo Padre, la Congregazione per il Clero, nella propria sollecitudine per i Presbiteri, propone che: 1. Ogni Diocesi incarichi un sacerdote che si dedichi - per quanto possibile - a tempo pieno allo specifico ministero di promozione dell'adorazione eucaristica ed al coordinamento di quest'importante servizio in Diocesi. Dedicandosi generosamente a tale ministero egli stesso avrà la possibilità di vivere questa particolare dimensione di vita liturgica, teologica, spirituale e pastorale, possibilmente in un luogo opportunamente riservato a tale scopo, individuato dal proprio Vescovo, dove i fedeli potranno così beneficiare dell'adorazione eucaristica perpetua. Come ci sono i Santuari mariani, con rettori preposti ad un particolare ministero adattato alle esigenze specifiche, ci potranno essere quasi dei "Santuari eucaristici" con sacerdoti responsabili, che irradino e promuovano lo speciale amore della Chiesa per la Santissima Eucarestia, degnamente celebrata e continuamente adorata. Un tale ministero, all'interno del presbiterio, ricorderà a tutti i sacerdoti diocesani, come lo ha detto Benedetto XVI, che "proprio nell'Eucaristia sta il segreto della loro santificazione (...) Il presbitero dev'essere prima di tutto adoratore e contemplativo dell'Eucaristia" (Angelus,18 settembre 2005); 2. si individuino luoghi specifici da riservare appositamente all'adorazione eucaristica continuata. A tale scopo vengano incoraggiati i parroci, i rettori e i cappellani, a introdurre nelle loro comunità la pratica dell'adorazione eucaristica sia personale che comunitaria, secondo le possibilità di ciascuno ed in uno sforzo collettivo di incremento della vita di preghiera. Non manchino di essere coinvolte in questa pratica tutte le forze vive, a partire dai bambini che si preparano alla Prima Comunione; 3. le Diocesi interessate a tale progetto potranno ricercare sussidi appropriati per organizzare l'adorazione eucaristica continuata in Seminario, nelle Parrocchie, nelle Rettorie, negli Oratori, nei Santuari, nei Monasteri, nei Conventi. La Provvidenza Divina non mancherà di far trovare anche benefattori che contribuiscano ad adeguate opere per porre in atto questo progetto di rinnovamento eucaristico delle Chiese particolari, come ad esempio: costruzioni o adattamenti di un luogo di culto per l'adorazione, all'interno di un grande edificio di culto; l'acquisto di un solenne ostensorio o di un nobile paramento liturgico; la sovvenzione di materiale liturgico-pastorale-spirituale per tale promozione; 4. le iniziative finalizzate al Clero locale, soprattutto quelle relative alla formazione permanente dello stesso, siano sempre permeate da un clima eucaristico, che verrà proprio favorito da un congruo tempo dedicato all'adorazione del Santissimo Sacramento, in modo che la stessa diventi, insieme alla Santa Messa, la forza propulsiva per ogni impegno individuale e comunitario; 5. le modalità per l'adorazione eucaristica nei diversi luoghi, potranno essere diverse, a seconda delle possibilità concrete. Per esempio: · adorazione eucaristica perpetua nell'arco delle 24 ore; · adorazione eucaristica continuata dalle prime ore del mattino fino alla sera;

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19 Noi siamo qui e faremo delle proposte. Pertanto abbiamo la benedizione del Signore, della Chiesa, della storia della Chiesa ed anche la benedizione dei tanti documenti, che ho citato a memoria, ma soprattutto dal cuore. Possiamo lavorare, dobbiamo lavorare, ci dobbiamo impegnare. Qui non c'è nessun primato da rivendicare, ma soltanto un mandato, che il Signore ci sta proponendo. Ci dobbiamo organizzare e coordinare; dobbiamo collaborare, stringerci la mano, mettere a frutto i doni e i carismi che il Signore ci ha fatto, per arricchire ed edificare tutto il Corpo di Cristo, che è la Chiesa (cf. 1Cor 12).

· adorazione eucaristica dalle ore... alle ore ... di ogni singolo giorno; · adorazione eucaristica dalle ore... alle ore... di un giorno o più giorni alla settimana; · adorazione eucaristica per particolari circostanze, come feste o ricorrenze. La Congregazione per il Clero esprime la propria gratitudine agli Ordinari che si faranno animatori di un tale progetto, che non mancherà di rinnovare spiritualmente il Clero e il popolo di Dio delle loro Chiese particolari. Al fine di poter seguire da vicino lo sviluppo di quanto desiderato dal Santo Padre, si pregano i singoli Ordinari, interessati a tale iniziativa, di segnalare a questo Dicastero gli sviluppi relativi all'adorazione eucaristica continuata nella loro Diocesi, soprattutto indicando quali sacerdoti e luoghi siano stati coinvolti in questo importante apostolato eucaristico. La Congregazione per il Clero non mancherà, dove richiesto, di dare eventuali ulteriori chiarimenti in tale materia. Dal Vaticano, 8 dicembre 2007. Solennità dell'Immacolata Concezione della B. V. Maria» (download da: www.clerus.org).

20 CONCLUSIONE "CENACOLO: CASA DELLA GRANDE CENA"

Concludiamo, dando gloria a Dio con questa Preghiera eucaristica, recitata durante questo Primo Convegno Nazionale degli Adoratori (1-2 luglio 2009). Cenacolo. Casa della grande Cena. Stanza del grande desiderio. È questo il luogo ove siamo nati, nati dall'Amore misericordioso del Padre; e riascoltiamo - nell'intimo del cuore quelle parole semplici e sublimi: «Questo è il mio Corpo! Questo è il mio Sangue, per voi! Fate questo in memoria di me». Lode e benedizione a Te, Dio dell'amore, che non cessi di offrirci la tua Parola di vita e il tuo pane vivente... per un mondo nuovo. Tu stai alla mia porta. Se io, Signore, tendo l'orecchio E imparo a discernere i segni dei tempi, distintamente odo i segnali della tua rassicurante Presenza alla mia porta. E quando ti apro e ti accolgo come ospite gradito nella mia casa, il tempo che passiamo insieme mi rinfranca. Alla tua Mensa divido con te il pane della tenerezza e della forza, il vino della letizia e del sacrificio, la parola della sapienza e della promessa, la preghiera del ringraziamento e dell'abbandono nelle mani del Padre e ritorno alla fatica del vivere con indistruttibile pace. Ti rendiamo grazie, o Padre, e ti benediciamo per il tuo Cristo vivente, Manna nel deserto, Roccia a cui bere, Fuoco nella notte. Egli è venuto a mangiare e a bere, ha provato la fame e la sete, non ha voluto altro cibo, se non fare la tua Volontà e compiere la tua opera. Cristo è nostra forza. È il nostro pane di Vita nuova. Lode e benedizione a Te, Dio che ci nutri d'Amore. Ti rendiamo grazie, o Padre, e ti benediciamo per l'uomo Gesù, Pane condiviso,

21 Fonte benedetta, Fuoco che avvampa nelle tenebre. Egli ha pietà delle folle senza pastore, moltiplica i pani, cambia l'acqua in vino. È il pane della Salvezza, che nutre il cammino. È il dono di acqua viva. È il Fuoco che infiamma. Lode e benedizione a Te, Dio che ci nutri d'Amore. Signore Gesù Cristo, re di gloria, Tu sei la vera pace, la carità eterna. Tu, sull'altare della Croce, hai offerto te stesso come vittima di riconciliazione e di pace. Su questo altare ti offri a noi come cibo santo di vita eterna e ci unisci nel vincolo immortale della tua Carità. Rischiara, ti preghiamo, con la luce delle tua pace, le nostre anime e i loro segreti, purifica la nostra coscienza con la dolcezza del tuo Amore: donaci di essere uomini di pace, di essere sorretti e custoditi incessantemente da te, contro i pericoli di questo mondo. Amen.

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Ii. Formare le comunità cristiane all'adorazione EUCARISTICA

di Mons. Francesco marinelli

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II. FORMARE LE COMUNITÀ CRISTIANE ALL'ADORAZIONE EUCARISTICA24

Mons. Francesco Marinelli25

SOMMARIO

PREMESSA: L'esperienza dell'Adorazione Eucaristica Perpetua nella diocesi di Urbino

1. L'EUCARISTIA PRESENZA CORPORALE DEL RISORTO - La presenza di Dio nella storia della salvezza - Fedeltà al principio dell'Incarnazione - Memoria sacramentale del Mistero Pasquale - È proprio dell'amicizia la convivenza - Perfetta incorporazione della Chiesa-Corpo a Cristo-Capo 2. L'EUCARISTIA FONTE E CULMINE DELLA VITA CRISTIANA - L'Eucaristia è un sacramento particolare - La Chiesa cammina abbracciata al Risorto - Eucaristia e Risurrezione finale (eschaton) - Eucaristia ed Evangelizzazione: memoria di Cristo e presenza dello Spirito - Celebrazione ed Adorazione Eucaristica: un rapporto inscindibile - La più bella esperienza pastorale della diocesi 3. CONCLUSIONE: "O ECCELLENTISSIMO SACRAMENTO"

Questa Relazione è stata presentata da Mons. Francesco Marinelli durante il Primo Convegno Nazionale Adoratori, che aveva per tema: "La Chiesa vive dell'Eucaristia. Adorazione Eucaristica Perpetua: un progetto per rinnovare il mondo". Esso si è svolto a Sassone di Ciampino (Roma), presso l'Istituto Madonna del Carmine, l'1-2 luglio 2009. Tale Relazione è stata trascritta, con l'integrazione di alcune note, dalla dott.ssa Federica Rosy Romersa e non è stata rivista dall'Autore. 25 Attualmente (2010) mons. Francesco Marinelli è arcivescovo dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.

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PREMESSA

L'esperienza dell'Adorazione Eucaristica Perpetua nella diocesi di Urbino

Per aiutarvi a capire meglio la Presenza di Dio nella storia della salvezza, voglio partire dalla mia esperienza sull'Adorazione Eucaristica Perpetua nella diocesi di Urbino. Il tutto cominciò con un Congresso Eucaristico Diocesano, quando proposi l'Adorazione Eucaristica Perpetua nella mia diocesi. Tutto cominciò da lì, insieme ad un bellissimo invito del Papa Giovanni Paolo II, cioè una sua Lettera indirizzata a tutti i partecipanti a quel Congresso Eucaristico26, che ho attuato nella diocesi dopo 66 anni! In genere un Congresso Eucaristico Diocesano dovrebbe svolgersi ogni 5 anni, invece sono passati 66 anni! Venivo da un'esperienza romana come Segretario generale del Congresso Eucaristico Mondiale del 2000. Contemporaneamente ero docente di Teologia sacramentaria presso le Università ecclesiastiche, in particolare svolgevo dei corsi sul sacramento dell'Eucaristia e dell'Ordine Sacro. In seguito, durante il Giubileo, fui "giubilato" da Roma e andai in Urbino. Cominciai nella memoria di quello che avevo vissuto io come professore, come seminarista, come prete e così via. Mi dissi: «Proviamo!». Guardate, fare un Congresso Eucaristico dopo 66 anni, significa ricominciare da zero! Però, se non tentate, non si farà mai nulla. Se punti a 10, forse si arriverà a 3; se punti a 100, forse arriverai a 15... però, insomma, arrivi a di più. La prima difficoltà, che ho trovato per questa Adorazione Eucaristica Perpetua in Urbino (dove, a causa del terremoto del 1997, non si poteva entrare in cattedrale e neppure nell'episcopio), è stata fatta da parte dei preti, non tutti probabilmente. «Ma come si fa? incalzavano - come si fa? Finché si tratta di un'ora di adorazione o di due ore alla settimana, ma notte e giorno!». I laici, invece, mi dissero: «No, bisogna andare avanti, bisogna andare avanti!». Per cominciare ad organizzare un po' questa Adorazione, cercai delle suore e le trovai. Tuttavia, mentre stavo annunciando la venuta di queste suore (erano le Adoratrici del Santissimo Sacramento e dunque specialiste nel gestire questa proposta), mi telefonarono dicendo che non potevano più venire, perché la madre superiora aveva deciso diversamente. Io mi sono inchinato... e capii che non si poteva. Allora invitai i laici, dicendo loro: «Carissimi laici, datevi da fare!». Così abbiamo incominciato. Era il 2005 e, dopo 4 anni, ancora dura, notte e giorno, giorno e notte! Oh, guardate, pure qualche suora mi diceva... (io non ce l'ho con le suore, per carità, sono anime sante): «Ma io, quando sto lì, mi addormento!». «E va bene - replicavo -, se ti addormenti, ringraziamo il Signore: Lui ti guarda; un Guardiano più del Signore presente, dove lo trovi?». A dire il vero, me lo dicevano pure quando facevo osservare dei silenzi di adorazione durante la Messa. «Io, dopo la Comunione, mi addormento!». «Va bene - rispondevo -, ti addormenti. Non è mica un peccato, ti addormenti in braccio al Signore e il Signore in braccio a te!». Però, insomma... Nonostante le diverse difficoltà, questa proposta di adorare incessantemente il Signore è stata la più gradita e certamente la più toccante. Alla luce di questa esperienza cerchiamo ora di capire come formare le comunità cristiane all'Adorazione Eucaristica. Pertanto tratterò questi due temi: L'Eucaristia presenza corporale del Risorto e L'Eucaristia fonte e culmine della vita cristiana.

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GIOVANNI PAOLO II, Gesù Risorto è tra noi, presente nell'Eucaristia, Lettera in occasione del Congresso Eucaristico della diocesi di Urbino, 2005.

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1. L'EUCARISTIA PRESENZA CORPORALE DEL RISORTO

La Presenza di Dio nella storia della salvezza La Presenza di Dio nella storia della salvezza è il tema di fondo, che ricorre in tutta la storia della Rivelazione, dall'Antico al Nuovo Testamento. Per esempio, nel libro dell'Apocalisse (21,22) si afferma: «Il Signore Iddio, dominatore universale, è il suo santuario». La terra è il santuario di Dio "dominatore universale" e l'Apocalisse annuncia la presenza di Dio nel nuovo mondo, una presenza che non sarà più delimitata dai muri del tempio, dai muri del tempo, dai muri della fragilità... Secondo la nuova traduzione della CEI, contemplando la Gerusalemme messianica (quando "Dio sarà tutto in tutti": 1Cor 15,28), Giovanni dichiara: «In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra a lei porteranno il loro splendore. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l'onore delle nazioni. Non entrerà in essa nulla di impuro, né chi commette orrori o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello» (Ap 21,22-27). È significativa la nota, che commenta questo passo: "La presenza di Dio e di Cristo rende l'intera città uno spazio sacro, una tenda ripiena della gloria divina. Il tempio non serve più. In questa tenda l'uomo e Dio possono dialogare a tu per tu. Essa attrae a sé tutte le genti e le irradia con la forza luminosa dell'amore di cui l'Agnello è l'Incarnazione"27. Allora, vedete, in ogni adeguata riflessione, sul modo di agire di Dio nella nostra storia, bisogna tener presente questa realtà, affermata in tutta la Bibbia, che è alla base della nostra fede: Dio vuole salvare noi e la nostra storia. Se voi prendete una Bibbia che abbia un indice buono, trovate dappertutto questo Dio, che si intromette in ogni momento della storia. Dio vuole cioè compromettersi con la nostra storia e il nostro spazio, fino a quando Egli sarà "tutto in tutti" (cf. 1Cor 15,28), ossia fino al perfetto compimento della sua Presenza. Voi conoscete già i modi di Presenza prima della venuta di Gesù: Dio si rivelava nel giardino dell'Eden, Dio appariva in qualche maniera a Mosè, Dio ispirava ed illuminava i Profeti... Però nel tempo dell'Incarnazione e cioè, da quando il Verbo si è fatto carne nel seno della Vergine Maria, il coinvolgimento e la presenza di Dio nella nostra storia, nel nostro spazio raggiunge il suo apice, il top. Comincia gradatamente e poi, con l'Incarnazione, questa Presenza è totale. Sfonda il Cielo e si fa uomo come noi, cioè Dio-Verbo entra nell'ambito storico, spaziale, creaturale dell'uomo, diventando Egli stesso un uomo: Gesù. Nel tempo escatologico finale, la visione beatifica consiste nella presenza di Dio e nella visione di Dio: questa è la causa della felicità.

CEI, La Bibbia via verità e vita, Nuova versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2009, Ap 21,22, nota nel margine sinistro.

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26 Dante, nel Paradiso, contempla il Verbo incarnato: «In lui vidi legate in un volume ciò che nell'universo intero si squaderna»28, cioè vede riassunto lì tutto, quindi l'Eschaton. Il Paradiso è la presenza di Dio, del Cristo Risorto, visto totalmente e tutta la vita del Paradiso è su quest'ottica. Adesso noi, però, siamo nel tempo della Chiesa, quindi un tempo intermedio fra l'Incarnazione (Cristo è andato il Cielo) e l'Eschaton, quando si avrà direttamente Dio come termine della nostra visione e del nostro amore. Nel tempo della Chiesa, allora, come è presente Dio, quale modo ha scelto per essere presente Dio, diventato Uomo in Cristo Gesù? Ecco l'Eucaristia! Quindi l'attenzione di Dio di essere presente tra gli uomini, oggi si realizza attraverso l'Eucaristia in una maniera non diversa da come fu a Nazaret. Come chiamiamo questa presenza di Dio nell'Eucaristia? Un po' di pane, un po' di vino consacrato: un mistero di fede, evidentemente! Tuttavia non è una presenza divina astratta. Dio è presente dappertutto in maniera generica e generale, però vera. Ma quella dell'Eucaristia che tipo di presenza è? È soltanto una presenza spirituale? Se la definissimo così, sarebbe troppo poco. È una presenza mistica? No! E se noi, invece, diciamo che è una presenza fisica, ha un bel fisico, è bello? Vedete, per essere nella verità, si tratta di una presenza corporale. Non alla stessa maniera di come lo fu a Nazaret, ma sempre corporale: è una corporalità da Risorto. Come sia, come non sia: questo non lo sappiamo. Guardate, questa bellissima Lettera sull'Adorazione Eucaristica di Giovanni Paolo II! Ho fatto stampare 30 mila copie e sono finite tutte! Non ho una diocesi grande e bella come Venezia; la diocesi di Urbino comprende 55 mila abitanti, più di 20 mila studenti. Ho distribuito a tutti questa Lettera: dai giornalai ai bar, nella chiesa dell'Adorazione. Penso che soltanto chi non ha voluto, non è arrivato a questa Lettera, intitolata: "Gesù Risorto è tra noi, presente nell'Eucaristia". All'inizio il Papa tratta proprio di questa Presenza e afferma: «Gesù è presente in mezzo agli uomini nel sacramento nell'Eucaristia, presente non allo stesso modo in cui lo fu lungo le strade della Palestina». È chiaro: lungo le strade della Palestina, Gesù sudava, camminava, si stancava; se stava a Nazaret, non poteva stare a Gerusalemme. Adesso, invece, essendo in una dimensione di Risorto, è al di fuori del tempo e dello spazio, per cui contemporaneamente può stare nella sua corporeità di Risorto dappertutto, dove c'è la celebrazione dell'Eucaristia o dove c'è l'esposizione del Sacramento Eucaristico. Quindi, ascendendo al Padre, Cristo non si è allontanato dagli uomini. Egli resta sempre in mezzo ai suoi fratelli e li accompagna e li guida mediante lo Spirito Santo. Tuttavia è un altro tipo di Presenza, sempre però corporale. Ecco perché, dice il Papa, tutti i teologi hanno riflettuto sul fatto che istituì l'Eucaristia quando stava per scomparire dal mondo, quando cioè stavano per ucciderlo... Allora, per rimanere con la sua corporeità, escogita, inventa il sacramento dell'Eucaristia: Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Quindi dobbiamo avere questo senso realistico, tenendo però presente che non si tratta di una fisicità visibile con gli strumenti, che servono per la chimica e per la fisica e così via. Tuttavia, nella sostanza, l'Eucaristia è fondamentalmente Presenza di una Persona. In seguito, nella storia, qualche volta, per motivi apologetici, si è messo l'accento su altri aspetti dell'Eucaristia, però l'esperienza fondamentale eucaristica, già delle prime comunità cristiane, è quella della Presenza del Risorto. Erano, infatti, contenti, gioivano quando si riunivano per la celebrazione, per la fractio panis. Ecco, questa fu, direi, l'esperienza più profonda dei discepoli, che capirono il significato eucaristico della frazione del pane. Osservate tutte le apparizioni di Cristo dopo la Risurrezione. Noterete che, man mano che gli apostoli fedeli capiscono che è rimasto nell'Eucaristia, quando si fa la fractio panis con la comunità riunita, il Risorto appare di meno. Prendete Emmaus (cf. Lc 24,13-35). Durante il tragitto, direi, fecero la liturgia della Parola: Gesù spiegava loro il senso delle Scritture e faceva ardere il loro cuore.

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D. ALIGHIERI, Divina Commedia, Paradiso, XXXIII, 85.

27 Questo Gesù, sotto la forma del pellegrino, spezza poi il pane e i discepoli riconoscono che è il Signore Risorto; in quel momento Lui scompare. C'è un bellissimo quadro di un autore moderno, che ho riportato per il Congresso Eucaristico Internazionale del Duemila e che si trova a san Benedetto del Tronto. Fa vedere la cena di Emmaus: i due discepoli in primo piano, Cristo sta sopra, si sta allontanando e sulla mensa c'è il vino e il pane spezzato. I discepoli guardano Cristo Gesù che sta scomparendo, mentre Gesù con le mani indica la mensa e sembra che dica: «Giù, giù!». È bellissimo quel quadro! Quindi l'Eucaristia è il sacramento del Cristo Risorto, che ancora cammina con i pellegrini diretti all'Emmaus di oggi. Possiamo dire che l'Eucaristia è l'apparizione del Cristo nei segni sacramentali. Come allora apparve visibilmente, adesso appare ogni volta che si celebra la Messa. Appare e rimane. Questa direi è un po' la premessa, ossia il tema della Presenza e abbiamo visto quanto è importante questa Presenza. Fedeltà al principio dell'Incarnazione Che significato ha l'Eucaristia come Presenza vera, reale, sostanziale? Noi in questo ci distinguiamo (perché siamo radicati alla Bibbia in maniera forte) da quelli che invece dicono che, dopo la Messa, la Presenza reale non c'è più. Max Thurian dice che la Presenza c'è fino a quando si fa l'ultima Comunione. C'è, per esempio, la distribuzione dell'Eucaristia agli ammalati. Ebbene, quando la si è portata all'ultimo ammalato, la Presenza non c'è più. Finito questo, cosa facciamo delle ostie? Bisogna aver rispetto, dice Max Thurian, perché qualcosa è avvenuto nella celebrazione: una potenza divina è passata e quando passa la potenza divina, qualcosa nelle cose succede. Tuttavia, - afferma ancora Max Thurian - siccome abbiamo il dubbio sull'accaduto, allora la miglior cosa è consumare tutte le ostie. Noi, invece, siamo nella Tradizione della Chiesa e crediamo che questo Cristo rimane anche dopo la Comunione. Allora, che cos'è l'Eucaristia, cos'è questa Presenza. È meglio dire: «Che cos'è l'Eucaristia o Chi è l'Eucaristia?»... Adesso io entrerei in un contesto un po' più articolato, e forse anche più difficile, ma che dà molta gratificazione interiore. Per sapere "Chi è l'Eucaristia", "Che cos'è l'Eucaristia", dobbiamo chiederci perché Gesù ha istituito l'Eucaristia. Guardate, voi dovete rivoluzionare le vostre idee. Mi dispiace anche per i sacerdoti che hanno studiato in una certa maniera la teologia manualistica. Dunque, perché Gesù ha istituito l'Eucaristia? Per fedeltà al principio dell'Incarnazione! Se non avesse istituito l'Eucaristia, l'Incarnazione sarebbe stata un privilegio percepito in maniera diretta da quelli che erano in mezzo al suo popolo d'Israele, ma non da noi. Per continuare l'essere in mezzo a noi, nella sua corporeità, Gesù ha istituito questo Sacramento dell'Eucaristia, che è la continuazione dell'Incarnazione. Non rinnova l'Incarnazione, ma è la continuazione dell'essere in mezzo agli uomini, con gli uomini. Quindi è importante, perderemmo la memoria, direi, se non fosse così. Memoria sacramentale del Mistero Pasquale L'Eucaristia è memoria del Mistero Pasquale, ma non nel senso di una semplice celebrazione o di un puro ricordo. Il Mistero della Morte e della Risurrezione di Cristo rivive, si ripresenta nella celebrazione del sacramento dell'Eucaristia, che è appunto memoria sacramentale del Mistero Pasquale29. L'Eucaristia, cioè, fa sì che la Storia sacra continui e il suo evento centrale si estenda nella Chiesa, e il Cristo pasquale, con il suo sacrificio, resti sempre tra i suoi. Il Mistero Pasquale "non sarebbe quello di una salvezza universale, resterebbe riservato a Cristo, se non fosse in se stesso estensivo al mondo; se, nella sua Morte e nella sua Risurrezione,

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Cf. F. MARINELLI, L'Eucaristia presenza del Risorto..., op. cit, 36-41.

