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IL FUTURO DEL MONDO Passa attraverso la dignità femminile di Tamara Di Davide

Il libro è frutto di ricerca e riflessione, nel profondo storico, simbolico, economico della nostra società, e che agiscono nel campo dell'impercettibile. Il suo fine ambito è quello di proporre un'etica, un pensiero alternativo a quello (maschile) che ci "ha guidato" per milioni di anni, dal mondo animale fino alle nostre guerre nucleari. Ho preso come imput e guida, oltre all'esperienza diretta personale, la Storia mai scritta, delle donne, in alcuni casi immaginata ma non senza un aggancio con il reale, secondo la massima: "Nella Storia ciò che non si ricorda si ripete". Ho cercato di riallacciare il filo storico frammentato delle lotte delle donne contro la barbarie di ogni tempo e luogo, fino ai nostri giorni in cui il mondo sembra incunearsi in un vicolo senza ritorno, con sovrappopolazione, inquinamento, e consumo folle di risorse. Nella seconda parte del libro, mi rivolgo a quella larga frangia della nostra società protagonista della "rivoluzione culturale" dagli anni sessanta, (la cosiddetta sinistra) che proprio rivoluzione culturale non è stata, e a cui faccio presente tutti gli errori grossolani, le opportunità perse, il perché dei sogni infranti e del ritorno indietro; indicando uno spiraglio per uscire dal male del mondo e dal male di viverci, un'etica universale per la salvezza del mondo. Tamara Di Davide

PRIMA PARTE

A proposito di guerre

La foga e passionalità con cui si proclama la pace è ammirevole e preziosa, in questo periodo di individualismo, indifferenza e menefreghismo. Tuttavia io farei una riflessione più approfondita per capire cosa c'è a monte della guerra di ogni tempo e luogo. Tutti siamo e siamo stati contro la guerra, per le devastazioni e gli orrori di cui è portatrice, eppur periodicamente scoppia per un motivo o per l'altro, è - come la prostituzione - la nefandezza (mestiere) "più vecchia(o) del mondo", e drammaticamente attuale. La Storia non ci parla d'altro che di guerre ma non ci da il perché, dobbiamo scrutare con il lumicino fra le righe della storiografia per trovare qualche indizio, in particolare ho notato che dopo una guerra (o epidemia con milioni di morti) si ha un notevole sviluppo economico: i salari aumentano, il tenore di vita cresce. La guerra quindi non serve solo a stabilire chi comanda, chi è più forte, a "ristabilire l'ordine" anche simbolico, e si sa che con "l'ordine" si può lavorare "in pace"; ma anche a "sfoltire" la popolazione "di troppo", quando non c'è pane per tutti, in una sorta di macabro "polmone". Inutile dire che con l'attuale crescita della popolazione mondiale, se non ci arrestiamo, andremo di fronte ad un baratro, spiegherò più avanti perché una pianificazione delle nascite non è avvenuta in passato e stenta ad avvenire nel presente. Non sono molto informata su come e quanto i paesi ricchi "sfruttano" i paesi poveri, certo è che l'ingiustizia sociale è anche e soprattutto all'interno dei paesi poveri, che in realtà sarebbero ricchi se sapessero sfruttare e distribuire equamente le loro risorse, e certo è che i paesi ricchi sfruttano innanzitutto le loro risorse, compresa la più importante: la manodopera femminile, che nei paesi poveri è poco impiegata per una cultura che tiene la donna reclusa nell'ambito del privato, distrutta dalle numerose gravidanze. E' da molto tempo che ascoltando le compagne di sinistra, mi salta agli occhi la contraddizione, di femministe(?) occidentali che si schierano contro l'America (culla del femminismo) a favore dei paesi dell'est e del sud del mondo compresi quelli che mantengono ancora le donne in condizioni di schiavitù, lapidazione mutilazione genitali ecc.; con il concreto pericolo che questa cultura islamica, e della violenza si espanda a macchia d'olio nel mondo. Non si tratta di imporre la nostra visione occidentale ma di imporre una visione del femminile, visione che ancora non esiste. Dobbiamo avere il coraggio di dire a questa gente: "Signori miei, prima liberate le vostre donne poi cominceremo a parlare, se non liberate le vostre donne siete indegni perfino di far parte del consorzio umano". Per finire concludo illustrando perché una pianificazione delle nascite è così difficile, perché si deve tenere la donna sotto giogo e il modo migliore per farlo e quello di farla rimanere incinta, l'uomo esercita violenza sulla donna tramite il suo sesso,

questa violenza scatena tutte le altre violenze e miserie. E' sull'uomo che dobbiamo lavorare, l'uomo dev'essere il nostro obbiettivo di miglioramento, perché è lui la fonte di tutti i mali. Prendere anticoncezionali può essere una soluzione tampone, non è La soluzione, una donna non deve prendere anticoncezionali per soddisfare gli appetiti sessuali (facile a dirsi) dei maschi, non deve ridursi ad un vaso da notte. Il mondo occidentale non sovraccarica la donna di figli, ma la umilia come persona e la fa lavorare come una bestia, impiega a piacimento dei maschi le risorse ("capitale") che essa produce. Neanche questa è la soluzione. Il futuro del mondo passa attraverso la libertà ­è stato detto- e la dignità ­ aggiungo io- femminile. Ma quanti/e ne sono coscienti? Da tanto tempo tante grida contro la guerra, mai un riferimento al nesso fra sessualità maschile e la medesima: Qualcuno/a ha mai avuto questo lampo di genio? In effetti la guerra nessuno la vuole e puntualmente arriva, a cosa serve? La guerra si fa tra l'altro per stabilire chi è il più forte, e una volta stabilito chi è il più forte, questo compra/stupra le donna dei vinti. Esiste una legge, un codice genetico e culturale, che non fa distinzione di razza, di religione, di classe sociale (in compenso fa distinzione di sesso) per cui chi vince acquista potere di ogni tipo, che si traduce immediatamente in potere economico con il quale si compra di tutto: altro potere culturale, politico, religioso, e in primis le donne. Basta pensare al re Salomone: un palazzo tutto d'oro, la benevolenza del Signore, "la sapienza", settecento mogli e trecento concubine, quasi tutte dei popoli vinti. Potrei portare uno sterminato numero di altri esempi: dall'America alla Cina, dalla vicina Bosnia alla lontana India, in ogni tempo, dal Nord al Sud del mondo, con la differenza che i "poveri" contadini del Sud del mondo(vinto) possono disporre della loro sola moglie, distrutta dalla fatica e dalle gravidanze; il borghese del mondo occidentale (dei vincitori) può disporre di una squillo da un milione a sera; gli operai e i contadini del mondo occidentale possono disporre di una "negra" a buon mercato (donne dei vinti) , un principe arabo del paese dei vinti può disporre di un harem, in cui sono predilette le bionde, donne dei vincitori. Questo vuol dire che sono già sul piede di guerra e se questa guerra la vincessero: le nostre "chiacchiere" di femministe donne dei vincitori varrebbero meno di un soldo bucato. Ciò nondimeno noi donne dei vincitori abbiamo un ruolo importante e per questo cercano di tenerci buone con dei privilegi: possiamo far salotto, far "carriera", non siamo costrette a prostituirci o a sposarci, ma al prezzo pagato dalle donne dei vinti. Le donne patrizie romane, per le loro scelte o non scelte, hanno fatto crollare l'Impero romano ma non il patriarcato! Vogliamo imparare qualcosa da loro? Oltre che gridare contro la guerra potremo fare un'altra cosa: guardare dritto negli occhi i nostri mariti, padri, figli, fratelli e costringerli a guardarci negli occhi (nessuno ci autorizza a pensare che sono i mariti, figli, padri, fratelli delle altre ad alimentare l'infame commercio del corpo e dell'immagine femminile) e cercare di operare una svolta di pensiero, ostacolare l'infame circuito. Anche se richiede

coraggio, anche se questo si porterà via qualche "famiglia", sperando che insieme a qualche "famiglia", si porti via una buona parte di ipocrisia sulla "famiglia".

Bambini che muoiono di fame Ogni anno 5 milioni di bambini muoiono di fame: dati Eurispes (Prima del maremoto del SUD EST asiatico). Una tragedia immane in cui sembra che "la natura" non c'entri, ma di fronte alla quale non di meno il resto dell'umanità sembra impotente. Si da la colpa, forse un po' troppo frettolosamente, ai paesi ricchi, alla ineguale distribuzione delle risorse della terra. Questo potrebbe essere vero, ma troppo spesso si dimentica che le risorse della terra non sono inesauribili, e non c'è posto per un aumento indiscriminato della popolazione mondiale. Si propone e ripropone lo spinoso scoglio della limitazione delle nascite, che sono in molti a voler ipocritamente aggirare. Spinoso perché investe il campo della sessualità. I bambini sono il futuro del mondo, la loro sofferenza di oggi sarà la sofferenza di domani, essi porteranno nel mondo ciò che dal mondo avranno ricevuto; la loro morte è la nostra morte: del cuore, dell'intelletto confuso dall'ingiusta brusca interruzione del corso della vita. La morte di un figlio è una lacerazione profonda nel cuore dei genitori, soprattutto della madre che più ha patito per portarlo avanti fino a quel momento, quando si è instaurato un rapporto affettivo ed esso è ormai parte di noi. Ma cosa passa nella mente e nel cuore di quei genitori che sono già in difficoltà con dei figli e si apprestano a metterne al mondo altri? (intendo prima del concepimento) ecco questo è il punto in cui bisognerebbe fermare il film della vita, al contrario è il punto in cui la cinepresa scorre più in fretta (per pudore? per vigliaccheria? per omertà?) per non far capire quello che succede. Succede che la donna martoriata nel corpo e nell'anima è costretta, se è moglie, a subire le voglie del maschio/bestia in un istinto apparentemente inalienabile e incontrollabile. Si vuole far credere che piace anche a lei o soprattutto a lei. Questa menzogna/omertà è la rovina del mondo! E' come se alla regia ci fosse la suddetta bestia che per mascherare i suoi istinti maschera la donna come emancipata e "libera" sessualmente. Certo non vuol dire che al mondo non ci sono donne a cui piace fare sesso, ma per non confondere le carte occorre dire che questo avviene, se avviene, in una ristretta elité culturale di indipendenza psicologica ed economica, lontana anni luce dalla massa delle donne, e non è la stessa cosa dell'uomo. Per sapere la verità: amici miei, udite! Udite! Dovremo dar ascolto niente meno che ai "Testimoni di Geova". A proposito della pandemia dell'AIDS su "SVEGLIATEVI" del 22 novembre 2004 si legge:

...Esistono dei fattori culturali che rendono la situazione particolarmente pericolosa per le donne. In molti paesi le donne non possono parlare di argomenti che hanno relazione con il sesso, e se

rifiutano di avere rapporti sessuali rischiano di essere maltrattate (il corsivo è mio). Spesso gli uomini hanno molte partner sessuali e senza saperlo trasmettono loro l'HIV . Certi uomini africani hanno rapporti con donne più giovani per non contrarre l'HIV o nella falsa convinzione che facendo sesso con ragazze vergini si possa guarire dell'AIDS. Non è strano che l'OMS abbia dichiarato: "Se vogliamo proteggere le donne dobbiamo lavorare sugli uomini (oltre che sulle donne)".

E' molto poco, ma io non l'ho letto da nessun'altra parte, l'unico seppur timido approccio alla triste realtà. Con questo non voglio assolutamente spezzare una lancia a favore dei testimoni di Geova. Non che abbia dei pregiudizi nei loro confronti: l'unico loro difetto è che l'ossessiva fede in Dio presuppone una non speranza e fede nell'uomo. Il contenuto dell'articolo è dovuto al fatto che non hanno una presunta emancipazione femminile da accampare, per loro la donna deve essere sottomessa all'uomo, punto e basta. Solo che a "Geova" dispiace che il marito maltratti la moglie, ma non è ancora emancipazione: il fondamento della clausola è che la donna è la "costola", è un'appendice, è la carne stessa dell'uomo, la sua proprietà privata, per cui maltrattando la moglie si maltratta ovviamente se stessi. Infatti non viene neppure sfiorata l'idea ­ il grosso e sommerso del problema ­ che la moglie possa essere indotta a cedere a rapporti sessuali proprio in "virtù" della sottomissione e condizionamento psicologico derivante dalla suddetta teoria, che è, lo ripeto, il grosso del problema. Ma sul fronte laico come stiamo? Male! Anzi malissimo! A giudicare dalle dichiarazioni di Giornano Bruno Gherri, famoso ateo agnostico razionalista, su rai 2 del 31 dicembre, direttore di "Libero". Fra gli auguri di circostanza c'è anche quello:??? "Che i mussulmani si godano le donne nude". Decisivo passo indietro nel cammino dell'umanità, della dignità e personalità femminile, dell'affrancamento dell'uomo dai propri viziosi istinti. E che questo avvenga nell'ambito della conquista sociale della laicità è desolante! Si riafferma afferma ancora il ruolo delle religioni che è quello di arginare gli istinti bestiali dell'uomo all'interno del "santo" matrimonio, senza mai debellarli, perché questo sarebbe il termine della loro funzione e del loro potere sull'uomo. Gherri prosegue, riferendosi, anche, al fenomeno del SUD EST asiatico: "Siamo noi ad essere soggetti alla natura e non la natura a noi!". Oh questa è buona! Abbiamo tanto lottato per non essere soggetti, se non a Dio, (che è in noi) ai suoi "ministri" (che sono fuori di noi) per essere poi soggetti alla natura che sappiamo più spietata e crudele di qualsiasi "ministro"? "La natura è creatura di Dio" Ciò vuol dire che essa è soggetta a Dio, il quale può essere buono e misericordioso, oppure giustiziere e vendicativo ("che si vendica dei padri, fino a sette generazioni, sui figli") ma pur sempre soggetta a qualcuno o qualcosa dentro di noi. Ma se la scolleghiamo da Dio o da qualcosa dentro di noi, rimane la natura nuda e cruda, comprensiva della bestia che è in ogni uomo inteso come maschio. La liberazione da Dio è dunque la liberazione della bestia che è in noi? Siamo ancora fermi da millenni in questo bivio? Se così fosse questo è il sempiterno trionfo delle

religioni. Poiché una cosa è certa: non potrà mai esistere una libertà sessuale delle donne così come la intendono gli uomini, e che vada a soddisfare quella sessualità violenta tipicamente maschile (uomini come Giornano Bruno Gherri possono solo far paura alla massa delle donne) questo si può chiamare solo costrizione e prostituzione, questo tipo di sessualità è solo malattia da curare, è la bestia che fa soffrire l'uomo, fa soffrire la donna e tutta l'umanità, per la quale nei casi estremi giova, non un corpo di donna, ma un VIAGRA AL CONTRARIO, solo però nei casi estremi, perché una pillola non fa cultura, ed è solo una cultura che può smussare "gli speroni" più devastanti della natura. Una cultura che è tuttora al di là da venire, che dobbiamo ancora pensarla e sognarla, altrimenti non verrà. Come tutte le conquiste umane e sociali di cui ora godiamo, un tempo sono state "utopie". E' utopia oggi come ieri, il controllo della "natura" nella fattispecie della sessualità maschile ? L'unica utopia che è tale e quale? Da alcuni paragonata ad un fiume in piena, da che se si cerca di arrestane il corso travolge tutto e tutti. Veramente da alcuni solo di straforo, dalla fitta rete di omertà, poiché sarebbe molto interessante se si potesse dire che il signore dell'universo è la causa e la colpa(e chi altri?) della grande tragedia dell'umanità , o ciò che è alla radice di essa. L'evoluzione culturale fino a questo momento è arrivata al punto x di non parlare di queste "radici", relegarle nel sommerso, peraltro senza impedire che queste "lavorino". Nell'antica Roma e dintorni non c'era questo "pudore", ed era dato per scontato che gli uomini soprattutto se giovani dovevano dare sfogo agli istinti sessuali, pena il pericolo per la stabilità sociale. E' ovvio che la stabilità sociale sono le mogli e le figlie dei ricchi, e che questo "sfogo" doveva avvenire sugli schiavi/e, e prostitute figli/e di nessuno (cosa è cambiato nei giorni nostri?). A quando una successiva evoluzione culturale che metta a nudo il re, le sue "debolezze" i suoi "bisogni"?. A quando un interrogativo: se l'uomo non è in grado di controllare i suoi impulsi sessuali: Questo è l'uomo? Questo è l'uomo? Lo diciamo anche e soprattutto alla chiesa cattolica che ha ritenuto opportuno convogliare questi istinti (per chi "non può farne a meno") all'interno del "matrimonio", e come "controllo", creature inermi che i genitori non sono in gradi di portare avanti, e lo fanno con grossi stenti, che patiscono le stesse creature. La donna che concepisce la chiesa, è quella che richiederebbe prestazioni sessuali al marito? è la donna che prova piacere sessuale: con il rischio di rimanere incinta, di morire di parto, di lasciare orfani gli altri figli, di vederli morire di fame, di guerra e di malattie? Questa non è la donna!

BILANCIO DI GENERE

Dovendomi cimentare nella difficile stesura di un bilancio di genere devo per prima cosa essere libera da tutti i misticismi e luoghi comuni, compreso quello sulla "natura". La natura, con la gravidanza e l'allattamento ha fortemente penalizzato la femmina di ogni specie. D'accordo: allattare e allevare un piccolo può anche essere piacevole oltre che importante per la sopravvivenza della specie, ma comunque ci taglia fuori da orizzonti mentali e dal governo del mondo, governo che comunque decide della nostra pelle, del destino del nostro mondo. Tutte le civiltà e i miti hanno da sempre esaltato la donna come madre. Lo ha fatto per tenerla legata al suo ruolo come ad una catena? La risposta potrebbe essere affermativa se si pensa alle guerre, fame e altissima mortalità infantile e non, che hanno decimato le popolazioni, anche se questo culto della madre dobbiamo considerarlo una continuità rispetto ad un passato primordiale in cui la madre, identificata con la madre terra, non solo dava la vita ma anche una probabile sussistenza, come succede ancor oggi per quasi tutte le specie viventi, i cui piccoli si raccolgono attorno alla madre non certo al padre, nell'ambito di un culto della madre terra che da vita e nutrimento; emblema ne è il serpente, simbolo del caos, e delle tenebre. L'avvento del patriarcato ha ritenuto di occupare altri spazi, senza intaccare sostanzialmente la situazione preesistente, che anzi gli poteva fare da supporto. Il padre è identificato con il sole, il cielo, la luce, l'ordine e la razionalità (ma ciò non ha impedito a Urano di divorare i figli e la madre di Giove lo ha salvato "per il rotto della cuffia" dalla stessa sorte) emblema ne l'aquila: pur sempre un rapace. Ma il fondamento del patriarcato: è la patria un territorio molto più vasto di quello necessario per la sussistenza di un gruppo o tribù, conquistato con la forza; e il patrimonio accumulo di ricchezza che serve ad accumulare altra ricchezza e consolidare, dare un senso al potere del padre. Nell'antichità il termine "patrizi" lascia supporre che solo i ricchi abbiano un "padre", per esclusione quindi i poveri solo una madre, al limite il padre dei poveri poteva essere un ubriacone, instabile o addirittura inaffidabile. Di conseguenza le figlie dei ricchi (o di papà) erano rigorosamente controllate perché responsabili di figli "legittimi" per la trasmissione dei beni; e le figlie dei poveri (o di madre) finiscono per essere la valvola di sfogo dei figli "legittimi" dei ricchi, ma dicono che questo è il meno peggio (che tocca alle più belle) che essere la valvola di sfogo dei poveri, che tocca alle bruttine.. E' stato il femminismo, fenomeno relativamente recente, a mettere in crisi il patriarcato e a dare relativa libertà alla donna? Secondo alcuni autorevoli pareri è stata la lavatrice a liberare la donna, nonché gli asili nido e la macchina per raggiungerli, e non il femminismo, considerato addirittura un sottoprodotto della tecnologia e del benessere ("morto e sepolto") proprio da quelle donne erudite che da esso, in teoria, avrebbero tratto la propria indipendenza e carriera.