28 Cristo non disponesse di strumenti di presenza al mondo e di contatto, grazie ai quali Egli si comunica in questa stessa Morte e in questa Risurrezione, che costituiscono la salvezza. L'azione di Dio, che per noi glorifica Cristo, crea anche segni di presenza e di contatto con noi" 30. L'Eucaristia è lo strumento fondamentale di questa presenza per la comunione. Il sacramento impedisce all'evento unico ed irrepetibile della Pasqua di salvezza, di essere chiuso e bloccato in una specie di "splendido isolamento", eventualmente raggiungibile solo con la "spiritualità della fede". Il sacramento, non sostituendosi né ripetendo l'evento, lo attualizza per e in ogni tempo, per e in ogni luogo31. Io, per questo, nella mia diocesi, dal Duemila (ancora non mi hanno scomunicato, né mi hanno sospeso a divinis... Sono sulla linea di Giovanni Paolo II!) distribuisco la Comunione a tutti, per intinzione, sotto le due specie: il pane e il vino. Ho cominciato già dal 2001. Ho avuto difficoltà anche qui. Tuttavia non da parte del teologi, perché parto dal Messale del 2000 di Giovanni Paolo II, in cui dichiara che è un diritto "mangiare e bere". Si farebbe un affronto alla Liturgia stessa che dice: «Prendete e mangiate, prendete e bevete»32. Qualcuno era entusiasta di questa scelta, che però doveva essere limitata soltanto ai preti e alle suore, non a tutta la gente. «Ma - sottolineavo - sono cristiani anche loro...!». Un prete mi disse: «Eccellenza, questo va bene, ma lei lo fa, perchè non vuole dare la Comunione sulle mani!». Ma sono più modernista dei modernisti! No, non è questo il motivo, ma è invece un motivo di tipo liturgico, sacramentale, teologico! «Se distribuiamo la Comunione sotto le due specie nel mio paese, 1200 abitanti, - osservava ancora quel prete - un po' più all'interno si ubriacano e i bambini stessi si abituerebbero a bere il vino». «Ma insomma! Non voglio offendere la tua intelligenza, - gli replicavo -, ma se un bambino beve un bicchiere di coca cola, gli fa più male di una goccetta di vino». Evidentemente bisogna stare attenti quando fa si la Comunione, affinché non cadano le gocce. Ma non è mai successo! Ho fatto molti ministri straordinari della Comunione proprio per facilitare questo! Sono trascorsi ormai nove anni, ma ancora c'è qualcuno che si indigna: «È più opportuno distribuire la Comunione sotto le due specie soltanto quando c'è poca gente e non alla domenica, quando ce n'è molta!». «Ma no, - rispondo io -, bisogna farlo sempre!». Da come si propongono i fedeli, io mi accorgo subito se la fanno o no. Abbiamo quindi visto il Mistero Pasquale della Morte e Risurrezione, significato nel pane e nel vino. È proprio dell'amicizia la convivenza Perché Gesù ha istituito l'Eucaristia? Perché è proprio dell'amicizia la convivenza. Se l'Eucaristia deve essere il sacramento della sua Presenza vera, reale, sostanziale e dunque corporale, il massimo dell'amicizia esige la convivenza con la persona amata (Maxime proprium amicitiae est convivere amicis). Se due si vogliono bene da morire, ma poi non convivono, non vivono insieme, non c'è la simpatia, la sincronia. È proprio dell'amicizia la convivenza, dicono i teologi; per esempio sant'Agostino e san Tommaso presentano dei commenti bellissimi su questo tema! L'Eucaristia, quindi, è frutto dell'amore. L'amore, quando è vero, non tiene nulla per sé, ma fa uscire da sé: «Amicitia quae extasim facit» afferma sant'Agostino. Se l'amato è la forza dell'amante, nell'Eucaristia, la Chiesa, che per amore si unisce a Cristo, trasforma se stessa in Cristo («... caritatis proprium est trasformare amantem in amatum, quia ispsa est quae extasim facit...»)33. L'amicizia è uscire da sé verso l'altro e Dio si è svuotato di Sé verso l'uomo, non solo per un incontro con lui, ma per una profonda comunione.

30 31

F. X. DURWELL, L'Eucaristia sacramento del mistero pasquale, Roma 1982, 80. Cf. CONCILIO DI TRENTO, Sessione XXII, 17 settembre 1562. 32 Ordinamento Generale del Messale Romano (Institutio Generalis Missalis Romani), 20 aprile 2000, n. 85. 33 Cf. F. MARINELLI, L'Eucaristia presenza del Risorto..., op. cit, 41-50.

29 Se Dio ci vuole bene, ci ama, vuole convivere con noi tenendo presente le nostre condizioni. Siamo di carne ed ossa, quindi abbiamo bisogno di vedere, di palpare, di toccare, di sentire... Che c'entra questo con l'Adorazione Eucaristica? C'entra perché dobbiamo sapere dinnanzi a Chi ci troviamo. Tu sei un dono dell'amore! L'estasi è caratteristica propria dell'amore. Cristo donandosi («Questo è il mio Corpo», «Questo è il mio Sangue») esce da Sé (fa estasi) verso il credente. L'estasi di Cristo provoca una risposta estatica. Nel fedele questa risposta estatica è tradotta dalla Comunione e dall'Adorazione, che è una estensione e un completamento della Comunione sacramentale. Presenza reale dunque, per realizzare la Comunione e per continuarla nell'Adorazione. La Presenza eucaristica chiama la Chiesa a camminare in un'estasi permanente34. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv 6,56-57). Nell'amplesso eucaristico il nuovo Adamo (Cristo) può dire alla nuova Eva (la Chiesa): «Essa è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (Gen 2,23). Solo nell'Eucaristia, intesa come presenza corporale del Signore, si può capire il discorso di san Paolo agli Efesini (cf. Ef 5,22ss.) e in particolare il nostro "essere membra del suo corpo" (Ef 5,30). Per la sua corporalità eucaristica, Cristo si unisce alla sua donna, che è la Chiesa, e i due formano un'unica carne (cf. Ef 5,31; Gen 2,24); si realizza pertanto una koinonia nuziale. Nell'Eucaristia "Cristo ha donato ai figli della camera nuziale il godimento del suo Corpo e del suo Sangue"35. Perfetta incorporazione della Chiesa-Corpo a Cristo-Capo Giunti a questo punto, ci chiediamo: «I sacramenti che cosa fanno?» I sacramenti incorporano la Chiesa, cioè noi, che siamo il Corpo, a Cristo, che è il nostro Capo. Ma i sacramenti sono uguali? I sacramenti non sono uguali. Ogni sacramento dà una certa incorporazione, un aspetto specifico dell'incorporazione a Cristo Capo. Tuttavia soltanto l'Eucaristia può fare l'incorporazione totale, completa, perfetta. Essa ha il suo fondamento e il suo inizio nel Battesimo, cresce con la Cresima e diventa totale (il massimo, il top) quando c'è l'unione corporale fra il corpo, la persona del Risorto e me stesso, che sono nella mia corporeità, nella mia fisicità. Quindi, per la perfetta incorporazione della Chiesa-Corpo a Cristo-Capo, c'è bisogno dell'Eucaristia. Gli altri sacramenti, dànno soltanto una incorporazione parziale. Essi, infatti, realizzano un "incontro" tra Cristo e la Chiesa, mentre l'Eucaristia realizza l'"unione", cioè l'incontro perfetto. La peculiarità dell'incorporazione eucaristica è significata dal segno sacramentale: cibo, bevanda, mangiare, bere. Se, infatti, si tiene presente il principio di teologia sacramentarla, secondo cui "i sacramenti fanno quello che significano", a partire dal segno-cibo, che costituisce la materia dell'Eucaristia, si deve concludere che questo sacramento opera la più grande unione possibile tra la Chiesa e Cristo. Infatti, fra le cose sensibili (o le azioni) che si usano nei sacramenti solo il cibo, il bere e il mangiare sono quelli che significano quella unità reale tra il soggetto (colui che mangia e beve) e l'oggetto (pane e vino), nella quale "chi si nutre e il cibo diventano una cosa sola". La scelta che Cristo ha fatto del pane e del vino, del mangiare e del bere, come materia del sacramento dell'Eucaristia, sta a significare che in questo sacramento è contenuto lo stesso Verbo incarnato, che vuole unire Sé a noi e noi a Sé. Contrariamente a quanto avviene nella vita materiale, in cui è il cibo a mutarsi sostanzialmente in colui che lo mangia, in questo mirabile sacramento è il fedele che si comunica

34 35

Cf. Ibidem, 164. Ibidem, 44. Cf. CIRILLO DI GERUSALEMME, PG 32, 1100. Sul carattere nuziale dell'Eucaristia si soffermano soprattutto i commenti dei padri della Chiesa al Cantico dei cantici; cf. J. DANIELOU, Bibbia e Liturgia, Milano 1958, 255ss.

30 a venire trasformato nell'Eucaristia mangiata; e questo per un'azione trasformante dell'Eucaristia stessa. «È opera di Dio, del suo potente Amore!»: dichiara san Tommaso, definendola conversio o mutatio. Il pane e il vino sono trasformati in Cristo; Cristo trasforma in Sé stesso colui che si comunica. Si avvera così ciò che scrive san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). L'amore trasformante di cui si parla non è un amore qualsiasi, ma quella carità teologale che Cristo dona alla Chiesa, per cui la Chiesa può "extasim facere" ("uscire da sé") e congiungersi a Lui, suo Capo, in una unione perfetta36. "Tu sarai assimilato a me": siamo diventati Cristo stesso Sant'Agostino afferma: «Quel pane che voi vedete sull'altare, santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o meglio quel che il calice contiene, santificato con le parole di Dio, è sangue di Cristo. Con questi segni Cristo Signore ha voluto affidarci il suo corpo e il suo sangue, che ha sparso per noi per la remissione dei peccati. Se li avete ricevuti bene, voi stessi siete quel che avete ricevuto». Benedetto XVI, nella Sacramentum caritatis, commenta: «Non soltanto siamo diventati cristiani, ma siamo diventati Cristo stesso. Il Signore Gesù, fattosi cibo di verità e di amore, parlando del dono della sua vita ci assicura che "chi mangia di questo pane vivrà in eterno" (Gv 6,51). Ma questa "vita eterna" inizia in noi già in questo tempo attraverso il cambiamento che il dono eucaristico genera in noi: "Colui che mangia di me vivrà per me" (Gv 6,57). Queste parole di Gesù ci fanno capire come il mistero "creduto" e "celebrato" possegga in sé un dinamismo che ne fa principio di vita nuova in noi e forma dell'esistenza cristiana. Comunicando al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo, infatti, veniamo resi partecipi della vita divina in modo sempre più adulto e consapevole... Sant'Agostino immagina di sentirsi dire: "Sono il cibo dei grandi: cresci e mi mangerai. E io non sarò assimilato a te come cibo della tua carne, ma tu sarai assimilato a me". Infatti non è l'elemento eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi che veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci nutre unendosi a Sé; ci attira dentro di Sé"» (Sacramentum caritatis, 36. 70). Il nuovo culto cristiano abbraccia ogni aspetto dell'esistenza, trasfigurandola «Il nuovo culto cristiano - dichiara ancora Benedetto XVI - abbraccia ogni aspetto dell'esistenza, trasfigurandola: "Sia dunque che mangiate sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio" (1Cor 10,31). Da qui prende forma la natura intrinsecamente eucaristica della vita cristiana. In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l'Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell'uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio» (Sacramentum caritatis, 71). La contemplazione eucaristica - osserva infine padre Raniero Cantalamessa - è tutt'altro che sterile e inoperosa. L'uomo riflette in sé, a volte anche fisicamente, ciò che contempla. Non si sta a lungo esposti al sole senza portarne le tracce sul viso. Stando a lungo e con fede, non necessariamente con fervore sensibile, davanti al Santissimo noi assimiliamo i pensieri e i sentimenti di Cristo, per via non discorsiva, ma intuitiva; quasi sempre "ex opere operato". In altre parole, è ciò che dice l'apostolo Paolo: «Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo lo Spirito del Signore» (2Cor 3,18)37.

Cf. ID., L'Eucaristia presenza del Risorto..., op. cit., 49-50. Cf. R. CANTALAMESSA, «Questo è il mio corpo». L'Eucaristia alla luce dell'Adoro te devote e dell'Ave verum, Ed. San Paolo, 2005, 27.

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2. L'EUCARISTIA FONTE E CULMINE DELLA VITA CRISTIANA

Abbiamo dunque imparato che per la perfetta incorporazione della Chiesa-Corpo a CristoCapo, c'è bisogno dell'Eucaristia. Gli altri sacramenti, dànno soltanto una incorporazione parziale. Qualcuno, però, potrebbe ancora dire: «Ma non è possibile questo!». Faccio una domanda: «Quanti sono i sacramenti?». Sette è un numero simbolico: significa la totalità della Grazia, che ripara i sette vizi capitali, ossia la totalità del male. Dunque i sacramenti sono sette e comunemente vengono elencati nel seguente modo: Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza o Riconciliazione, Unzione degli infermi, Ordine e Matrimonio. Tuttavia ci sono altri sistemi per enumerarli. Se vogliamo rispettarne il contenuto profondo, dobbiamo partire dall'Eucaristia. L'Eucaristia è la sorgente di tutti gli altri sacramenti. La Grazia eucaristica si frantuma, meglio si parcellizza, in qualche maniera, in tutti gli altri sei sacramenti. Attenzione! Cristo Eucaristico è la Persona! Gli altri sei sacramenti sono gli atti di questa Persona, che è Cristo. Pertanto tutte le azioni e tutte le grazie degli altri sacramenti hanno il sapore dell'Eucaristia. Quando si celebra un sacramento all'interno della Santa Messa, non è per renderlo più bello o più solenne, ma per significare ciò che vi ho appena detto! Pertanto esiste l'organismo sacramentale, che ha come centro l'Eucaristia, mentre gli altri sacramenti sono le derivazioni dell'Eucaristia. Cristo Sacerdote, presente nell'Eucaristia: ecco il sacerdozio, il sacramento dell'Ordine. Cristo, Sposo dell'umanità, incarnato nell'Eucaristia: ecco il sacramento del Matrimonio. Cristo che redime, versando il suo Sangue per i nostri peccati: ecco il sacramento della Penitenza o della Riconciliazione. Qui bisogna fare una rivoluzione a livello di comprensione del settenario sacramentale. L'elenco tradizionale, che troviamo anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica, rispecchia le situazioni dell'uomo: la sua persona e la sua vita. Però se prendiamo un altro criterio di valutazione, bisogna partire dall'Eucaristia! Quando, infatti, si doveva pubblicare il Catechismo della Chiesa Cattolica, interpellarono noi teologi. Io, sulla base di san Tommaso, di sant'Agostino, della Tradizione dei pontefici, ho sostenuto questo secondo criterio. In seguito, per fedeltà allo schema tridentino, è rimasto il primo. Se non ci fosse l'Eucaristia come Presenza di una Persona fisica nella sua corporeità di Risorto, noi avremmo sei azioni salvifiche (Battesimo, Cresima, Penitenza o Riconciliazione, Unzione degli infermi, Ordine e Matrimonio) senza Soggetto. «Ah no, - si potrebbe dire - il Soggetto è Cristo Risorto!». «Ma dove? - domanderei - Cristo Risorto che sta qui o Cristo Risorto che sta in Cielo, nella invisibilità?». Per capire meglio, diciamo: «Io, Persona-Cristo, parlo, tocco, cammino...». Il rapporto fra l'Eucaristia e gli altri sei sacramenti è analogo al rapporto che c'è tra me e le mie azioni. Gli altri sei sacramenti sono delle azioni salvifiche. L'Eucaristia è il Soggetto di queste azioni salvifiche. Questo è fondamentale. Voi trovate tutta la teologia classica e non solo, ma bisogna rivoluzionare il tutto per capire la centralità dell'Eucaristia. Per esempio, nella vita di Gesù possiamo distinguere la sua Persona dalle sue azioni: c'era Lui, come Persona, e poi le sue opere: guariva, predicava, toccava con la saliva, ecc... I sacramenti derivano da queste azioni di Cristo e l'Eucaristia è Cristo stesso oggi, qui! Per cui fra i miracoli, che Gesù faceva durante la sua vita terrena, e oggi non c'è nessuna differenza. Oggi c'è l'Eucaristia, che è Lui, e poi ci sono gli altri sacramenti, che sono i miracoli che Gesù stesso compie per la nostra salvezza, il dono delle grazie per la nostra salvezza.

32 Possiamo, dunque, affermare che l'Eucaristia è il sacramento fontale, ossia è la fonte di tutti gli altri sacramenti. Essi si celebrano all'interno della Messa (anche se per alcuni ciò è più difficile), proprio per evidenziare questo rapporto fra i singoli sacramenti e il Signore, cioè l'Eucaristia; quindi non è un lusso! Ecco perché deve essere agganciato bene il Battesimo con l'Eucaristia, il Matrimonio e l'Eucaristia, così l'Unzione degli infermi, la Penitenza o Riconciliazione, l'Ordine sacro e l'Eucaristia. Nel documento Eucaristia, comunione e comunità, i nostri Vescovi dichiarano: «Al centro di tutta l'azione sacramentale della Chiesa c'è l'Eucaristia. Intorno all'Eucaristia cresce il popolo di Dio. Nell'Eucaristia si svela in pienezza di significato la struttura sacramentale dell'esistenza cristiana. Dall'Eucaristia procede la vita e l'energia della comunità ecclesiale. La celebrazione ecclesiale dell'Eucaristia provoca e sostiene la vita sacerdotale del battezzato; rinnova l'impegno testimoniale della confermazione; esige la conversione e la comunione piena, che la penitenza sacramentale di continuo ricostruisce e rafforza; realizza in maniera propria il servizio ministeriale del presbitero; nutre e rinsalda i vincoli dell'unione sponsale e l'unità nell'amore; aiuta i malati a unirsi al mistero della Passione e Risurrezione in vista dell'incontro con il Signore. Il rapporto tra Eucaristia e vita sacramentale si manifesta in particolare evidenza quando i sacramenti vengono celebrati durante la Messa. È però necessario che l'Eucaristia non appaia solo un'occasione entro cui si celebra il battesimo o la confermazione o il matrimonio o l'ordinazione dei ministri o l'unzione dei malati, ma sia colta realmente come la fonte e il culmine della vita sacramentale» (CEI, Eucaristia, comunione e comunità, 88-90). L'Eucaristia è un sacramento particolare È un sacramento particolare l'Eucaristia! Perché allora l'adoriamo? Perché è l'unico sacramento in cui la sostanza del segno viene transustanziata, cambiata! L'acqua del Battesimo, una volta fatto il Battesimo, è sacra: attraverso quel gesto passa la grazia. Così per quanto riguarda la Cresima: attraverso il gesto dell'imposizione delle mani, dell'unzione sulla fronte e così via, passa la grazia dello Spirito Santo. Tuttavia la materia (una volta si chiamava così), il segno non cambia. L'Eucaristia, invece, è l'unico sacramento in cui il segno cambia, perché la sostanza del pane non c'è più; la sostanza del vino non c'è più. C'è il Cristo nella totalità della sua Persona: Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Dunque l'Eucaristia è un sacramento particolare. A volte, quando vado a pregare nella chiesa dell'Adorazione, mi pongo davanti al Santissimo pensandoLo e adorandoLo come centro di tutta la Chiesa, di tutti i sacramenti, dell'evangelizzazione. Quindi non è un devozionismo, no! È un entrare in questo mondo spirituale, e non solo spirituale, perché anche la nostra corporeità è coinvolta, perché c'è la corporeità del Risorto. Addirittura Benedetto XVI, nella sua prima enciclica Deus Caritas est (cf. n. 10), tratta dell'eros di Dio! Pertanto non esiste lo spiritualismo allo stato puro. Se noi volessimo vivere come gli angeli, faremmo il più grande peccato come uomini, appunto perché non siamo angeli! La Chiesa cammina abbracciata al Risorto Consideriamo ora un altro aspetto. Se Cristo Risorto sta in mezzo a noi, l'Eucaristia pone la Chiesa in uno stato di Risurrezione: oggi! «Cristo... sedendo alla destra del Padre, opera continuamente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e, attraverso di essa, congiungerli più strettamente a Sé e, col nutrimento del proprio Corpo e del proprio Sangue, renderli partecipi della sua vita gloriosa» (LG 48). Quindi il già della Risurrezione, oggi è presente. Non è raggiunto completamente, ma siamo in cammino e già ne percepiamo un po' di questa Risurrezione.

33 Questi sono i sentimenti che dobbiamo sviluppare, far crescere durante l'Adorazione, mentre ringraziamo il Signore. Secondo questa prospettiva, dobbiamo fare grandi passi sia per ciò che riguarda le ore di adorazione eucaristica comunitaria, sia per le processioni eucaristiche. Guardate, la Chiesa cammina abbracciata al Risorto! Nella mia diocesi, in alcune parrocchie, si facevano delle processioni bellissime, ma in Urbino non si potevano svolgere, perché la gente non rispettava Gesù, che passava per la città. Pertanto si usciva dal Duomo, si girava attorno ad una colonna e si rientrava dentro. Al mio predecessore, una volta accadde di trovare, davanti alla colonna, un'automobile. Ha dovuto perciò spostarsi un po' di più e ha detto al diacono: «Gesù, stavolta, si è allargato di tre metri!»... Dopo aver superato alcune perplessità da parte della gente (per esempio il pericolo che qualche persona anziana, essendo sera, potesse cadere), ho deciso di fare una processione eucaristica solenne, percorrendo almeno lo stesso tragitto che fa il patrono (a volte, forse, non si sa neanche se sia esistito!). La processione è iniziata due chilometri, un chilometro e mezzo prima della città. Non abbiamo usato le trombe, secondo la tipica usanza "da paese". Anche se qualcuno faceva notare che costava tanto (ma, per Gesù, questo ed altro bisogna fare!), abbiamo organizzato ogni cosa in modo che dappertutto nella città si potesse sentire bene. Durante la processione ci si fermava a benedire le monache, a benedire l'ospedale, ecc... Non ho avuto nessuno che non abbia partecipato! In piazza c'era chi continuava a bere, però esprimeva rispetto assoluto. Quindi, vedete, la Chiesa cammina con il Risorto, cammina abbracciata al Risorto! Eucaristia e Risurrezione finale (eschaton) Guardate, c'è un'altra verità da riscoprire. Nell'Eucaristia c'è già l'eschaton, ossia la Risurrezione finale, ciò che accadrà nell'ultimo giorno: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6,54). Noi, infatti, all'offertorio portiamo il pane e il vino, frutto della terra, della vite e del lavoro dell'uomo. In questo pane e in questo vino si muta la sostanza; cioè una realtà di tipo materiale cambia, come avverrà per l'universo intero. Ci sarà un momento alla fine, al compimento della storia, in cui questa trasformazione del pane e del vino, che avviene tutti i giorni, sarà perfetta. Essa cesserà soltanto quando tutto il mondo sarà diventato come il corpo del Cristo Risorto. Ogni giorno è quindi un passo avanti che facciamo fare a questa Risurrezione cosmica, ogni volta che celebriamo l'Eucaristia. Quindi vedete che nella Celebrazione eucaristica, la trasformazione del pane e del vino (che si chiama transustanziazione), ossia la sostanza che si tramuta nel Risorto, è già un atto missionario compiuto dalla comunità cristiana. Quando, infatti, si trova riunita per celebrare il sacrifico del Signore, partecipa a questa trasformazione sia a livello cosmico, materiale, sia a livello personale, perché siamo abbracciati al Risorto e lo riceviamo. Volete voi che nell'abbraccio della Comunione con il Risorto, io povero disgraziato, con le mie perplessità, i miei timori, le mie paure, i miei peccati, ecc..., abbracciato al Risorto, non abbia un'influenza questo fatto anche nella mia trasformazione? Ecco perché, per esempio, alcuni teologi adesso dicono che l'Eucaristia è anche strumento di guarigione38. Dobbiamo quindi vedere l'Eucaristia in questo dinamismo forte: fonte e culmine; fonte significa che tutto parte da lì, culmine significa che tutto deve ritornare lì! È quanto mai attuale ciò che, a questo proposito, Giovanni Paolo II, nella Lettera a tutti i vescovi della Chiesa sul mistero e il culto della SS. Eucaristia (Dominicae Cenae), auspicava:

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Cf. R. CANTALAMESSA, «Questo è il mio corpo»..., op. cit., 27; vedi anche N. DE MARTINI, Gesù mi guarisce, LDC, Leumann (TO) 1993.