Ma vediamo più dettagliatamente quale ne sono stati i pregi e quali i difetti. Verso la metà dell'Ottocento, nell'Europa settentrionale esce l'opera di Bachofen: "Il matriarcato". E' il frutto di una straordinaria ricerca storica secondo la quale sarebbe esistito un potere della madre prima del potere del padre, ma lo stesso Bachofen considera il matriarcato uno stadio primitivo dell'umanità, superato da quello più evoluto del patriarcato. Dell'inizio del Novecento le opere del parlamentare inglese Russell, fra l'altro, sulla condizione e liberazione femminile, ma hanno il limite di essere ispirate dalla bellissima e amatissima moglie. Il femminismo ottocentesco e dei primi anni del Novecento, si è appoggiato e a trovato spunto da queste opere e dai loro limiti, immerso in un ordine simbolico tutto al maschile, apparentemente immutabile: era, è necessaria una base ideologica di supporto, anche se questa è solo una canna incrinata (che spezzandosi ferisce la mano). Questo la dice lunga sull'ardimento e la forza di disperazione delle proto-femministe, queste martiri del femminismo, che in altro contesto sarebbero chiamate "sante" Russell, sarà pur stato un grand'uomo, di grande ispirazione e sensibilità, ma il suo operato (soprattutto gli effetti amplificatori del suo operato) non schioda dalla millenaria realtà per cui una o più donne quando si sollevano dal loro giogo, lo fanno in virtù della gratificazione sessuale che arrecano agli uomini, e questo le reinserisce nel circuito della loro condizione. Nell'Ottocento sembrava che tutto fosse finito per sempre, i ruoli ribaltati, l'oppressione debellata, non fu così perché non è stata individuata la chiave della chiusura del cerchio, ne poteva esserlo dati i presupposti ideologici che hanno ispirato il femminismo, oppure qualcuna l'ha individuata ma è stata messa a tacere, o non è stata ascoltata. Nel Novecento le guerre e le dittature riconfermano i ruoli, e le donne continuano a morire di parto e gli uomini di guerra. Nel frattempo la chiesa cattolica, per contrastare il femminismo laico, incoraggia e stimola un associazionismo femminile religioso. Ci riesce benissimo perché esiste da sempre un filing donne e religione (le cui cause ed effetti illustrerò in altra sede). Ma se da un lato la religione le da una dimensione spirituale che altrimenti non avrebbe, dall'altro il potere clericale le usa. Nel secondo dopoguerra il voto alle donne è stata una strategia elettorale. Si sapeva che le donne avrebbero votato "Democrazia Cristiana" su "consiglio" della parrocchia. Negli anni sessanta questo filling si rompe, e si ricostituisce con il movimento studentesco e operaio, che si ispirano alle teorie di Max e Lenin. E' un'ideologia che infiamma le donne, perché l'uguaglianza fra tutti i cittadini presuppone, o così si credeva, l'uguaglianza fra uomini e donne. Ma si trattava perlopiù di rivendicazioni economiche, ed è stata una trappola, perché la liberazione della donna passa anche e soprattutto attraverso una consapevolezza di genere, che non c'è mai stata. Non è stato individuato il fulcro della oppressione femminile, talmente tabù che anche le femministe ne prendono le distanze.

Ricordo una pagina della rivista femminista "effe" degli anni settanta. Ritraeva una donna in avanzato stato di gravidanza, completamente nuda e inchiodata ad una croce di legno. Il messaggio implicito era che la donna è crocifissa dalla gravidanza, ma l'immagine non esprimeva sofferenza neanche fisica, tantomeno spirituale e/o psicologica, esprimeva la carnalità secondo il modello della donna corpo senz'anima, nel complesso un'immagine oscena, oltre che blasfema, di quelle immagini che fanno piacere al peggio del peggio degli uomini, per i quali la donna incinta e in croce è un trascurabile accidenti di dettaglio. L'immagine fu censurata come blasfema, perché la croce è e deve essere portatrice di un corpo maschile senza attributi sessuali e che quindi mette in risalto la sofferenza e la spiritualità che dev'essere solo maschile, la sola che crea simbolico di fronte a cui piegare il ginocchio. Tutti ricordano lo slogan: "L'utero è mio e me lo gestisco io". All'epoca il significato dello slogan era di contrastare il tradizionale matrimonio combinato e portare a termine "tutte le gravidanze che il Signore vorrà mandarci". Ma sarebbe bastata poca lungimiranza per capire che ci si sarebbe ritorto contro e diventato una pezza di appoggio per il diffondersi della prostituzione e pornografia, ed è andata che l'utero lo gestiscono sempre gli uomini, magari cambiati di segno, e i loro soldi, in altre parole il dio quattrino. Lo slogan giusto sarebbe stato: l'utero è fisicamente mio ma culturalmente di tutte le donne del mondo, come ogni donna rappresenta simbolicamente tutte le donne, e la prostituzione fa scempio di questa simbologia. Le donne al mondo possiedono meno dell'1% dei beni. Ovunque lavorano il 70% delle ore lavorate globalmente ma ricevono solamente il 10%del reddito globale. Rappresentano il 40% della manodopera agricola ma possiedono soltanto l'1% della terra. Quasi dieci milioni di ragazze dai 4 ai 14 anni sono occupate in un lavoro, a parte quello domestico. I salari delle donne non superano il 75% delle paghe dei maschi. Quattro milioni di donne e bambine sono vendute ogni anno per fini di prostituzione, schiavitù domestica e nozze forzate. "La repubblica" 8 luglio 2003 (dati OLM) Inutile dire che a questi dati già sconcertanti bisogna aggiungere il lavoro domestico e il lavoro nero. Non è chiaro dai dati OML se è compreso pure il lavoro a tempo pieno delle donne nella miriade di piccole aziende a conduzione famigliare, agricole o non; poiché per manodopera intende il lavoro per conto terzi, "a giornata" di un determinato numero di ore. In ogni caso i numeri parlano chiaro: le donne anche quando percepiscono un reddito comunque inferiore a quello degli uomini, questo non si traduce in ricchezza. Perché? Presumibilmente non lo spende per sé, ognuna di noi che ha figli lo sa, è più facile adoperare il proprio denaro che farselo dare dai loro padri, considerando che normalmente i figli restano attaccati alle gonne delle madri.

Una domanda è d'obbligo: perché le donne subiscono tutto questo? Per sopperire alla brutalità e indifferenza dei padri, ma non solo, esiste una debolezza simbolica della donna alla base di tutto questo, oltre che fisica, ed è sui simboli che dovremo lavorare, sui simboli in negativo (non serve aiutare la povera ragazza e/o madre in difficoltà, dal punto di vista umano è doveroso, ma non risolve nulla) quali sono? Sono la donna oggetto, la donne merce, che si vende, che fa commercio del suo corpo nelle sue varie forme e modalità. Un simbolico in negativo (che ci è dato dalla prostituzione nelle sue varie forme) e non è controbilanciato da un altro simbolico in positivo: quello dell'essere madre, anzi questo è un trabocchetto, poiché per poter essere madre la donna deve far riferimento ad un padre, per i suoi (le ragazze madri sono considerate elementi di destabilizzazione sociale, ma non le prostitute, non è difficile spiegare perché) figli "legittimi", e ogni donna che si sposa deve farsi due conti, perché se non se li fa va incontro ad una vita veramente disgraziata Un uomo che paga una donna non è considerato un simbolo in negativo per l'uomo, perché è lui nella "stanza dei bottoni" dei simboli, che crea i simboli, di conseguenza è considerato "normale" e "naturale" che si "occupi" di donne così come le donne che si occupano dei figli. Se ne avremo la forza: caricare di simbolico in negativo l'uomo che paga una donna e che esige il cosiddetto "debito coniugale", e di simbolico in positivo l'uomo che si occupa affettuosamente dei propri figli, potrebbe essere la soluzione dei drammi che affliggono l'umanità; il vero riscatto dell'uomo dall'animale, animale maschio perennemente in lotta con altro animale maschio per il possesso delle femmine, femmine che rimangono incinte per/con un atto di violenza, perpetuando la violenza e la sofferenza come una maledizione che incombe sull'umanità Se ne avremo la forza è doveroso opporsi alla cultura dello stupro dove la forza, il potere, l'importanza di un uomo è il parallelo della sua capacità di possedere e stuprare le donne; dove il VIAGRA sta lì a testimoniare chiaramente che il problema non è tanto la "natura maschile", ma la cultura maschile. Il simbolico si riflette pesantemente sull'economico. Il bilancio di genere è pesantemente in rosso per il genere maschile, che ci deve il 49% dei beni della terra che possiedono abusivamente; ci deve restituire il nostro simbolico, sottratto in virtù delle loro mani libere da bambini che piangono. Ma soprattutto il genere maschile deve essere padre, non nel senso spirituale o patrimoniale ma nel senso di alleggerire la madre del peso della maternità, ed occuparsi dei figli, perché se la "natura" ha penalizzato il genere femminile in questo senso, è anche vero che il genere maschile ne fa parte integrante, condivide il destino nefasto dell'imbarbarimento dell'umanità. Tamara Di Davide

Cani e "cristiani" Da sempre abito in campagna, vi sono nata, non mi era mai capitata una cosa del genere: una invasione di cani. La casa con terreno agricolo intorno, che coltivo con le mie mani, non è recintato, non ne abbiamo mai sentito la necessità, di una recinzione, ne io ne mio padre prima di me, i prodotti agricoli non sono di grande valore, ne in casa ci sono oggetti di valore che giustificano il costo di una recinzione, inoltre non c'è stato un atteggiamento di chiusura verso i mali del mondo che non si possono chiudere fuori un recinto perché sono anche dentro di noi, unitamente alla consapevolezza che non possiamo farcene carico neanche per un po' per non restarne schiacciati. Ne per gli stessi motivi, non abbiamo sentito la necessità di tenere uno o più cani, e poi io, confesso, non amo i cani, o meno di altri animali, perché quando ero piccola, trovandomi sola in un altro appezzamento di terreno più distante da casa, fui attaccata dal grosso cane del vicino di quel terreno, con conseguente e recidiva ripulsa per questi animali, che tutt'altro sono che amici dell'uomo, sono amici di chi gli da un tosso di pane o un osso spolpato e abbaiano a chiunque si avvicini alla del loro padrone proprietà ­non conoscendone i confini- sia esso una innocua bambina o un delinquente fra i peggiori. Ci sono stati ovviamente episodi di rapporti con cani, mio figlio che porta in casa un trovatello, fortunatamente maschio e di media taglia, che non ha dato fastidio, molto carino e discreto, quando il ragazzo si è allontanato per la scuola, se ne è andato a vivere o morire da un'altra parte; sempre a mio figlio una volta furono regalate tre cucciole da certi signori, coniugi senza figli patiti di cani, dicendo di averle trovate nel secchione delle immondizie e che loro di cani già ne avevano. Mia madre le mando a dire tassativamente di venirsele a riprendere, presi atto che in effetti tre erano troppe, e vennero a riprendersele con tanto di musi lunghi. Ora, alla luce dei fatti, mi appare chiaro che chi aveva gettato le cucciole nel secchione, aveva fatto una selezione da una cucciolata che normalmente è di cinque cuccioli, sacrificando le femmine e salvando i maschi. Ma ciò che mi disturbò moltissimo nel momento della mia presa di coscienza femminista, una ventina di anni fa, è stata l'affermazione di una mia zia, che avevo estrapolato dal contesto, con la quale essa dichiarava di "non voler assolutamente un cane femmina" per casa, in campagna anche lei. L'avevo presa come un ignobile preconcetto contro il genere femminile non riuscendo a farmi una ragione di come una donna possa essere tanto fredda e ostile nei confronti di un seppur animale, del proprio genere. Ma veniamo "alla morale della favola", in questo terreno confinante con il mio, quello dove ho la casa, c'è stata da sempre una baracchetta abbandonata, di quelle che usavano una volta i vignaioli per ripararsi dalla eventuale pioggia e dal caldo eccessivo, e rimasta là dopo che la vigna non c'era più. Un paio di anni fa vi si sono insediati clandestinamente degli extracomunitari. Il proprietario del terreno era stato avvertito da altri vicini, io neanche me n'ero accorta. Ma forse per un po' di compassione o/e un po' di convenienza, in cambio di qualche lavoretto, non lo so, il padrone li ha lasciati lì. Essi non sono sempre le stesse

persone, se trovano una sistemazione migliore se ne vanno e vengono altri. Ad un certo punto da questo terreno spuntano due cani, non so se portati da qualcuno degli occupanti, non ho rapporti con loro, o se si sono semplicemente accampati. Qui cominciano i guai, i due cani sono due femmine: si radunano altri cani mai visti prima oppure visti addirittura in altri paesi, formano un branco, e specialmente di notte è tutto un abbaiare di cani, fra di loro e fra loro e quelli dell'intero vicinato all'interno dei recinti. Naturalmente la notte non si dorme, e naturalmente non conoscendo i cani, i confini delle particelle catastali, vengono a devastarmi le colture. Il proprietario del terreno è indifferente, lui non c'è mai, ha solo piante di alto fusto per le quali non ci sono problemi (gli extracomunitari non capiscono o fanno finta di non capire, e poi credo che a questo punto la situazione sia sfuggita di mano anche a loro) delle piantine piccole ne fanno un tappeto di mucillagine. Ma non è tutto: le femmine iniziano a rimanere incinte e a partorire. Il mio inquilino del piano di sopra mi dice che la prima cucciolata è stata soppressa (so che questo normalmente succede quando una femmina elude la sorveglianza e rimane incinta) per le seguenti, evidentemente chi è subentrato non ha avuto il coraggio, e ben presto una decina di cuccioli iniziano a scorrazzare anche di giorno, e presto crescono; le femmine sono di nuovo incinte, e a questo punto ci rivolgiamo alle Autorità, le quali ci dicono che non possono far nulla perché i canili sono pieni; si potrebbe parlare con il proprietario per vedere se vuole, se deve recintare il terreno; non capendo bene se vuole, se deve, se può rinchiudere dentro madri incinte con tutti i cuccioli maschi e femmine, oppure buttarli tutti fuori. Il terreno confina da un lato con la strada comunale, i passanti e i loro bambini sono incuriositi e inteneriti da tutti questi cuccioli e, ignari del problema, portano da mangiare, ci giocano per qualche minuto, ma si guardano bene dal portarsene via qualcuno. Se non si interviene il problema non può che aggravarsi, perché presto saranno una trentina, già saccheggiano i secchioni della immondizia, litigano fra di loro per il cibo e le femmine, si feriscono e c'è rischio di infezioni e di maggiore aggressività, fra di loro, e fra di loro e altre specie compresa quella umana. Io, fin dall'inizio, sentivo alla schiena che al caso sarebbe sta applicata la nostra cultura e che il caso avrebbe rafforzato la nostra cultura, secondo la quale sono le femmine la causa di tutti i mali, nella fattispecie le femmine "in calore", e avevo deciso di darvi battaglia. Non mi sento affatto superiore ad "una cagna" perché appartengo alla "specie umana", penso che tutte le femmine di tutte le specie abbiano qualcosa di molto importante in comune: subire le voglie e la preponderanza dei maschi che poi, chi più chi meno, a seconda della specie si disinteressano della prole ­quando non la disprezzano- che rimane sulle spalle delle femmine come un macigno. Il mio inquilino mi espone la soluzione teorica del problema: allontanare le due femmine, e tutti i maschi si sarebbero dispersi, soluzione solo teorica perché in pratica non dice da chi, come, dove portar via le femmine. La tesi mi disarma perché

devo riconoscere che lui non dimostra di avere pregiudizi contro le femmine, ma semplicemente cerca una soluzione al problema, indipendentemente che le femmine siano "in calore" o no. Quello dell'estro femminile è un po' come il peccato di Eva nella nostra cultura. Si vorrebbe dire: "Ben ti sta'!" l'amaro, visto che hai assaporato il dolce. Ma l'estro lungi dall'essere "il dolce" è un escamotage della natura, forse l'unico buono, per far nascere i piccoli nella stagione giusta, quando cibo e calore sono ottimali, ma quando c'è possibilità di un riparo e il cibo non dipende dalle stagioni, anche "l'estro" non ha più ragione di esistere, il ciclo della natura viene stravolto. Infatti vedo le femmine fuggire inseguite dai maschi ­se fossero in estro perché fuggirebbero?- le vedo: scheletrite vagare come fantasmi dallo sguardo implorante nel periodo dell'allattamento, e i piccoli nell'atto dell'accoppiamento ben prima dell'età riproduttiva, i grandi nell'atto dell'accoppiamento con i piccoli. Che sia istinto innato o apprendimento non saprei. Con ciò non voglio dire che alcune femmine in alcuni casi non siano disponibili, certamente ignare delle conseguenze, (sarebbe interessante sapere fino a che punto gioca a questa disponibilità la paura per la propria vita e/o quella dei cuccioli visto che il maschio è sempre più grosso e aggressivo), ma che colpisce l'analogia con le giovinette sprovvedute e sbandate che "ci cascano"; similmente all'analogia delle giovinette di buona famiglia, sorvegliate speciali, e le cagnoline dei salotti delle signore bene, pure sorvegliate speciali. Sorprendente è la constatazione che il mondo non solo non è diviso tra ricchi e poveri ma tra maschi e femmine, ma neanche tra uomini e animali, bensì tra maschi e femmine di tutte le specie. La differenza fra uomini e animali è che gli uomini hanno diviso le donne in due categorie: quelle per la produzione e la riproduzione, e quelle per il piacere sessuale? E "lavorano" per pagarsi le seconde? Le quali sanno come evitare le gravidanze? Che "ordine"! Che tristezza! Certo che le prostitute sono più evolute dei maschi umani: le prime sanno come evitare le gravidanze, i secondi non sanno come controllare i loro istinti bestiali. In natura non c'è innocenza, ci sarà nelle case, nelle gabbie, nei conventi, non in natura: Si potrebbe dire, con un po' di pelo nello stomaco che essa è innocente perché non ha cognizione, che la colpa presuppone la cognizione, ma allora qual è il suo rapporto con le religioni? Per gli uomini le donne belle sono sempre "in calore", negli annunci pornografici vengono usati termini come: "Le cucciolotte", "Le cagnoline", per donne che non sono in calore ­questo solo nella fantasia dei maschi- ma solo avide di denaro. A dimostrazione che le spinte ai primordi sono sempre in agguato. Si sarà capito a questo punto che non sto scrivendo per le mie notti insonne e le mia piante maciullate (dovrò decidermi ad assumermi l'onere di un una recinzione, che non mi metterà la coscienza a posto) è che pensavo ­e non sono la sola- di essere all'avanguardia e mi accorgo di essere ai primordi, ma di quelli profondi, di decine, centinaia di milioni di anni fa, quando le femmine erano "libere", da preconcetti, da mura, da veli, proprio come quelle cagne, e dovremo ricominciare da lì, e da lì ci si