34 «Questa nota espressione del Concilio Vaticano II ("L'Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa": cf. LG 11; SC 10; PO 5; CD 30; AG 9), che per opera del medesimo Concilio ha avuto nuovo e vigoroso risalto (cf. LG 26; UR 15), deve essere tema frequente delle nostre riflessioni e del nostro insegnamento. Si nutra di essa ogni attività pastorale, e sia anche cibo per noi stessi, e per tutti i sacerdoti che collaborano con noi, e infine per le intere comunità a noi affidate. Così in tale prassi deve rivelarsi, quasi a ogni passo, quello stretto rapporto tra la vitalità spirituale e apostolica della Chiesa e l'Eucaristia, intesa nel suo significato profondo e sotto tutti i punti di vista»39. Eucaristia ed Evangelizzazione: memoria di Cristo e presenza dello Spirito Osserviamo ora il rapporto tra l'Eucaristia e l'Evangelizzazione. Nell'Eucaristia si fa la memoria del Signore in tutti i suoi momenti storici: dall'Incarnazione fino a quando sale al Cielo. Allora si rende presente nella Celebrazione tutto il dinamismo missionario del Signore e quindi l'Eucaristia è il fondamento della nostra missione, perché in Essa c'è il ricordo, l'aggrapparsi, il partecipare a questi eventi della Sua vita storica. «L'Eucaristia è l'azione missionaria per eccellenza, - ribadiscono i nostri Vescovi - perché contiene ed esprime in se stessa la missione totale di Cristo e della Chiesa. La sua radice missionaria è contenuta nel comando del Signore: Fate questo in memoria di me (Lc 22,19), e nella destinazione universale del suo sangue sparso per tutti in remissione dei peccati (Mt 26,28). Il popolo di Dio, con la celebrazione dell'Eucaristia, entra in comunione col suo Signore ed è coinvolto con Lui nell'impegno della salvezza universale. La celebrazione eucaristica deve accogliere e riflettere questa carica missionaria con un rinnovamento autentico non solo dei riti, ma dell'amore che in Cristo viene celebrato»40. Nell'Eucaristia c'è anche la totalità dello Spirito Santo. Allora se il principio dell'evangelizzazione sono Cristo e lo Spirito Santo, noi dobbiamo sempre riferire l'evangelizzazione all'Eucaristia, come memoria della Morte e Risurrezione di Cristo e come Presenza dello Spirito Santo, che è il principale artefice dell'evangelizzazione. «Se lo Spirito di Dio ha un posto eminente in tutta la vita della Chiesa, - dichiara Paolo VI - egli agisce soprattutto nella missione evangelizzatrice: non a caso il grande inizio dell'evangelizzazione avvenne il mattino di Pentecoste, sotto il soffio dello Spirito. Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione: è lui che spinge ad annunciare il Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza. Ma si può parimenti dire che egli è il termine dell'evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l'umanità nuova a cui l'evangelizzazione deve mirare, con quella unità nella varierà che l'evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana» (Paolo VI, EN 75). Quando si va a Messa, direi che si deve percepire tutto questo. Purtroppo non è così, noi abbiamo ridotto la Messa (la nostra gente, forse anche noi preti, io vescovo) a un fast-food, un picnic, un mcdonal, un "mordi e fuggi", capite? E io litigo, litigo... Una volta c'era il motto: "Meno Messe, più Messa!". Va' a dirlo a preti, Va' a dirlo alla gente! Un prete dice tre, quattro Messe, non ce la fa più... Leggevo sul giornale che un prete è stato fermato dalla polizia stradale, perché era un po' ubriaco ed egli si giustificò dicendo che aveva celebrato quattro Messe... Poverino forse aveva bevuto un po' di più, perché era stanco! Dobbiamo insegnare alla gente. Noi preti, soprattutto, abbiamo paura di farci dei nemici... Non è vero che la gente non capisce. Siamo più noi preti che non capiamo: celebrare una Messa di meno, non succede niente.

GIOVANNI PAOLO II, Lettera a tutti i vescovi della Chiesa sul mistero e il culto della SS. Eucaristia: Dominicae Cenae, 24 febbraio 1980, 4. 40 CEI, Eucaristia, comunione e comunità, Roma, 22 maggio 1983, 103.

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35 La gente è più entusiasta quando vede molte persone in chiesa, partecipa meglio. Invece celebriamo la Messa per poche persone, diciamo la Messa "per famiglia", in casa! A questo proposito porto un'esperienza mia. Non riguarda l'Eucaristia in maniera specifica, ma anche questo potrebbe aiutarci a capire. Mi toccava impartire il sacramento della Cresima in tutti i paesini: 10 persone, 3 persone; io andavo da una parte e c'erano 7 persone; il vicario, in contemporanea, celebrava in un'altra e trovava 2 persone! «Ma è possibile?», mi chiedevo. «Ma sì, mi rispondevano, perché così si rispetta l'identità della comunità del luogo». «Ma siamo nel Duemila e passa - replicavo - e ancora parliamo di questo?!». Ho così cominciato a raggruppare le persone; soprattutto attorno alla città, per esempio, ci sono 5/6 parrocchie con circa 50 persone. Prima spiego il rapporto fra la diocesi e la parrocchia, fra il vescovo e il parroco, fra l'ambone e il leggio; dico che la sedia dove sta il vescovo è la cattedra, per far vedere che tutto converge attorno a lui. Non è successo niente, adesso è normale. Se si tornasse al vecchio sistema, frantumeremmo ancora di più. I ragazzi, che durante la settimana vanno insieme a scuola, e poi, quando vanno a Messa (se vanno!) alla domenica si dividono! Ecco allora visto così il sacramento della Cresima: la Persona di Cristo Risorto, che è presente nella Celebrazione e quindi anche nell'Adorazione. È importante tener presente che non bisogna mai separare l'Adorazione dalla Santa Messa: mai, mai, mai! È come un digerire tutte le ricchezze contenute nella Celebrazione eucaristica. Altrimenti diventa veramente un "mordi e fuggi". Si guarda l'orologio con impazienza, dicendo: «Ancora non è finita: 40 minuti, 45 minuti, ma com'è: non è finita!». È chiaro che bisogna equilibrare la celebrazione con l'omelia. Qualche volta l'omelia è lunga cinque volte più della liturgia eucaristica...! Celebrazione ed Adorazione Eucaristica: un rapporto inscindibile Bisogna dunque rapportare sempre l'Adorazione alla Celebrazione. Io ho fatto un errore un anno, durante il Giovedì Santo. Dopo la Santa Messa crismale ho permesso che continuassero con l'Adorazione. Avevano insistito. Con una certa paura, mi dicevo: «Se una volta dico di no, chissà poi cosa succede!». In seguito hanno capito la particolarità della circostanza: la chiesa cattedrale, la gente numerosa, tutti i preti... Tuttavia, in seguito, la notte del Sabato Santo, al termine della Veglia Pasquale, abbiamo fatto una processione con tutta la gente che aveva partecipato alla Messa. Un lungo corteo con il Santissimo, seguito dagli adoratori e adoratrici, attraversava la città dalla cattedrale fino alla chiesa dell'Adorazione (saranno 500 metri) e lì si ripose l'Eucaristia, per poter così prolungare per tutta la notte la preghiera personale silenziosa. All'uscita del corteo, ho invitato il sacrestano (che è mezzo sordo!) a suonare le campane a distesa: era mezza notte e mezzo! Vedete, quindi, come già questa esperienza chiarisce molto il significato del rapporto fra Celebrazione e Adorazione. Molto significativa è pure l'esperienza vissuta dai Vescovi riuniti a Roma per il Sinodo sull'Eucaristia, come il papa stesso, Benedetto XVI, ci racconta nella Sacramentum caritatis: «Uno dei momenti più intensi del Sinodo è stato quando ci siamo recati nella Basilica di San Pietro, insieme a tanti fedeli per l'Adorazione eucaristica. Con tale gesto di preghiera, l'Assemblea dei Vescovi ha inteso richiamare l'attenzione, non solo con le parole, sull'importanza della relazione intrinseca tra celebrazione eucaristica e adorazione. In questo significativo aspetto della fede della Chiesa si trova uno degli elementi decisivi del cammino ecclesiale, compiuto dopo il rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II. Mentre la riforma muoveva i primi passi, a volte l'intrinseco rapporto tra la santa Messa e l'adorazione del SS.mo Sacramento non fu abbastanza percepito. Un'obiezione allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal rilievo secondo cui il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato.

36 In realtà, alla luce dell'esperienza della Chiesa, tale contrapposizione si rivelava priva di ogni fondamento. Già Agostino aveva detto: Nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit; peccemus non adorando. Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; peccheremmo se non la adorassimo. Nell'Eucaristia, infatti, il Figlio di Dio ci viene incontro e desidera unirsi a noi; l'Adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in sé stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa. Ricevere l'Eucaristia significa porsi in atteggiamento di adorazione verso Colui che riceviamo. Proprio così e soltanto così diventiamo una cosa sola con Lui e pregustiamo in anticipo, in qualche modo, la bellezza della liturgia celeste». Infine conclude: «L'atto di adorazione al di fuori della santa Messa prolunga ed intensifica quanto s'è fatto nella Celebrazione liturgica stessa. Infatti, soltanto nell'adorazione può maturare un'accoglienza profonda e vera. E proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura poi anche la missione sociale, che nell'Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri» (Sacramentum caritatis, 66-67). La più bella esperienza pastorale della diocesi Rimanendo sempre in questo contesto, adesso vorrei dire qualcosa sull'Adorazione Perpetua. Certamente dobbiamo ancora camminare molto, però i laici, almeno per la mia esperienza, hanno accettato e continuano ancora e poi adesso vanno anche i preti. Urbino è una città particolare, una volta era Stato pontificio e quindi un po' anticlericale. Tuttavia ancora mi commuovo nel vedere gli studenti che vanno a pregare, in silenzio. Non si fa adorazione comunitaria; qualche volta si può fare ed è anche bello, però c'è sempre una persona che sta lì presente; poi ci sono quelli che vanno e che vengono, oltre a quelli che si sono segnati. Abbiamo due registri: in uno firmano quelli che si sono già impegnati e nell'altro quelli che entrano liberamente e scrivono le loro preghiere. Guardate, adesso io voglio pubblicarle: sono sette volumi grossi così! Io non credevo, qualcuno sì chiede delle grazie, ma per lo più si ringrazia... Voi direte che sono del Rinnovamento nello Spirito, che spesso ringraziano, invece no! Ce n'è uno, non so chi e non lo voglio sapere, che fa una sola preghiera: «Signore, fa' che mamma e papà si rimettano insieme!». Il ringraziamento è la sostanza dell'Adorazione. Adorazione e Contemplazione sono due sentimenti diversi. La Contemplazione è non parlare, ammirare, mentre l'Adorazione è più un inchinarsi davanti al Santissimo. Guardate, io sono felice di aver fatto questa proposta. Abbiamo fatto tante cose per il Congresso Eucaristico, ma la gente mi dice: «Eccellenza, la cosa più bella realizzata in Urbino è stata l'Adorazione Perpetua». In verità, abbiamo fatto cose grosse in una cittadina così piccola come la nostra. Per più di due anni abbiamo svolto le Settimane Eucaristiche nelle parrocchie, abbiamo riportato in città delle statue che erano finite non so dove, ma questa è stata la cosa più bella!.. Per quanto riguarda questa sensibilità eucaristica, voglio farvi osservare un'altra realtà. Noi abbiamo tanti libri nelle nostre chiese, che non sappiamo leggere: sono i quadri! Per il Congresso Eucaristico abbiamo stampato un libro intitolato: Iconografia eucaristica. Esso contiene tutte le opere d'arte, che riguardano l'Eucaristia e che sono in loco. Potete farlo anche voi nelle vostre parrocchie; non è necessario che siano opere di artisti famosi, ma semplicemente raccolgano le bellezze artistiche del luogo. Un altro testo stampato è quello che riguarda tutte le principali opere d'arte della regione delle Marche. Fin da quando insegnavo, progettavo di presentare il tema eucaristico in tutte le regioni italiane e quindi ho cominciato con questa regione. Nel 1950, mi pare, per il Congresso Eucaristico internazionale, ho fatto pubblicare questo libro (che era già stato stampato in bianco e nero) sulla Madonna e l'Eucaristia con il seguente schema: quadri con

37 la Madonna che ha il vestito di spighe, oppure Gesù Bambino che porta il grappolo d'uva o il grano, la Madonna-calice, la Madonna-tabernacolo e l'autore, per tutte le opere ha diviso il tutto.... Desidero ancora sottolineare che la spesa più grossa che io faccio a livello liturgico è quella che riguarda l'Adorazione. Avrò speso 250/300 mila euro per i libri che porto e che riguardano l'Adorazione. Due o tre volte faccio piazza pulita dei santini e santoni, e lascio soltanto quelli che riguardano l'Eucaristia. La gente ormai ha capito. All'inizio vi dicevo che ho fatto stampare 30 mila copie della Lettera di Giovanni Paolo II per il nostro Congresso Eucaristico. Per esempio metto i vangeli, le preghiere, i messalini... Va via tutto! Riempio i banchi in fondo, i libri sono messi per bene. Non trovo nemmeno un euro, ma non mi interessa, perché penso che, portandoli a casa, prima o poi li leggano! Non ho visto buttare nulla. Li espongo pure, per esempio, dai giornalai o all'ospedale: va via tutto! «Ma, Eccellenza, come dobbiamo fare, le paghiamo qualcosa?», mi dicono i giornalai. «Niente, rispondo, voi metteteli!». Non c'è cerimonia o celebrazione nelle quali io non parli dell'Adorazione. Sempre! L'ultima volta, che ho trattato dell'Adorazione, è stato durante il funerale di domenica pomeriggio. Era un cavaliere del Santo Sepolcro, che ogni tanto andava a fare l'adorazione, e quindi anche qui sono rientrato nell'argomento: Gerusalemme, Cenacolo... Sempre dunque ricordo l'Adorazione: per la Pentecoste, quando faccio le Cresime..., sempre! Ho sperimentato anche un' altra cosa. Dopo 25 anni ho riaperto il seminario. L'ultimo rettore mi disse: «Lei è matto, non capisce: è stato a Roma!». «Sì, sono stato a Roma - gli replicai - e ho le idee più larghe!». Ho pure avuto altre difficoltà con le suore, che erano andate via, e si diceva che era per colpa mia, ma non era vero... Abbiamo così ripreso il posto dove c'era la prima sede della diocesi: la chiesa di san Sergio. Quest'anno ho ordinato già tre preti e due ne ordinerò a settembre. Ne sono pure morti 35, ma sono qui già da nove anni. L'età media, quando sono arrivato, era 72 anni e mezzo; adesso è calata un po', perché i più anziani sono morti, però quei sacerdoti erano dei "colossi!". Non ci lamentiamo! Pongo inoltre molta attenzione nel fare sempre il rapporto tra vocazioni, missionari ed Eucaristia. Durante la celebrazione delle Cresime, a tutti, alle ragazze e ai ragazzi, chiedo: «Hai risposto: Eccomi!, che significa?». «Voglio ricevere la Cresima», mi rispondono. «Bene, stai qui, ti vedo! Allora, se lo Spirito Santo ti dice che di te vorrebbe fare un missionario?». «No, no!» esclamano. «Allora - osservo - non ti posso cresimare, perché hai risposto: Eccomi!, ma hai detto una bugia!» e tutte le volte ripeto sempre le stesse cose... a tutti i gruppi che vengono. Qualcuno risponde: «Ci penso un po'... Boh!». «Allora sei una pasta frolla... Non sei deciso!». Vocazioni ed Eucaristia, ricordatevelo! Anche perché teologicamente i due sono in rapporto: non ci sarebbe l'Eucaristia se non ci fosse il sacerdozio e il sacerdozio è ordinato all'Eucaristia.

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2. CONCLUSIONE: "O ECCELLENTISSIMO SACRAMENTO"

Vorrei concludere proponendovi alcuni passi della Bolla Transiturus con la quale Urbano IV l'11 agosto del 1264, indisse solennemente la festa del Corpus Domini. Sono stupendi, sono un autentico inno di lode all'eccellentissimo Sacramento! «Sul punto di passare da questo mondo al Padre, il Salvatore nostro, Gesù Cristo Signore, essendo imminente il tempo della Sua passione, consumata la cena, in memoria della Sua Morte, istituì l'eccelso e meraviglioso Sacramento del Suo Corpo e del Suo Sangue, lasciandoci in cibo il Corpo e in bevanda il Sangue. Infatti ogniqualvolta mangiamo questo pane e beviamo il calice annunziamo la morte del Signore (1Cor 11,26). Nell'istituire, poi, questo sacramento di salvezza Egli disse agli Apostoli: Fate questo in memoria di me (1Cor 11,24). Affinché questo altissimo e venerabile sacramento fosse per noi massimo e mirabile memoriale del grande amore con cui Egli ci amò. Memoriale, dico, meraviglioso e stupendo, dilettevole e soave, carissimo e più di ogni altro prezioso, nel quale si rinnovano i prodigi e sono immutate le meraviglie (Sir 36,6), nel quale è riposta ogni delizia e ogni soavità (Sap 16,20) e la stessa dolcezza di Dio viene gustata, nel quale, infine, otteniamo aiuto di vita e di salvezza. È questo il memoriale dolcissimo, il memoriale santissimo, il memoriale salvifico, nel quale richiamiamo la grata memoria della nostra redenzione; nel quale siamo distolti dal male, confortati nel bene, avviati ad aumento di virtù e di grazie; nel quale, inoltre, siamo ristorati dalla presenza corporale dello stesso Salvatore. Altre cose infatti, di cui facciamo memoria, noi abbracciamo con l'animo e con la mente, ma non per questo ne otteniamo la presenza reale: invece in questa sacramentale commemorazione di Cristo lo stesso Cristo è con noi, presente sotto altra forma, ma nella propria sostanza, veracemente. Infatti, mentre stava per salire al Cielo disse agli Apostoli e ai loro seguaci: Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione del mondo (Mt 28,20), con benevola promessa confortandoli che rimarrebbe e sarebbe con loro anche con presenza corporale. O memoria preziosa e degna di non essere dimenticata mai, con cui ricordiamo che la nostra morte fu uccisa, che la nostra perdizione fu distrutta dalla morte della Vita, e che l'albero della vita confitto sull'albero di morte produsse per noi frutto di salvezza! O commemorazione gloriosa, che riempie di gioia salutare gli animi dei fedeli e colmandoli di letizia dà loro lacrime di devozione! (...). O eccellentissimo Sacramento, da commemorare, da adorare, venerare, onorare, glorificare, amare, meditare, innalzare con le maggiori lodi, esaltare con le preghiere più alte, onorare con ogni zelo, perseguire con ogni ossequio di devozione, ritenere con animo puro! O memoriale nobilissimo, da commemorare nell'intimità del cuore, da radicare fermamente nell'animo, da custodire diligentemente nelle viscere del cuore, da richiamare in meditazione e celebrazione frequente!»41.

Bolla Transiturus di Urbano IV. Cf. AA. VV., Studi eucaristici. VII centenario della bolla Transiturus (1264-1964), Orvieto 1966. Per il testo completo, vedi: F. MARINELLI, L'Eucaristia presenza del Risorto..., op. cit., 19-23.

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39 Infine, mi è cosa gradita ripetere con voi la Preghiera che ha accompagnato il Congresso Eucaristico Diocesano del 2005, l'anno d'inizio dell'Adorazione Eucaristica Perpetua: Padre di ogni bontà, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola e Pane di vita eterna, donaci di ascoltare con fede la sua Parola e di partecipare con frutto all'Eucaristia. Il tuo Santo Spirito ci aiuti ad assomigliare a Cristo, perché fedeli alla vocazione ricevuta diventiamo noi pure pane spezzato per i fratelli. Guarda quanto è grande la tua messe e manda i tuoi operai perché sia annunziato il Vangelo ad ogni creatura. Fa' che portando all'altare la gioia e la fatica di ogni giorno, impariamo il segreto della comunione e lo slancio della missione, perché la nostra comunità diocesana, parrocchiale, familiare, diventi lievito di fraternità e di pace. Amen.

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iIi. "la chiesa Vive Dell'eucaristia"

di Mons. Giovanni d'ercole

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III. "LA CHIESA VIVE DELL'EUCARISTIA" 42

Mons. Giovanni D'Ercole43

SOMMARIO

1. IL PIÙ CHIESA GRANDE CONTRIBUTO AL RINNOVAMENTO DELLA

L'Eucaristia al centro della parrocchia L'Adorazione Perpetua in Corea e la testimonianza di un vescovo

2. LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE PARTE DALL'EUCARISTIA Il vero adoratore vive in sé la sofferenza del mondo Vivere dell'Eucaristia è rinascere continuamente Missionario in Costa d'Avorio: "L'Adorazione e il Rosario" fanno rifiorire una parrocchia deserta Un martire dell'Eucaristia: il cardinal Van Thuan Il cuore del sacerdote immedesimato col Cuore di Cristo "L'Eucaristia non ci ha mai tolto la gioia"

CONCLUSIONE:

LA MISSIONE DI PORTARE GESÙ "Presente e Passato": Preghiera a Gesù Eucaristia del cardinal F. X. Van Thuan

Questa Relazione è stata presentata da Mons. Giovanni D'Ercole durante il Primo Convegno Nazionale Adoratori, che aveva per tema: "La Chiesa vive dell'Eucaristia. Adorazione Eucaristica Perpetua: un progetto per rinnovare il mondo". Esso si è svolto a Sassone di Ciampino (Roma), presso l'Istituto Madonna del Carmine, l'1-2 luglio 2009. Tale Relazione è stata trascritta, con l'integrazione di alcune note, dalla dott.ssa Federica Rosy Romersa e non è stata rivista dall'Autore. 43 Attualmente (2010) mons. Giovanni D'Ercole è vescovo ausiliare dell'arcidiocesi de L'Aquila.