aprirà forse uno spiraglio, ciò che ci possono insegnare quelle cagne non è in grado di insegnarcelo i più grandi docenti universitari, perché essi sono uomini e non hanno interesse a svelarci la verità. Anzi, possiamo fare un bel mucchio di tutte le teorie femministe sul maxsismo, leninismo, capitalismo, comunismo, patriarcato e matriarcato, inibizioni e repressioni sessuali. Possiamo capire perché i cinesi sopprimono le bambine, perché i mussulmani le tengono chiuse in casa, perché i cristiani e gli ebrei le inibiscono e le terrorizzano, le religioni precedenti ­di cui sono rimaste le usanze- le infibulano, ecc.. Possiamo capire che non c'è libertà e dignità per le femmine se non c'è autocontrollo sessuale dei maschi. Tanto difficile da capire perché tanto condizionate da una cultura maschile che non vuole saperne di autocontrollo da parte del maschio. "Alle bestie gli manca la parola". Così dicevano alcuni vecchi di una volta. La parola è in effetti una delle cose che ci distingue dagli animali, questo sofisticatissimo mezzo di comunicazione è per gli umani però un'arma a doppio taglio, serve a trasmettere: idee, sentimenti, concetti altrimenti inesprimibili, ma serve anche a distorcere ed occultare la realtà. Gli animali, almeno quelli allo stato brado, non avendo la parola, sono la realtà nuda e cruda, e loro dovremo osservare per conoscerci, per conoscere meglio le nostre RADICI. Questo non significa che dobbiamo tornare indietro, ma conoscendo meglio la realtà sappiamo dove appoggiare i piedi per andare avanti. Due parole sul contrasto stridente fra i cani di città e quelli di campagna. Alle cure e agli affetti che ai primi viene dedicato o a quelli di questi più fortunati, anche in città ci sono cani che vagano senza meta, e le cucciole sono "nel secchione", oppure ben chiuse nelle case per uscire solo al guinzaglio, un po' come le donne mussulmane; quei più fortunati che devono la loro fortuna alle carenze affettive, paure, angosce dei/le padroni/e. Chiamare: "Amore!" i cagnolini comporta una disaffezione dai propri simili, in particolare dall'altro sesso? Certo è che per una donna l'amore per un cane è meno rischioso che l'amore per un uomo, oppure, se alcune donne sogliono farsi due conti con gli uomini: allora l'amore per un cane sopperisce all'amore per gli uomini, Ma questo, manco a dirlo: è molto triste! "I cani sono meglio dei cristiani!", è l'esclamazione che si sente spesso (se avessero visto quello che io ho visto non si sentirebbe mai). In effetti un cane non potrà mai far soffrire un "cristiano" come può farlo un suo simile, perché è una specie "superiore", le specie inferiori sono capaci di farle soffrire e come quelle a loro volta inferiori a loro. Ho assistito ad una scena a cui normalmente i benpensanti non assistono; ero un giorno di ritorno a casa e sento un furioso abbaiare dal lato coperto della strada, immaginando che fossero all'interno del terreno, mi precipito, mi incuriosisce e preoccupa l'abbaiare furioso su un punto fisso(normalmente lo fanno in una zona più vasta) avvicinandomi mi si presenta una scena agghiacciante: quattro cani, poco più che cucciolotti abbaiano a distanza ravvicinata sul gattino della gatta di casa mia ormai morto, che era un "amore", e ogni tanto a turno gli davano un morso; ero ancora tramortita dalla scena quando arriva la madre dei cuccioli e subito, come se ci

fosse fra loro una sorta di linguaggio, smettono si abbaiare, si prendono il gattino fra i denti e vanno via; il fratello gemello del gattino ucciso, scomparso qualche giorno prima, molto probabilmente ha fatto la stessa fine; i gatti più grandi quando sono attaccati dai cani, si salvano arrampicandosi sugli alberi. Al mio inquilino hanno fatto strage di tutti i polli penetrando nel pollaio attraverso una buca scavata nel terreno sotto la rete metallica. Tuttavia è doveroso cercare le cause della disaffezione fra "cristiani" piuttosto che ricorrere ad un cane, perché altrimenti, come dicono i mussulmani: "Siamo una società in decomposizione!" "Da quando ho conosciuto le donne amo i cani!" mi disse un signore che aveva un esercizio commerciale poco distante dal mio locale. La storia del suo amore per i cani e disamore per le donne è presto detta, almeno quella che posso raccontare io. Vedevo la moglie passare davanti al mio negozio, di corsa, sempre di corsa, con la merce su di una spalla, dal laboratorio al negozio del marito e viceversa. Lui, lemme lemme che faceva "il cascamorto" con alcune ragazze leggere che sostavano davanti al bar. Finché un bel giorno la moglie molla tutto, si prende il figlio e se ne va'. Lui ha provato a mandare avanti l'attività con le ragazze leggere, ma è durata ben poco e ha chiuso. Mi viene in mente il detto popolare, che una donna ti mette su casa e una donna te la manda per aria (con "casa" si intende una piccola impresa, un luogo di produzione anziché solo di consumo. Dopodiché il signore l'ho visto in giro con un grosso cane, poi l'ho visto senza cane, poi non più ne lui ne il cane. Altre due parole sul "maltrattamento ­e sull'abbandono- di animali" per il quale sono state approvate fior di leggi, grazie all'impegno degli animalisti. Nulla da eccepire, ma nell'ambito del maltrattamento di animali dovremo includere il mangiar carne, e gli animalisti dovrebbero avere il coraggio di mettersi contro la potente lobby della carne, o altrimenti "parlare a vanvera", degli allevatori/macellai/mangiatori di carne, non solo contro il povero diavolo a cui è capitato un cane per casa, magari portato da un/a figlio/a che poi se ne dimentica. Quello di mangiar o no carne è un tasto complesso, a prescindere dal problema della necessità di nutrirsi o meno di carne; esso investe la sacralità della violenza, del violentatore e quindi della vittima. Gli antichi sacrifici di animali sull'altare della divinità e conseguente pasto (comunione) sacrale sono il sigillo del gruppo e fra il gruppo e il dio in un patto di alleanza che ha come presupposto la violenza, anche sulle donne, anch'esse carne adibita a diversi servigi. Il discorso potrebbe portarci lontano, in fondo di qualcosa dovremo pur nutrirci. E' capitato in casa mia, in occasione di una festività, un amico di mio figlio portando con sé un abbacchietto macellato per cuocerlo sul fuoco e far festa insieme ad altri amici. Io disgustata ­ un po' per confidenza, un po' per scherzo, un po' per verità gli grido: "Assassino!" e li lasciai soli. Il ragazzo sul momento resta confuso, disorientato e non risponde, ma al successivo incontro (ovviamente si era informato su cosa mangiassi, visto che era logico che non mangiassi carne) con non poco sarcasmo, quasi fra se e se dice: "Ma quel pesciolino

stava tanto bene a nuotare per fatti suoi! E quella pianta di insalata stava tanto bene a crescere per conto suo!" E' sì "la natura" ci ha regalato un bel dilemma: dobbiamo ringraziarla per averci "messo al mondo"? Sicuramente sì! Ma il necessario distacco da essa senza farle e farci troppo male , è difficile e problematico.

CRISTIANI E MUSSULMANI Il terrorismo: frutto velenoso della globalizzazione e annesso fenomeno dei kamikaze, non è tipico dell'Islam, ne ha fatto triste esperienza l'Italia degli anni settanta, per opera di frange estremiste di destra e sinistra, della loro logica del tutto e subito per arrivare al potere (dittatoriale) tramite la scorciatoia delle armi. La strategia dei terroristi è quella di suscitare paura affinché si venga a patti con loro. La più o meno riuscita di questa strategia dipende da se e quanto la popolazione civile si lascia intimidire, nonostante le vittime innocenti; per loro le vittime non sono innocenti, sono "colpevoli" di far parte del corpo più o meno democratico di una Stato. Per quanto di impatto immediato, a mio parere, il terrorismo resta un fattore marginale nello scontro fra culture di Oriente ed Occidente. In questo inizio del terzo millennio si parla molto di "globalizzazione", ma di cosa? Di tutto! Non solo di merce, anche della donna quando la donna è merce. Alcuni prodotti sono facilmente digeribili da tutti come il riso; altri rimangono come rospi in gola, duri da ingoiare. L'occidente vorrebbe imporre i suoi valori di democrazia e libertà, ma è una questione di forza, di rigore, anche morale. Dove finisce la libertà e comincia il rigore morale e viceversa? Quando finisce la libertà e comincia il lassismo? Come e quando questi valori si intersecano, si incontrano o quantomeno non sono in conflitto fra loro? Ai mussulmani non va giù l'occidentalizzzazione, ai cristiani non va giù l'islamizzazione. Ma in cosa consiste questi due sistemi? Qui non si tratta di conflitti fra capitalismo e socialismo - che non c'è più ­ come qualcuno moooolto superficialmente vorrebbe far credere, si tratta di qualcosa di più importante e profondo, si tratta dell'altro genere della specie: la donna. Nessuno lo dice perché il tasto scotta, ma non si affronta l'argomento, in verità poco chiaro ai più; neppure si tratta di vedere la donna sotto un profilo diverso, e proprio questo il punto, è di vederla sotto lo stesso profilo: il sistema che opprime e umilia la donna è unico e universale. Il problema di tutti gli uomini di tutti i tempi e luoghi è sempre stato quello di lottare, scannarsi, confliggere, per un solo scopo: quello di tenere ben strette per se nel proprio privato le "sue" donne: mogli, figlie, madri, sorelle, e prendere per se quelle altrui ­ dei vinti ­ come concubine, prostitute, mogli di secondo o terzo grado; alle prime sono concessi dei privilegi ed uno "Status" per assicurarsi la loro collaborazione; naturalmente i vinti devono cedere volenti o dolenti le proprie ai vincitori. Vinti anche in senso lato, per coloro che hanno fallito nella vita economicamente e socialmente le cui donne devono, volenti o dolenti, rivolgersi ad altri uomini più facoltosi. L'Occidente è vincitore in questo senso (fino a quando?) perché compra sesso dagli altri paesi non occidentali. Chi compra sesso è il vincitore, in senso lato, come chi lo vende è il vinto, anche se lo compra nel proprio paese da propri ­ proprie, nel caso di donne che si prostituiscono per "libera scelta"- connazionali; essi possono essere i

predecessori nativi dei conquistatori; oppure mancanti di quel rigore che non potremo mai definire morale, per cui le loro donne sono una ricchezza immediatamente spendibile. Per tutti gli uomini le loro donne sono la loro più grande ricchezza, anche se non si dice mai (ma quale donna che ha stima di se e del proprio genere può vantarsi di questo?). Ai due estremi: ricchezza immediatamente spendibile, per coloro che costringono o permettono, le loro congiunte a prostituirsi, oppure all'altro estremo quelli che le costringono a lavorare come schiave, ricchezza ancestrale chiusa in un tabernacolo, una cassaforte protetta da un alone di sacralità, in vista di una utilizzazione al di là da venire. I mussulmani sono fra questi ultimi, e sarà dura! Loro sanno benissimo che cedere all'Occidente, significa cedere le loro donne, perdere la loro forza e la loro identità di popolo in una logica millenarie che le rivendicazioni femminili occidentali pare non abbiano neppure intaccato. Tutti siamo d'accordo per "un dialogo" con il mondo mussulmano, non si può essere sempre in guerra, non si può distruggere un terzo della popolazione mondiale e allo scontro a fuoco dovrà prima o poi seguire uno scontro/incontro fra culture. Qual è l'immagine, il ruolo, il destino della donna in questo scontro/incontro? Nessuno se lo chiede perché la cosa è grossa, più grossa di quello che si riesce a concepire. Sarà la donna occidentale meno libera o la donna mussulmana più libera? Tutto dipenderà, quando taceranno le armi, calerà il silenzio e i due mondi si guarderanno dritti negli occhi dai loro avamposti. Un occhio di riguardo ciascuno avrà per le donne alle spalle dell'altro. L'Occidente cristiano vedrà dall'altra parte donne ammantate di nero o non le vedranno affatto; i mussulmani vedranno dalle nostre parti donne con i seni e i sederi al vento: sono le donne dello spettacolo dei media, dei rotocalchi, sono le donne agli avamposti in Occidente, è loro l'immagine che l'Occidente "cristiano" e "libertario" trasmette al mondo. Non importa se queste donne sono felicemente sposate ad uomini importanti. Due parallele per definizione, non si incontrano mai, ma nel caso del parallelo moglie/prostituta esse si ricongiungono ai vertici di una montagna di danaro. Ai vertici della fama, gloria e ricchezza: la pornostar può essere benissimo moglie e madre rispettabile e viceversa, ma questo non cambia anzi conferma la sostanza delle cose. La diva, la pornostar, la squillo di lusso è sempre la donna dei vinti, che riesce se ci riesce a menar per il naso i vincitori, peraltro senza portare acqua ai vinti, il suo operato è fine a se stesso e al riciclaggio del sistema, essa è come il parassita che finisce, se e quando finisce l'ospite. I mussulmani questo lo sanno, non sono stupidi e ignoranti come a noi fa comodo pensarli. Già dicono che siamo "una società in via di decomposizione", e non hanno che da aspettare che il processo sia al punto giusto, salvo inversione di tendenza da parte del mondo occidentale. Una inversione di tendenza che difficilmente potrebbe venire da uomini ­ cristiani - troppo ancora legati al binomio tradizionale

sesso/religione, religione come alternativa al sesso quasi incontrollato; "sesso libero" con rifiuto della religione, ragion per cui un arresto del processo di "decomposizione" comporta un pericolo di ritorno indietro nelle conquiste fatte dalle donne. Siamo in questa difficile tenaglia, e sono gli uomini ad avere le redini del comando. Neanche le donne ­ cristiane- al momento non sono propositive, non portano nulla di nuovo "sul fronte occidentale". Esse vedono le donne mussulmane come "schiave" dei loro uomini e della loro religione, ma forse le mussulmane vedono loro/noi come schiave dell'essere sempre appetibili per gli uomini, come se altrimenti non avessimo diritto di stare al mondo; divise in due categorie: quelle in grado di stimolare gli appetiti sessuali degli uomini e quelle non. Per tutte la maternità come asso nella manica e ancora di salvezza da prendere al volo sull'andare degli anni, in vista di quando avranno sfiorito l'opportunità di appartenere alla prima categoria e scemare il diritto di stare al mondo: un mondo che in quanto donne non ci appartiene se non in funzione di un riferimento all'uomo, ma pur sempre l'unico mondo possibile. No! Noi donne occidentali non siamo propositive per le mussulmane, a parte l'indipendenza economica di alcune, cosa senz'altro buona ma ancorata al personale e senza una corrispondente indipendenza psicologica, per cui non si traduce nel sociale, nel politico e tantomeno nel simbolico. Quindi questa indipendenza economica, proprio perché di poche, rimane sommersa nel mare magnum della frammentazione e dispersione del movimento femminile. Il personale non è politico quando esso è di poche, a meno che non si stia sotto i riflettori dei media, ma qui ci stanno le donne mezze nude, oche o finte oche (pagate molto bene) ma questa è un'altra cosa, è una distorsione della realtà. Certo chi ci ha esortato ha "pensare a noi stesse" non ci ha reso proprio un buon servizio, che sia in buona fede o no: è stato un consiglio caratterizzato da una pochezza di vedute. Dopo millenni che le donne vivono nel privato per la famiglia, una "uscita" nel pubblico doveva essere più mirata e ponderata, per non cadere nel rito della logica millenaria di "donna pubblica" come donna di piacere. Il "pensare a sé" è stata una trappola che ha provocato lo scioglimento del femminismo, peggio ancora l'incentivo della prostituzione e della violenza. Ciascuna donna deve invece pensare al suo martoriato genere di appartenenza. Le donne esistono ed esisteranno solo in questa ipotesi purtroppo remota, purtroppo le donne occidentali anche nella migliore delle ipotesi di una motivazione ideologica: sono fuorvianti. Il loro punto di vista ricalca la contrapposizione fra capitalismo e anticapitalismo, importanti: ma legate ad una ingiustizia assai più a monte: quella fra uomini e donne; incapaci di comprendere che non si elimina la povertà se non si elimina la violenza e la discriminazione della donna, e se essa è oberata da numerose gravidanze. E' tutto un meccanismo molto ben diabolicamente collegato. Se per caso finisse la povertà nel mondo, per un inaspettato "miracolo" di qualche divinità, non finirebbe la violenza sulla donna, perché il "gene" della violenza e della sua cultura che è nell'uomo rimarrebbe tale e quale, riportando il caos e la miseria al suo posto. Ciò che è fuori dell'uomo è lo specchio di ciò che è dentro l'uomo. Egli