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1. IL PIÙ GRANDE CONTRIBUTO AL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

Più che una lezione, la mia vuole essere una testimonianza, che si apre innanzitutto con un ringraziamento, perché io sono convinto dell'importanza dell'opera che voi state svolgendo. Conoscendo Benedetto XVI (perché ho la fortuna di lavorare con lui, come ho lavorato a lungo con Giovanni Paolo II), credo che quello che voi fate sia il contributo più grande che si possa dare al rinnovamento della Chiesa e, nel contesto dell'Anno Sacerdotale, al rinnovamento della vita del sacerdote. Il Sacerdozio, infatti, non esiste se non per l'Eucaristia e l'Eucaristia non esiste senza il Sacerdozio. Pertanto la Chiesa, l'Eucaristia e il Sacerdozio sono tre doni strettamente legati tra di loro. L'Amore di Dio, riversato nei nostri cuori (cf. Rm 5,5), si traduce in Comunione quindi Ecclesia (Chiesa, assemblea), che evidentemente non nasce dal basso, ma è convocata dall'alto, dalla potenza dello Spirito Santo. L'Eucaristia è la Presenza viva e vivificante: una Chiesa senza Eucaristia è una Chiesa destinata a morire, perché fa leva soltanto sulle risorse dell'uomo, che per loro natura sono limitate e vorrei anche dire limitanti. Il Sacerdozio è veramente la partecipazione dell'unico Sacerdozio di Cristo, a cui ha fatto cenno Benedetto XVI nella sua seconda catechesi dell'Anno Sacerdotale44, guardando all'esempio luminoso di san Giovanni Maria Vianney. L'Eucaristia al centro della parrocchia Il santo curato d'Ars era un umile prete, che è rimasto contadino fino alla morte. Per la sua semplicità e, vorrei dire, per la sua essenzialità (come sono abituati i contadini e i montanari, tutti coloro cioè che sono a contatto con la natura), ha avuto la grandissima intuizione interiore, frutto dello Spirito Santo, di capire che l'Eucaristia, posta al centro della sua parrocchia, sarebbe stata la luce, che avrebbe illuminato e rinnovato completamente tutta la parrocchia e non solo quella. Ciò è quanto ha rilevato Benedetto XVI nella prima catechesi dell'Anno Sacerdotale45. Egli ha accostato innanzitutto le due figure di san Paolo e di san Giovanni Maria Vianney come due forme importanti di azione evangelizzatrice, missionaria: san Paolo percorre chilometri e chilometri per portare la Parola di Dio; san Giovanni Maria Vianney invece resta praticamente fermo nella sua parrocchia. Qui trascorreva più di sedici ore al giorno, soprattutto nel confessionale. Rimane fermo nella sua chiesa, accogliendo migliaia e migliaia di pellegrini, che venivano da tutte le parti46.

BENEDETTO XVI, Udienza Generale, Anno Sacerdotale (II°), Piazza San Pietro, Mercoledì, 1° luglio 2009. ID., Udienza Generale, Anno Sacerdotale (I°), Piazza San Pietro, Mercoledì, 24 giugno 2009. 46 Cf. A. MONNIN, Il Curato d'Ars. Vita di Gian-Battista-Maria Vianney, vol. I, Editrice. Marietti, Torino 1870, 122. Così commenta Benedetto XVI: «Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all'ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata "il grande ospedale delle anime"» (BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale in occasione del 150° anniversario del Dies Natalis del Santo Curato d'Ars, Dal Vaticano, 16 giugno 2009, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, 12).

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43 Il segreto di entrambi, non sconosciuto a tutti noi, è la Persona di Cristo, è Gesù Cristo incontrato nella propria vita e abbracciato, lasciandosi cioè trasformare da Lui. Partirei proprio da qui: "La Chiesa vive dell'Eucaristia"47. È il tema del vostro Convegno, che è il primo, ma io già vedo il secondo, il terzo, il quarto e il quinto; quando non basteranno sale come questa per accoglierlo e lo dico sulla base di una piccola esperienza personale. L'Adorazione Perpetua in Corea e la testimonianza di un vescovo Diversi anni fa, nel 1996, proprio di questi tempi, nel mese di luglio, fui chiamato a tenere un incontro analogo a questo in Corea, dove l'Adorazione Perpetua esisteva praticamente in tantissime diocesi. Si era organizzato l'incontro dei responsabili delle varie, chiamiamole così, stazioni dell'Adorazione Perpetua di tutto il paese e a me affidarono il compito di sottolineare soprattutto, dal punto di vista teologico, il rapporto che c'era tra la chiesa locale e il papa, visto che venivo da Roma. Man mano, infatti, che ci allontaniamo da Roma è importante sempre più sottolineare questa verità e sentivano veramente quanto fosse importante la funzione del papa, come fulcro di unità e di comunione di tutti i cattolici. Ebbene quella fu per me una grandissima esperienza personale, perché più che i dibattiti, gli incontri, le conferenze (come si è soliti fare nei Convegni), era soprattutto tempo di preghiera. Notavo anche come gli interventi avvenivano in un grande contesto di preghiera. La sera di quel giorno da Seul mi spostai per vedere come era l'Adorazione Perpetua nelle varie diocesi. Mi recai in una diocesi del sud, quella di Pusan, e là mi sono fermato due giorni con la responsabile di tutta la Corea, per visitarla e per rendermi conto della ricchezza spirituale. Cominciai a fare un giro dappertutto, andando praticamente di chiesa in chiesa, vedendo come fino a notte inoltrata (le tre, le quattro) cosa accadeva. Con grande stupore mi resi conto che, mentre la notte addormentava la gente, c'era un popolo che vegliava!

È un'affermazione di Giovanni Paolo II e la troviamo sia nella sua prima Lettera enciclica Redemptor hominis, sia nella sua ultima Ecclesia De Eucharistia. Nella Redemptor hominis papa Wojtyla scrive: «La Chiesa vive dell'Eucaristia, vive della pienezza di questo Sacramento, il cui stupendo contenuto e significato han trovato spesso la loro espressione nel Magistero della Chiesa, dai tempi più remoti fino ai nostri giorni. Tuttavia, possiamo dire con certezza che questo insegnamento ­ sorretto dalla acutezza dei teologi, dagli uomini di profonda fede e di preghiera, dagli asceti e mistici in tutta la loro fedeltà al mistero eucaristico ­ rimane quasi sulla soglia, essendo incapace di afferrare e di tradurre in parole ciò che è l'Eucaristia in tutta la sua pienezza, ciò che essa esprime e ciò che essa attua. Infatti, essa è il Sacramento ineffabile! L'impegno essenziale e, soprattutto la visibile grazia e sorgente della forza soprannaturale della Chiesa come Popolo di Dio, è il perseverare e progredire costantemente nella vita eucaristica, nella pietà eucaristica, è lo sviluppo spirituale nel clima dell'Eucaristia. (...) Esso è nello stesso tempo SacramentoSacrificio, Sacramento-Comunione e Sacramento-Presenza» (GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica all'inizio del ministero pontificale Redemptor hominis, 4 marzo 1979, 20). Nell'ultima Lettera enciclica leggiamo: «La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un'intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza. Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il Sacrificio eucaristico è "fonte e apice di tutta la vita cristiana" (LG 11). "Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini" (PO 5). Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell'Altare, nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore» (ID., Lettera enciclica sull'Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003, 1).

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44 Il giorno dopo incontrai il vescovo, il quale mi confidò: «Guardi, io le debbo dare una grande testimonianza. Quando sono arrivato in questa diocesi, avevo un clero sfasciato, avevo un seminario praticamente deserto e avevo delle comunità totalmente divise tra di loro. Da quando è in vigore l'Adorazione Perpetua, da quando sta crescendo e di parrocchia in parrocchia aumenta il numero delle comunità che si fanno carico dell'Adorazione Perpetua, io ho visto la mia diocesi trasformarsi: il mio seminario si è riempito e i miei sacerdoti stanno cambiando, sono cambiati». Ho visto veramente una "Chiesa che vive dell'Eucaristia"!

2. LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE PARTE DALL'EUCARISTIA

Più che una trattazione di tipo teologico, che pure avrete avuto modo di sentire tante volte, io vorrei offrire proprio la testimonianza di quanto sia vero che i cristiani (che sono la Chiesa) vivono dell'Eucaristia, vivono per l'Eucaristia: senza l'Eucaristia non si può stare ("Sine Dominico non possumus")!48. Ora, facendo un'analisi della situazione delle nostre società occidentali soprattutto, ma non solo occidentali, dove abbiamo dei parametri di valutazione abbastanza immediati, cosa osserviamo? Vediamo delle comunità che si vanno assottigliando. Come ha detto Benedetto XVI nell'omelia della solennità del Corpus Domini49, noi notiamo delle comunità all'interno delle quali la fede sta diventando sempre di più una formalità, si è spenta nella sua vivacità. È una fede morta, che continua a reggersi apparentemente in strutture, incontri, manifestazioni, iniziative, piani pastorali e tutto quello che voi volete. Ecco, basta vedere come sono celebrate alcune liturgie, basta rendersi conto di come la partecipazione all'Eucaristia diventi un peso e non un bisogno del cuore, per rendersi conto quale rischio grandioso stia attraversando l'Occidente. Grazie all'aggiornamento della Chiesa in dialogo con il mondo, promosso dal Concilio Vaticano II, e all'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI, nel 1979 e poi ancora nel 1981, Giovanni Paolo II lanciò l'appello per una Nuova Evangelizzazione.

Nella Lettera apostolica Dies Domini Giovanni Paolo II ci ricorda la forte testimonianza dei 49 martiri di Abitène con a capo il prete Saturnino, vissuti nel quarto secolo: «Quando, durante la persecuzione di Diocleziano, le assemblee dei cristiani furono interdette con la più grande severità, furono molti i coraggiosi che sfidarono l'editto imperiale e accettarono la morte pur di non mancare alla Eucaristia domenicale. È il caso di quei martiri di Abitène, in Africa proconsolare, che risposero ai loro accusatori: "È senza alcun timore che abbiamo celebrato la cena del Signore, perché non la si può tralasciare; è la nostra legge. Noi non possiamo stare senza la cena del Signore"» (cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica sulla santificazione della domenica Dies Domini (31 maggio 1998), 46. Vedi anche: Acta S. Saturnini, Dativi et aliorum plurimorum martyrum in Africa, 7,9,10; PL 8,707.709-710; cf. CEI, Nota pastorale Il Giorno del Signore, 7). 49 BENEDETTO XVI, Omelia "Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue", Santa Messa e Processione Eucaristica alla Basilica di Santa Maria Maggiore nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, Sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, Giovedì, 11 giugno 2009.

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45 Nel 1983 ne indicò le modalità di attuazione: un'Evangelizzazione nuova nell'ardore, nei metodi e nell'espressione50. In seguito nei vari Sinodi, durante e dopo il Giubileo del 2000, se ne è trattato sempre più approfonditamente. Tuttavia io credo che la vera Nuova Evangelizzazione sia questa, o per lo meno parta da qui. Parta cioè dalla riscoperta della centralità vera di Cristo nell'Eucaristia. È un punto che non bisogna dare per scontato nella nostra vita personale e parlo per noi sacerdoti, ma anche per voi, per ciascuno di voi, che magari siete dedicati con grande passione alla diffusione dell'Adorazione Perpetua. Non bisogna mai dare per scontato che nella nostra vita al primo posto ci sia l'Eucaristia. È talmente sottile la tentazione del "farci l'abitudine", che si può rischiare di cadere. È la tentazione più sottile di Satana: si può rischiare di credere di "essere" ciò che alla fine "non si è più". Il vero adoratore vive in sé la sofferenza del mondo L'esperienza del santo curato d'Ars (lo cito perché siamo nell'Anno Sacerdotale e, come desidera il papa, faremo speciale riferimento a lui, come durante l'Anno Paolino abbiamo guardato a san Paolo) è l'esperienza che ritroviamo in san padre Pio, nelle anime mistiche, nei veri credenti. È l'esperienza di una lotta interiore. In pratica colui che è vero adoratore dell'Eucaristia, non può non vivere in se stesso il dramma del mondo, che è il dramma di Cristo: il dramma, cioè, della solitudine e dell'abbandono.

L'appello per una Nuova Evangelizzazione fu lanciato da Giovanni Paolo II nel 1979, durante il suo primo viaggio in Polonia, precisamente a Nova Huta, che è un quartiere di Cracovia. Per meglio comprendere le parole di papa Wojtyla, bisogna conoscere che cosa Nova Huta rappresentava. La Polonia in quell'epoca era ancora sotto il dominio comunista. Le autorità politiche avevano deciso di costruire, in un quartiere industriale e periferico di Cracovia, una specie di cattedrale dell'ateismo, ossia un complesso di fabbriche ove non vi fosse alcuna possibilità di segni religiosi. Ma il potere comunista non aveva fatto i conti con la profonda convinzione religiosa del popolo polacco. Nottetempo, infatti, gli operai cattolici che lavoravano in quella fabbrica costruirono una grande croce: era una dichiarata sfida all'ideologia, che nemmeno il potere politico ha potuto minacciare o impedire. Più tardi, infatti, è stata costruita una grande chiesa. Ciò rappresentava un contraltare, esattamente l'opposto di ciò che volevano le autorità marxiste. In questo contesto di lotta tra l'imposizione comunista e l'istanza cercata con rischio e con insistenza da parte degli operai, che volevano la presenza di Cristo Salvatore nella stessa fabbrica, si colloca la visita di Giovanni Paolo II. Quando in quella circostanza ha usato il termine Nuova Evangelizzazione, la risonanza non è stata di carattere mondiale. Si riteneva che questa dizione fosse riferibile solo alla situazione creatasi sotto la croce di Nova Huta, come anticipazione dell'esigenza di Evangelizzazione in vista del Terzo millennio. Non si pensava a una risonanza che potesse sconvolgere il mondo intero. Invece, da quel momento ogni suo insegnamento, ogni suo documento, ogni suo viaggio sono da intendersi come proposta di questa Nuova Evangelizzazione (cf. P. PERINI, Il Grande Sconosciuto. Lo Spirito Santo anima le cellule di evangelizzazione, Ed. Mondadori, Milano 1998, 55-56). Subito dopo il primo appello del 1979, il termine Nuova Evangelizzazione fu ribadito da papa Wojtyla nel 1981 e il 9 marzo 1983 ne spiegò il significato. Giovanni Paolo II, rispondendo ad un vero impulso del cuore, aveva intrapreso un viaggio apostolico nell'America Centrale (Costa Rica, Nicaragua, Panama, El Salvador, Guatemala, Honduras, Belize, Haiti), che culminò a Port-au-Prince (Haiti) nell'incontro con i Vescovi dell'America Latina (CELAM), riuniti per la loro XIX Assemblea Generale. Nella parte orientale di quest'isola giunse Cristoforo Colombo nel 1492, quando scoprì il Nuovo Mondo, al quale arrivò contemporaneamente la luce del Vangelo. Durante il suo Discorso, papa Wojtyla disse: «La commemoracion del medio milenio de evangelizacion tenderà su significacion plena si es un compromiso vuestro como obispos, junto con vuestro presbiterio y fideles; compromiso no de re-evangelizacion, però sì de una evangelizacion nueva. Nueva en su ardor, en sus mètodos, en su expresion» Traduzione italiana: "La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione avrà il suo pieno significato se sarà un impegno vostro come Vescovi, assieme al vostro Presbiterio e ai vostri fedeli; impegno non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nella sua espressione (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VI, 1/1983, 698).

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46 È il dramma, che Gesù ha vissuto nell'orto del Getzemani, quando si è sentito abbandonato da Dio e ha avuto la sensazione di essere staccato da Lui (cf. Mt 27,46)51. Ora le anime predilette da Dio vivono nel loro interno questo dramma, vivono questa passione, che è non un fatto sentimentale, ma vorrei dire quasi un fatto sostanziale, di unione profonda con Cristo. Se è vero (come diceva Blaise Pascal) che Cristo continua la sua Passione nei secoli, sino alla fine del mondo, adorare non significa sentire il piacere di stare davanti all'Eucaristia, recitando delle preghiere, ma è condividere questa "sofferenza del mondo", come la chiamava Von Balthasar. È la sofferenza, che richiama l'espressione di Paolo, quando descrive questa natura che geme (cf. Rm 8,22) ed è praticamente la condivisione di questa lotta escatologica, di questa lotta che si sta consumando nel mondo. Nell'Adorazione noi siamo come le braccia alzate di Mosè, come la preghiera attorno alle mura di Gerico, che favorisce la caduta del Maligno e la sua sconfitta. È in questa ottica che, secondo me, va vista l'Adorazione. Non bisogna mai staccarla da quella lotta profonda, che il mondo sta vivendo oggi e che è stata la lotta di Cristo, la sua immensa sofferenza. A questo punto voi potete domandarmi: «Che cosa significa in concreto?» e lo spiego subito. Adorare non significa staccarsi dalla realtà. Non vuol dire estraniarsi dal mondo per immergersi nel proprio io (come avviene nella meditazione trascendentale o nei riti orientali); non è una ricerca dell'armonia all'interno di se stessi, perché in questo caso sarebbe, permettete che lo dica in termini semplici, inutile a voi e inutile agli altri. Adorare significa, piuttosto, farsi carico di tutta la sofferenza del mondo52. Quando tu ti metti in ginocchio davanti al Signore, porti con te le contraddizioni di Obama e di tutti i politici della terra, porti con te i peccati dei preti e le infedeltà delle anime consacrate. Quando tu adori, condividi con Cristo la sua Passione, perché l'Eucaristia, come voi mi insegnate, come stupendamente traspare nell'esperienza di san padre Pio, è veramente vivere la Passione. Io rimango meravigliato ancora adesso, quando leggo e spesso rileggo: "La Messa di padre Pio"53. È un libricino, che voi avete sicuramente letto tante volte e, se non l'avete letto, vi consiglio di farlo. In esso si riprendono i vari momenti della Messa e si vede come egli già dalla notte, dalle tre e dalle quattro del mattino, si preparava. Come è bello considerare sempre l'Adorazione come prolungamento e preparazione alla celebrazione della Messa. Non ha senso staccarle. L'Adorazione è veramente come il prolungamento del Mistero, che si celebra, ed è la preparazione al Dono, che si riceve. "Dono e Mistero" è l'Eucaristia. Come "Dono e Mistero" è il sacerdozio intimamente connesso con l'Eucaristia54. Dunque citavo san padre Pio. Quando celebra la sua Messa rivive la Passione di Cristo, addirittura nei vari momenti e soffre enormemente. Mi sono sempre chiesto: «Perché i santi, quando celebrano la Messa, rivivono tutta questa sofferenza? Io, invece, quando celebro la Messa, non sento niente?». Mi sono posto spesso questa domanda e una prima risposta è che ovviamente i carismi sono carismi. Il Signore si comporta e agisce in modo diverso con ciascuno. Tuttavia c'è anche un'altra risposta, nella quale viene coinvolta la mia responsabilità e la responsabilità di tutti noi sacerdoti. In che misura io dico "sì" alla Passione di Cristo, in modo tale che Lui la possa condividere con me?

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Cf. C. LUBICH, Il grido. Gesù crocifisso e abbandonato nella storia e nella vita del Movimento dei Focolari dalla sua nascita, nel 1943, all'alba del terzo millennio, Città Nuova Editrice, Roma 2000. 52 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica sul senso cristiano della sofferenza umana Salvifici doloris (11 Febbraio 1984), 19-24. 53 G. PACIFICO, La Messa di padre Pio, Libreria Padre Pio-Leone Ed, San Giovanni Rotondo (Foggia) 1999. 54 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Dono e mistero. Nel 50° del mio sacerdozio, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1996, 83-90.

47 C'è, infatti, una sottile tentazione, che io avverto nella mia vita, ma che probabilmente è presente anche nella vostra: quella cioè di pregare molto, ma di essere poco disposti a soffrire con Cristo, a condividere il suo patire, la sua Passione. È pur vero che, quando noi parliamo di Passione accentuiamo molto l'aspetto del soffrire, ma Passione significa soprattutto Amore. In Gesù ciò che primariamente appare, molto di più nella sua Crocifissione, è tutto il suo Amore. Tale grande Amore si esprime in quell'immagine stupenda del suo fianco trafitto, dopo che era già morto. È bellissima l'interpretazione, che ho letto a proposito di questo, sul perché Gesù è stato trafitto dopo la sua morte e non prima. Capisco che c'è un condannato, debbo essere sicuro che sia morto, lo trafiggo in modo che ci sia la certezza matematica. Ma nel Vangelo leggiamo: «Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,33-34). L'interpretazione che io ho letto, e la do come interpretazione, è proprio per indicare che il suo Amore va oltre il suo soffrire, che cioè, avendoci amato, amò oltre il limite e va oltre la sofferenza. L'Amore di Cristo è qualcosa che supera persino il dolore, la sofferenza. Si può soffrire per qualcuno senza amare o amando poco. Se l'Amore vince, se l'amore supera tutto, è perché anche la sofferenza è stata trasformata in Amore. Allora tornando alla risposta, che io mi sono dato, è che probabilmente anche nella nostra vita sacerdotale, dovremmo, dovrei (perché parlo per me) condividere molto di più la Passione di Gesù, proprio nei termini di trascorrere del tempo con Lui, cioè più tempo tu passi con Lui, più sei accomunato. Mi fa impressione vedere e leggere nella vita dei santi, citerò don Orione (il fondatore della mia Congregazione, che è mio padre spirituale; sono un orionino e sono fiero di avere un padre come lui!), il quale di giorno era di un'attività estrema, ma passava la notte in preghiera e tante volte l'hanno trovato addormentato sulla predella dell'altare o l'hanno visto abbracciato al tabernacolo. Io non ho mai fatto questo, non l'ho mai fatto! Similmente anche san padre Pio55, san Giovanni Maria Vianney56 vivevano così il loro rapporto con Cristo Crocifisso. Vivere dell'Eucaristia è rinascere continuamente Se celebrare l'Eucaristia diventa un fatto abitudinario, se anche adorarLa diventa una "routine", è chiaro che si spegne questa sua vivacità interiore, che è il fermento vero. Ecco allora come è importante che nella vostra, nella nostra riflessione, noi rifuggiamo da questo e preghiamo lo Spirito Santo di liberarci sempre dal rischio di diventare abitudinari, di lasciarci vincere dall'abitudine. Un santo del quinto secolo, poco conosciuto, affermava sempre che uno dei più grossi rischi del cristiano è proprio quello di abituarsi a tutto. È proprio dell'uomo adattarsi a tutto. Diceva Aristotele: «L'uomo è un animale socievole», cioè si adatta ad ogni situazione ed è la tentazione dello spirito adattarsi, abituarsi. Vivere dell'Eucaristia è, invece, rinascere continuamente.

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Cf. PADRE EUSEBIO DA CASTELPETROSO, Padre Pio: l'uomo fatto preghiera e FRATE FUOCO, Una cascata che gitta sempre sangue, in PADRE VINCENZO DA CASACALENDA, Padre Pio da Pietrelcina. Testimonianze, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, Convento S. Maria delle Grazie, S. Giovanni Rotondo (FG), Firenze 1970, 67-71; 97-101. 56 Cf. B. NODET, Le curé d'Ars. Sa pensée - Son coeur, Éd. Xavier Mappus, Foi Vivante, 1966, 112. Scrive di lui Benedetto XVI: «Non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all'espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: "Vi dirò qual è la mia ricetta: d ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto" (B. NODET, Le curé d'Ars..., op. cit., 189). Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d'Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il Sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al "caro prezzo" della redenzione» (Benedetto XVI, Lettera d'indizione di un Anno Sacerdotale, op. cit., 16).