"crea" al di fuori di sé ciò che vige dentro di sé. Egli è "il Signore" se non del cielo almeno della terra, e qualsiasi comportamento della donna al riguardo, è da adattamento. La miopia ci ha portato oggi al paradosso, anzi all'assurdo, che le donne di casa nostra "emancipate" ma di sinistra si schierano a favore dell'islam, dove invece le donne sono schiave, in una logica di contrapposizione al capitalismo: i nemici dei miei nemici sono miei amici, incapaci di andare oltre la logica del consumismo, (o di una malintesa "libertà" che rasenta il lassismo, il quale ci porta ad una trappola) peggio ancora a quella dell'aspirazione al consumismo a coloro alle quali questo è negato. Una dimostrazione che le donne non esistono se non in funzione dei loro uomini che decidono dei loro corpi e delle loro menti. Questo è sconsolante perché arriva non solo dopo due secoli di femminismo: ma dopo milioni di anni di lotte delle donne e di femmine di ciascuna specie vivente contro "la virilità" maschile, implorando e costringendo in tutti i modi possibili e immaginabili, spesso nei modi e condizioni impossibili e inimmaginabili: i padri ad occuparsi dei figli che già ci sono, o a non occuparsene nel senso negativo del concetto, come alcune specie di animali, che al fine di accoppiarsi con le madri, uccidono i loro figli. Fra gli umani questo non avviene, ma avviene il fatto eticamente aberrante che è la madre a tenere le redini della "famiglia", è la madre l'anello di congiunzione fra il padre e i figli, essa è "lo spirito", la parola che tiene unito il padre al/i figlio/i. Se lei "non ci sta" più a letto con il padre, i figli diventano automaticamente figli di p..., anche se la madre non "sta" con alcun altro. Questa lotta dobbiamo portare avanti, questo filo diretto con la Storia e la Specie, perché l'evoluzione di ogni specie e di ogni civiltà dipende essenzialmente da questo: dal padre che si occupa più dei suoi figli e meno delle femmine della sua specie, nell'ambito di un autocontrollo di istinti sessuali bestiali. La madre fa già la sua parte in misura maggiore del maschio, ma da sola non basta. Una lotta di milioni di anni contro ostacoli di ogni tipo: calunnie per occultare la realtà sugli "appetiti" femminili (quali "appetiti" può coltivare una donna le cui conseguenze sono: la sofferenza, la fame e il rischio altissimo di morte per sé e per i propri figli? Oppure quali "appetiti", se non è lasciata sola nelle gravidanze, ma con un uomo che le è stato imposto come marito) niente altro che il riflesso delle fantasie degli uomini, che hanno la parola pubblica; contro l'ostacolo delle donne che si vendono nella mente e nel corpo, e così facendo giustificano e confermano il modo di essere e di agire degli uomini: contro l'ostacolo delle donne che applicano egoisticamente solo su di sé i vantaggi delle lotte delle donne del passato. Finché avrò vita non mi stancherò di ripeterlo: l'unico prevalente diritto-dovere delle donne di tutto il mondo è quello nei confronti del proprio genere, non lasciar spezzare quel filo diretto con le lotte delle donne senza delle quali non sarebbero stati pensabili quei "diritti" di cui godiamo oggi. Dobbiamo, ripeto dobbiamo, consegnare al futuro

ciò che abbiamo (di buono) ricevuto dal passato, e qualcosa di più altrimenti l'evoluzione si fermerebbe. Una lotta di milioni di anni contro il muro di silenzio omertoso e colpevole, da parte di chi ha il monopolio, tutto maschile, della parola, sul fulcro di tutti i mali del mondo: la sessualità maschile e la conseguente condizione femminile, salvo quella spudoratamente da adattamento. Gli occidentali osserveranno le donne islamiche, col viso coperto. Curve sui loro figlioli, futuri kamicaze? Non sappiamo se sono consapevoli, consenzienti, se pensano, cosa pensano, se orgogliose dei loro figli futuri guerrieri di Dio o inorridite dall'assurda follia. Cosa pensano delle "72 vergini" come premio per il figlio nel "paradiso di Allah, di cosa il figlio ci debba fare delle 72 vergini! Dall'altra parte i mussulmani osserveranno le donne degli occidentali e sorrideranno perché l'occidente i loro "uomini" si fanno menar per il naso da donne che facendo merce del proprio corpo e bruciano ingenti risorse, a maggior ragione venderebbero anche il loro paese, poco poco che ne avessero la possibilità. Le donne che lavorano 18 ore al giorno, che producono: non si vedono, loro non stanno sotto i riflettori. Ma va da se che i loro uomini daranno un colpo di freno alle prime, almeno si spera, elogiando le seconde come atto istintivo di difesa se non altro del proprio sistema maschilista. C'è da dire che un colpo di freno istintivo nell'imminenza del pericolo lo tireranno anche tutte le donne di tutti gli schieramenti, perché non è piacevole passare da donne dei vincitori a quelle dei vinti. La lotta si farà più serrata ma non cambierà nulla, nulla della logica folle millenaria di vinti e vincitori chiunque essi siano. Cambierà qualcosa quando le donne di tutti gli schieramenti alzeranno i loro visi dai figli, dal loro lavoro, dai loro veli, dai loro stracci, dai loro abiti di lusso, dai loro trucchi, dall'intimo di Valeria Marini, e si guarderanno dritto negli occhi; e capiranno la tragedia del punto di riferimento uomo, capiranno che forse un legame spirituale fra donne, un'anima femminile che emerga sul mondo forse cambierà il mondo cambiando l'uomo, poiché la cultura che le umilia sfrutta e divide è unica, ha una radice comune, sia che le obbliga o induca a scoprirsi, che a coprirsi. La differenza fra scoprirsi e coprirsi fa la differenza fra la donna pubblica (di cui nessuno, rivendica la proprietà del corpo e quindi può essere di tutti) e la donna privata che in quanto tale necessita di segni di appartenenza ad un cittadino ed a una "famiglia per bene". Un'anima, una cittadinanza della donna rifugge da entrambi i ruoli. Con anima del femminile non si intende ovviamente ciò che è scaturito dal concilio di Trento nel sedicesimo secolo e che non ha cambiato granché, è l'anima di tutte le donne del mondo unite in un'etica femminile universale. Poiché quella maschile della doppia morale fa orrore. Al momento c'è il rischio di un ritorno indietro su passi anche positivi fatti dall'Occidente poiché è già instaurato un giro vizioso di azione reazione nel senso che le mussulmane sono inorridite dall'atteggiamento di spudoratezza di alcune donne occidentali (che come ho detto prima sono coloro su cui si puntano i riflettori) e ripiegano sull'atteggiamento castigato della loro religione, questo è maggiormente

preoccupante perché avviene anche in seno allo stesso Occidente per via delle occidentali che si convertono all'islamismo; al contrario le occidentali disturbate dall'assurdo imbacuccamento delle loro simili, si scoprono e "disinibiscono" sempre più, oppure rinunciano alla loro femminilità assumendo un ruolo e comportamento tutto maschile. Per arginare questo ritorno indietro che si può pericolosamente materializzare con l'islamismo è utilissima un'attenta analisi della nostra "libertà" rispetto alla non libertà delle mussulmane. Iniziare ad accorgerci che quasi tutte le libertà di cui "godiamo" sono state delle concessioni relativamente facili concesse dagli uomini ma per loro comodo: il divorzio per prendere una seconda moglie sistematicamente sempre più giovane, non altrettanto si può dire per un eventuale secondo marito; l'aborto, per la sessualità (maschile) senza conseguenze (per i maschi), il lavoro femminile fuori casa per deresponsabilizzare gli uomini dagli obblighi famigliari, la "libertà di prostituirsi affinché gli uomini possano usufruire dell'infame commercio di carne umana femminile. Di contro la poligamia mussulmana viene giustificata (???) con la pretesa di dare una sistemazione alle donne brutte che nessuno le vuole A questo punto non è difficile immaginare che non c'è mai stata una vera vittoria delle donne, quella che credevamo fosse tale, ma solo una vittoria degli uomini più lassisti rispetto a quelli di un certo rigore; una vittoria precaria resa possibile solo da un'economia florida (fino a quando?) dell'Occidente rispetto al resto del mondo. Un cambiamento di cultura, di pensiero, non c'è mai stato. Un vero cambiamento sostanziale e duraturo non può che prescindere dalle condizioni economiche che sono per loro natura fluttuanti, non può essere che etico e scaturire da ciò che vogliono veramente le donne e non ciò che vogliono per interposta persona, per far piacere agli uomini (cosa che le donne fanno senza averne la cognizione perché cosa "normale" inculcata fin dalla nascita) sola ragione per cui stare al mondo.

I PASTORELLI DI FATIMA Venerdì 7 luglio 2006, rai 3, trasmissione "Enigma". Si parla di Fatima e relativa apparizione della Madonna ai tre pastorelli; in sostanza del dialogo tra la più piccola e sopravvissuta Lucia, e Maria, la Madonnna. Due donne dunque, ma in studio, che fanno da corollario al "divano verde", solo uomini: (fra i quali il noto razionalista prof. Odifreddi) prelati, professori, capiredattori, vaticanisti; solo una donna: la grafologa, ma una tecnica, che si occupa di una materia prettamente tecnica, ed interpellata di sfuggita. Nulla a che vedere con lo svisceramento di una vicenda tuttora avvolta nel mistero, o volutamente avvolta nel mistero, degli specialisti uomini. D'altronde sappiamo bene dove sono le donne in televisione; con i seni in vista, nelle trasmissioni più insulse e insipide. Ma veniamo a Fatima, questo mio articolo vuole essere un atto compensatorio, un misero e povero atto compensatorio, alla trasmissione di "Enigma" di soli uomini. I tre pastorelli ai quali è comparsa la Madonna erano due femminucce e un maschietto, dai sette ai dieci anni, che si allontanavano da casa per pascolare; la più piccola e il maschietto sono fratelli; la più grande Giacinta: loro cugina. Io non riesco ad immaginare un rapporto diverso del sesso dei tre pastorelli (due femmine un maschio) che si allontanano da casa, quindi dall'occhio vigile dei genitori, nonni e zii. Mi si perdoni, la violazione, nella coscienza di chi legge, della presunta innocenza dei bambini; ho visto ragazzi e bambini, che presi singolarmente sono degli angioletti, ed in gruppo di tutti maschi, e certamente la componente culturale non ne è esclusa, lontano dall'occhio dei grandi, sviluppare il peggio di istinti primordiali. A che età si può perdere l'innocenza? Non lo so! So che si può non perdere mai né acquistare mai. Dai dati di "Enigma" i bambini non sapevano che esistesse la Russia ­ della quale parlava la Madonna, in riguardo alla conversione della medesima. Essi o solo alcuni di essi "pensavano che si trattasse di una donna di malaffare". Non sapevano che esistesse la Russia, ma sapevano dell'esistenza delle donne di malaffare. Tuttavia, nel gruppo il maschietto ci doveva essere, è impensabile (per la nostra cultura) che la Madonna sia comparsa a due sole femminucce: l'impatto simbolico sarebbe stato tale che avrebbe talmente spaventato le istituzioni e la comunità, che la vicenda non avrebbe neanche superato la porta di casa. L'impronta, la presenza maschile si è resa dunque necessaria. E' vero che la Madonna è comparsa, in altri luoghi e tempi, a donne e bambine sole, prese singolarmente, ma questo ha un'altra valenza: si può sempre dire che si tratta di una visionaria e dare il tutto in pasto agli "specialisti" naturalmente uomini. Ciò che spaventa è il gruppo, questa volta di femmine, ma a certi livelli, non in cucina.

In un gruppo c'è un'anima, quell'anima che finora è stata sempre e tutta maschile. Un gruppo non spaventa quando è composto da una comune mortale e una donna che non lo è, e si presenta come "Madre di Dio" quindi di un uomo, e nonostante tutte le buone intenzione e i benefici, miracoli che può portare: sicuramente e tranquillamente dall'altra sponda. Nondimeno il maschietto di Fatima sembra, dai dati trasmessi, essersi o essere escluso dal colloquio umano-celeste: la più piccola Lucia poteva parlare alla Madonna: Giacinta poteva solo ascoltare, e il maschietto poteva solo vedere, o stare a guardare. Oppure tenere sotto visione "faccende di donne" che gli "uomini" comunque devono controllare. "Faccende di Donne" a certi livelli, molto terra terra. Quando il gioco si fa duro entrano in gioco le donne. L'atmosfera, la tensione che si respirava doveva essere pesante: la guerra con decine di milioni di morti; "la spagnola" con venticinque milioni di morti; gli stessi bambini più grandi del gruppetto, muoiono in un'età in cui il picco della mortalità infantile doveva essere superato. Faccende di donne sono in prima linea sul fronte della miseria e delle malattie, quelle degli uomini in prima linea sul fronte di guerra ad uccidersi per assurda follia e/o perché non c'è da mangiare per tutti.. E la Madonna da lassù in cielo non poteva far altro che scendere ogni tanto a dare una speranza o l'illusione di una speranza. La vicenda non sarebbe uscita dalla porta di casa neanche se la bambina non ne avesse parlato ai suoi (disobbedendo ??? agli ordini della Madonna che le aveva detto di non dire a nessuno di ciò che aveva visto e sentito) e i suoi alla gente del luogo che presto si radunarono in folla nel luogo dell'apparizione. Non è dato di sapere cosa la folla vedesse e sentisse, ma è facile immaginare come la gente avesse fame di divino, o meglio sentisse la necessità di una madre, vera ma con poteri straordinari, non l'immagine della Madonna dipinta o di gesso, che potevano vedere e invocare quando volevano nelle chiese, e che sicuramente avevano già fatto. E' proprio il mancato controllo della folla che spaventò le autorità ecclesiastiche. Lucia venne chiusa in convento. E' qui che impara a leggere, a scrivere e a studiare, prerogativa di suore di estremo riguardo, e nello stesso tempo, controllata, nonostante la sua insistenza nel consacrare la Russia alla Madonna abbia causato non pochi grattacapi diplomatici in Vaticano. Alla sua morte lascia detto che la chiesa può, se lo ritiene opportuno, "correggere", e quant'altro: il suo detto, scritto e interpretato, lasciando intendere che potrebbe anche essersi sbagliata. Ed ecco che la vicenda partita da un'umile pastorella, termina al tavolo delle personalità al vertice del potere in tutte le sue forme, personalità sempre maschili, anche se non caveranno un ragno da un buco per i contrapposti interessi. Ci sono i mussulmani che rivendicano a se l'evento perché Fatima era la figlia prediletta di Maometto; ci sono gli atei razionalisti, i quali sostengono, non so in base a quali fonti, forse immaginarie, ma non del tutto peregrine (come i numeri immaginari servono a districare matasse matematiche) che "la visione" era non altro che una

donna sposata che tradiva il marito con un ufficiale, e che vistasi scoperta ha affabulato i ragazzini, per impedire che andassero in giro a raccontare sul suo conto. Questo naturalmente non è stato detto in TV, è troppo pesante, anche se l'evento di Fatima non è "verità di fede", la lobby cattolica è troppo forte. Io stessa prendo le distanze da certo estremo raziocinio, anche se non posso escludere che le cose siano andate realmente così, per motivi che esulano da questo argomento, e perché il raziocinio ha il pregio di vedere le cose come realmente stanno, ma il difetto di vederle a corto raggio. La trasmissione si chiude con il prelato che replica ad Odifreddi: "E' il razionalismo il fine ultimo dell'uomo?" Certo che non lo è! Il razionalismo proprio perché è un circuito chiuso impedisce di circuire e di essere circuiti, ma blocca la fantasia e forse anche la speranza. Il fine ultimo dell'uomo e della donna è la giustizia sulla terra, soprattutto la giustizia fra uomo e donna, tanto lontana dalla nostra cognizione e coscienza, da essere raggiungibile nel nostro sub conscio, solo al cospetto di Dio, ad opera di Dio.

Il "partito" degli uomini E' stato il "destino" in quel sabato ­giorno di mercato settimanale a Lanuvio- di campagna elettorale alle regionali 2005, a farmi incontrare Piero Marrazzo in quel frangente. La sera prima la mia vecchia PANDA mi aveva fatto le bizze, ho dovuto lasciarla in officina e tornare a casa a piedi; la mattina dopo di nuovo a piedi in paese a prendere l'autobus, la cui fermata è davanti al bar Menelik, da un lato della piazza centrale. Lanuvio, o "cività" come la chiamano i suoi abitanti più anziani, è l'ultimo e il più piccolo dei "Castelli romani", e pare che sia il centro abitato più antico della stessa Roma, infatti c'è il Tempio di Giunone Sospital: antica divinità legata alla fertilità della terra. Un'antica leggenda (ne sono venuta conoscente tramite testi specialistici) narra che i "civitani" dovevano fornire, ogni anno, un certo numero di fanciulle per gli appetiti ­ o appetito, non è ben chiaro ­ di un famigerato serpente che stava in una grotta proprio nei pressi della via dove abito, in campagna, denominata appunto: via sdragonello "dragoncello". Non sapevo dell'arrivo di Marrazzo a Lanuvio, ma anche se lo avessi saputo non ci avrei perso tempo. La piazza era in festa: musica, canti, bandiere; il sindaco: diessino, in gran pompa per accogliere il candidato della sinistra alla regione Lazio; qualcuno brontola: "qua nse magna, solo chiacchiere!" come sottofondo democratico: "niente male". Ad un certo punto lo vedo, di fronte, a pochi passi da me, davanti al bar Menelik, in un'espressione del tutto particolare e che non saprei descrivere: il pugno chiuso e il pollice alzato, (si rivolgeva a qualcuno che mi dava le spalle) il viso strizzato da una smorfia di piacere quasi libidinoso; un attimo, dopodiché entra nel bar, attorno a lui quasi solo uomini, poche distratte donne. Il significato del pugno chiuso e pollice alzato è inequivocabile, il significato nel suo complesso: pugno chiuso-pollice alzato più espressione del viso? Se vinciamo....! Io ne resto sconvolta, perdo l'autobus, è passato e non me ne sono accorta. Conoscevo Marrazzo, come tutti, per la famosa trasmissione: "Mi manda rai 3", lo conoscevo per la profonda umanità con cui trattava le persone sfortunate e raggirate; questa cosa me la sarei aspettata da tutti fuorché da lui. Suppongo che non sia stupido, e abbia calcolato vantaggi e svantaggi di quel gesto, con prevalenza dei primi sui secondi, che avrebbero riguardato donne: distratte, assenti, inconsapevoli o compiacenti. Uscito dal bar, una voce di qualcuno del suo seguito gli dice: "Piero! Devi parlare! Dopo dobbiamo andare al mercato!" Il discorso che fece dal pulpito non era molto dissimile, nella sostanza, da quello di tutti i politici della sinistra con una nota in più rispetto alla destra (sottolineo che ho sempre votato a sinistra proprio per questo motivo) verso i disoccupati, handicappati, poveri e bisognosi; ma questa nota in più si traduce in un po' più di ipocrisia, perché non dice con quali soldi si intendono concretizzare queste buone intenzioni. In pratica chi dovrebbe lavorare per questo! Oltre all'alternativa poco sensata di mangiarsi "il capitale" che è pur sempre un valore sociale visto che ci si paga le tasse, che ci serve per lavorare e produrre reddito sul quale ci si paga le tasse; visto che è il reddito non

consumato dei nostri genitori (in senso lato) e come minimo lo dobbiamo lasciare ai nostri figli; tenuto conto che il reddito, basso o alto che sia, è anche, il frutto di un impegno, una capacità, notti insonni: tassarlo più di tanto è un forte deterrente. Tutte cose da pesare con il bilancino e per la quali la baldanza e arroganza dei politici sono assolutamente fuori luogo. La realtà è che gli uomini fanno politica un po' come fanno la guerra: ciò che conta è vincere, e per vincere bisogna sbaragliare e denigrare l'avversario, e le donne, o le donne dei vinti, sono il premio per i vincitori. Le linee guida della nostra cultura sono quelle dei pastori guerrieri di seimila anni fa. Nulla di nuovo dunque da migliaia, milioni di anni, e il secondo autobus non lo perdo, ma sento alla schiena la vittoria di Marrazzo, non tanto per il suo merito o dismerito del suo avversario, quanto per scontento endemico della natura umana e la situazione congiunturale che svantaggia chi è al governo. Sentivo alla schiena anche un'altra cosa: la tendenza, in peggio, ad una normativa sulla prostituzione, in peggio non di molto, per la verità, perché anche Berlusconi pare abbia detto, dopo la vittoria delle politiche del 2001 ­ vero o falso non lo so ­ "f... per tutti!". Quantomeno il centro-destra clericale una parvenza di decoro-ipocrisia se la danno e le donne ufficialmente, più ufficialmente che per la sinistra sono mogli, madri, figlie, sorelle. Non mi sono sbagliata: oggi, ad appena un mese dalla vittoria della sinistra alla regione Lazio (che sia o no opera personale di Marrazzo ha poca importanza) si parla, si propone, quartieri a luci rosse a Roma: il centro della cristianità, in un momento in cui la chiesa cattolica ha ripreso vela come non mai, tanto che anche i partiti di sinistra si definiscono cattolici. Una spiegazione a questo c'è ed è molto semplice: gli uomini che si scannano fra loro, una volta vincitori trovano la soluzione ottimale per tutti; da sempre le donne sono state il cuscinetto per la loro bellicosità; dietro la loro "alleanza" c'è sempre una o più donne, esse sono il punto di compromesso, sia che siano mogli-madri-figlie (private) sia che siano prostitute (pubbliche). Il compromesso fra vincitori e vinti o fra vincitori: "Tu mi lasci la privata io ti lascio la pubblica; tu mi concedi la pubblica io ti lascio in pace la privata (che la pubblica sia "libera" o costretta dipende dalla dignità e sensibilità personale, ed è un dettaglio insignificante perché anche la privata può essere costretta a sposarsi ma la mistificazione di cui gode il matrimonio non lo evidenzia) entrambe hanno una radice comune. E la donna come sempre è "il pendolo" che oscilla fra moglie e prostituta, come la spinta nell'uno o nell'altro senso gliela da chi è al governo che ha potere sulle donne certamente di più di quanto ne abbia sugli uomini, a meno che non sia un governo con ampia componente femminile come in Svezia, e la differenza si vede: il 50% delle donne al Governo il 40% in Parlamento, e la richiesta di sesso mercenario è vietata. Un prototipo? Un faro? Ma si fa del tutto per far passare inosservato e/o fallimentare, e si indica "moderno" quello dell'Olanda e della Germania. Moderno? Di Quanto c'è di più antico? Di ciò che si può definire solo fossile della nostra società.

Tamara Di Davide

Per saperne di più

www.socialstyrelsen.se/Publicerat/2004/8449/summary.htm www.regeringen.se/sb/108/a/42897

IN MEMORIA Giovanni Calvaresi Era un vecchio contadino (lo presento con il suo vero nome perché penso di fargli onore) di quelli, pochi, per cui è giustificata la formula di ammirazione e rispetto dei riguardi del mondo contadino, in quanto caratterizzato da saggezza e sobrietà. Rimasto orfano, deve aver sofferto molto, dormito sulla nuda terra, "con una pietra per cuscino". Orfano forse anche di quell'istruzione e codice culturale che i giovani imparano molto presto. Ma Giovanni Calvaresi non si lascia andare al degrado, si fa una cultura non accademica, un po' come la mia (anche se il percorso di una donna è diverso da quello di un uomo) e come me diventa autodidatta, per restando a lavorare la terra. L'ho conosciuto al mercato di prodotti agricoli dove andavamo a vendere, eravamo vicini di banco. Attaccava facilmente "bottone" Si parlava di lavoro ma anche di politica e altro. Era cattolico e comunista, ma non era questa la sua stranezza, non era il primo. Dopo gli anni ruggenti della contestazione e del femminismo, in chiesa: vuoi per riguadagnare il terreno perduto con le donne, vuoi perché i ragazzi disertano la chiesa, compaiono le donne a servire la Messa, inizialmente le più anziane e le perpetue, in seguito le più giovani. Ovviamente non svolgevano funzioni sacerdotali: leggevano il vangelo che poi spiegava il sacerdote e altre funzioni di servizio. Ma da allora Giovanni Calvaresi non andò più a Messa. Un bel giorno ­ racconta - incontrò una vecchia compagna di fede, la quale lo rimprovera aspramente per questo motivo. "Perché non vieni più a Messa? Che sei diventato? Miscredente? Che sei?" Al che lui monta su tutte le furie facendo scappare la vecchia. " Tu! Con tutti i tuoi preti siete miscredenti! Che avete fatto della casa del Signore un tempio pagano (per non dire un prostibolo) dove le donne addette al servizio del tempio o sacerdotesse, erano prostitute!" Ed essendo un uomo di sani costumi, non vado in questi luoghi!" La mia prima reazione è stata di una risata ovviamente contenuta. E il primo pensiero, che mi sono tenuta per me, supponendo non solo mio, è stato che, "questo" è affetto da una sclerosi galoppante, ma di quelle brutte. Però la cosa mi è rimasta strana e nebulosa, Calvaresi non era il tipo di uomo infarcito di pregiudizi contro le donne: di quelle che conosce ne esalta le qualità anche carismatiche. Sposato con un figlio: stimava molto la moglie e ne esaltava le qualità di buona amministratrice, della casa e dell'azienda (casa e azienda in campagna sono la stessa cosa e ne condividono il destino). Anche se la buona amministratrice e lavoratrice della "casa" consente al marito di divagare, in bene e in male, con la testa altrove. Non mi stanco di ripetere ciò che ha fatto nascere e crescere i regni e gli imperi: uomo che porta a "casa" (azienda è anche detta casa) denaro senza sperperarlo, e donna che amministra e lavora.

E' passato tempo: i miei studi, riflessioni, osservazioni, sono andati avanti. Effettivamente nell'antichità la cd prostituzione sacra era molto diffusa, specialmente nei templi dedicati alle dee, fino a mille donne nel tempio di Venere a Efeso e Corinto, sia in Oriente che in Occidente presso gli Etruschi. A Roma è stata abolita solo nel 186 a. C. perché i romani, a quell'epoca, preferivano "onorare" le dee e i templi degli altri, anziché gli altri i propri, incrementando il culto del focolare domestico. Solo di questo si fa menzione nei libri di testo, ed è comprensibile! Essendoci stato con il cristianesimo, un cambiamento più di forma che di sostanza, un certo tipo di conoscenza non poteva essere che diseducativo e incentivo alla prostituzione, visto che anche le religioni l'ammettevano. Pochi frammenti di Storia ci sono giunti e per di più filtrati da millenni di maschilismo patriarcale monoteista, e pochi punti cardine per poter ricostruire un tessuto, cosa sia successo e perché, ma sufficienti se c'è la volontà di farlo. L'associazione "culto della fertilità" (della terra) e prostituzione sacra è unanime presso tutti gli studiosi. Io non ne vedo un nesso logico. Anche se nella mentalità primitiva ci poteva essere un'assimilazione fra la terra, identificata con la madre, e il grembo materno: ciò che infine educa è la prassi quotidiana, e noi sappiamo che la fertilità della terra è inversamente proporzionale alle bocche da sfamare, nel senso che una terra è comunque arida se non riesce a sfamare tutti i suoi figli. Si potrebbe obbiettare che maggiori sono le braccia che lavorano maggiore la fertilità della terra, ma questa è una leggenda tutta metropolitana, e il fatto stesso che in questi templi avvenissero sacrifici di bambini, lo escludono. Evidentemente un surplus di braccia ­ date le tecniche di coltivazione ­ non si traduceva in altrettanti alimenti. Quel surplus che bisognava eliminare. Lo stesso si può dire per le guerre. I punti cardine certi sono: lo scambio sesso contro denaro; il fatto che le ragazze per procacciarsi la dote per mettere su "casa" si prostituissero (a parte nei templi più tardi della dea Venere caratterizzati da un certo edonismo, dove le donne si ritiravano ad una certa età con congrua pensione); i sacrifici di bambini; e il concetto di prostituzione sacra come "mediazione" fra l'uomo e la divinità. Ora, non risulta che le dee, a parte Venere, fossero lascive donne di piacere, anzi madri mogli e amanti che si sacrificano ­ secondo un modello di recente memoria ­ per i loro congiunti come tutte le comuni mortali, ma tutte madri di maschi (questo potrebbe essere effetto del "filtro" di cui parlavo prima) tranne Demetra, la cui figlia è stata brutalmente rapita da Plutone e che le è stata restituita per una parte dell'anno grazie ad una mediazione con altri dei. Proprio questa vicenda di Demetra, dea della fertilità della terra, ci da l'imput per capire, la "mediazione" delle madri e gli uomini che le violentano le figlie. In sostanza esse avrebbero detto: "tu uomo che violenti mia figlia dalle almeno del denaro per sposarsi e/o sostentarsi".

Con il tempo possiamo immaginare cosa sia successo, i templi diventano enti ricchissimi, e naturalmente dove c'è ricchezza c'è sperpero e corruzione. Razzie da parte di predoni "miscredenti". Mentre le povere ragazze che hanno messo su "casa" muoiono insieme ai figli di fame e di stenti perché i mariti che hanno trovato "casa" continuano a dilettarsi nei templi. Il sistema deve aver toccato il fondo quando, a qualcuno viene in mente di far lavorare le ragazze da sposare, per guadagnarsi la dote, oltre ad un quota parte dei beni di famiglia; si proibisce la prostituzione sacra che diventa profana, e nei templi prende posto un dio padre caratterizzato da un certo rigore specialmente nei confronti della sessualità delle donne, donde la certezza della paternità e relativa responsabilità. Le donne che con il loro corpo, solo per il fatto di possederlo, ispirano l'uomo al "peccato", diventano l'emblema del male, la "porta del peccato". Questo è il prezzo pagato dalle donne allo sviluppo economico, alla capitalizzazione delle risorse e al contestato sistema capitalistico. Negli anni sessanta la contestazione fa vacillare il sistema patriarcale capitalistico, la religione, e la donna reclusa come moglie e madre, tutto sembra sfaldarsi del vecchio millenario mondo. Ma il nuovo? Il dopo? C'è stato un passo avanti o un passo indietro? Un passo avanti perché le donne lavorano? A me risulta che abbiano sempre lavorato! Ciò che c'è di nuovo è che esse non sono più oggetto di peccato ma oggetto di piacere, corpi di donne dappertutto, senza nessun problema. Ci si prostituisce con facilità perché si guadagna facilmente denaro che altrettanto facilmente si sperpera; le prostitute vogliono il riconoscimento dei "diritti civili" in quanto tali e insieme alle pornostar, veline e seni al vento, diventano protagoniste, mentre le madri lavorano e sudano per sbarcare il lunario. Abbiamo fatto un passo indietro! Giovanni Calvaresi ha avuto questo fine intuito. Nella sua estrema sclerosi o estrema lucidità (gli estremi si toccano e l'estrema lucidità e sclerosi forse hanno un qualche punto in comune). Quelle "sorelle" in chiesa che si inginocchiavano ad un gradino più su vicino all'altare, sono un sintomo di ciò che sa avvenendo fuori, come se altre "sorelle" stessero pagando un prezzo di dignità per loro. Il potere del femminile sempre legato alla soddisfazione che il corpo femminile da alla libidine maschile. Anche quel gradino in più è l'espressione di questo tipo di potere del femminile, destinato a sparire quando l'economia va male e il simbolico femminile è degradato al punto giusto. Ringrazio Giovanni Calvaresi per il suo esempio di vita, contadino poverissimo diventato benestante per il duro lavoro suo e della moglie, non diventò mai avido ma restò se stesso nella sua integrità e lungimiranza. Grazie Giovanni! Per avermi aiutata a capire qualcosa in più!

LA RIVALITA' TRA DONNE

Devo essere sincera: ho faticato un po' per mettere insieme sei o sette donne per la formazione del "COMITATO ETICO" donna in lotta per la dignità femminile, e ho capito perché il cd mestiere più antico del mondo è tuttora in auge. D'altro canto, la mia è una bella ambizione creare un gruppo di donne che produca pensiero alternativo, in grado di scardinare l'emblema stesso della supremazia maschile. Produrre pensiero, alternativo o no, il filo conduttore onnipresente e onnipotente, è stato prerogativa esclusivamente e gelosamente maschile. Le donne oggi sono giunte alla Magistratura, non per nulla non al soglio pontificio della religione e della filosofia, neppure laica. Ho bussato presso l'associazionismo femminile (che si occupano prevalentemente di bisogni materiali e derivati) sperando che almeno qui aleggiasse lo spirito della coesione e dignità fra e per le donne: mi sono sentita rispondere che non capiscono nulla di prostituzione e non se ne occupano. Come si può pensare che associazioni femminili anche storiche non capiscano nulla di un fenomeno prettamente femminile che ne umilia il corpo e ne uccide l'anima? L'anima delle donne! Sarei tentata di dire non lo so: ma capisco che non posso permettermi questo lusso! Ho bussato presso le femministe storiche, che hanno dedicato tutta la loro vita alle lotte delle donne (io non sono mai stata in piazza nelle sezioni del partiti nei circoli femministi) le ho ascoltate come una scolaretta, allibita spesso dalla ottusità e ipocrisia. La più schietta e sincera di tutte me lo ha detto chiaro e tondo: "Smettila di rivolgerti alle donne, tu per loro sei il diavolo perché rappresenti ciò che hanno rinnegato [Per un posticello al sole?] rivolgiti agli uomini: loro possono fare ciò che le donne non possono [non devono] se vai in un qualsiasi ufficio: una cosa extra non la puoi chiedere alla sportellista, ma al direttore: il direttore, forse, te la concederà!" Certo il direttore: agli sportelli la manovalanza è sempre donna, il "quasi" ce lo possiamo risparmiare tanto non cambia nulla, "una rondine non fa primavera!" L'amica Julienne mi pone di fronte ad una difficile scelta etica: rivolgersi agli uomini con la prospettiva di migliori risultati? No! Perché le donne dovrebbero assorbire dall'alto del comando l'illuminazione come dall'alto hanno assorbito l'umiliazione? Senza essere protagoniste consapevoli di ciò che passa per la loro pelle? Vado avanti per la mia strada finché ricevo il colpo di maglio di un'altra amica Presidente di un'associazione che si occupa di avvio professionale di donne disagiate ­ non l'ho mai vista ­ mi dice per telefono: "Non farti illusioni Tamara, le donne sono le più grandi nemiche delle donne, sono solidali finché sei una povera disgraziata, fai il piagnisteo oberata da ogni sorta di accidenti: ma appena alzi la testa ti danno addosso, ti tagliano le gambe". Ho perso di vista anche la Presidente dell'AIDM (associazione italiana donne medico) la quale mi disse sconsolata che non valeva la pena di spendere tempo e

fatica per le donne, riferendosi a giovani studentesse che andavano a letto col primario per dei favori (questi sono i risultati della "libertà"?). "Non si rendono conto ­replicava ­ di ciò che perdono in credibilità e dignità?" E di ciò che fanno perdere a tutto il genere femminile ­aggiungo io. Sono passati otto anni e da allora le parole delle tre amiche e di altre ancora mi girano nella testa come trottole attorno ad un fulcro: Perché? Non ho voluto liquidare questa domanda con risposte semplici e scontate; ho scartato tutti i luoghi comuni. Ho voluto scavare nel profondo della millenaria condizione femminile. Dalla notte dei tempi le donne sono corpo a corpo con i bisogni materiali suoi e dei propri congiunti: la nascita, la morte, la fame il freddo il caldo, lo sporco, bambini, anziani, malati, feriti, ecc. sono sempre stati prerogativa delle donne oltre al lavoro propriamente detto. Perché non è vero che il lavoro femminile è un'invenzione emancipatoria del ventesimo secolo. In qualsiasi tempo e luogo qualsiasi società si è retta sul lavoro silenzioso, invisibile, non remunerato delle donne; è solo che fino al ventesimo secolo l'attività prevalente (50/90%) della popolazione si dedicava all'agricoltura, quasi esclusivamente a conduzione famigliare. E' con la macchinizzazione dell'agricoltura che grandi masse di lavoratori/trici sono passati al cosiddetto terziario, con un'inversione di tendenza in percentuale, è stato questo spostamento la radice del lavoro femminile, diciamo "fuori casa" quindi sicuramente più liberatorio, anche tenuto che molte attività del terziario sono sempre a conduzione famigliare. Da sempre dunque le donne sono oberate dalla manovalanza, la materialità la fisicità, nello strato più basso della scala sociale, ed è in questo strato che sono solidali fra loro a scopo di sopravvivenza loro e dei loro figli. Viceversa gli uomini solidarizzano fra loro per il raggiungimento degli strati più alti della scala sociale, in tutti i campi, tendenzialmente disinteressandosi dei loro figli salvo di quelli "legittimi" dell'alta aristocrazia. Di conseguenza lo stato di bisogno materiale in cui le donne versano è dovuto essenzialmente al peso della maternità (anche se solo di relativamente recente tramite "la gabbia" matrimoniale si è cercato di incastrare gli uomini adempimento degli obblighi della paternità) ed è per questo che si esercita un controllo serrato, (da parte della famiglia di lei) sulla loro sessualità; è per questo che esse rifuggono il sesso come fosse il diavolo; per questo che l'uomo considera il suo sesso come un'arma micidiale per tenere la donna nello stato di bisogno e quindi sotto controllo: sociale, politico, economico e culturale, indi alla mercé del loro sesso. Esistono in proposito segnali molto eloquenti il significato esplicito è perso nella notte dei tempi, ma che continua a governare in modo sottile e silenzioso. Per esempio: toccarsi i ...(maschili) nell'imminenza di qualsiasi evento che vuole scongiurare, esorcizzare; come dire: "toccare ferro" sempre in vista di un "pericolo", ha lo stesso significato perché "toccare ferro" non era altro che impugnare la spada, per chi l'aveva. La spada di ferro come quella di carne l'hanno sempre avuta gli uomini, contro le donne bastava e basta quella di carne, molto piacevole e senza rischi; contro gli altri uomini è indispensabile quella di ferro per accaparrarsi le donne e le più belle.

Questo filo storico culturale è fra noi e ci riconduce alla "rivalità fra donne", che è l'oggetto di questa ricerca. Nasce o emerge non appena qualcuna mette il naso fuori dalla stato/strato di bisogno, essa prende spunto dal dato di fatto che una donna per poter uscire dallo stato strato di bisogno deve per forza scendere a compromesso con gli uomini, i nemici, quindi tradire il suo genere, o meglio si vende, dove il si vende acquista tutta la tragicità di vendere non solo il suo corpo, ma in blocco tutta l'immagine femminile. Inoltre storicamente il compromesso con l'uomo di una donna non poteva essere che prestazioni sessuali dietro denaro o favori. Solo che dietro un uomo che paga una donna, nella migliore delle ipotesi c'è una o molte donne umiliate e sfruttate; c'è una madre che ha immolato la propria vita sull'altare della maternità per crescerlo; c'è una moglie che fa altrettanto con i suoi figli; ci sono figlie che hanno diritto ad una formazione professionale invece di essere date al miglior offerente; ci sono sorelle che hanno diritto alla stessa quantità di risorse dei genitori; e alle quali lui toglie possibilità economiche e ratifica la donna come oggetto. Ci sono le sue operaie e dipendenti le cui paghe non sono certo quelle di una prostituta. Altro che: "il fenomeno prostituzione riguarda soltanto cliente (stupratore) e prostituta"! Ipocriti! Dal contesto emerge il motivo originario della rivalità fra donne: una donna che decide (solo se giovane e bella) di "alzare la testa" può farlo solo tramite la concessione in denaro o favori, dietro prestazioni sessuali, di uno o più uomini e solo togliendo ingenti risorse ad altre donne che lavorano, ed ai loro figli. Infatti la prima cosiddetta "donna fatale" ha generalmente le "mani bucate" e bruciano risorse sudate da altre, e che lei neanche si sogna di sudare. Per conclusione (e soluzione) considerare traditrice della comunità delle donne chi si prostituisce nelle varie forme (chi è costretta è un'altra cosa, essa non "vota" il sistema, non gli da l'ok). Ma questo ­ mi si dirà ­ non è sempre stato? Chi si prostituisce non è stata relegata ai margini della società? E' stato fatto dal sistema maschilista (nel principio della regolamentazione o eliminazione del mercimonio del corpo sta la grande differenza) per proteggere la famiglia per bene e le loro figlie. Per arginare il numero delle prostitute che non sotto controllo avrebbe mandato a rotoli non solo l'economia delle famiglie, ma anche quella di interi paesi; ma un certo numero sotto controllo è parte integrante del sistema perché può restare in essere indisturbata la virulenza della sessualità maschile; può restare lo spauracchio per le ragazze di "buona famiglia", può restare in essere l'immagine femminile di donna oggetto, è per questo che non si è mai inteso eliminare la prostituzione, cosa del resto non possibile con un atto chirurgico ma con un atto di coscienza e conoscenza, che però deve cominciare qui subito. Qui ora purtroppo abbiamo come trappola mortale lo straripamento di essa visto come fenomeno associato "alla libertà".