48 Non potrò mai dimenticare la mia personale esperienza con Giovanni Paolo II. Egli passava lunghe ore, vorrei dire notti intere in Adorazione57. Aveva, per come io l'ho conosciuto (per come ho avuto anche modo di condividere con lui momenti difficili della vita della Chiesa), una capacità profetica, cioè vedere oltre il visibile, andare oltre. L'ho visto capace di percepire e ho sempre cercato di cogliere il perché. Lo dico sempre e la d come testimonianza: ho imparato a celebrare l'Eucaristia accanto a lui. È lui che mi ha insegnato a penetrare nel Mistero, a lasciare veramente che in quel momento la tua nullità, la tua povertà diventi come quel poco di farina, che è nulla rispetto le esigenze del mondo, ma nelle mani di Dio diventa il grande prodigio di una trasformazione, di una transustanziazione, cioè di un cambiamento. Secondo l'espressione di Benedetto XVI diventa come una fissione subatomica58, capace di far scoppiare la bomba atomica dell'Amore misericordioso nel mondo! Basterebbe una Messa celebrata devotamente esclamava il santo curato d'Ars - per salvare tutta l'umanità59; sembra un paradosso, ma è la verità. Ebbene, per completare il concetto che vi stavo illustrando, ho capito che il segreto di Giovanni Paolo II si chiamava proprio "preghiera". Ora: che cos'è la preghiera? Benedetto XVI, con la sua grande capacità di dire in termini semplici dei concetti straordinari, ha affermato: «La preghiera che cos'è, se non il tuo cuore che si pone a contatto con il Cuore di Dio?»60. Questo avviene nell'Eucaristia nel modo più profondo e più assoluto, unico e irripetibile, dove l'iniziativa non è nostra. La differenza tra la preghiera, per così dire pagana, e la preghiera cristiana è che nella preghiera dei pagani l'iniziativa è del soggetto: io prego; nella preghiera cristiana non sono io che prego, ma sono pregato. Come scrive Paolo nella Lettera ai Romani al capitolo 8 e in altri passi: «Dentro di me lo Spirito chiama Dio Padre» (cf. Rm 8,15). Cosa vuol dire questa espressione di san Paolo, se non che dentro di me lo Spirito "ama" il Padre; ama, perché "chiamare per nome" nella concezione ebraica significa "riconoscere, amare". Pertanto san Paolo ci fa comprendere che dentro di noi lo Spirito Santo prega, cioè ama. È l'Amore il contenuto vero, la mia vera trasformazione interiore. Ecco perché se la preghiera non cambia la vita, vuol dire che è una preghiera inutile, non è autentica. Se, al termine della preghiera, non esco con un impegno concreto, che tocchi la mia vita anche con un piccolo cambiamento, ho trascorso del tempo inutilmente, ho girato intorno a me, ho fatto un'autocontemplazione, mi sono divagato. Tutto questo perché, ritornando al tema la "Chiesa vive dell'Eucaristia", la Chiesa, tutti noi siamo continuamente rinnovati in una vita, che non va concepita come la nostra vita umana, ma come la vita di Dio. La vita divina viene definita dai teologi come una circolarità, cioè un infinito che continuamente si rinnova, a differenza della nostra vita umana paragonabile ad una retta: parte e finisce. Tuttavia, immersa in Dio, la nostra "linea retta" diventa un "circolo", dove si invecchia fisicamente, ma, come dice san Paolo, mentre diminuiscono le forze, si acquista ancor più vigore. Appare ancor più grande l'uomo nuovo, che è dentro di noi, esclama san Paolo con la sua capacità di captare le immagini tratte dalla cultura, per tradurle in forti messaggi di carattere teologico61.

GIOVANNI PAOLO II, Alzatevi, andiamo!, Libreria Editrice Vaticana (Città del Vaticano) e Mondadori, Milano 2004, 112-113. 58 Cf. BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica postsinodale sull'Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, 11. 59 Egli affermava: «Tutte le buone opera riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perchè quelle sono opera di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio» (B. NODET, Le curé d'Ars..., op. cit., 105). 60 BENEDETTO XVI, Udienza Generale, Anno Sacerdotale (II°), Piazza San Pietro, Mercoledì, 1° luglio 2009; lo ha detto riassumendo la catechesi in tedesco. 61 2Cor 12,9-10: «Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte».

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49 Missionario in Costa d'Avorio: "L'Adorazione e il Rosario" fanno rifiorire una parrocchia deserta Ho affermato che la mia vuole essere una testimonianza. Vorrei perciò aggiungere che le cose che vi sto dicendo, non le ho imparate sui libri, o perlomeno non le ho lette sui libri, ma le ho toccate con mano. Ho sperimentato, per esempio, che una parrocchia si rinnova a partire proprio dall'Eucaristia e lodo il Signore. Vi racconterò adesso la mia esperienza personale. Quando ero giovane sacerdote fui mandato missionario in Africa, in Costa d'Avorio. Arrivai come succedeva allora a molti giovani, cioè non ero convinto di essere missionario. Non ci sono mai voluto andare, mi ci hanno mandato e quindi sono partito percependo il fatto di andare in missione come un volermi allontanare da qui. Oggi, invece, guardando indietro, ringrazio il Signore, perché è stata una Sua grande grazia. Non so cosa sarebbe di me, non starei sicuramente a parlare qui, se fossi rimasto in Italia. Gli anni erano difficili, complicati e i cattivi maestri hanno sviato più di qualcuno e forse, tra questi, ci sarei stato anch'io. I miei superiori, anche contro i miei desideri, hanno pensato di mandarmi in Africa. Avevo ventinove anni. Ho trascorso i primi anni con grande difficoltà, finché dopo tre anni (ne avevo trentuno), l'arcivescovo mi affidò una grossa parrocchia. Mi disse: «Guarda, questa è una parrocchia difficile, perché ci sono stati scandali di sacerdoti, la gente... insomma è difficile! Vedi cosa puoi andare a fare». Io andai a fare gli Esercizi Spirituali in un Foyer de Charité, fondati attorno a Marta Robin62. Ebbi con lei un incontro tale che ha segnato profondamente la mia vita.

Cf. R. PEYRET, La lunga Messa di Marta Robin. "Ogni esistenza è un calvario... Ogni vita cristiana è una Messa...", Editrice Elle Di Ci, Leumann (TO) 1993 (Testo originale francese: R. PEYRET, Prends ma vie, Seigneur. La longue Messe de Marthe Robin, Editions Peuple Libre-Desclée De Brouwer, Paris 1991). Nella sintesi, stampata sul retro della copertina, leggiamo: «Marta Robin nacque in un paesetto del Delfinato francese, nel dipartimento della Drôme, il 13 marzo 1902. Dopo una fanciullezza già segnata da malattie, fu presto colpita da una paralisi che progressivamente la bloccò totalmente, costringendola all'immobilità su un divano. Perderà anche l'uso delle mani e la possibilità di dormire, e nel 1940 diventa cieca. Non riesce più a inghiottire nulla, neanche acqua, e dal 1928 alla morte, avvenuta il 6 febbraio 1981, vive della sola Eucaristia ricevuta una volta la settimana. Marta si abbandona completamente a Dio, con un atto di amore e di offerta senza riserve. Gesù imprime nel suo corpo le stigmate e ogni settimana le fa rivivere le sofferenze e le angosce della sua Passione. E tuttavia Marta riesce a ricevere visite di innumerevoli persone di ogni età e condizione, e per tutti ha una parola che sembra ispirata da Dio. Non solo, ma contro ogni possibilità umana, fonda, per mezzo di sacerdoti e di altri collaboratori, i "Foyers de Charité", cioè case per ritiri spirituali gestite da persone consacrate, che ebbero una rapida diffusione. Oggi (anno 2009) sono 75 in tutto il mondo. In Italia ce n'è uno a Salera Emarèse (Aosta). Marta Robin è senza dubbio la più grande mistica di questo secolo (sec. XX), studiata e controllata da medici, teologi e anche dalla grafologia. Questo libro presenta il suo itinerario spirituale. La sua vita si svolge come una lunga Messa, che merita di essere conosciuta anche dal lettore italiano». Quest'anno (2009) il postulatore della sua causa di beatificazione, padre Bernard Peyrous, ha raccolto le innumerevoli testimonianze su di lei nella seguente opera: B. PEYROUS (con la collaborazione di M. T GILLE), Vita di Marthe Robin, Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2009. Titolo originale francese: Vie de Marthe Robin, Éditions de l'Emmanuel ­ Éditions Foyer de Charité, Paris 2006. Al termine della fase diocesana del processo, tenutasi dal 1986 al 1996, sotto la direzione di mons. Marchand, vescovo di Valence, il giorno della Pentecoste del 1996 sono state consegnate, alla Congregazione per le Cause dei Santi, ben 17.000 pagine!

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50 Quando entrai in quella stanzetta, al buio, mi trovai davanti a questa donna, che viveva solo di Eucaristia63. Dal 1928 al 1981, quindi per ben cinquantadue anni e 37 giorni (è morta il 6 febbraio 1981), riceveva l'Eucaristia una volta la settimana, poiché dal giovedì alla domenica (e, negli ultimi anni, fino al lunedì pomeriggio) riviveva la passione di Cristo. Non sto a raccontarvi quello che mi disse, ma mi toccò profondamente... Incontrando poi il sacerdote responsabile del Foyer, padre Finet, mi raccomandò: «Lei vuole rinnovare la parrocchia? Metta al centro l'Eucaristia, metta l'Adorazione e il Rosario». Pertanto mi indicò questi due grandi mezzi come il segreto del rinnovamento della parrocchia. Io tornai e cominciai. Celebravo la Messa e poi rimanevo a pregare in quella chiesa da solo. Veniva qualche persona piuttosto anziana, più curiosa che altro. Vedeva questo prete bianco, per di più giovane. In Africa solo l'anziano ha prestigio. Ricordo che, quando arrivai in quella parrocchia, i vecchi del consiglio si lamentarono con vescovo, esclamando: «Ci ha mandato un bambino come parroco!» Il vescovo rispose: «Per ora è un bambino, ma vedrete se sarà un bambino!». La saggezza degli africani è una grande saggezza. Dunque passava il tempo: settembre, ottobre, novembre, dicembre... Non succedeva assolutamente nulla. La chiesa era consacrata al Sacro Cuore di Gesù. La città era l'antica capitale della Costa d'Avorio e si chiama Grand Bassin. C'erano molti collegi di studenti, che frequentavano le diverse scuole superiori. Quindi c'era una popolazione giovanile, oltre al fatto che la popolazione africana era molto giovane già di per sé. In quella chiesa pregavo, ma non succedeva nulla. Eppure continuavo... Ancora adesso, quando ci penso, mi commuovo dentro e vedo come è la verità, come le parole, che mi avevano detto Marta Robin e padre Finet, fossero veramente ispirate. All'inizio del mese di maggio, come sempre, celebravo la santa Messa. Poi aprivo il tabernacolo, esponevo l'Eucaristia e mi fermavo a pregare. Avevo vicino a me qualche bambinetto, che stava là, e qualche persona che veniva, ma in tutto non arrivavamo a riempire due mani. E così siamo andati avanti per mesi. A Messa, la domenica, veniva praticamente quasi nessuno e io andavo avanti. Pregavo così. Verso la metà del mese di maggio, vedo arrivare nel fondo della chiesa tre ragazzi. Entrano, si seggono in fondo alla chiesa e rimangono per dieci, quindici minuti. Alla fine io esco e ricordo che non dissi nulla, perché partirono prima che io terminassi. Il giorno dopo rividi arrivare questi ragazzi con un altro piccolo gruppo ed erano una quindicina. Quella sera mi aspettarono e al termine mi domandarono: «Mon Père, Padre, possiamo venire qui domani?». «Guardate, venite pure qui tutti i giorni; mi fate compagnia, perché sono solo!». Il giorno dopo sono venuti ed erano molti di più. Insomma, per farvela breve, alla fine del mese di maggio la chiesa era quasi piena, ma il giorno del Sacro Cuore, al quale era consacrata la parrocchia, la chiesa era stracolma ed è rimasta piena! Da lì, ho capito la verità delle parole, che vi trasmetto come piccolo segreto.

"Marthe Robin non mangia nulla. Perde sangue ogni notte e ad ogni Passione e, ciononostante, non muore. Dove trova la sua forza? Nell'Ostia che riceve ogni settimana (il mercoledì sera, vedi B. PEYROUS, Vita di Marthe Robin..., op. cit., 363). Il Cristo ha detto: «La mia carne è vero nutrimento e il mio sangue è vera bevanda» (Gv 6,55) ed è esattamente ciò che lei ha vissuto. Lei stessa l'ha espresso molto bene il 16 agosto 1945 durante una Passione: «Ho voglia di gridare a quelli che mi chiedono se mangio, che mangio più di loro, poiché mi nutro con l'Eucaristia del Sangue e della Carne di Gesù. Ho voglia di dire loro che sono essi a bloccare in sé gli effetti di questo nutrimento, ne bloccano gli effetti». Diceva a Jean Guitton, nel 1958: «Non mi nutro che di questo. Mi inumidisco la bocca, ma non posso deglutire. L'Ostia mi procura l'impressione fisica del nutrimento: Gesù è in tutto il mio corpo. È Lui che mi nutre. È come una risurrezione!»" (B. PEYROUS, Vita di Marthe Robin..., op. cit., 214). "Padre Finet (che è il suo direttore spirituale) è testimone di comunioni straordinarie. Marthe infatti non può deglutire: non può fare alcun movimento per ingoiare. Succede che l'Ostia scappa dalle mani del prete per entrare nella bocca di Marthe e, anche se la si posa sulle sue labbra, entra in lei senza alcun movimento. Parecchi sacerdoti ne sono testimoni. Il Padre A. diceva: «Fui molto commosso al vedere l'Ostia allontanarsi dalle mie dita per entrare da se stessa nella boca di Marthe. Il Padre Finet illuminò, allora, il viso di Marthe, e lo vidi in estasi. Non avevo mai visto nulla di più bello!»" (B. PEYROUS, Vita di Marthe Robin..., op. cit., 187; 221).

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51 All'inizio vi dicevo che la mia non vuole essere una lezione dottrinale, ma una comunicazione di esperienze di vita, una testimonianza. Compresi quello che mi dissero padre Finet e Marta Robin: «Poni la Madonna come parroco e poni l'Eucaristia al centro; fermati in ginocchio a pregare e ad adorare». In seguito ho visto che questo è stato anche il cammino del santo curato d'Ars. Questo è il cammino di san padre Pio, questo è il cammino che il Signore ha scelto per voi. L'Adorazione Perpetua non è altro che rimanere seduti ai piedi del Signore Gesù, di notte e di giorno, per chi non ha tempo e per chi non ha voglia; per chi ha da chieder qualcosa e per chi ha da donare molto. Il mistero dell'Eucaristia è un mistero di condivisione. Vi sottolineavo l'importanza di adorare, condividendo la Passione di Cristo. Aggiungerei che adorare è condividere anche la passione dei nostri fratelli. Come ci insegna Benedetto XVI, essere cristiani è un passaggio "dal vivere per se stessi al vivere per gli altri"64. Chi si accosta all'Eucaristia, impara questo, perché quel pezzo di pane è diventato il Corpo vero di Cristo, cioè la Persona vera di Cristo. Come voi sapete, nel linguaggio semitico "corpo" significa "persona". Se dovessi dire: «Questo è il mio corpo», dovrei dire: «Questo sono io». Il sangue invece indica la vita. Quando dico: «Questo è il mio sangue», significa: «Questa è la vita, che condivido con te». È la vita, è il segreto della vita, è il "farmaco di immortalità, antidoto contro la morte" come la chiamava un padre della chiesa: sant'Ignazio d'Antiochia65. È il farmaco di immortalità, che ti viene comunicato nel sacramento dell'Eucaristia. Questo ci fa comprendere il legame strettissimo, che esiste tra l'Eucaristia e il sacerdozio, che vive in funzione dell'Eucaristia. Finché sulla faccia della terra ci sarà un sacerdote, ci sarà l'Eucaristia e non potrà finire! Mi viene in mente in questo momento l'esperienza straordinaria di Charles de Foucauld, che ha passato anni ed anni in ginocchio davanti all'Eucaristia ed è morto pugnalato alle spalle66. La morte: ecco un concetto importante. La nostra è una società piena di paure, piena di paura della morte, perché è una società senza speranza, senza fede. Difatti più aumenta la fede, più diminuisce la paura; più l'Eucaristia entra nel cuore della gente, più la paura di morire si trasforma in dono della vita, che va oltre la morte. L'Eucaristia apre ad una prospettiva che va oltre, perché ti fa percepire un banchetto eterno. Tale banchetto sarà un essere con Dio, anzi, come direbbe in forma paradossale un grande uomo di Dio, sarà "essere Dio", cioè condividere profondamente la sua Vita. È importante che l'Eucaristia diventi il cuore del mondo, "fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa" (Sacrosanctum Concilium, 10). Se l'Eucaristia diventa la nostra vita, la fede vince la paura, l'amore spegne il timore e il terrore della morte, lo ripeto, si trasforma in dono di una vita, che va oltre il limite apparentemente invalicabile della morte stessa.

Nella sua prima Lettera enciclica Benedetto XVI scrive: «L'azione pratica resta insufficiente se in essa non si rende percepibile l'amore per l'uomo, un amore che si nutre dell'incontro con Cristo. L'intima partecipazione personale al bisogno e alla sofferenza dell'altro diventa così un partecipargli me stesso: perché il dono non umilii l'altro, devo dargli non soltanto qualcosa di mio ma me stesso, devo essere presente nel dono come persona» (Deus caritas est, 34). 65 SANT'IGNAZIO D'ANTIOCHIA, Lettera agli Efesini, 20: PG 5, 661. 66 Cf. G. BARRA, Charles de Foucauld. Gridare il Vangelo con la vita, Gribaudi, Torino 1970.

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52 Un martire dell'Eucaristia: il cardinal Van Thuan Vorrei aggiungere un'altra testimonianza, di cui sicuramente avete sentito parlare, ma non posso non dirvela: è la testimonianza del cardinale Francois Xavier Nguyen Van Thuan67. Io l'ho visto morire, gli sono stato vicino negli ultimi momenti della sua vita e ho davanti ai miei occhi l'ultima sua espressione (circa un quarto d'ora, venti minuti prima di morire). Ormai non rispondeva più, perché era consumato dal tumore. Addirittura chiamò mons. Stanislaw Dziwisz da Castel Gandolfo, era il 16 settembre 2002 (il giorno appunto della sua nascita al Cielo) per comunicare: «Guardate, c'è il papa (Giovanni Paolo II) che vuole parlare con il cardinale!». La signora, che lo assisteva, gli rispose: «Non può, non riesce, non capisce!...». Quando però gli dissero: «Eminenza, c'è Gesù!», subito aprì gli occhi e ricevette l'Eucaristia. Rimase fisso con lo sguardo al Crocifisso, quasi sorridendo, e poco dopo si spense. Quest'uomo era stato un martire dell'Eucaristia. Lui racconta come, durante i nove anni di isolamento in carcere in Vietnam, sottoposto come facevano i sistemi comunisti a un continuo bombardamento del cervello, trovava la sua forza nella celebrazione dell'Eucaristia. Quando fu arrestato, il 15 agosto 1975, fu tolto dal suo popolo68: era arcivescovo di Saigon (oggi Hochiminhville), e si domandava: «Ora come farò a celebrare l'Eucaristia?». Gli venne un'idea. Egli stesso racconta: «Quando fui arrestato, dovetti andarmene subito, a mani vuote. L'indomani, mi è permesso di scrivere per chiedere le cose più necessarie: vestiti, dentifricio... Ho scritto al mio destinatario: "Per favore, mi mandi un po' di vino, come medicina contro il mal di stomaco". I fedeli capiscono cosa significa; mi mandano una piccola bottiglia di vino per la messa, con l'etichetta "medicina contro il mal di stomaco", e delle ostie celate in una fiaccola contro l'umidità. La polizia mi ha domandato: "Lei ha male allo stomaco?". "Sì". "Ecco, un po' di medicina per Lei".

Il cardinal Francois Xavier Nguyen Van Thuan, nato nel 1928 a Hue (Centro Vietnam), fu ordinato sacerdote nel 1953 e conseguì la laurea in diritto canonico a Roma nel 1959. Vescovo di Nhatrang dal 1967 al 1975, fu nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (ora Hochiminhville) da Paolo VI. Dopo pochi mesi, però, con l'avvento del regime comunista fu arrestato e rimase in carcere dal 1975 al 1988. Nel 1998 Giovanni Paolo II lo nominò presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, dicastero del quale era vicepresidente dal 1994. Durante la Quaresima del 2000 predicò gli Esercizi Spirituali alla Curia Romana alla presenza dello stesso papa Giovanni Paolo II. Il Cardinale morì il 16 settembre 2002. La sua fama di santità è dovuta all'integrità con cui affrontò i momenti in cui rimase ingiustamente in prigione, alla capacità di perdonare i suoi carcerieri e alla profondità e alla speranza che si riflettono nei suoi scritti. Cf. F. X. NGUYEN VAN THUAN, Cinque pani e due pesci. Dalla sofferenza del carcere una gioiosa testimonianza di fede, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1997; ID., Il cammino della speranza. testimoniare con gioia l'apparteneza a Cristo, Città Nuova, Roma 1992 (pubblicato in 8 lingue: vietnamita, inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, coreano, cinese) ; ID., La speranza non delude alla luce della Scrittura e del Concilio, Città Nuova Roma 1997; ID., Preghiere di speranza. Tredici anni in carcere, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1997; ID., Testimoni della speranza. Esercizi spirituali tenuti alla presenza di S.S. Giovanni Paolo II, Cappella "Redemptoris Mater" 12-18 marzo 2000, Città Nuova, Roma 2000. Vedi anche: cf. TERESIO BOSCO, Una strana cattedrale per F. Saverio Van Thuan, Editrice Elle Di Ci, Leumann-TO 2003. 68 "Ricevette l'ordine di recarsi al palazzo della Presidenza. Venne perciò arrestato senza spiegazioni. Non gli venne imputato alcun delitto. Non avrà nessun processo. Egli ricorda che erano le 14.00 e a quell'ora tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose erano stati convocati al Teatro dell'Opera, allo scopo di evitare reazioni e proteste. Non sospettando nulla, si recò al palazzo solo con la tonaca nera dei preti e il rosario in tasca. Non aveva nient'altro con sé quando fu ammanettato e portato in prigione. Da quel momento gli fu proibito chiamarsi "vescovo" o "padre". Era il signor Van Thuan e basta. Fu pure sollecitato a togliersi la tonaca nera e a vestirsi come gli altri prigionieri. Non avrebbe mai più potuto portare alcun segno della sua dignità episcopale. «Senza preavviso - scriverà - mi viene chiesto anche da parte di Dio un ritorno all'essenziale». L'unico pensiero che lo tormentava era se avrebbe ancora potuto celebrare l'Eucaristia" (cf. TERESIO BOSCO, Una strana cattedrale..., op. cit., 4-5).

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53 Non potrò mai esprimere la mia grande gioia: ogni giorno, con tre gocce di vino e una goccia d'acqua nel palmo della mano, celebro la Messa»69. Ebbene lui ha celebrato l'Eucaristia sia in carcere sia nei nove anni di isolamento, per un totale di 13 anni. Affermerà che quelle sono state le Messe più belle della sua vita!70 Lui raccontava sempre questo e io me lo sono fatto raccontare mille volte, perché mi appassionava vederlo e commentava: «Per me l'Eucaristia è stato tutto; senza l'Eucaristia non avrei potuto vivere, aspettavo con ansia l'Eucaristia...!». Mentre mi comunicava questa bella esperienza, mi confidò: «Mi prendeva ogni tanto un senso di scoraggiamento e mi chiedevo: «Ma perché il Signore mi tiene separato dalla mia gente? Ormai questo popolo mio è sbandato, non ha nessuno che lo segue, perché il Signore fa questo? Pazienza me, ma perché lascia sola la gente?». Lui si "rovellava" dentro, alla ricerca di una risposta a questi "perché", come se noi potessimo trovare risposta a "perché" più grandi di noi. Un giorno, lo raccontava spesso e me lo sono fatto ripetere più volte, sentì come un'intuizione dello Spirito, che gli diceva: «Francesco, ma tu hai scelto Me o le mie opere? Hai scelto Me. Io sono con te, occupati di Me e Io mi occuperò delle mie opere!».