LA SESSUALITA' MASCHILE

Nel Medioevo: "Le tradizioni teologiche, scientifiche [?] e popolari associavano le donne al corpo, alla lussuria, alla debolezza e all'irrazionalità; gli uomini allo spirito, alla ragione, alla forza...". "La donna (o Eva) rappresenta gli appetiti, l'uomo (o Adamo) rappresenta l'anima o l'intelletto....il peccato femminile come fisico o sessuale prodotto all'interno del corpo della donna, mentre per i peccatori maschi era descritto come tentato dall'esterno ­ e molto spesso come profferta fisicità delle donne.* Da che: "La donna sta all'uomo come il corpo sta all'anima"; "Il maschio sta alla femmina come la divinità sta all'umanità"; da che: "l'anima una nobile creatura corrotta dalla carne la quale deve essere sottomessa con la fame, la sete e le percosse"; da che: "l'equivalente per la santità è la castità per gli uomini e la verginità per le donne". Stona un poco "l'irrazionalità" associata al corpo, sa di abuso di monopolio di pensiero, e di parola, indisturbato e arrogante. Il peccato risiede nel corpo della donna, dunque, per il solo essere corpo di donna, e in quanto tale di tentazione al maschio. Crocifissa e schiacciata fra il suo stesso corpo come peccato, e un ideale di donna impossibile quanto irreale: quello della vergine e madre, la donna vive la sua martoriata "Storia" in questi due fuochi. Nonostante tutto questo la donna ha sostenuto e sostiene la chiesa fin dai suoi albori perché, nonostante tutto, la castità maschile è una boccata di ossigeno per le donne, anche se il prezzo da pagare è altissimo: il disprezzo per tutto il genere femminile supportato dell'accusa pesantissima quando infondata, di aver portato il peccato, il male, le sofferenze sulla terra, altrimenti "paradiso". Ma dall'altro versante: quello del corpo della donna come oggetto di piacere senza peccato, non c'è da stare molto più allegri. Tutta la Storia conosciuta dell'uomo e quindi delle religioni, è stata un corto circuito, o se vogliamo una oscillazione a corto raggio mentale, in cui l'umanità è ancora oggi ingessata senza sbocchi mentali di più ampio raggio di alcun tipo; e dove il sesso, la sua "repressività o non repressività" è fondamentale, è la bestia innominata che deve trovare "sfogo" (si intende la sessualità maschile, per quella femminile è sufficiente il fantasma di rimanere incinta fuori dalla norma) ma questo sfogo è la condanna ancestrale dell'umanità, è ciò che permette all'umanità di perpetrarsi, ma anche che la conduce ad un baratro, nella migliore delle ipotesi in un percorso ignoto. L'elemento religioso e l'elemento sesso vanno a braccetto, l'uno è una rete che cerca di imbrigliare l'altro. Periodicamente, e prevalentemente in condizioni di relativo benessere economico e/o di incremento demografico, si creano degli strappi da questa rete e il sesso tende a straripare. Lo straripamento del sesso provoca una finta, precaria illusoria emancipazione femminile perché il corpo della donna che da piacere non è più considerato "peccato", ma è inevitabile l'aumento della

prostituzione, le famiglie che si sfaldano, le donne oggetto di piacere che bruciano risorse, invece di quelle di soggetto di peccato che le produce. Questo provoca il tracollo dell'economia ed è inevitabile che si cerchi di ricucire questi strappi con un rafforzamento della religione. Non solo, tanto maggiore è lo strappo tanto più il rafforzamento religioso si fa con quella religione che assume "valori forti", vedi la vecchia Babilonia con la "nuova" e più recente Bagdad; vedi la Roma pagana e l'instaurarsi sui suoi relitti del cristianesimo. L'umanità è tutt'oggi strangolata in questa tenaglia. Gli schemi che regolano il comportamento sessuale sono ritenuti talmente ovvi e immutabili da non essere neppure presi in considerazione: e la lotta fra guelfi e ghibellini(sono sempre più forti i guelfi e se pensiamo che i guelfi stanno ai ghibellini come i mussulmani stanno ai cattolici è inevitabile un brivido alla schiena) si protrae ad oltranza, senza che nessuno si chieda dove sta portando il mondo. In questo contesto anche le cose apparentemente determinanti come le religioni, la legalizzazione dell'aborto, gli anticoncezionali ecc.., impallidiscono di fronte al fulcro attorno a cui ruota il mondo: l'uomo e la sua sessualità, su cui pesa un raggelante silenzio. Il problema di fondo è il problema irrisolto fra gli uomini e le donne del mondo, e fino al momento di questa risoluzione, gli anticoncezionali sono un tampone che riescono a tamponare ben poco, non per nulla chi condanna moralmente l'aborto (forse in questo caso con qualche punto di ragione) lo fa anche con gli anticoncezionali, in questo caso a torto. Ma tramite essi nessuna donna accetterebbe ben volentieri di essere trasformata in vaso da notte, e se pure per tornaconto lo accettasse non sarebbe giusto, in virtù di una giustizia al di sopra delle "teste" e dei singoli "interessi". La "rivoluzione sessuale" degli anni sessanta è stata solo dei maschi, questo non è stato detto per colpevole omertà, e perché LE DONNE NON ESISTONO, ma ben presto i fatti hanno parlato per chi doveva. Il femminismo ne è stata una conseguenza (con la "libertà" sessuale delle donne) che ben presto doveva scemare e degenerare in prostituzione quando la crisi economica comincia a farsi sentire. Rimangono poche femministe a gridare nel deserto inascoltate. La rivoluzione sessuale solo maschile è testimoniata dal fenomeno della tratta, dai paesi poveri a quelli ricchi per le ragazze, e da quelli ricchi il traffico degli uomini a quelli poveri, in sintonia con "la globalizzazione" che ha accorciato le distanze, sostituendo il traffico dai villaggi alle grandi città. Il femminismo come conseguenza della rivoluzione sessuale maschile ha però prodotto una indiscussa emancipazione femminile (niente di nuovo in base a quanto detto prima?) perché la donna o più precisamente il suo corpo non è più vista come tentazione di peccato ma come veicolo di piacere, "donna è bello" era lo slogan femminista degli anni sessanta/settanta. Una emancipazione suscettibile di rientrare nei vecchi schemi prestabiliti appena cambia il vento. Una trappola illusoria per la donna credere che il riscatto dalla schiavitù fosse tutt'uno con la libertà sessuale maschile: "Le donne hanno i capelli

lunghi e la mente corta!". Sentivo dire da piccola, era cosa che si ripeteva spesso, tanto che mi è rimasta molto bene impressa nella memoria, ma che non mi convinta a tagliarmi i capelli e scimmiottare l'uomo, bensì è stato uno stimolo a capire PERCHE'. Pur tuttavia le donne sono riuscite ad inserirsi nelle istituzioni, in teoria tutte le carriere le sono accessibili, anche quella militare, tranne, il sacerdozio. E non è un caso. Solo l'area protestante ha optato per una timida apertura al sacerdozio femminile, ma c'è una ragione! La figura del "Pastore" non è rilevante nel protestantesimo ­ lo sono le scritture ­ e soprattutto è sposato. La ragione la troviamo nelle stesse scritture, in particolare nel libro di "Giuditta". Il messaggio che esse ci lasciano riguardo alla donna è che essa deve uscire dal privato quando ce n'è bisogno, in altri termini: "La donna entra in gioco quando il gioco si fa duro!": quando mancano uomini in grado di far fronte alle situazioni. Allora essa: se "bella d'aspetto" e nubile o vedova, per salvare il suo popolo e/o la sua famiglia, può e deve comportarsi da gentile prostituta, come: Ester, Rut, oppure, se sposata, comportarsi da abbietta traditrice come Giaele, moglie di Eber. Giudici 4,17; oppure tutt'e due le cose come Giuditta, (vedova) che si porta a spasso la testa di Oleferne da mostrare con naturalezza e orgoglio: Giuditta 13, ricevendo per questo gloria e onore. Ma ciò che fa gelare il sangue nelle vene è il cantico di Debora, e gli elogi e l'indifferenza dei commentatori contemporanei. Sisara, generale nemico di Israele, sarà stato quel che è stato, ma quando Giaele lo uccise a tradimento nel sonno, (dopo avegli offerto rifugio accettato dal fuggitivo perché Eber era "in pace" con il sovrano del generale) era un uomo braccato che cercava scampo nella fuga. Per Giaele non c'è altro modo di "saltare sul carro del vincitore", e salvare se e la sua famiglia, e neanche troppi istanti, dal sopraggiungere di Barac all'inseguimento di Sisara, a cui Giaele mostra il corpo "con il piolo conficcato nella fronte", e per questo Barac risparmia dalla distruzione il casato del marito. Pochi e depravati uomini sono capaci di uccidere a tradimento dopo aver plagiato la vittima. Fra gli uomini c'è un "codice deontologico" di battaglia, almeno quello; una donna non ha codici da rispettare: agisce "alla giornata", nel momento e nel modo più opportuni, e se ne guadagna la famiglia e il popolo di Israele ben venga, e ben venga per la nostra "cultura", ma a tutto svantaggio dell'immagine della donna, molto ben funzionale alla nostra stessa "cultura". Il cantico di Debora è stato ideato quando Sisara era già morto: una beffa al nemico anche se e proprio perché morto, lo scopo è quello di beffarsi del nemico: Giudici 5,28-30

Affacciata alla finestra, la madre di Sisara Sospirava di tra le persiane: "perché tarda a venire il suo carro? Perché così lente le sue quadriglie?". La più saggia fra le sue donne risponde, ed ella va pensando fra sé: "Certo, avran trovato e divideranno la preda:

una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo; bottino di Sisara: vesti variegate, vesti variopinte e ricamate sono sua preda, ricami doppi al suo collo...".

"Una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo", non è quindi un'espressione scaturita da una considerazione del femminile, quest'ultima la possiamo intravedere come dal buco di una serratura, (non attraverso il filtro della "emancipazione femminile" degli ultimi anni) e per questo vera. "Una fanciulla due fanciulle per ogni uomo" è la versione della Bibbia. Edizioni Paoline 1962. Altre traduzioni di testi più antichi ci danno l'agghiacciante: "Una vagina, due vagine per ogni uomo". "La Bibbia per la famiglia", allegato di FAMIGLIA CRISTIANA del 1995, dà il più stemperato: "Una donna, due donne per ogni uomo". Così si affossa la verità su cui poggiamo i piedi. La nostra coscienza di donne si rifiuta di concepire che delle donne ( in questo caso la madre di Sisara e la sua dama di corte) siano capaci di concepire un simile pensiero, tuttavia è possibilissimo, e naturalissimo, quando la legge è: "Adattarsi o morire", far in modo di far spostare l'ago della bilancia per sé dalla parte di donne dei vincitori, e non da quelle dei vinti, che ad essere stuprate e uccise siano le altre, ciò che conta è che non siano le donne di Israele ad "essere umiliate e violentate", Ma questa è una logica tutta maschile, che le donne hanno imparato, perché TUTTO SI IMPARA. Una dimostrazione che le donne sono sbalzate qua e là, la guerra la fanno gli uomini, il gioco è condotto da loro, le donne sono solo il bottino di guerra se la guerra è vinta; sono violentate e poi uccise o fatte schiave sotto gli occhi dei superstiti se la guerra persa. Per le donne dei vincitori il vantaggio materiale è notevole: si possono affrancare di tanti servigi che vanno a gravare sulle donne dei vinti. Una dimostrazione che il culto della maternità (nella Bibbia viene evidenziata la madre dei re e potenti nel bene e nel male) è in funzione del potere maschile, è la negazione della donna, è il perno della tragedia dell'umanità, infatti esso è in essere quando il figlio è un maschio. Debora è stata definita; "femminista antelitteran",- un'ape regina, appunto in ebraico Debora significa "ape regina" ­ perché non opera in quanto moglie-madre-figlia di un personaggio importante e carismatico. Ma semmai si è capito qualcosa del femminismo anche da parte delle stesse femministe, capiremmo che la figura di Bebora non può non affossarlo. La Bibbia dice innanzitutto che Debora: "è moglie di Leppidot", senza altri dettagli, non dice chi sia Leppidot e se riveste cariche importanti, probabilmente è un insignificante uomo qualunque, ma questo non vuol dire che non abbia un ruolo come marito solo per il fatto di essere marito, solo per lo Status di donna sposata di Debora, senza del quale ella sarebbe stata carne per i cani, anche se profetessa senza questo status sarebbe stata solo una povera pazza. Sembrerebbe un paradosso che una donna da sposata è più libera e sicura di sé, che abbia possibilità che altrimenti non avrebbe, ma non lo è. Per la collettività anche contemporanea, una donna che ha alle spalle un uomo che la controlla è un "sicurezza", che questa donna "è a posto".

L'uomo, abilitato tramite rito religioso al controllo della donna/moglie ha un carisma di per sé che tiene lontani tutti i malintenzionati, siano essi potenti o derelitti. Ancor oggi lo status di donna sposata ha un carisma, è per questo che le donne si sposano, per questo che sopportano angherie e tradimenti. E' per questo che non si riesce ancora a vedere le cose del passato nella sua giusta luce, perché il passato è ancora presente, non si ha il "distacco" necessario per focalizzare i personaggi e le situazioni. Ancora oggi nella maggior parte del mondo una donna si sbriga a sposarsi per non dover subire la beffa di essere chiamata "signorina" anche da anziana, vivere l'intera vita da abusiva dello stare al mondo; quando "Signora" non sta ad indicare solo una donna sposata ma una donna che ha alle spalle un uomo che si presuppone l'abbia scelta, e quindi meritevole di rispetto; per "signorina" si intende che alle spalle ha un padre, che neanche a dirlo voleva un maschio. Infatti non esiste l'equivalente maschile di signorina se non per presa per i "fondelli"(signorino). Mi sono dilungata a commentare i testi biblici per dimostrare che il potere religioso, il solo che influenza le coscienze senza il dispendio di energia dei carabinieri, è interamente in mano agli uomini e alla loro cultura di violenza anche quando sul pulpito c'è una donna. Questo per i protestanti e gli ebrei; per gli ortodossi pesa ancora l'influsso negativo del divismo femminile orientale di antica memoria, e non si riconosce nemmeno quell'effimero culto del materno occidentale. Per il cattolicesimo il discorso è ancor più difficile in quanto esso opera nel campo impalpabile dell'astratto, non caratterizzato dal pragmatismo delle altre religioni ebraico cristiane. La chiesa di Roma non aprirà mai le porte al sacerdozio femminile perché per essa i simboli, seppur indecifrabili per le masse, sono fondamentali; questo le da qualche marcia in più, il pragmatismo finisce per essere un circolo chiuso, senza risposte. Il sacerdozio femminile per il cattolicesimo è in conflitto di identità con quello maschile (come si sa in questo tipo di conflitti l'uno esclude l'altro) in quanto il sacerdote maschio non è un uomo perché il "vir" (uomo) è solo il possessore della "vis" o potenza sessuale, forza, "vi"olenza; non resta che "vile": assente di "vis", o donna.** Il sacerdote, però ha la potenza della parola in luogo della potenza sessuale che ­ come dice Ida Magli ­ produce lo stesso effetto, di colpire qualcosa che è al di fuori dell'organismo. Se così non fosse molto probabilmente anche noi donne occidentali saremmo infibulate. Il potere della parola produce di per sé una infibulazione mentale della donna in sostituzione di quella fisica e il relativo riflesso nell'immaginario degli uomini. La potenza della parola in luogo della potenza del pene è un passo avanti nel cammino dell'umanità? Certo dipende dalla Parola, ma questa parola usata dai religiosi è ben lungi da aver debellato la potenza del "fallo". Tuttavia il sacerdozio maschile che si assimila alle donne e si identifica con esse, è ulteriormente complesso per via del rapporto privilegiato delle donne con il sacro. Paolo: 1 Corinti 14,34-35, vietando alle donne di parlare in pubblico, lascia intendere che esse abbiano dimestichezza a farlo nel privato, che la loro parola abbia un ruolo e

una rilevanza nel privato. Inoltre grande è il "mistero" sulla seconda "persona" dello Spirito Santo o Parola di Dio. In ebraico: lo Spirito di Dio, il mutuo scambio d'amore fra il padre e il figlio (Ruah) è al femminile, è il suo soffio fecondo che crea la vita. Al femminile anche la sapienza (sophia) l'archetipo divino che designa Dio quale artefice della creazione, colei che protegge la natura, la vita, l'essere umano. "La Ruah-sapienza [parola] offre alla donna l'opportunità di un'esperienza santificante da avere una parola autorevole per svolgere una funzione profetica di rilievo, ecclesiale e politica". *** Ora, non è difficile immaginare che la donna sta al privato come il sacerdote maschio ("donna") sta al pubblico, ed ognuno nel suo ruolo rigorosamente separati svolgono una funzione: quella del sacerdote è di fare da cuscinetto fra il privato e il pubblico, o in altre parole che il privato non straripi, che non si sappia in pubblico ciò che succede in privato; quello della donna analogo e speculare, è di essere il centro di gravità della famiglia, del privato. Non si permette alla donna di parlare in pubblico perché racconterebbe le tragedie del privato, un privato necessario ad una certa società e per questo cinto di tabù: un serraglio. Non è azzardato pensare che in origine il "verbo divino" la Sapienza e la Parola era al femminile (da non confondere lo spirito divino femminile con "la dea" "la divina" il cui potere le deriva dalla sua prestanza fisica) perché era la donna che con le sue parole e la sua sapienza frenava la riottosità dei padri-figli-fratelli, sempre ai ferri corti fra loro, e doveva (ed è) essere dura, dopo essere stata costretta a sposarsi, chiusa in un serraglio, cerca conforto nella fede che la rimanda nel privato. Ecco che lo Spirito Santo è la donna che mette pace fra il padre e il figlio. Ma questo non si deve sapere. C'è stato un tempo in cui Dio era Madre (donna) o anche madre, (non la madre fattrice impersonata da Maria, consolatrice degli afflitti, pur sempre soggetta al potere dell'uomo/Dio) ma questo doveva essere seppellito sotto l'ennesimo metro di sabbia e di mistero, perché un Dio/padre (uomo) in cielo significa il potere dell'uomo sulla terra, e in definitiva la potenza del pene. La potenza della parola in pubblico passa ad una pseudo donna. Una pseudo donna di cui la donna si fida, una pseudo donna che contribuisce a mantenere lo status-quo, che non cambia la situazione del privato, perché solo il pubblico e il politico può incidere sul privato unitariamente al simbolico. Non voglio dire con questo che il cristianesimo e il valore castità che esso ha portato non sia stato un passo avanti nel cammino umano: voglio dire che sarebbe il caso che di passo avanti ne facessimo un altro. Ma c'è un altro motivo per cui il sacerdozio è negato alle donne: il fatto che il potere femminile è compromesso col divismo, e questo è legato con il potenziale piacere per i maschi, che le blocca ogni strada che non sia quella che passa attraverso la gratificazione sessuale maschile. Espressioni tipo: "veste [una donna] da Dio" oppure "fa risuscitare i morti", indica appunto un potere del femminile quasi "divino", legato alla propria capacità, e volontà, di stimolare il desiderio maschile anche sopito di