F. X. NGUYEN VAN THUAN, Cinque pani e due pesci..., op. cit., 39-40.. In un racconto più dettagliato, scrive: «Dipendeva dalla situazione. Sulla nave che ci portava verso il nord, ho celebrato nella notte e comunicato i prigionieri intorno a me. Talvolta devo celebrare quando tutti vanno al bagno dopo la ginnastica. Nel campo di rieducazione siamo divisi in gruppi di 50 persone; dormiamo su un letto comune, ciascuno ha diritto a 50 cm. Ci siamo arrangiati in modo che ci siano cinque cattolici con me. Alle 21 e 30 bisogna spegnere la luce e tutti devono dormire. Mi curvo sul letto per celebrare la Messa, a memoria, e distribuisco la Comunione passando la mano sotto la zanzariera. Fabbrichiamo sacchettini con la carta dei pacchetti di sigarette, per conservare il Santissimo Sacramento. Gesù Eucaristico è sempre con me nella tasca della camicia. Ogni settimana, ha luogo una sessione di indottrinamento, a cui deve partecipare tutto il campo. Al momento della pausa, con i miei compagni cattolici, approfittiamo per passare un pacchettino a ciascuno degli altri quattro gruppi di prigionieri: tutti sanno che Gesù è in mezzo a loro, è lui che cura tutte le sofferenze fisiche e mentali. La notte, i prigionieri si alternano in turni di adorazione; Gesù Eucaristico aiuta in modo tremendo con la sua presenza silenziosa. Molti cristiani ritornano al fervore della fede durante questi giorni; anche i buddisti e altri non cristiani si convertono. La forza dell'amore di Gesù è irresistibile. L'oscurità del carcere diventa luce, il seme è germinato sotto terra durante la tempesta. Offro la Messa insieme al Signore: quando distribuisco la Comunione d me stesso insieme al Signore per farmi cibo per tutti. Questo significa che sono sempre totalmente al servizio degli altri. Ogni volta che offro la Messa ho l'opportunità di stendere le mani e di inchiodarmi sulla Croce con Gesù, di bere con lui il calice amaro. Ogni giorno, recitando o ascoltando le parole della consacrazione, confermo con tutto il cuore e con tutta l'anima un nuovo patto, un patto eterno fra me e Gesù, mediante il suo Sangue mescolato al mio (1Cor 11,23-25). Gesù sulla croce iniziò una rivoluzione. La vostra rivoluzione deve cominciare dalla mensa eucaristica e da qui essere portata avanti. Così potrete salvare l'umanità. Ho trascorso 9 anni in isolamento. Durante questo periodo celebro la Messa ogni giorno verso le 3 del pomeriggio: l'ora di Gesù agonizzante sulla croce. Sono solo, posso cantare la mia Messa come voglio, in latino, francese, vietnamita... Porto sempre con me il sacchettino che contiene il Santissimo Sacramento: "Tu in me e io in Te!". Sono le più belle Messe della mia vita» (F. X. NGUYEN VAN THUAN, Cinque pani e due pesci..., op. cit., 40-42).

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54 E così - disse - trovò una grande pace, da quel momento sentì il suo cuore pacificarsi e Gesù lo rassicurava: «Io sono con te!»71. Il cuore del sacerdote immedesimato col Cuore di Cristo Quante volte, nella Bibbia, il Signore dice: «Io sono con te, non avere paura»72. È un invito che costantemente fa pure a ciascuno di noi. Noi, alle volte, ci preoccupiamo molto delle opere di Dio, quando invece ci dovremmo occupare di Dio. Ci preoccupiamo di tante cose. Mi ha fatto impressione, quando mi hanno chiamato in una parrocchia, non qui a Roma, ma in un'altra città. I due signori, che sono venuti a prendermi in macchina per accompagnarmi, mi hanno supplicato, dicendo: «Ci raccomandiamo, parli dell'Eucaristia! Era la solennità del Corpus Domini. Sa cosa è avvenuto qualche giorno fa? Il nostro parroco era in chiesa. È venuta una persona e gli ha chiesto: "Padre mi potrebbe confessare?". Il padre le ha risposto: "Non ho tempo: adesso devo mettere a posto i fiori, passa domani!"».

L'Arcivescovo aveva allora 48 anni e dovette subire la lunga tribolazione di 9 anni in isolamento, che così descrive: «... Solo con due guardie, una tortura mentale, nella vacuità assoluta, senza lavorare, camminando nella cella dalla mattina fino alle nove e mezzo della sera per non essere distrutto dall'artrosi, al limite della pazzia. Più volte sono tentato, tormentato dal fatto che ho 48 anni, età della maturità; ho lavorato 8 anni come vescovo, ho acquistato molte esperienze pastorali, ed ecco isolato, inattivo, separato dal mio popolo, a 1700 Km di distanza! Una notte, dal profondo del mio cuore ho sentito una voce che mi suggeriva: "Perché ti tormenti così? Tu devi distinguere tra Dio e le opere di Dio. Tutto ciò che tu hai compiuto e desideri continuare a fare, visite pastorali, formazione dei seminaristi, religiosi, religiose, laici, giovani, costruzione di scuole, di foyer per studenti, missioni per l'evangelizzazione dei non cristiani... tutto questo è un'opera eccellente, sono opere di Dio, ma non sono Dio! Se Dio vuole che tu abbandoni tutte queste opere, mettendole nelle sue mani, fàllo subito, e abbi fiducia in lui. Dio lo farà infinitamente meglio di te; lui affiderà le sue opere ad altri che sono molto più capaci di te. Tu hai scelto Dio solo, non le sue opere!". Avevo sempre imparato a fare la volontà di Dio. Ma questa luce mi porta una forza nuova, che cambia totalmente il mio modo di pensare, e che mi aiuta a superare momenti fisicamente quasi impossibili. A volte un programma ben svolto deve essere lasciato incompiuto; alcune attività iniziate con tanto entusiasmo vengono intralciate; missioni ad alto livello degradate ad attività minori. Forse sei turbato e scoraggiato. Ma il Signore mi ha chiamato a seguire Lui o questa iniziativa o quella persona? Lascia fare al Signore: Egli risolverà tutto per il meglio. Mentre mi trovo nella prigione di Phú Khánh (Centro Viêt Nam), in una cella senza finestra, fa caldissimo, soffoco, sento la mia lucidità venir meno piano piano fino all'incoscienza; talvolta è sempre buio; c'è tanta umidità che crescono dei funghi bianchi sul mio letto. Nel buio, ho visto un buco in basso nel muro (per far scorrere l'acqua): così ho passato più di cento giorni per terra, mettendo il naso davanti a questo buco per respirare. Quando piove, si alza il livello dell'acqua; piccoli insetti, piccole rane, lombrichi e millepiedi entrano dall'esterno; li lascio venire, non ho più forze per cacciarli via. Scegliere Dio e non le opere di Dio: Dio mi vuole qui e non altrove» (F. X. NGUYEN VAN THUAN, Cinque pani e due pesci, op. cit., 21-23). 72 Cf. La promessa di Dio a Giacobbe in Gen 28,13-15: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto». Cf. La promessa di Dio a Giosuè in Gs 1,5.9: «Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio di Nun, aiutante di Mosè: "Mosè, mio servo, è morto. Ora, dunque, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso la terra che io d loro, agli Israeliti. Ogni luogo su cui si poserà la pianta dei vostri piedi, ve l'ho assegnato, come ho promesso a Mosè. Dal deserto e da questo Libano fino al grande fiume, l'Eufrate, tutta la terra degli Hittiti, fino al Mare Grande, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò. Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai assegnare a questo popolo la terra che ho giurato ai loro padri di dare loro. Tu dunque sii forte e molto coraggioso, per osservare emettere in pratica tutta la legge che ti ha prescritto Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, e così avrai successo in ogni tua impresa. Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, per osservare e mettere in pratica tutto quanto vi è scritto; così porterai a buon fine il tuo cammino e avrai successo. Non ti ho forse comandato: Sii forte e coraggioso? Non aver paura e non spaventarti, perché il Signore, tuo Dio, è con te, dovunque tu vada"» (I corsivi sono nostri).

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55 Non è banale: questo può succedere a noi sacerdoti, che spesso siamo presi dalle cose materiali. Esse non saranno mettere a posto i fiori, ma anche altre attività, fosse pure elaborare un piano pastorale... Magari diminuiamo il tempo della preghiera, perché non c'è tempo. Come io stesso ricordo, quando si facevano gli incontri e si decideva: «Beh, questa sera non c'è molto tempo, per cui i vespri ognuno se li dice per conto proprio; noi adesso discutiamo, parliamo...». Giovanni Paolo II, una volta, mi esortò: «Ricordati che più hai cose da fare, più tempo devi dedicare alla preghiera!». È un insegnamento che ho imparato da lui. La preghiera per eccellenza è sicuramente l'Eucaristia. Il cuore di ogni preghiera è proprio il Mistero eucaristico. Se la preghiera non parte come un raggio dall'Eucaristia, è una preghiera che gira attorno... Ecco, dedicare tempo alla preghiera, significa non tanto rivolgere parole nostre, quanto piuttosto lasciare che sia lo Spirito a parlare dentro di noi. Qui risolviamo subito una piccola obiezione; potreste infatti dirmi: «Ma io, quando prego, sono pieno di distrazioni; sono tutto quanto distratto, mi vengo in mente le cose più diverse». Il cardinale Marty, che era arcivescovo di Parigi, incoraggiava sempre: «Non ti preoccupare. La preghiera è rimanere gratuitamente per Dio; anzi, più sei distratto e più riprenditi». Poi è ovvio, ci sono delle tecniche, che mi insegnavano quando ero ragazzo: «La distrazione trasformala in preghiera, la tentazione trasformala in preghiera». Può servire, ma occorre rimanerci "cuore a cuore", come ha detto Benedetto XVI nella catechesi dell'Udienza generale del 1 luglio 2009. È una grande scuola, perché il Cuore di Dio ci plasma per contatto, per comunione, per immedesimazione. Inoltre il cuore del sacerdote non può che essere immedesimato al Cuore di Cristo. Se il cuore del sacerdote è immedesimato al Cuore di Cristo, diventa un ponte per gli altri, un ponte su cui gli altri possono passare. Questa è la responsabilità di noi sacerdoti, di noi come presbitério e dei vescovi. È anche il grande servizio, che dobbiamo rendere ai fedeli; non sono le belle parole, che possiamo anche trovare, che possono toccare il cuore, ma è la Parola che traspare dalla nostra vita. "L'Eucaristia non ci ha mai tolto la gioia" Tornando al cardinal Van Thuan, egli mi raccontava sempre che, durante la notte, dopo le 21.30, quando giacevano tutti uno vicino all'altro per dormire, celebrava la Messa nel palmo della mano e poi si passavano un pezzettino di Eucaristia ciascuno. Quando sono andato in Vietnam, a Saigon, mi sono recato a duecento chilometri di distanza, dove c'era un Foyer de Charité e dove c'erano pure (spero che ci siano ancora) alcune persone, che avevano passato anni in carcere. Volevo sentire raccontare da loro come, in carcere, facevano con l'Eucaristia. Mi raccontarono questi grandi prodigi. Il sacerdote celebrava la santa Messa e di nascosto distribuivano l'Eucaristia, che era deposta in sacchettini, che essi fabbricavano con la carta dei pacchetti di sigarette. Mi hanno pure raccontato una cosa molto simpatica: «Noi eravamo condannati ai lavori forzati e allora mettevamo Gesù sotto un albero lontano. Poi tutti quanti insieme zappavamo e, ogni tanto, facevamo finta di litigare tra di noi, invece stavamo pregando. Avanzavamo adorando; lavoravamo adorando. Procedevamo così zappando e, quando ci avvicinavamo a quell'albero, mettevamo Gesù Eucaristia da un'altra parte in modo tale che, nel nostro lavoro, il polo o il punto di attrazione era sempre l'Eucaristia». Da loro ho sentito dire questo: «L'Eucaristia ci ha sorretti, non ci ha fatto cadere e non ci ha mai tolto la gioia». Ecco la parola grande: la gioia! Chi dice "Eucaristia", dice "sole", dice "gioia". Se tante nostre comunità peccano di mancanza di gioia, è perché l'Eucaristia non è veramente al cuore di ciascuna.

56 CONCLUSIONE: LA MISSIONE DI PORTARE GESÙ

Dunque con molta modestia ho cercato di trasmettervi la mia testimonianza, che concluderei pensando alla Madonna. Come rileva Giovanni Paolo II, Maria Santissima è veramente il "primo tabernacolo vivente della storia" (cf. Ecclesia de Eucharistia, 55). Mi piace sempre vedere l'incontro tra Maria ed Elisabetta, in cui Gesù ha fatto sussultare di gioia il piccolo Giovanni, il suo coetaneo, nato sei mesi soltanto prima di lui. Come la Vergine Santa è sempre stata silenziosamente presente nella vita di Cristo, così pure è silenziosamente, ma efficacemente, presente nella vita della Chiesa in ogni celebrazione eucaristica. Io credo che, se vogliamo imparare a riconosce il volto di Cristo nell'Eucaristia, dobbiamo metterci alla sua scuola. Sapremo così riconoscerLo anche nel volto della gente che incontriamo, diventando meno nervosi, più comprensivi, capaci di sopportare anche le persone che ci sembrano insopportabili, capaci di costruire la famiglia. Spesso, infatti, le famiglie si sfasciano per un nonnulla. Tuttavia è inutile ripetere che le famiglie devono rimanere unite, se non si dà loro la giusta medicina, che è l'Eucaristia. Voi avete questo grande carisma! Se uno scopre l'Eucaristia e si nutre dell'Eucaristia, resiste e vince. Ecco perché, all'inizio, vi dicevo che ho una grande fiducia in voi. Continuerò a starvi vicino e a pregare per voi, perché credo che nel silenzio, nella più grande semplicità, voi siete veramente strumenti eletti dal Signore per una missione, che non fa rumore, ma fa bene e arriva al fondo dei cuori. Ho ancora una semplice parola per i sacerdoti. Mi viene in mente sempre che la missione del sacerdote è accomunata profondamente a quella di Giovanni Battista. Noi abbiamo nel precursore un modello, noi prepariamo a strada a Gesù, noi portiamo la gente a Gesù. Ogni volta che celebro l'Eucaristia, quando proclamo: «Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29), mi viene in mente Giovanni Battista. Penso a lui e penso al modello di vita ascetica personale di questo uomo. Noi sacerdoti chiediamo al Signore la grazia di essere come lui: staccati da tutti, amanti solo della verità fino a farsi tagliare la testa, ma senza cedere a compromessi di nessun tipo; amanti della povertà e del sacrificio; amanti di una vita austera, ma tutta completamente orientata in un atteggiamento di grande umiltà: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,30), precedendo così la missione di Cristo, per essere i battitori liberi di un cammino di speranza per l'umanità, mostrando, donando e consumando Cristo, per il bene e per la salvezza delle anime e dell'umanità.

57 "PRESENTE E PASSATO" Preghiera a Gesù Eucaristia del cardinal F. X. Van Thuan73

Gesù amatissimo, questa sera, in fondo alla mia cella, senza luce, senza finestra, caldissima, penso con fortissima nostalgia alla mia vita pastorale. Otto anni da vescovo, in questa residenza, a soltanto due chilometri dalla mia cella di prigionia, sulla stessa strada, sulla stessa spiaggia... Sento le onde del pacifico, le campane della cattedrale. Una volta celebravo con patena e calice dorati, ora il Tuo Sangue nel palmo della mia mano. Una volta percorrevo il mondo per conferenze e raduni, ora sono recluso in una cella stretta, senza finestra. Una volta andavo a visitarTi nel tabernacolo, ora Ti porto, giorno e notte, con me nella tasca. Una volta celebravo la Messa davanti a migliaia di fedeli, ora nell'oscurità della notte, passando la Comunione sotto le zanzariere. Una volta predicavo gli Esercizi Spirituali ai preti, ai religiosi, ai laici... Ora un prete, anche lui prigioniero, mi predica gli Esercizi di sant'Ignazio attraverso le crepe del legno. Una volta impartivo la benedizione solenne con il Santissimo nella cattedrale, ora faccio l'Adorazione Eucaristica ogni sera alle 21, in silenzio, cantando sottovoce il Tantum Ergo, la Salve Regina, e concludendo con questa breve preghiera: «Signore, ora sono contento di accettare tutto dalle Tue mani: tutte le tristezze, le sofferenze, le angosce, persino la morte. Amen». Sono felice. Qui, in questa cella, dove sulla stuoia di paglia ammuffita crescono funghi bianchi, perché Tu sei con me, perché Tu vuoi che viva qui con te. Ho parlato molto nella mia vita, adesso non parlo più. È il Tuo turno, Gesù, di parlarmi. Ti ascolto: che cosa mi hai sussurrato? È un sogno?

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F. X. NGUYEN VAN THUAN, Cinque pani e due pesci, , op. cit., 45-48.

58 Tu non mi parli del passato, del presente, non mi parli delle mie sofferenze, angosce... Tu mi parli dei Tuoi progetti, della mia missione. Allora canto la Tua Misericordia, nell'oscurità, nella mia fragilità, nel mio annientamento. Accetto la mia croce e la pianto, con le mie mani, nel mio cuore. Se Tu mi permettessi di scegliere, non cambierei perché Tu sei con me! Non ho più paura, ho capito, Ti seguo nella Tua Passione e nella Tua Risurrezione.

Nell'isolamento, prigione di Phú Khánh (Centro Viêt Nam), 7 ottobre 1976, Festa del Santo Rosario

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iv. l'anno sacerdotale

di Mons. Salvatore vitiello

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IV. L'ANNO SACERDOTALE74

Salvatore Vitiello75

SOMMARIO

PREMESSA: Il Messaggio della Congregazione per il Clero L'Adorazione Eucaristica è il primo luogo di formazione 1. COME E PERCHÉ NASCE L'IDEA DELL'ANNO SACERDOTALE Le ragioni prossime e remote dell'Anno Sacerdotale a) Il centocinquantesimo anniversario della nascita al cielo del santo curato d'Ars b) Un'immagine ferita da risanare c) Avviare una nuova pastorale vocazionale 2. INIZIATIVE IMPORTANTI PER L'ANNO SACERDOTALE Un libretto per promuovere l'Adorazione Eucaristica maternità spirituale per i sacerdoti Lettera del Papa ai presbiteri Le Catechesi delle Udienze Generali Una Giornata Mondiale per i sacerdoti

e

la

3. RICORDI E RIFLESSIONI In Seminario un'ora di Adorazione Eucaristica quotidiana Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia e Presenza spirituale di Cristo nella Parola Due concezioni del sacerdozio 4. PUNTI SALIENTI NELLA LETTERA DEL PAPA AI PRESBITERI L'identificazione del sacerdote con il proprio ministero Educare alla Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia "I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali" Disposti a pagare di persona per la santificazione delle anime La castità è conveniente a chi deve toccare abitualmente l'Eucaristia

Questa Relazione è stata presentata da Mons. Salvatore Vitiello durante il Primo Convegno Nazionale Adoratori, che aveva per tema: "La Chiesa vive dell'Eucaristia. Adorazione Eucaristica Perpetua: un progetto per rinnovare il mondo". Esso si è svolto a Sassone di Ciampino (Roma), presso l'Istituto Madonna del Carmine, l'1-2 luglio 2009. Tale Relazione è stata trascritta, con l'integrazione di alcune note, dalla dott.ssa Federica Rosy Romersa e non è stata rivista dall'Autore. 75 Mons. Salvatore Vitiello è teologo, docente presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.

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PREMESSA

Il Messaggio della Congregazione per il Clero Sua Eccellenza mons. Mauro Piacenza, il segretario per la Congregazione del Clero (a nome del quale io sono qui, perché è lui, che è stato invitato), mi ha reso latore del Messaggio di cui adesso d lettura. Tale Messaggio ovviamente è rivolto a don Giovanni Lo Sapio, quale responsabile o coordinatore di questo Convegno. Dal Vaticano, 2 luglio 2009 Reverendo Signore, In occasione del Convegno Nazionale Adoratori, dal Titolo: "La Chiesa vive dell'Eucaristia. Adorazione Eucaristica Perpetua: un progetto per rinnovare il mondo", che si svolge in SassoneCiampino l'1 e 2 luglio 2009, mi è particolarmente gradito far giungere a tutti i partecipanti il mio beneaugurante saluto. L'urgenza di riscoprire, in tutta la Chiesa, la centralità insostituibile della preghiera, ed in particolare dell'Adorazione Eucaristica, pone il Vostro Convegno a cuore delle contemporanee tematiche pastorali e missionarie. Tutta la Chiesa, dai Monasteri alle comunità Parrocchiali, seppur in modo differente, "vive dell'Eucaristia", dalla quale definisce la possibilità stessa dell'esserci della Chiesa. Spendere dunque energie apostoliche nella riflessione di "cenacoli di adorazione" che, come una grande "rete d'amore", avvolgano tutta l'umanità e, progressivamente, ne plasmino il volto ad immagine di Colui che è morto e risorto per noi, è opera quanto mai lodevole, necessaria, attuale e realmente profetica. Il Santo Padre, nella Catechesi tenuta ieri, 1 luglio, ha affermato: «Si moltiplichino nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità religiose specialmente quelle monastiche, nelle associazioni, nei movimenti, nelle varie aggregazioni pastorali presenti in tutto il mondo, iniziative di preghiera e, in particolare, di adorazione eucaristica per la santificazione del clero e le vocazioni sacerdotali, rispondendo all'invito di Gesù a pregare "il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,38)»76. Come non vedere la grande sintonia del Vostro Convegno, con quanto esplicitamente chiesto dal Successore di Pietro? Assicurando il motivato sostegno alle Vostre pregevoli iniziative, affido tutti alla protezione della Beata Vergine Maria, perché questo Anno Sacerdotale veda fiorire ancora più abbondantemente il ministero di ciascuno, al servizio dell'incontro degli uomini con Dio, che ha il suo momento culminante nell'Eucaristia. Di cuore vi Benedico. Mauro Piacenza, Segretario della Congregazione per il Clero.

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BENEDETTO XVI, Udienza Generale, Anno Sacerdotale /II, Piazza San Pietro, Mercoledì, 1° luglio 2009.

62 L'Adorazione Eucaristica è il primo luogo di formazione Rivolgo ora un saluto particolare ai confratelli sacerdoti. Quando Sua Eccellenza monsignor Piacenza, mi ha chiesto di venire qui a parlarvi, mi sono sentito immediatamente a casa. Pertanto ho rinunciato, dall'inizio, a preparare una relazione accademica, di quelle barbose, che noi professori di teologia sappiamo fare con tutti i foglietti, che vanno uno dopo l'altro, perché mi sembra che si possa dire con grande libertà che siamo a casa, siamo tra di noi e siamo tutti fondati su quello che è il centro della Chiesa. Non mi sento, quindi, di svolgere una relazione sulla difensiva di posizioni teologiche, più o meno messe in discussione da qualcuno, perché non è questo il clima o l'ambiente. Partiamo tutti da un dato di fatto assolutamente inconfutabile e cioè la Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, che sembra cosa da poco, ma vi assicuro che non lo è. Insegno, infatti, Sacramentaria e su questo, come sacramentalisti, abbiamo un gran da fare, per ridire quello che la Chiesa ha sempre creduto. Partendo da questo, ossia dalla coscienza che l'Adorazione Eucaristica è il primo luogo di formazione del laicato, delle vocazioni; è il primo luogo di formazione permanente del clero, di formazione delle comunità, perché è Lui il Maestro e quindi, stando alla scuola del Maestro, si impara ad essere cristiani, si impara ad imitarLo. Tuttavia devo dire: più che la riduzione etica dell'imparare ad imitarLo, avviene una vera e propria trasformazione dell'anima, perché l'anima, esposta ai raggi del Sole eucaristico, viene plasmata progressivamente in un modo che nemmeno noi riusciremo mai ad immaginare, perché è Lui che opera (cfr. SC 36, 70, 71). 1. COME E PERCHÉ NASCE L'IDEA DELL'ANNO SACERDOTALE

Mi è stato chiesto di parlare dell'Anno Sacerdotale e allora imposterei la nostra non-relazione come conversazione. Provo a presentare la genesi e lo sviluppo dell'Anno Sacerdotale, così come è nato nel cuore della Chiesa, e a scorrere brevemente con voi la Lettera, che il papa Benedetto XVI ha indirizzato a tutti i sacerdoti del mondo77. Diversi punti, in qualche modo, riguardano direttamente il vostro Convegno e l'opera lodevole di avere dei luoghi in cui c'è l'Adorazione Eucaristica Perpetua. Poi lascerei spazio al dibattito, perché mi sembra che la risonanza di chi fa esperienza, di ciò che il papa sta chiedendo, sia utilissima da portare anche in Congregazione, anche in Vaticano, per suggerire eventualmente alcuni modi di realizzazione di questo e perché domande, dubbi, approfondimenti possano essere guardati insieme e sviscerati. Se usate internet, trovate ormai quasi tutto il mio pensiero, perché sono tre anni che settimanalmente pubblico sul sito della Congregazione di Propaganda Fide. Il sito è www.fides.org; lì c'è una rubrica dal titolo: "Le parole della Dottrina" e ogni giovedì, come una goccia che progressivamente scava la pietra, pubblica un pezzo, che scrivo a quattro mani con don Nicola Bux, teologo anche lui sacramentalista della diocesi di Bari, pure lui consultore alla Congregazione delle cause dei Santi, alla Congregazione della Dottrina della Fede e alle Cerimonie pontificie. Don Nicola è molto più adulto di me, ha 60 anni, ma siamo molto amici per ragioni accademiche; scriviamo insieme e non diciamo mai a nessuno chi ha scritto una parte o un'altra, perché abbiamo una totale identità di pensiero teologico. Per esempio, il pezzo di oggi è sulla essenzialità del primato petrino, il titolo è: "L'opera essenziale di Pietro". Pertanto in questo sito, appunto nel link denominato "Le parole della Dottrina", ci sono più di cento articoli, da cui potete in qualche modo ricavare quello che è fondamentalmente il mio pensiero teologico.