uomini decrepiti e repellenti fisicamente oltre che moralmente, ma che devono farsi "forza" perché altrimenti non sarebbero ("VIR") uomini. Certo chi usa espressioni si questo tipo non crede ad altro dio che non sia quello del denaro; se è donna ( sembrerebbe una forma di "emancipazione" ma solo per pochissime, che in realtà ratificano il simbolico per tutte, senza che tutte percepiscano i vantaggi economici di queste pochissime), una trappola per tutto il genere femminile. Se uomo, in quale dio crede? Nel dio della violenza, che fa le sue vittime anche fra i suoi adepti. A questo punto tutte le lotte titaniche delle donne servono a ben poco se gli uomini continuano a vederle come "donne", ma se non le vedono come donne allora le vedono come "uomini", infatti a nessuno verrebbe in mente che lo "spirito santo" sia una donna, esso/a è "persona" al maschile, come il padre e il figlio: Ciò per cui non è questa la strada da seguire (quella della "Ruah") anche se sarebbe la più semplice perché tracciata da millenni. Non lo è perché respingerebbe la donna nel privato a far figli, candidati a campi di battaglia, domestici e non. Una strada diversa da seguire potrebbe essere quella di un'anima della donna che non sia cuscinetto fra uomini e fra uomo e la bestia che ancora è in sé, ma un punto di incontro con un'anima dell'uomo, che pur nelle diversità siano da indirizzo per entrambi. In definitiva: una morale comune che metta finalmente fine all'aberranza della doppia morale (una per l'uomo una per la donna) solo perché l'uomo non rimane gravido e la donna sì: questo aspetto della natura trasportato nella cultura è inumano e blocca entrambi ai ceppi del regno animale, con l'aggravante che l'uomo essendosi svincolato dalla natura è in grado dominarla, e male, perché male si è svincolato da essa. Recentemente è insorto il fenomeno dei non credenti, ma non ha comportato una svolta, e non solo perché sono in netta minoranza, bensì perché non è ancora sciolto il nodo relativo al sesso, anzi peggio ancora, si ripropone la millenaria prassi: religione=repressione sessuale, non religione=licenziosità o "libertà" sessuale; in altre parole: bestia in gabbia o bestia(istinto sessuale maschile animalesco) in "libertà". I non credenti, o atei, rappresentano una "speranza"? Dipenderà da una loro risposta che è cruciale per l'umanità- alla domanda, nell'intimo della loro motivazione all'ateismo (quando si parla di atei si intendono uomini perché sono la grande maggioranza) c'è "la libertà sessuale" e se sì, in questa "libertà" è compresa anche la prostituzione? Ogni ateo è chiamato a rispondere a questa domanda sinceramente e se occorre senza falsi pudori. Dalle loro risposte dipende il futuro dell'umanità. Nessuno oggi pensa di ingabbiare la sessualità entro schemi prestabiliti, essa è associata, ed è giusto che sia così per gli umani, ai sentimenti e alle emozioni che per loro natura soggettiva, sono volubili e mutabili, ma quando c'è di mezzo denaro o comunque convenzioni, essi sono la mediazione di una vio-lenza. Non voglio più sentir pagliacciate quale: "libertà personale" e "libera scelta". Chi avrebbe "i paraocchi"? E con questi paraocchi dove vogliamo arrivare? Questa è un'infarinatura per non cambiare nulla. La realtà è che la donna che si prostituisce è

schiava, anche mentalmente, del dio denaro; e l'uomo che paga una donna è schiavo della bestia, nasconde la sua debolezza nei confronti della bestia nella "forza" della bestia stessa, da un lato, dall'altro una debolezza che ha paura della donna come persona libera, e ripiega nella donna oggetto che compra e quindi alla sua mercede. Non si spiegherebbe altrimenti l'aumento della domanda si sesso a pagamento ,in un'era in cui il sesso è libero come non mai. Ribadisco inoltre la im-pos-si-bi-li-tà di separare la prostituzione "libera" da quella coatta, ed eliminare quest'ultima, per il semplice motivo che esse hanno una radice comune: L'UOMO, o meglio la bestia, e il suo considerare la donna come corpo.

Donne e Fede, L.Scaraffia A Zarri LATERZA 1994 Ida Maglia. La sessualità maschile. Arnoldoi Mondadori. 1989 Adriana Valerio. Mater Ecclesia. Stampa Alternativa

LE PROSTITUTE ("PER SCELTA") NON SONO DONNE

..."L'eterno femminino della prostituta, infatti, altro non è che un camuffamento (una "messa in scena", dicono le dirette interessate) della femminilità ad usum di un rapporto paritario, "tra maschi". Cliente e prostituta sono, infatti, legati da un tacito, reciproco accordo. Lui e lei (o lui e lui, o lui e lui/lei), nel sesso commerciale, contrattano soldi e sesso per vicendevole utilità, come da sempre solo uomini, tra loro, sanno fare. La prostituta, infatti, figura simbolica, al di là del sesso incarnato, più che mamma cattiva, è compagna di sesso ideale perché, appunto, è una donna tanto ambigua da poter essere anche un uomo, che racconta e comprende "come solo un altro uomo può fare"; perché si presenta all'appuntamento del sesso come una donna spogliata di alcune caratteristiche femminili essenziali: non ha le mestruazioni, non corre pericolo di gravidanze. Queste osservazioni sono di Beatrice Faust che ha studiato la figura della porno attrice indicando nella sua sessualità esibita e libera dai normali condizionamenti femminili gli elementi che la rendono complementare, nel senso di simile, all'uomo. Inoltre, aggiungerei, la prostituta è emancipata economicamente, "maschile", se così si può dire, anche in questo. Le prostitute hanno sempre avuto una capacita superiore a quella delle "altre" donne di incamerare reddito. Da Sesso al lavoro: Roberta Tatafiore. Il Saggiatore, pag. 74 Care amiche tutte, se è R.T. a dirlo, che è stata direttrice della rivista: "La lucciola"; si è battuta per vent'anni, come giornalista, per i diritti civile delle prostitute: possiamo ben crederlo! Resta un mistero come possa una donna proclamarsi femminista, far propria questa battaglia, e...considerare le prostitute più simili agli uomini che alle donne, come effettivamente sono. Delle due l'una: o R.T. prende il femminismo come cappello, o il femminismo è anch'esso parte integrante del maschilismo; gravissime entrambe, e le conseguenze sono sotto gli occhi (miopi?) di tutte. . La legge del mercato vale anche per gli esseri umani: se c'è chi paga si crea la merce, se manca la domanda si autoestingue. Premesso che nessuna donna sceglie di prostituirsi ma è scelta da un sistema iniquo molto più "in alto" di quando ciascuna di noi riesce a vedere La montatura politica della "libera scelta" ha prodotto l'effetto scellerato di risvegliare il nocciolo duro della "bestia", semmai assopita che l'uomo si porta in sé. Il femminismo, non solo non è riuscito a fermare lo stupro delle bambine, ma per qualche arcano motivo ha fatto in modo che si è paurosamente incrementato. Rispetto allo stupro delle bambine nel "santo " matrimonio, (matrimonio precoce) operato dal patriarcato e benedetto dalle religioni: lo stupro delle bambine per esigenze di sesso commerciale, non è davvero un grosso passo avanti!

Non voglio sparare a zero sul femminismo, ma serve URGENTEMENTE un ripensamento del medesimo. In questo senso aggiungerei una finezza a quanto scritto da R.T.: "clienti e prostitute contrattano soldi e sesso per vicendevole utilità", e non solo: contrattano l'immagine della donna, l'immagine di genere per utilità del maschio, e soldi facili per la prostituta, in altre parole la prostituta vende l'immagine della donna in generale (e nell'immaginario maschile la donna diventa merce, per scelta, oggetto senz'anima da usare e buttare) poiché la prostituta è uomo nel comportamento e nel ruolo paritario con l'uomo, ma è donna nei tratti somatici e nell'immagine che essa tende sempre ad evidenziare con trucchi e vestiario succinto. Il danno simbolico e d'immagine per tutte le donne è immenso, anche perché le donne si sentono svilite in essa, non si stimano e non stimano le altre donne ripiegando sui figli, non facendo "corpo", ed appoggiandosi, nelle loro lotte ad ideologia dei maschi, cadendo sistematicamente in trappole mortali. La debolezza simbolica è alla base di tutte le loro sofferenze e umiliazioni, e noi femministe, in nome di una presunta "libertà personale" non ce ne accorgiamo, ci stiamo giocando la pelle per loro. Più grave ancora, come conseguenza, stiamo incrementando le sofferenze delle donne di tutto il mondo in "virtù" di questo danno di immagine. Tutto questo perché non si possono toccare "donne" che hanno creduto bene di fare soldi facili vendendo la pelle di tutte? Serve URGENTEMENTE una rilettura del femminismo, in special modo per quel che riguarda il rapporto con l'altro sesso, che non è stato mai considerato per paura di doversi mettere a piangere. Ciò che è stata considerata una vittoria del femminismo, è che le donne oggi lavorano hanno la possibilità di fare carriera. Cosa buona in sé, ma in assenza di revisione dei ruoli il lavoro rischia di trasformarsi in fattore stressante; senza un pensiero alternativo al femminile, senza "un'anima" delle donne, il lavoro delle donne è schiavitù, come lo è sempre stato, come dimostrano i dati sconcertanti dell'OLM (organizzazione mondiale del lavoro): le donne svolgono i 2/3 del lavoro mondiale e sono proprietarie di un solo centesimo della ricchezza mondiale; sono pagate mediamente, a parità di ruoli, (a parte il lavoro non pagato in famiglia) il 75% della paga dei maschi. Se ne deduce, che anche quando lavora fuori casa e guadagna, la donna spende i suoi soldi in famiglia, per i figli: mentre l'uomo impiega i suoi per accumulare capitali e per i vizi. Riguardo a questo stato di cose, un dato allarmante è stato pubblicato sul Messaggero. Secondo un sondaggio: "Il maschio ideale, per 1/3 delle donne dai quaranta anni in giù, è quello degli anni 50; per loro: "L'uomo dovrebbe fare il capo famiglia e la donna restare a casa" (???). Per chi non lo sapesse il "capo famiglia" non è solo quello che comanda in famiglia, ma anche chi si accolla l'onere del suo mantenimento. Sempre secondo lo stesso sondaggio, invece i maschi giovani "a schiacciante maggioranza" si dichiarano soddisfatti dello stato di cose attuali, e mai avrebbero contrastato la rivoluzione femminista. Ergo: stiamo distruggendo, per miopia, cinquant'anni delle nostre lotte.

Appare chiaro, da quanto detto, che il punto focale (e arduo) è costringere o convincere, i padri ad occuparsi dei figli, anziché di donne. Problema arduo in quanto per natura (e per "cultura") le donne si occupano di figli e gli uomini si "occupano" di donne e dei centri del potere. La svolta epocale potrebbe essere questa: uomini che si occupano dei figli. Poiché le lotte delle donne non sono iniziate cinquant'anni fa, ma molto tempo prima, e hanno sempre riguardato la difesa dei figli contro la brutalità e l'egoismo maschili. Iniziarono forse con gli alligatori femmine che fanno circolo attorno ai loro piccoli, perché gli alligatori maschi, loro padri, se ne cibano, per il semplice motivo che sono prede più facili di altre; è continuata con la strenua difesa dei piccoli, della leonessa, contro il leone maschio più forte che li uccide, perché non allattando più essa torna di nuovo in calore; continua ancor oggi fra noi umani, con la donna che si cimenta per far portare soldi in casa per i figli dai padri, anziché alle prostitute. Ma il femminismo sembra ignorare tutto questo! Sembra fagocitato dal maschilismo! Non mi sorprende più di tanto, se penso al corso della Storia delle lotte delle donne, letta fra le righe dei testi, quando e come le lotte delle donne sono state fagocitate proprio dalle donne o da sembianze di esse, mosse dagli uomini come marionette. Penso, con un brivido, ad una dea Artemide, Diana per greci; (accompagna in corteo la sposa dalla porta della casa del padre a quella del marito) come la "cultura" abbia fatto in modo di riciclare le lotte delle donne, anche armate, di tre-quattro mila anni fa. Una donna oggi che decide di non spendersi e annullarsi per i figli, se non è ricca, (ma abbiamo visto che le ricche sono pochissime) è una donna che decide di non avere figli, e/o di fare la prostituta, ma questo fa riciclare il sistema, vanifica gli effetti del femminismo, e tutto si ripercuote; questo sfugge a chi non ha la gittata visuale abbastanza lunga! Ma siamo noi a volerlo?

MATRIMONI E MONACAZIONI FORZATE

I matrimoni e le monacazioni forzate (XIV-XVII sec.) caratterizzano le due facce della stessa medaglia, dove c'è l'uno c'è anche l'altra, fanno parte integrante della strategia, politica ed economica, per il prestigio e la ricchezza della famiglia. E' stata maggiormente messa in evidenza e condannata, solo la costrizione ad entrare in convento, per via della grande influenza, nella nostra forma mentis, del romanzo di Manzoni: "I promessi sposi" e relativa "monaca di Monza", mentre Lucia ha scelto di sposare Renzo. Lucia ha rischiato grosso (non più delle ragazze popolane bellocce del suo tempo) per aver evaso i canoni del matrimonio combinato, ma forse non poteva fare altro, la povera Agnese non aveva certo un potere contrattuale, che in genere hanno i padri con "patrimonio". Le ragazze povere hanno solo la madre, oneste o meno, ma solo la madre, e le figlie sono: "Nelle mani di Dio" Manzoni, anche se cattolico, vedeva la donna come sposa e madre non come monaca, e la buona sposa e madre, almeno in teoria deve essere consenziente. In pratica solo negli ultimi decenni nel nostro mondo occidentale ci si sposa ad un'età in cui è presumibile che sia una scelta consapevole, mai abbastanza, visto il numero dei divorzi. In tutti gli altri tempi e luoghi non c'è stata scelta per il matrimonio né per il divorzio, né per le diserzioni dal letto coniugale che è anche letto di morte oltre che di stupro istituzionalizzato; e tutto avviene in un'età in cui non si capisce a che cosa si va incontro (se lo si capirebbe è la tragedia delle ribellioni) tutto ciò con l'ausilio e il benestare delle religioni. La più antica testimonianza ci viene da Atene, è il dipinto in vaso esposto al Louvre. Un corteo nuziale (Di porta in porta) datata 460 ca. La sposa che esce dalla casa del padre per entrare in quella dello sposo. Presiede il corteo la dea Artemide e il dio Apollo, che rappresenta la paternità spirituale, il sole in contrapposizione della terra, il diritto paterno con quello materno, ma questo non gli impedisce di stuprare fanciulle inermi come Dafne, che si salverà perché la terra impietosita la trasformerà in un albero; nonché donne sposate come Creusa: "Apollo si è unito a lei mentre il suo corpo si ribellava" [Storia delle donne. Laterza. Bari. P. 411], Artemide è sorella di Apollo ma non è questa la sua colpa, ella presiede alla morte simbolica della fanciulla. La cerimonia è l'atto simbolico in cui il padre uccide la figlia per donarla alla dea, la quale accetta un animale al suo posto. La versione ufficiale degli storici è che Artemide, guerriera e domatrice di belve, accompagna la formazione della fanciulla dallo stato selvaggio infantile a quello istituzionale del matrimonio e al "nuovo gioco dell'eros" [ibid p. 407]. Fin qui i conti, pur con qualche perplessità, tornano; ma ci sono infiniti punti oscuri, domande latenti senza risposta, che gli storici non possono nemmeno toccare. Per esempio: perché Artemide nonostante la scelta della verginità è protettrice del parto, non abbandona dunque le fanciulle al momento del matrimonio; e qual è il nesso fra

la verginità della dea e le armi che sempre la caratterizzano; perché insieme ad Atena, l'altra dea pure vergine e guerriera, parteggia per Oreste a favore della prevalenza del diritto paterno rispetto a quello materno, riducendo la madre a semplice involucro. E qual è il senso di due vergini guerriere, in un contesto sociale in cui le donne in carne e ossa sono recluse fino al matrimonio, dopodiché il loro destino sono la maternità e la tessitura? Evidentemente queste due dee devono esorcizzare un brutto ricordo nella memoria storica maschile, In passato deve essere successo qualcosa di cui rimane la memoria e l'angoscia. Questo qualcosa non può essere che le amazzoni, donne che hanno imbracciato le armi per ribellarsi all'iniquo sistema maschile, prima che questo diventasse cultura, a cui venivano sottoposte le donne, ribellione soffocata nel sangue ma sufficiente a turbare i sonni dei dominatori, da stravolgerne il significato e istituire le due dee a paladine del sistema di sicurezza maschile. Forse non era la prima volta, e neanche l'ultima, che lotte delle donne vengono impiegate, attraverso i simboli, contro loro stesse. L'amazzonismo dovrebbe collocarsi, secondo Bachofen, come fase di passaggio dall'eterismo di Afrotide, alla maternità da matrimonio di Demetra, legato alla sedentarietà dell'avvento dell'agricoltura [ibid p. 523]. Francamente non credo che le amazzoni si siano ritirate per obbiettivo raggiunto (sarebbe come dire la stessa cosa per il femminismo) né che abbiano avuto chiaro un obbiettivo da raggiungere. La ribellione ad uno stato di cose non presuppone necessariamente la visione di ciò che si vorrebbe costruire anche se indispensabile per vincere, anche perché per costruire bisogna distruggere, e non è facile. Non lo credo perché la ribellione non si è fermata all'amazzonismo, continuato sotto la forma devianza del menadismo. Donne che sotto l'influsso del dio Dioniso: rompono i telai, smembrano i figli e fuggono sulle montagne ad uccidere e smembrare belve. Donne che a furia di figli e di telai impazziscono, ma la cosa è circoscritta e istituzionalizzata dando "la colpa" al dio, quando l'effetto dello spirito del dio [il vino?] cessa, esse tornano al telaio. Anche il menadismo come l'amazzonimo è un fenomeno da esorcizzare: è raffigurato nei "vasi potori", usati dagli uomini nei "simposi": gozzoviglie con le "etere". Una ulteriore ricerca storica, non di genere maschilista ­ io sono solo una contadina ­ che non tende a coprire, ci può aiutare a far luce sul ruolo delle religioni e sul loro accanimento intorno al matrimonio, certamente non si prefiggevano né si prefiggono di eliminare la barbarie e l'ingiustizia fra i sessi, ma hanno impedito che la società si dissolvesse in qualcosa di simile al regno animale in cui gli accoppiamenti avvengono come capita, con tutto quello che ne consegue ( parte il maschio dominante che rimane ancora fra gli umani); è indubbio che hanno contribuito alla costituzione di un tessuto sociale del quale il matrimonio legittimo è il fondamento. Solo studi storici più approfonditi e imparziali ci aiuteranno a capire se l'umanità può fare a meno delle religioni, se questo sarà un balzo avanti o un balzo indietro, indietro verso una ulteriore recrudescenza della barbarie o eliminazione di essa; se