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BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale in occasione del 150° anniversario del Dies Natalis del Santo Curato d'Ars, Dal Vaticano, 16 giugno 2009, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009.

63 Le ragioni prossime e remote dell'Anno Sacerdotale a) Il centocinquantesimo anniversario della nascita al cielo del santo curato d'Ars La ragione prossima è certamente un anniversario importante: il centocinquantesimo anniversario della nascita al cielo di san Giovanni Maria Vianney, il curato d'Ars, che ha vissuto tutta la sua vita senza cellulare, senza automobile, senza tutti i mezzi moderni della tecnologia; tra la canonica e la chiesa e, nella chiesa, tra l'altare e il confessionale. Un modello che oggi, da alcuni, viene irriso o sottovalutato, ma che in realtà è e rimane il vero modello di Gesù: "il Buon Pastore" (cf. Gv 10,1-30). Se, infatti, possono ovviamente cambiare le circostanze esterne (per esempio: Io ho utilizzato un cellulare per parlare con il coordinatore del Convegno e ho guidato un'automobile per venire fin qui), non deve cambiare il cuore. Allora il papa ha scelto di usare l'occasione del centocinquantesimo anniversario della morte del santo curato d'Ars per riproporre a tutta la Chiesa un'immagine sacerdotale che, ripeto, se le circostanze storiche sociali possono essere cambiate, rimane attualissima per ciò che concerne "il cuore di padre" di san Giovanni Maria Vianney. Questa è la circostanza prossima di tale indizione. b) Un'immagine ferita da risanare È chiaro che il papa ha in mente, nelle ragioni remote di questo Anno Sacerdotale, una circostanza dolorosa: quello che è successo nel 2000-2002 negli Stati Uniti78, quindi la grossa ferita che l'immagine del sacerdote ha avuto in alcune parti del mondo e che domanda di essere risanata, soprattutto con la preghiera. Nel progetto iniziale l'Anno Sacerdotale doveva essere un anno di preghiera, di adorazione e di riparazione. Poi la parola "riparazione" è caduta, non perché non debba essere un anno di riparazione, ma perché purtroppo siamo in un mondo mediatico e i media su questa parola "riparazione" avrebbero massacrato l'Anno Sacerdotale. Pertanto si è deciso di far cadere la parola "riparazione" nella comunicazione mediatica. Tuttavia, nel cuore, noi sappiamo bene che c'è anche questa intenzione profonda del santo Padre. c) Avviare una nuova pastorale vocazionale La seconda ragione, altrettanto importante in positivo, è quella della pastorale vocazionale: ridire con grande chiarezza chi è il sacerdote e qual è il suo compito essenziale nella Chiesa; ovvero senza il sacerdote, non c'è Chiesa. Purtroppo questo non è chiaro dappertutto; noi siamo in Italia, ma il mondo non è l'Italia. Dico sempre che l'Italia è un'isola felice rispetto a tante altre parti del mondo, nonostante tutti i problemi che noi abbiamo.

Scrive Benedetto XVI nella Lettera ai Sacerdoti: «Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l'infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto. Ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti. A questo proposito, gli insegnamenti e gli esempi di san Giovanni Maria Vianney possono offrire a tutti un significativo punto di riferimento: il Curato d'Ars era umilissimo, ma consapevole, in quanto prete, d'essere un dono immenso per la sua gente: "Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina" (Le curé d'Ars. Sa pensée - Son coeur. Présentés par l'Abbé Bernard Nodet, éd. Xavier Mappus, Foi Vivante, 1966, 101)» (BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 5-6).

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64 Non voglio scandalizzare "auribus piarum", si dice in teologia, le orecchie delle persone pie, però in alcune parti del mondo si imposta la pastorale per un tempo in cui si dovrà fare a meno dei sacerdoti. Quindi i laici, non solo collaborano giustamente e legittimamente alla missione della Chiesa, ma a volte si sostituiscono i sacerdoti con episodi clamorosi di laici o suore, che amministrano il sacramento dell'Unzione degli Infermi, che abusano del sacramento della Riconciliazione, creando casi gravissimi. Non parlo del pianeta Marte, ma della Germania, della Svizzera, del Belgio, cioè di luoghi anche vicini geograficamente, tuttavia ormai completamente o quasi scristianizzati, secolarizzati; luoghi nei quali la Chiesa stessa ha perduto o ha smarrito, speriamo temporaneamente, la propria identità. Dunque il ruolo stesso, il compito stesso del sacerdote, e con esso dell'Eucaristia, è da ridire. Il papa ha ben chiara questa situazione, perché proviene geograficamente, anagraficamente da quelle regioni. Benedetto XVI ha dunque indetto l'Anno Sacerdotale anche per ridire a tutta la Chiesa chi è il sacerdote e il ruolo essenziale del suo ministero per la vita della Chiesa, soprattutto in rapporto all'Eucaristia79. Nel Messaggio, che abbiamo appena letto, si dice questa essenzialità di rapporto: laddove non c'è Eucaristia, non c'è la Chiesa; ci sono al limite comunità ecclesiali, che partecipano di alcuni doni che la Chiesa possiede. Tuttavia perché ci sia la Chiesa, questo lo leggiamo nella Lettera della Congregazione della per la Dottrina della Fede: Communionis notio (Nozione di Comunione)80, deve esserci valida successione apostolica e valida Eucaristia. Altrimenti abbiamo fratelli nella fede, che credono in Cristo risorto come noi, e dobbiamo gioire di questo, ma non abbiamo la Chiesa nella sua nozione autentica. Allora comprendete subito quanto sia necessario ridire chi è il Sacerdote in quelle circostanze, perché alcuni errori, alcune mistificazioni o errori di prospettiva possono esserci anche nella nostra Italia, nelle nostre comunità, nelle tentazioni di cui tutti siamo, in qualche modo, vittime: o di secolarizzarci, noi sacerdoti, o clericalizzare il laicato; queste cose vanno ridette con puntualità. Quindi la ragione prossima, il centocinquantesimo del santo curato d'Ars e le due ragioni remote in negativo e in positivo per riparare alla grave ferita che l'immagine del sacerdote ha ricevuto, non senza un grave concorso di poteri forti del mondo, che ovviamente hanno amplificato i casi e non senza un concorso di amplificazioni anche dei media, per ragioni volgarmente economiche, comunque il danno d'immagine c'è stato.

Ricordando le affermazioni del santo Curato d'Ars, così scrive il papa: "«Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio» (NODET, 105), diceva. Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!» (ID., 105). Ed aveva preso l'abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: «Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!» (ID., 104)" (BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 11). 80 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa come comunione Communionis notio (28 maggio 1992): AAS 85 (1993).

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65 Contemporaneamente, però, anche una grande promozione della figura sacerdotale, per ridire chi è il prete e in questo modo avviare anche una pastorale vocazionale nuova. Il papa, nell'Udienza di ieri, ha affermato che la pastorale vocazionale si fonda sulla preghiera81, non su tutte le iniziative più o meno di marketing, di personale, che a volte in alcune diocesi si sente dire. Io ricordo sempre un Convegno, tenuto da religiosi, che manifestavano con un grande cartellone con numero verde: «Se ti senti chiamato, chiama: 800..., ecc». Per carità, tutto può essere utile. Conosco casi di monache carmelitane di clausura, entrate nel Carmelo, attraverso una chat; in chat hanno incontrato una suora e attraverso l'incontro al computer alla fine sono entrate nel Carmelo. Tutto è possibile, ma non è la via ordinaria. Non è sicuramente un discorso di marketing la vocazione, ma è un intervento soprannaturale nella vita di una persona, che viene accolta là dove ci sono legami naturali e spirituali con una comunità. Questa è la via ordinaria che Cristo stesso ha stabilito.

2. INIZIATIVE IMPORTANTI PER L'ANNO SACERDOTALE

Un libretto per promuovere l'Adorazione Eucaristica e la maternità spirituale per i sacerdoti L'Anno Sacerdotale si poggia anche su un'iniziativa importante, che la Congregazione per il Clero ha in qualche modo sostenuto, a partire dall'Immacolata del 2007. Voi sapete, forse è girato anche nei vostri luoghi di adorazione, che abbiamo pubblicato un libretto semplicissimo sull'Adorazione Eucaristica e la maternità spirituale per i sacerdoti82. È un libretto, che raccoglie alcune preghiere, alcune testimonianze, alcuni formulari di preghiera. Io stesso ho collaborato alla redazione, che vuole semplicemente essere uno strumento accessibile a tutti e che favorisca la preghiera delle comunità, perché è chiaro alla Congregazione per il Clero, e deve essere chiaro in tutta la Chiesa, che il punto di partenza per la santificazione del clero e per la riparazione, è di nuovo la preghiera e in particolare la preghiera di Adorazione Eucaristica. Questa iniziativa ha avuto un successo straordinario. Noi, da qualche altro consultore, eravamo stati sconsigliati di partire, perché sembrava una cosa "démodé", non in linea con la pastorale contemporanea; quindi siamo partiti anche contro il parere di alcuni illustri ecclesiastici e invece la risposta è stata straordinaria. Solo in Germania, nella secolarizzata Germania, ci sono 40-50 centri, sorti dal dicembre 2007 ad oggi; quindi nemmeno due anni!

Ecco l'accorato invito del Santo Padre: «Si moltiplichino nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità religiose specialmente quelle monastiche, nelle associazioni e nei movimenti, nelle varie aggregazioni pastorali presenti in tutto il mondo, iniziative di preghiera e, in particolare, di adorazione eucaristica, per la santificazione del clero e le vocazioni sacerdotali, rispondendo all'invito di Gesù a pregare "il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe" (Mt 9,38). La preghiera è il primo impegno, la vera via di santificazione dei sacerdoti, e l'anima dell'autentica "pastorale vocazionale". La scarsità numerica di ordinazioni sacerdotali in taluni Paesi non solo non deve scoraggiare, ma deve spingere a moltiplicare gli spazi di silenzio e di ascolto della Parola, a curare meglio la direzione spirituale e il sacramento della confessione, perché la voce di Dio, che sempre continua a chiamare e a confermare, possa essere ascoltata e prontamente seguita da tanti giovani» (BENEDETTO XVI, Udienza Generale, Anno Sacerdotale /II, Piazza San Pietro, Mercoledì, 1° luglio 2009). 82 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Adorazione Eucaristica per la santificazione dei Sacerdoti e maternità spirituale, Paoline, Milano 2008.

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66 In tutto il mondo questa rete di cenacoli eucaristici di adorazione si sta moltiplicando, perché è chiaro che, essendo stata la Santa Sede stessa a promuovere l'iniziativa, l'orecchio anche dei più buoni si è aperto e là dove qualcuno era timoroso, è stato incoraggiato. Certo molto dipende in questo senso dall'animazione, che noi sacerdoti diamo e offriamo a queste iniziative, soprattutto perché partano. I laici poi sono molto bravi, a volte più eroici di noi, nell'essere fedeli a queste iniziative, nell'offrire le ore di adorazione, nel coprire tutti i turni e nel garantire la presenza. Però è chiaro che il punto di partenza, il motore di avviamento deve esser chi nella comunità rappresenta Cristo-Capo. Allora l'intenzione remota del papa, questo libretto di Adorazione, per promuovere l'Adorazione Eucaristica, sono in qualche modo fioriti insieme nell'idea (che ritengo ormai di poter dire con grande chiarezza), suscitata dallo Spirito Santo. L'idea, cioè, del papa di indire, al termine dell'anno paolino, un Anno Sacerdotale. Le Catechesi delle Udienze Generali Il papa ha già dedicato due catechesi all'Anno Sacerdotale: quella di ieri e quella di mercoledì scorso83. Credo dovrà dedicare la catechesi del 4 di agosto, che è l'anniversario di san Giovanni Maria Vianney, ancora su questo argomento e poi, da settembre a Natale, i suoi interventi saranno sull'Anno Sacerdotale. Come l'Anno Paolino ha avuto quasi venti catechesi dedicate solo a lui, anche l'Anno Sacerdotale avrà questo importante intervento del Magistero, a cui noi per primi, come sacerdoti, ma poi tutto il popolo di Dio dovrà e potrà prestare attenzione. Credo che il papa voglia ridisegnare il profilo del sacerdozio cattolico partendo dalla dottrina di sempre. Quindi non aspettiamoci cose strane, ma nel suo stile, che è straordinario. Lo stile di chi sa dire con semplicità delle verità, che sono grandi come una cattedrale (si dice in spagnolo) e contemporaneamente declinarne in maniera umanamente affascinate, perché, ciò che è grande nel magistero di Benedetto XVI, è che non viene mai meno l'umano. Nell'Udienza di ieri, il papa dice: «Chi prega non ha paura, chi prega non è mai solo, chi prega si salva», citando sant'Alfonso Maria De Liguori84, che noi conosciamo. Ma immaginate il coraggio di un papa di dire pubblicamente, in un'Udienza una cosa del genere, in questo tempo storico! Attenzione, la salvezza è legata non a tutto quello che noi facciamo, immaginiamo, organizziamo, altresì è legata alla preghiera: «Chi prega, si salva». Sembrava di sentir dire: è tornata la fede cattolica, che è successo? Si sta risvegliando qualcosa! È la fede di sempre che va accolta, custodita, alimentata, attraverso la preghiera, in particolare attraverso l'Adorazione Eucaristica. L'Anno Sacerdotale non vuole essere un Anno di palcoscenici celebrativi, non ne abbiamo bisogno. L'Anno Sacerdotale non sarà un anno di grandi iniziative centrali, ma vuole essere un Anno che, partendo da Roma, nelle varie diocesi stimoli le iniziative pastorali dei vescovi, degli ordinari, anche dei religiosi, perché là dove la Chiesa vive nel territorio, si possa animare la preghiera per i sacerdoti e le proposte di formazione e di sostegno di cui la Chiesa locale ha bisogno.

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BENEDETTO XVI, Udienza Generale, Anno Sacerdotale (I°), Piazza San Pietro, Mercoledì, 24 giugno 2009; ID., Udienza Generale, Anno Sacerdotale /II, Piazza San Pietro, Mercoledì, 1° luglio 2009. 84 Cf. BENEDETTO XVI, Udienza Generale, disc. cit., Mercoledì, 1° luglio 2009.

67 Una Giornata Mondiale per i sacerdoti Ci sarà un grande evento, che sarà la chiusura dell'Anno Sacerdotale: il 9-10-11 giugno 2010. Sarà una sorta di GMG per i sacerdoti, che non saranno tutti giovani: sarà un po' diverso. Una Giornata Mondiale per i Sacerdoti, con tre momenti importanti: uno a san Paolo fuori le Mura, uno a Santa Maria Maggiore, uno a san Pietro, con il papa ovviamente. In quell'occasione, probabilmente, consegnerà il Direttorio per i confessori e i direttori spirituali, il vademecum, perché accanto all'Adorazione Eucaristica, voi lo sapete, c'è il sacramento della Riconciliazione. Imparando a fare l'Adorazione Eucaristica, si è spinti ad andare al confessionale; andando al confessionale, si può riaccedere, anche a livello sacramentale, alla Comunione eucaristica. Lettera del Papa ai presbiteri In questo senso, farei brevemente con voi una carrellata dei punti fondamentali che il papa ha toccato nella Lettera rivolta ai sacerdoti, per l'indizione di questo Anno Sacerdotale. Questa Lettera è straordinaria e trasuda amore, da parte del papa, per la Chiesa, per l'Eucaristia e per i sacerdoti. Pertanto chi non l'avesse ancora letta, la legga, perché fa bene all'anima e in alcuni punti, soprattutto nel 3° e nel 4°, è particolarmente rivolta a chi vive questa iniziativa bellissima dell'Adorazione Eucaristica Perpetua nelle comunità. Benedetto XVI dà innanzitutto le ragioni per cui ha indetto l'Anno Sacerdotale, vale a dire per promuovere l'impegno di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti, per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi. Qui c'è la parte positiva, però sappiamo tutti che quando il papa dice una cosa è perché ha in mente che problema c'è. Se il papa invita a rinnovarsi interiormente, è perché è cosciente che ce n'è bisogno, perché è cosciente che non tutti i sacerdoti sono interiormente giovani, interiormente freschi. A volte ci sono delle fatiche, delle cadute, delle stanchezze nella fede soprattutto, che sono peggiori anche delle stanchezze e delle cadute morali, perché, quando si perde la lucidità del giudizio di fede, non si è più nemmeno capaci di rialzarsi di fronte alle altre cadute. Invece tenendo fermo il timone della fede, anche le fragilità umane possono essere riprese davanti all'Eucaristia. Non c'è esame di coscienza più vero e più autentico di quello che noi possiamo fare davanti Gesù Eucaristia, perché a tutti possiamo mentire, ma non davanti a Gesù Eucaristia.

3. RICORDI E RIFLESSIONI

In Seminario un'ora di Adorazione Eucaristica quotidiana Io ricordo con grande nostalgia il Seminario Romano, che ho frequentato da giovane, nel quale c'era un'ora di Adorazione Eucaristica quotidiana. È l'unico Seminario, che io conosca fino adesso nella Chiesa, che propone questo! Se c'è un altro Seminario, che ha questa stessa iniziativa, segnalatemelo, perché mi sta veramente a cuore. Dalle ore 18 alle ore 19, ogni santo giorno, per tutto il tempo della formazione eravamo invitati a stare davanti a Gesù Eucaristia. E sai, per quanto distratto tu sia come giovane, per quanto la testa vada da altre parti, per sei anni, un'ora al giorno davanti all'Eucaristia, ti segna per tutta la vita. I superiori ci dicevano: «Ricordatevi che i formatori non siamo noi: il formatore è Gesù, quindi state davanti a Lui».

68 Certo, a volte c'erano le stanchezze, a volte si rimaneva lì, perché bisognava rimanere. Tuttavia, anche il restare lì, perché bisognava starci, era una scuola, in quanto dedicavi quel tempo a Lui e non a te stesso, rimanendo fisicamente lì davanti a Lui. Quell'esperienza è stata per me personalmente, come uomo, come cristiano e come sacerdote, straordinaria, perché ha segnato tutto il mio ministero e devo dire anche la mia mentalità teologica di cristiano. E, quando non posso fare quotidianamente l'Adorazione Eucaristica e non posso farla per un'ora intera, ma magari per solo venti muniti in una giornata, mi rimane una grande nostalgia e quella nostalgia lì, è salvifica, perché ti fa mantenere desto il desiderio. È una nostalgia salvifica, le cui radici si pongono però in una quotidianità, in un'educazione che, per grazia di Dio, ci è stata data dalle istituzioni della Chiesa e che però so che non sempre si dà. Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia e Presenza spirituale di Cristo nella Parola Ci sono seminari in cui una volta alla settimana si fa l'Adorazione Eucaristica e sembra già di fare molto; ci sono seminari in cui non si fa proprio. L'Adorazione Eucaristica è stata sostituita dalla Lectio divina, con una grande confusione tra Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia e Presenza spirituale di Cristo nella Parola. Attenzione: i due modi di Presenza sono differenti. Questo teologicamente va ribadito con buona pace degli esegeti, ma intanto la Sacrosanctum Concilium al numero 7 dice che Cristo è presente nella sua Parola, quando essa viene proclamata nell'assemblea85. Quindi la Presenza di Cristo nella Parola è legata a due fattori: alla proclamazione (e quindi non quando la leggo per conto mio) e alla comunità, all'assemblea. Quando è proclamata nell'assemblea c'è la Presenza di Cristo, ma altrimenti si dà una Presenza spirituale, legata fondamentalmente alla libertà che accoglie quella Parola. Mentre la Presenza reale non dipende dalla liberà, che accoglie la Parola. La Presenza reale è oggettiva ed è quella Eucaristica, che indipendentemente dalla libertà (addirittura dalla libertà del celebrante, che se anche fosse in peccato mortale, ma ha intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, consacra validamente), accade. Da questo punto di vista, quindi, a livello educativo aver sostituito, nelle istituzioni formative della Chiesa, l'Adorazione Eucaristica con la Lectio Divina può essere un grave pericolo. Certo le due cose vanno affiancate, non messe in conflitto!86

"...Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, specialmente nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, "egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti", sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua potenza nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente, infine, quando la Chiesa prega e salmeggia, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20)»" (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione Dogmatica sulla sacra Liturgia Sacrosanctum concilium, 7). 86 Nella esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), Benedetto XVI osserva: «Prima di tutto è necessario riflettere sull'unità intrinseca del rito della santa Messa. Bisogna evitare che, sia nelle catechesi che nella modalità di celebrazione, si dia adito ad una visione giustapposta delle due parti del rito. Liturgia della Parola e liturgia eucaristica - oltre ai riti di introduzione e di conclusione - "sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto" (Ordinamento Generale del messale Romano, 28; cf. Sacrosanctum concilium 56). Infatti, esiste un legame intrinseco tra la Parola di Dio e l'Eucaristia. Ascoltando la Parola di Dio nasce o si rafforza la fede (cf. Rm 10,17); nell'Eucaristia il Verbo fatto carne si dà a noi come cibo spirituale. Così "dalle due mense della Parola di Dio e del Corpo di Cristo la Chiesa riceve ed offre ai fedeli il pane di vita" (cf. DV 21). Pertanto, si deve costantemente tener presente che la Parola di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella liturgia, conduce all'Eucaristia come al suo fine connaturale» (Sacramentum caritatis, 44). Nell'Instrumentum Laboris (n. 35), in preparazione al Sinodo dei Vescovi su La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa (11 maggio 2008), si ribadisce: «Mentre nella prassi la Liturgia della Parola appare non di rado improvvisata e talvolta non sufficientemente connessa con la Liturgia Eucaristica, l'intima unità fra Parola ed Eucaristia è radicata nella testimonianza scritturistica (Gv 6), attestata dai padri della Chiesa e riaffermata dal Concilio Vaticano II (cf. SC 48, 51, 56; DV 21, 26; AG 6, 15; PO 18; PC 6). Nella grande Tradizione della Chiesa troviamo espressioni significative come "Corpus Christi intelligitur etiam. (...) Scriptura Dei" (anche la Scrittura di Dio si considera Corpo

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69 Due concezioni del sacerdozio Il papa, nella Catechesi di mercoledì scorso (24 giugno 2009), ha affermato che due concezioni del sacerdozio - cito a memoria - si sono contrapposte: quella che è più legata al servizio, il fare qualcosa per... e quella legata all'essere, alla configurazione ontologicosacramentale del sacerdote a Cristo. Il papa dice questa seconda concezione non esclude la prima del servizio, anzi ne è la ragione87.

di Cristo; vedi: WALTRAMUS, De unitate Ecclesiae conservanda: 13, Ed. W. SCHWEN-KENBECHER, Hannoverae 1883, 33); "ego Corpus Iesu Evangelium puto" (considero il Vangelo Corpo di Gesù; vedi: ORIGENE In Ps. 147: CCL 78, 337). L'accresciuta consapevolezza della presenza di Cristo nella Parola favorisce sia la preparazione immediata alla celebrazione eucaristica sia l'unione con il Signore nelle celebrazioni della Parola. Perciò questo Sinodo si mette in continuità col precedente sull'Eucaristia e richiede una riflessione specifica sul rapporto tra Parola di Dio ed Eucaristia (Sacramentum caritatis, 44-46). Afferma san Girolamo: "La carne del Signore, vero cibo, e il suo sangue, vera bevanda, è quello il vero bene che ci è riservato nella vita presente, nutrirsi della sua carne e bere il suo sangue, non solo nell'Eucaristia, ma anche nella lettura della Sacra Scrittura. È infatti vero cibo e vera bevanda la Parola di Dio che si attinge dalla conoscenza delle Scritture" (S. HIERONYMUS, Commentarius in Ecclestiasten, 313: CCL 72, 278). Tra i testi del Concilio Vaticano II, testé citati, vale la pena leggere i seguenti. "La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore, non tralasciando, soprattutto nella sacra liturgia, di assumere il pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli" (Dei verbum, 21). Nella conclusione del medesima costituzione conciliare, si auspica: «Così dunque, con la lettura e con lo studio dei Libri sacri "la parola di Dio si diffonda e sia glorificata" (2Ts 3,1) e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall'assidua frequenza al mistero eucaristico prende vigore la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso di vita spirituale dall'accresciuta venerazione della parola di Dio che "rimane in eterno" (Is 40,8; cf. 1Pt 1,23-25)» (Dei verbum, 56). Trattando poi dei mezzi per favorire la vita spirituale dei presbiteri, si dichiara: "Per alimentare in ogni circostanza della propria vita l'unione con Cristo, i presbiteri, oltre all'esercizio consapevole del ministero, dispongono dei mezzi, sia comuni che specifici, sia tradizionali che nuovi, che lo Spirito Santo non ha mai cessato di suscitare in mezzo al popolo di Dio, e che la Chiesa raccomanda - anzi talora prescrive - per la santificazione dei suoi membri. Al di sopra di tutti i sussidi spirituali, occupano un posto di rilievo quegli atti per cui i fedeli si nutrono della parola di Dio alla duplice mensa della sacra Scrittura e dell'eucaristia (cf. PC 6); a nessuno sfugge l'importanza di un loro uso frequente a i fini della santificazione propria dei presbiteri" (Presbyterorum ordinis, 18). 87 «Non di rado, - afferma il papa - sia negli ambienti teologici, come pure nella concreta prassi pastorale e di formazione del clero, si confrontano, e talora si oppongono, due differenti concezioni del sacerdozio. Rilevavo in proposito alcuni anni or sono che esistono "da una parte una concezione sociale-funzionale che definisce l'essenza del sacerdozio con il concetto di `servizio': il servizio alla comunità, nell'espletamento di una funzione... Dall'altra parte, vi è la concezione sacramentale-ontologica, che naturalmente non nega il carattere di servizio del sacerdozio, lo vede però ancorato all'essere del ministro e ritiene che questo essere è determinato da un dono concesso dal Signore attraverso la mediazione della Chiesa, il cui nome è sacramento" (J. Ratzinger, Ministero e vita del Sacerdote, in Elementi di Teologia fondamentale. Saggio su fede e ministero, Brescia 2005, p. 165). Anche lo slittamento terminologico dalla parola "sacerdozio" a quelle di "servizio, ministero, incarico", è segno di tale differente concezione. Alla prima, poi, quella ontologico-sacramentale, è legato il primato dell'Eucaristia, nel binomio "sacerdozio-sacrificio", mentre alla seconda corrisponderebbe il primato della parola e del servizio dell'annuncio. A ben vedere, non si tratta di due concezioni contrapposte, e la tensione che pur esiste tra di esse va risolta dall'interno. Così il Decreto Presbyterorum ordinis del Concilio Vaticano II afferma: "È proprio per mezzo dell'annuncio apostolico del Vangelo che il popolo di Dio viene convocato e adunato, in modo che tutti... possano offrire se stessi come «ostia viva, santa, accettabile da Dio» (Rm 12,1), ed è proprio attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto nell'unione al sacrificio di Cristo, unico mediatore. Questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri e in nome di tutta la Chiesa, viene offerto nell'Eucaristia in modo incruento e sacramentale, fino al giorno della venuta del Signore" (n. 2). (...) Alter Christus, il sacerdote è profondamente unito al Verbo del Padre, che incarnandosi ha preso la forma di servo, è divenuto servo (cfr Fil 2,5-11). Il sacerdote é servo di Cristo, nel senso che la sua esistenza, configurata a Cristo ontologicamente, assume un carattere essenzialmente relazionale: egli è in Cristo, per Cristo e con Cristo al servizio degli uomini. Proprio perché appartiene a Cristo, il presbitero è radicalmente al servizio degli uomini: è ministro della loro salvezza, della loro felicità, della loro autentica liberazione, maturando, in questa progressiva assunzione della volontà del Cristo, nella preghiera, nello "stare cuore a cuore" con Lui. È questa allora la condizione imprescindibile di ogni annuncio, che comporta la partecipazione all'offerta sacramentale dell'Eucaristia e la docile obbedienza alla Chiesa» (BENEDETTO XVI, Udienza Generale, Anno Sacerdotale (I°), Piazza San Pietro, Mercoledì, 24 giugno 2009).

70 Quindi è un errore teologico, per lo meno un uniteralismo teologico, aver sottolineato la dimensione del servizio a discapito di quella dell'essere o della consacrazione, perché come sacerdoti siamo tanto più al servizio del popolo di Dio, quanto più siamo coscienti di essere di Cristo. E tanto più siamo di Cristo, quanto più il popolo riconosce questo nostro essere al suo servizio. Allora in questo contesto teologico si colloca il rinnovamento che il papa auspica per i sacerdoti. Dovrebbe accadere nei prossimi mesi anche un gesto molto importante del papa in questa direzione. La cosa è ormai quasi pubblica quindi la possiamo dire, anche se veniamo registrati, e cioè il papa prenderà i seminari, che in questo momento sono il controllo della Congregazione per l'Educazione Cattolica, e li metterà sotto la responsabilità della Congregazione del Clero, in modo che ci sia una chiara distinzione tra quella che è una formazione intellettuale (che forse è l'aspetto più problematico in questo momento, perché non tutti i teologi sono uguali) e quello che è invece la formazione spirituale, umana e pastorale, che deve essere - diciamo - legata a quella intellettuale, ma non ne deve dipendere totalmente. Sarà un'operazione non indolore, perché è un anno che se ne parla e le resistenze sono molte, però Benedetto XVI ormai ha deciso e credo che da settembre in poi questo avverrà. È un messaggio forte, perché avremo d'ora in poi un'unica Congregazione che cura tutto il prodotto: dalla materia prima al disfacimento (speriamo non troppo disfacimento; a volte mi occupo anche delle dispense e quindi bisogna guardare anche il disfacimento). Soprattutto può dare, speriamo, indicazioni chiare, partendo proprio dalle Catechesi che a settembre il papa ci regalerà, proprio su questo argomento dell'Anno Sacerdotale e della identità sacerdotale.

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4. PUNTI SALIENTI NELLA LETTERA DEL PAPA AI PRESBITERI

L'identificazione del sacerdote con il proprio ministero Il primo punto che il papa sottolinea nella Lettera rivolta ai sacerdoti è quello che potremmo definire anche il "fil rouge", il filo rosso di tutta la Lettera ed è ciò che il Santo Padre vuole indicare: l'identificazione, cioè, del sacerdote con il proprio ministero. Il problema, che oggi si riscontra in molte circostanze, è che il sacerdote ha una sua identità personale e che poi fa il prete, cioè fa delle cose, ma alla fine la sua identità è poi un'altra. Io non sono contrario al giorno libero, anche se nella mia vita non l'ho mai preso, perché studiavo nel giorno libero. Ma attenzione a certe dinamiche, soprattutto proprie dei preti giovani, che tutta la settimana sembrano soffrire in parrocchia per le cose che hanno da fare e poi il lunedì finalmente vanno a sciare in montagna o vanno al mare, come se il giorno libero fosse finalmente la liberazione dal ministero, la liberazione da un giogo insostenibile. Ricordo sempre il mio padre spirituale, che è un santo prete di Torino, esorcista e quindi immaginate cosa vuol dire avere un padre spirituale così! Egli mi dice: «Di', io non son mica un barbiere, che chiudo il lunedì!». Ed è vero che non siamo mica barbieri, che chiudiamo il lunedì. Il giusto riposo è una cosa legittima, altrimenti, come dicono i giovani "scleriamo". Ma soprattutto il dolore nasce nel cuore, quando quel giorno libero diventa un giorno libero dalla preghiera o dalla santa Messa. Questa - lasciatemi usare questa parola - "buffala" del digiuno eucaristico è veramente una "buffala" teologica, propinata e diffusa da centri anche molto "à la page" oggi, frequentati anche da illustri ecclesiastici, dei quali però noi non possiamo assolutamente condividere l'impostazione, perché si digiuna dalle cose che possono far male, ma non si digiuna dall'Eucaristia e soprattutto non si digiuna dall'Eucaristia nel giorno libero. Allora il giorno "libero" da Cristo: lì manca qualcosa a quella che il papa chiama l'identificazione con il proprio ministero88. Per noi sacerdoti non deve esserci la vita da una parte e il ministero dall'altra, ma il ministero è la vita, il ministero coincide con la vita e la vita coincide con il ministero. Quelli che, come me (siamo una specie in via di estinzione, però esitiamo ancora) hanno fatto il seminario minore (io a 14 anni ero in seminario; a 24 ero prete; adesso ne ho 36 e sono contento come un bambino!), hanno anche vissuto una dinamica della identificazione non solo spirituale, ma anche psicologica col ministero. Questa era la condizione di tutti i preti, finché sono esistiti i seminari minori: cioè si cresceva anche psicologicamente con una identificazione totale con la bella figura del sacerdote.

Fissando l'attenzione sul santo Curato d'Ars, così scrive il papa Ratzinger: «"La grande sventura per noi parroci deplorava il Santo - è che l'anima si intorpidisce" (NODET, 102); ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del pastore allo stato di peccato o di indifferenza in cui vivono tante sue pecorelle. Egli teneva a freno il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima sacerdotale. E non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all'espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: "Vi dirò qual è la mia ricetta: dò ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto" (ID., 189). Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d'Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al "caro prezzo" della redenzione» (BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 15-16).

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72 Questo poteva creare dei problemi, se non era sufficientemente integrato, ma certamente era un vantaggio, perché non era solo qualcosa di appiccicato ad un adulto, che non era formato, ma era qualcosa che nasceva con l'uomo stesso che cresceva. Aver chiuso in maniera indiscriminata i seminari minori con la finta scusa che non c'erano vocazioni, ma non le si voleva forse accogliere e oggi trovarsi a ridefinire totalmente anche la psicologia del sacerdote rispetto all'identità sacerdotale e sacramentale, non è cosa semplice ed è una ricchezza che attualmente si vede quanto sia andata perduta, perché prima questo era un dato normalissimo. Quando si entrava in seminario a diciotto anni, era un'eccezione e quella era già una vocazione adulta. Da questo punto di vista, quando i seminari passeranno alla Congregazione per il Clero, questa è una riflessione che si dovrà riaprire, perché le vocazioni, anche alle scuole medie o alle scuole superiori, ci sono e chi di voi fa esperienza dell'Adorazione Eucaristica vede come i bambini comprendono benissimo cos'è l'Adorazione Eucaristica, la fanno volentieri e capiscono chi è Gesù. Ho due nipotine: una di due e l'altra di quattro anni, che ovviamente sono la gioia dello zio, come potete immaginare! Ogni tanto, non sempre, riesco a spendere un pomeriggio con loro e, dal punto di vista pedagogico, gioisco per quella che sant'Agostino chiamava il "gaudium veritatis", cioè la gioia della verità, nel veder come i piccoli, i semplici hanno delle intuizioni anche teologiche che io, con tutti i miei studi, non ho mai avuto. Io faccio teologia con la mia nipotina, sfogliando i libri di Giotto con le figure della vita di Cristo. C'è un libro, a cui lei è particolarmente affezionata, che sfogliamo spesso insieme. Ve ne racconto una sola per capire cosa intendo, quando dico che i bambini comprendono benissimo cos'è l'Adorazione Eucaristica. Siamo davanti al quadro della Crocifissione di Gesù: ai suoi piedi c'è sua Madre, accanto i due ladroni. Lei conosce benissimo la scena, sa chi è Gesù, sa che sono cattivi quelli che l'hanno crocifisso. «Questa - le chiedo - è la Mamma?». «Sì!», mi risponde con prontezza. «Questo è Gesù?», le chiedo ancora. «Sì!», mi risponde subito. Poi guarda il ladrone accanto e mi domanda: «Zio e dov'è la sua mamma?». Io, in tutta la mia vita da teologo e da prete, mai ho pensato che, sotto la croce dei due ladroni, non c'era la loro madre. Ci voleva una bambina di quattro anni per farmi pensare questa cosa. Capite? Questa è la semplicità dei piccoli, che intuiscono le verità della fede. Posso fare molti esempi del genere e scrivo queste cose, perché i piccoli capiscono che cos'è l'Eucaristia e il Signore chiama a qualunque età. Dobbiamo, noi come Chiesa, essere attenti a questo aspetto! Pertanto il primo elemento, che il papa mette in evidenza, è questa identificazione del sacerdote con il suo ministero, che in san Giovanni Maria Vianney è stata straordinaria. In Gesù, osserva il papa, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la sua azione salvifica era ed è espressione del suo "Io filiale", che da tutta l'eternità sta davanti al Padre. Questa coincidenza, che è propria di Gesù, deve diventare anche del sacerdote.

73 Educare alla Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia Il secondo elemento evidenziato dal papa è che, per san Giovanni Maria Vianney e quindi anche per i sacerdoti, il ministero è stato una educazione dei fedeli alla Presenza Eucaristica e alla Comunione89. Io non so i fratelli sacerdoti, qui presenti, quale esperienza hanno, ma a me pare che nella guida dei gruppi giovanili, che mi è stato dato di vivere, quando si trasmette ad una persona in formazione il senso della Presenza reale, tutto il resto è quasi in discesa. Se, infatti, si trasmette il senso della Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, con esso passa il senso generale della Presenza di Dio nel mondo, passa la realtà di tutta la struttura sacramentale, che non è per favore "simbolica" come alcuni dicono, addirittura il "mimo eucaristico". È una realtà, non è un mimo! Con essa passa la vicinanza ai sacramenti, in particolare la Riconciliazione, che è fondamentale per la crescita spirituale. Ecco che, dal punto di vista pastorale, educare alla Presenza reale: educare i giovani, educare le comunità parrocchiali, educare là dove siamo come azione pastorale al senso della Presenza reale, è stato il centro della vita di san Giovanni Maria Vianney e il papa suggerisce che, in questo Anno Sacerdotale, sia il centro della vita pastorale delle nostre comunità. Una comunità, per esempio, che ha dimenticato cosa sia la genuflessione, una comunità che ha dimenticato cosa sia lo stare in ginocchio, con il fior fior di libri e di teologi che hanno postulato anche questo, è una comunità che inevitabilmente perderà il senso della Presenza reale. Benedetto XVI ha detto, nell'Omelia del Corpus Domini di due anni fa (2007), che il cristiano non si inginocchia di fronte a nessuno, solo di fronte a Cristo e questa è la garanzia della sua libertà. Perché, guardate, che chi non si inginocchia davanti a Cristo, prima o poi finisce per inginocchiarsi davanti ad altri; alla fine anche davanti a se stessi, davanti al proprio io. Allora è fondamentale che, nella pastorale, la priorità sia questa educazione al senso della Presenza reale, a cui è collegato direttamente il servizio della Riconciliazione e il papa domanda che tale servizio si rinnovi in questo Anno Sacerdotale. "I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali" Scrive papa Ratzinger: «Questa immedesimazione personale al sacrificio della Croce conduceva San Giovanni Maria Vianney, con un solo movimento interiore, dall'altare al confessionale»90. Prosegue poi con questo grande monito per noi sacerdoti, ma per tutti coloro che amano Gesù Eucaristia e desiderano che i fratelli si avvicinino a Gesù Eucaristia: «I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali, né limitarsi a costatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento»91. Quanti confessionali deserti, quanti confessionali con le ragnatele e però le ragnatele sono sia dalla parte del penitente sia dalla parte del confessore. Io non so quale sia l'esperienza condivisa,

"Ai suoi parrocchiani - sottolinea il papa - il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia. «Non c'è bisogno di parlar molto per ben pregare» - spiegava loro il Curato - «Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera». Ed esortava: «Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui... È vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!». Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un'efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che «non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l'adorazione... Contemplava l'Ostia amorosamente»" (BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 10-11). 90 BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 11. 91 Ibidem, 12.

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74 ma a me non è mai capitato nella vita fino adesso (anche se sono giovane) di entrare in confessionale e restare senza far nulla. Al peggio si prega un po', si legge il breviario e si attende. Ma laddove l'orario è certo e stabile, laddove i fedeli dopo qualche mese imparano che a quell'ora e in quel momento c'è un confessore, ma tutti quelli della zona corrono lì, perché non c'è più nessuno che confessa. Questa è l'esperienza di chiunque abbia un po' di disciplina personale e decida che il giovedì pomeriggio e il sabato mattina si dedicano alle confessioni, chiuso! Metti un cartello fuori, lo imparano tutti dopo due mesi. Da tutto il quartiere vengono lì, perché c'è una tale fame e sete di confessori, capaci magari, anche non solo da "tre Ave Marie" e via. È chiaro che diventa un luogo di rigenerazione. Ciascuno di noi, senza aspettare i decreti vescovili, deve partire nel dare il buon esempio. Ciascuno di noi sacerdoti, innanzitutto, lo faccia laddove vive e poi piano piano questo diventerà contagioso per i sacerdoti vicini. Inevitabilmente accadrà così. San Giovanni Maria Vianney si è fatto santo lui, ha fatto santi tanti, ma ha anche santificato tutta la regione attorno a lui, perché si rinnovasse la vita sacerdotale. Disposti a pagare di persona per la santificazione delle anime Il Santo Padre continua dicendo che il sacerdote deve essere disponibile come san Giovanni Maria Vianney a pagare di persona per la santificazione delle anime a lui affidate. Io credo che non sia stato facile per molti di voi, iniziatori di questo cammino di Adorazione Perpetua, far fronte a tante resistenze, a tante sfiducie, a tanti "se", a tanti "ma", a volte anche di ecclesiastici, ma questo fa parte del nostro ministero. Come Gesù ha pagato di persona, così noi sacerdoti dobbiamo essere disposti a pagare di persona per le anime a noi affidate e voi laici dovete essere disposti a pagare di persona per ciò in cui credete, quando ciò in cui credete è oggettivamente vero e giusto; come oggettiva, vera e giusta è la preghiera di Adorazione Eucaristica. Il volto del presbitero deve essere in qualche modo plasmato dalla testimonianza evangelica, che egli dà. Testimonia evangelica nella dottrina; mai scostarsi dall'autentica dottrina di Cristo e della Chiesa. Testimonianza evangelica nella vita92 e in particolare quella testimonianza evangelica che è la suprema, dopo il martirio, che prende il nome di verginità o castità per il Regno dei cieli. Noi questo lo dimentichiamo, ma la tradizione della Chiesa colloca la verginità al più alto livello delle testimonianze evangeliche, dopo il martirio, cioè il martirio è il sacrificio della vita fisica, per testimoniare Cristo. La verginità per il Regno dei cieli è il sacrificio della forza più grande, che c'è nell'uomo, legata anche alla sopravvivenza, che è la forza affettiva, per il Regno dei cieli ed è quello il vero scandalo, che fa inciampare il mondo. Finché noi facciamo azione sociale e promuoviamo questioni legate alla povertà, agli interventi caritativi, nessuno si scandalizza; anzi il mondo è ben contento che un po' di lavoro glielo tolga la Chiesa. È bene aver tutte queste iniziative, perché annuncio e carità stanno sempre insieme. Tuttavia ciò che scandalizza il mondo è che qualcuno possa stare immobile per un'ora davanti a un ostensorio; ciò che scandalizza il mondo è che qualcuno possa scegliere di dire sì a

Ecco il pressante appello del Santo Padre: «Nel mondo di oggi, come nei difficili tempi del Curato d'Ars, occorre che i presbiteri nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica. Ha giustamente osservato Paolo VI: "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni" (EN 41). Perché non nasca un vuoto esistenziale in noi e non sia compromessa l'efficacia del nostro ministero, occorre che ci interroghiamo sempre di nuovo: "Siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa Parola al punto che essa realmente dia un'impronta alla nostra vita e formi il nostro pensiero?" (BENEDETTO XVI, Omelia nella Messa del S. Crisma, 9.4.2009). Come Gesù chiamò i Dodici perché stessero con Lui (cfr Mc 3,14) e solo dopo li mandò a predicare, così anche ai giorni nostri i sacerdoti sono chiamati ad assimilare quel "nuovo stile di vita" che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli (Cfr ID., Discorso all'Assemblea plenaria della Congregazione del Clero, 16.3.2009)» (BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 16-17).

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75 Gesù Cristo con tutta la propria vita fino al dono della verginità, fino al dono della prima Lettura di questa mattina, cioè fino al dono del sacrificio di Isacco, fino a lì: "Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rm 12,1). La castità l'Eucaristia è conveniente a chi deve toccare abitualmente

Afferma il papa: «Si può dire che la castità è conveniente a chi deve toccare abitualmente l'Eucaristia e abitualmente la guarda con tutto il trasporto del cuore e con lo stesso trasporto la dona ai suoi fratelli»93. Le biografie ci raccontano che san Giovanni Maria Vianney molto spesso veniva scoperto dai suoi parrocchiani rapito dal tabernacolo: guardava il tabernacolo come un innamorato, senza riuscire a staccare lo sguardo94. Vogliamo essere sacerdoti così. Voi laici dovete domandarci questo! Vogliamo comunità adoranti, che siano tutte centrate intorno a Gesù Eucaristia. Io insegno anche in un master di architetti, artisti, pittori e scultori che poi mettono mano alle nostre chiese, perciò permettete che vi dica ancora questo: non vogliamo che il tabernacolo sia relegato in uno sgabuzzino fuori dalla chiesa, vogliamo che sia al suo posto: al centro della chiesa, perché è Lui il centro e noi sacerdoti, come il papa ha chiesto nella Sacramentum caritatis (n. 69)95, mettiamo la sede a lato, lasciamo Gesù al centro! Benedetto XVI lo ha chiesto esplicitamente; vedo ancora tante chiese in cui la sede è davanti al tabernacolo, come se il centro fossimo noi. Ma non siamo noi sacerdoti il centro! Aiutateci a ricordarcelo, riditecelo: la sede va a lato. Al centro va Lui! Certo le attuali disposizione delle Conferenze Episcopali Nazionali sono ancora distoniche rispetto al Magistero pontificio. Bisogna aspettare che la Conferenza Episcopale Nazionale recepisca il Magistero pontificio, ci vorrà qualche anno. Ma se noi lo recepiamo prima, mica ci fa male; soltanto ci portiamo avanti col lavoro, non è una cosa delittuosa! Mi fermo e lascio spazio alle vostre domande!

BENEDETTO XVI, Lettera per l'indizione di un Anno Sacerdotale..., op. cit., 18-19. NODET, 112. 95 «In relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all'adeguata collocazione del tabernacolo delle nostre chiese. La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa. A tal fine, occorre tenere conto della disposizione architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione ed adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove chiese è bene predisporre che la cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico. Ovviamente è necessario tener conto di quanto afferma in proposito l'Ordinamento Generale del Messale Romano (cf. 314). Il giudizio ultimo su questa materia spetta comunque al Vescovo diocesano» (Sacramentum caritatis, 69).

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PREGHIERA PER I SACERDOTI

Signore Gesù, presente nel Santissimo Sacramento, che hai voluto perpetuare la tua Presenza tra noi per il tramite dei tuoi Sacerdoti, fa' che le loro parole siano sempre le tue, che i loro gesti siano i tuoi gesti, che la loro vita sia fedele riflesso della tua vita. Che essi siano quegli uomini che parlano a Dio degli uomini, e agli uomini, di Dio. che non abbiano paura del dover servire, servendo la Chiesa nel modo in cui essa ha bisogno di essere servita. Che siano uomini, testimoni dell'eterno nel nostro tempo, camminando per le strade della storia con i tuoi stessi passi e facendo a tutti del bene. Che siano fedeli ai loro impegni, gelosi della propria vocazione e della propria donazione, specchio luminoso della propria identità e che vivano nella gioia per il dono ricevuto. Te lo chiedo per la tua Madre Maria Santissima: lei che è stata presente nella tua vita sarà sempre presente nella vita dei tuoi Sacerdoti. Amen.

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