l'uomo può fare a meno di Dio; anche perché questo tipo di studi sarebbe il sintomo di una certa presa di coscienza. In epoca romana le vestali sono il primo esempio di monacazione forzata, che dava prestigio alle loro famiglie; le bambine andavano spose, per il "matrimonio legittimo" a dodici anni, nonostante la giovane età la dote per il padre era pesante, e spesso si riprendeva la figlia (incinta) per l'impossibilità di pagarla, o per stabilire nuove alleanze più convenienti con altri generi. Le spose "legittime" non erano tenute a soddisfare tutte le voglie del marito, (per questo c'era uno stuolo di concubine) ma solo lo stretto indispensabile per generare figli legittimi, per la trasmissione del potere e delle ricchezze. Ma già Augusto (come più tardi la chiesa cattolica) pretendeva nascite numerose in matrimonio legittimo per la loro importante funzione sociale. Anche in epoca cristiana l'omicidio era meno grave dell'adulterio della moglie e "la santità" del matrimonio legittimo era più importante della verginità delle serve nubili, da cui un uomo sposato poteva pretendere le soddisfazioni compensatorie offerte un tempo dalle concubine. "I penitenziali condannavano più duramente le trasgressioni matrimoniali che non lo stupro delle serve [ibid p. 365] Sì perché il matrimonio legittimo doveva restare mondo da quegli eccessi che costituiscono l'appagamento di uomo. Questo perché almeno la madre per poter occuparsi del "nido" e dare una formazione di base ai figli, doveva essere asessuata (che fine fa questa formazione una volta che i ragazzi ad una certa età vengono consegnati ai padri?), e i rapporti sessuali lo stretto necessario per procreare. Questo beninteso per il concetto di "matrimonio legittimo" degli aristocratici, per tutti gli altri, in ogni tempo e luogo, dove non ci sono schiave, concubine, serve, né soldi per le prostitute: tutto si scarica sulle mogli, che sono così i "legittimi" vasi da notte. Un parallelo si può stabilire con i regimi poligamici, dove alcuni uomini ricchi e potenti hanno tante mogli, i più solo una, altri poveri disgraziati neanche una. La Poligamia ha "il pregio" di rastrellare "tutte le donne brutte che nessuno vuole", altrimenti destinate al bistrattato zitellaggio, o alla devianza, come mi dice una paesana convertitasi all'islamismo, e certamente è un sistema dove "non c'è trippa per gatti", vale a dire che non si sprecano o non ci sono risorse per la prostituzione e "sepolte vive" (monache) e questo non vuol dire che in regime poligamico le mogli sono mantenute, ma lavorano e rendono e per questo si paga una dote alla rovescia, pagata dallo sposo al padre della sposa. E' un sistema "a case separate", una società gerarchizzata e rigida, che fa a meno di quella fitta rete di alleanze e parentele che caratterizzano il mondo occidentale. Dai padri paleocristiani viene sancita la superiorità del celibato rispetto al matrimonio, chiaramente una mossa strumentale per proselitismo e accumulo di risorse (chi rinuncia alla famiglia per la militanza cristiana impiega per questo anche tutte le sue risorse) ma il cristianesimo è stato un ulteriore passo avanti per l'umanità. Sono state risorse tolte alla famiglia, ma questa volta non per darle alle prostitute

come spesso accade. Sono state impiegate per elaborare e portare avanti del pensiero, che pur rimanendo notevoli pecche e difetti, è stato un parziale riscatto per la persona umana, anche se ha il difetto di essersi fermato nell'anno del Signore X. Se è vero che le prostituzione ritarda le epidemie e le guerre, per eccesso di bocche da sfamare, perché esse adottano anticoncezionali, rispetto alle mogli che non possono: è anche vero che pure in tutta la durata del cristianesimo, il comportamento sessuale dell'uomo è considerato "naturale" quindi inalienabile. Non viene in mente a nessuno che metterlo in discussione a livello etico e teologico, oltre che individuale; capire il nesso tra la castità di Gesù, vera o presunta, e la sua conclamata "vittoria sulla morte"?.

Prima del XIII sec. Prima di essere forzate le monacazioni erano un lusso solo per le donne ricche, oltre che di carattere eccezionalmente forte, impiegavano le proprie risorse, lottando contro i parenti, per costruire monasteri come rifugi per sé e ricovero per le ragazze povere. La loro pietà durava però finché durava le loro risorse, e successivamente per entrare in convento serviva una dote che le potesse mantenere, una dote comunque inferiore, a parità di rango, di quella per il matrimonio. Ragion per cui le grandi famiglie di aristocratici, per non disperdere le proprie sostanza, maritavano solo alcune figlie (a parte il primo figlio maschio per la stessa ragione) magari la più bella, più appetibile sul mercato matrimoniale, tenerle in casa era in pericolo e una vergogna per l'onore della famiglia. I figli maschi non sposati venivano avviati alla carriera ecclesiastica ­ ovviamente senza costrizione ­ o a quella militare, rappresentando un pericolo per la loro riottosità, non per "l'onore della famiglia" che loro non rappresentano, oppure si cercavano altre opportunità: "I maschi fanno quello che gli pare!" Le figlie rinchiuse in giovanissima età, non hanno cognizione di quello che si sono perso: un matrimonio combinato, e dell'opportunità che hanno in convento do studiare ­ seppur nei canoni ­ e di coltivare il valore dello spirito, è ovvio però che questo si adatta a caratteri di indole introspettiva, per tutte le altre è una condanna insopportabile, a cui ci si ribella a titolo personale, il solo possibile , come possono e ... con chi possono; questo significa con la peggiore feccia della società maschile ("i monachini") che assediano i conventi senza alcun "timor di Dio", in epoche che almeno in teoria i "miscredenti non" esistevano. Poco si sa di questi soggetti, che cosa li inducevano a molestare delle donne consacrate? Forse il senso di sfida portato all'estremo, o forse all'opposto, l'estrema facilità e gratuità dell'atto sessuale, come unico atto per le monache di ribellione e di sfogo. Le autorità in pratica chiudevano un occhio. A parte che anche i confessori e direttori spirituali (tutti i conventi femminili erano sotto la supervisioni di ecclesiastici uomini) vessavano le monache per avere concessioni sessuali (Il velo e il cappuccio. Romano Canosa. Sapere 2000. Roma 1991) alcuni dei quali, fra l'altro: "avevano a loro beneplacito" donne che quando restavano incinte "venivano fatte disperdere". (ibid p. 114) Con il Concilio di Trento e la controriforma cambia musica.

Più in alto nella scala sociale: quello della politica ma anche dei signori della guerra, le cose non stavano meglio, un no ostinato di una ragazza provocava una guerra con relative stragi. "Nel mondo turbolento dell'Italia comunale, teatro di continui scontri di fazioni, il matrimonio costituiva uno dei modo più accreditati per instaurare e sanzionare la fine di un conflitto" (Storia del matrimonio. Laterza. Bari 1991 p. 96) Naturalmente questa è una versione istituzionalizzata dell'antico ratto e rapina. Il più forte si prende donne e averi senza tanti preamboli. Più in basso della scala sociale sempre la dote è l'assillo dei genitori delle ragazze povere, essa viene prima di altre qualità: bellezza, ingegno. Niente dote niente matrimonio e senza matrimonio si è sulla scia della prostituzione; c'è nel medioevo una eccedenza cronica di donne rispetto agli uomini sul mercato matrimoniale, molte di loro si danno al beghinaggio vivendo di carità, altre si accalcano intorno ai conventi, vivendo come possono anche di prostituzione (Il velo e il cappuccio p. 76). Questo non solo, secondo me, per il numero di uomini periti in battaglia, difficile dire se molto superiori alle donne morte di parto, anche perché l'uomo può tranquillamente scegliere di non sposarsi, intanto per lui celibato non significa astinenza sessuale. Perché accollarsi il peso di una famiglia? Per dare figli a Dio? Ad un uomo questo succede molto raramente: è più facile darsi a Dio! Per lui il matrimonio è una questione di convenienza, e questa si chiama dote, deve essere allettato otre che da una donna a disposizione, anche di mezzi che renda più comoda la sopravvivenza. Per la donna il matrimonio è una impellente necessità non solo perché il suo lavoro è sottovalutato, anche perché il marito rappresenta la cosiddetta "protezione" da malintenzionati che non risparmiano le monache e la vedove con figli: "la selvaggina" (Storia delle donne. Laterza. Bari, vol. II p. 381) figuriamoci se risparmiano le nubili, Una sorta di schermo o di acqua santa, infatti Renzo non aveva "armigeri" ma don Rodrigo faceva di tutto per impedire il matrimonio, anche minacciare un prete, perché di fronte ad un matrimonio celebrato regolarmente anche la sua arroganza e potenza si doveva fermare. Il problema impellente per la società costituito dalle doti, si nota anche con l'Istituzione di "Monte delle doti", come un monte della pietà per le ragazze povere. Nel Settecento una importante svolta per le donne, significativa non risolutiva. Se nei secoli precedenti un rapporto sessuale fuori dal matrimonio, che ci sia stata o no promessa, e sempre STUPRO risarcito o con una dote all'incontrario o con il matrimonio (riparatore) non era prevista nessuna volontà nell'atto, ne consenso, da parte di lei che assumeva la funzione di vegetale, Con l'emancipazione femminile del Settecento si prevedeva una partecipazione femminile all'atto e quindi non punibilità per l'uomo (Daniela Lombardi. Matrimoni d'antico regime. Il mulino. Bologna) e le sfortunate ragazze si ritrovano senza possibilità di altro matrimonio spesso con un bambino tra le braccia.

Non solo: c'era anche la presunzione di aver plagiato l'uomo di condizione sociale superiore, per farsi sposare (ibid p. 379-409) seduttrice invece di sedotta. Emancipata o no, il matrimonio è per la donna l'unica possibilità, neanche una scorciatoia, di elevazione sociale ed economica, gioca la carta: se va male perde tutto anche se stessa. Ma perché tanto accanimento contro il matrimonio di diverso ceto sociale? Che succede quando una ragazza povera sposa un uomo ricco e viceversa? Il ragazzo o la ragazza povera possono portare, nella nuova famiglia la creatività, l'ingegno sviluppati dalle privazioni in cui sono cresciuti? Evidentemente non è così! Chi tenta la scalata matrimonio ha intenzione di cambiare vita e scialacquare i beni della nella nuova famiglia? Oppure, il matrimonio comportando la convivenza, la messa in comune di tutto un intreccio di beni materiali e immateriali. In pratica chi entra in una famiglia deve avere una funzione ben precisa, come un elemento nella vita di una cellula, se un solo elemento non la svolge correttamente la cellula muore, il matrimonio fallisce e anche "la casa" va a rotoli. Nel matrimonio combinato succede che "la sentinella" uscente: i genitori, conoscono molto bene la postazione che stanno occupando e conoscono molto bene la sentinella entrante che quantomeno dovrebbe avere la voglia di imparare la funzione che dovrà svolgere. Infatti gli imperatori romani: scelti, adottati dai loro predecessori, ai quali hanno dato la figlia, sono stati i meno peggio del figli "legittimi" e naturali. Ci vuole un po' di coraggio per giustificare almeno in parte un costume che tante ma tante vite infelici ha partorito, perché se il mondo interiore, unico per ogni essere, non collima con quello esteriore: è l'inferno. E' difficile anche sparare a zero su un istituto i cui benefici economici sono anche a vantaggio della sposa e dei suoi figli, mentre il rischio di incappare in un poco di buono, buono nulla oltre che a fare figli; che chiede "la prova d'amore" e poi sparisce: è senz'altro maggiore nella scelta di una ragazza non disincantata alle cose del mondo. Ma come gli imperatori adottivi non hanno salvato l'Impero romano, così i matrimoni combinati non salveranno il mondo! Nel seicento a Venezia abbiamo una suora d'eccezione: suor Arcangela Tarabotti. Clausura forzata la sua come tantissime altre, ma lei non cerca sfogo nei "monachini" che anzi definisce "orribili serpenti" e "pestiferi mostri". (Il velo e il cappuccio p.159). ["...avrebbero potuto disporre che i matrimoni avvenissero senza dote o, addirittura che fossero i maschi a presentarsi "dotati" all'appuntamento matrimoniale o, paradossalmente, che, all'uso dei Traci, i maschi fossero uccisi, ad eccezione di uno per famiglia ("pigliate la compagnia che vi è stata destinata da Dio senza avidità di denari, che ad ogni modo, a comperar schiave come fate voi le mogli, sarebbe più decente che voi sborsaste l'oro e non che esse profondessero tesori per comperarsi un

padrone e poiché, nel fare abuso dei Traci, dovreste imitarli anche in uccidere i parti maschi subito nati, conservandone un solo per ogni famiglia, che saria molto minor peccato che seppellir vive le vostre carni")] (ibid p.155) Una donna molto arrabbiata ma anche molto documentata e lucida, nessuna donna sposata costretta o non avrebbe potuto avere, per le soverchianti incombenze della famiglia, la sua preparazione. Paradossalmente proprio la costrizione le ha dato la possibilità e la forza per una lucida ribellione. Lucidità e forza ce ne vuole per accusare tutti: genitori, politici, ecclesiastici, per un'analisi della società intera e della supremazia maschile iniqua. "Una femminista antelitteran". Io stessa non sapevo dell'usanza dei Traci di sopprimere tutti i maschi tranne uno per famiglia. Sapevo che le loro donne combattevano all'occorrenza, e per questo definite "amazzoni". Il messaggio implicito che potrebbe passare è che i Traci siano un popoli di femministi, gli ingredienti ci sono: soppressione dei nati maschi e donne guerriere, ma c'è quel "uno" per ogni famiglia che fa pensare; fa pensare a quell'un gallo per ogni pollaio, non ce ne possono essere di più altrimenti "il pollaio" diventa un macello, non per colpa del contadino allevatore o perché egli sia femminista. Sapevano che una casa o famiglia con più di un uomo può essere "un macello" di quelli veri come essere la violenza fra uomo e uomo, più cruenta di quella fra uomo e donna, la cui sopportabilità e dolcezza fa parzialmente da tappo. Quella dei Traci, se è vera è stata un'esperienza della Storia, che non ha avuto un seguito per un semplice motivo: la politica estera. Se per la politica interna non c'erano problemi, o meno di altri popoli, le donne lavorano più degli uomini e sono meno devastanti in casa e in famiglia; quando qualcuno bussa alla porte o c'è necessita di bussare alle porte e c'è da combattere, esse combattono, all'occorrenza, per necessità combattono, ma il virus della violenza nel sangue non ce l'hanno. Un'esperienza della Storia andata male perché altri popoli limitrofi non l'hanno adottata; hanno elaborato una simbologia paterna per la vivibilità e l'ordine della famiglia, simbologia che si estende al popolo mentre con l'esterno permangono le efferatezze. Il classico vaso di ferro contro il vaso di coccio. Questo dovrebbe far pensare anche ai rapporti fra i popoli dei nostri giorni ; alla differenza di elargizioni di "libertà"; alla non reciproca tolleranza. Dal Settecento in linea di massima non ci sono più monacazioni forzate e matrimoni combinati; ma la società ha ancora bisogno della famiglia, altare sacrificale per la donna (l'alternativa per essa è l'emarginazione e l'ostracismo morale ed economico) perché l'uomo non è cambiato di granché, sono cambiate le condizioni economiche e la visione mentale dell'uomo non la sua concezione della donna, la quale cambierà quando avrà imparato a dominare i suoi istinti. Non ci sono più le costrizioni controproducenti, in teoria la donna è libera di scegliere lo sposo che preferisce, in pratica questa libertà è una incombenza da adempiere al più presto per non restare esclusa, con l'età, dal mercato matrimoniale, quindi "rimasta" con conseguente "vergogna" per la famiglia di origine, per una figlia che

"nessuno vuole" per qualche motivo brutto e inidoneo: deficiente, "chiacchierata" o non dotata; sì perché la dote non è scomparsa, seppur per le più povere: di lenzuola, asciugamani, ecc. per tutta la vita, che si iniziavano a preparare fin da bambina piccola. Fin da piccola lenzuola a due piazze, come se altro destino non dovesse avere che quello del matrimonio. Anche farsi monaca era un disonore per la famiglia di origine, l'inverso di ciò che succedeva qualche secolo prima, poco meno che se si facesse la prostituta. Lasciava parenti e amici sconcertati perché il luogo comune era che si faceva monaca era perché non aveva trovato un cane o un somaro che "se la pigliasse" per qualcuno dei suddetti motivi. "Ma quale vocazione!" Il matrimonio quando non è costrizione o necessità che è pure costrizione: è la tappa obbligatoria per l'emancipazione; non c'è altro modo per uscire dallo Status alquanto basso di "figlia": il matrimonio con i carismi della regolarità, per accedere allo Status più alto di moglie, indispensabile questo per accedere a quello più alto di madre di figli legittimi; anche un marito ricco è importante perché la madre possa occuparsi dei figli, farli studiare per una posizione altolocata per l'aggancio dello Status culturale con quello economico. Da qui la battaglia per "il buon partito", senza esclusione di colpi qualsiasi escamotage perché la posta in palio è alta. Inoltre è in gioco una maggiore libertà, paradossalmente, per la donna sposata, non certo libertà sessuale, una libertà di espressione e movimento, per via della protezione carismatica, cui ho accennato, del matrimonio. Se per una donna nubile un certo comportamento o espressione è considerato di una povera pazza o acida, per la sposata si chiude un occhio di giudizio. Mentre l'uomo sposato è meno libero, per via dell'aberrante della "doppia morale"; la ragazza è la sorvegliata speciale in casa dei genitori per il pericolo abbastanza concreto che possa tornare a casa incinta, e compromettere la sua vita futura; il ragazzo invece è lasciato libero perché: "Ci viene in casa incinto?" Per le più povere e sprovvedute c'è sempre l'indottrinamento della religione, delle favole a base di "principe che sposa la pastorella": le buone fanciulle possono diventare madri di Dio o andare a vivere in una reggia con cento servitori. Il risveglio alla realtà è una vita di stenti, e un ripensamento rende la vita difficile, rabbiosa e tormentata, perché il divorzio, indipendentemente dalla legislazione, è una cosa da ricchi, nessuno ce lo ha detto, ma è una cosa da ricchi. A dimostrazione che tutto ciò non è fantasia, c'è l'assunzione del cognome del marito, o il doppio cognome, tanto più importante quanto più il gradino della scala sociale è alto, obbligatorio per le parlamentari e le candidature elettorali; insignificante per le contadine e operaie, mogli di contadini e operai. La signora Prodi ha molto da guadagnare (volendo), "la signora" di un contadino: poco. Come nei tempi passati, è sempre la donna ad avere necessità di sposarsi (anche se tale necessità si è spostata un tantino dal pratico al simbolico) ed è sempre lui a dover

chiedere "la mano" della sposa. Possiamo immaginare tutti gli sforzi fatti dalla donna e dai suoi parenti per attirare l'attenzione e essere degna ­ o anche di simulare le qualità richieste ­ di domanda di matrimonio. Ma l'uomo è degno d'amore? Troppo poco e soprattutto troppo pochi se una donna che si innamora e non si fa due conti, lo fa a suo rischio e pericolo; anche l'uomo corre il rischio di trovarsi nella casa che sono il frutto dei risparmi della madre, una serpe per eccesso di calcolo, ma questo è il frutto marcio della nefanda cultura di matrice maschile; troppo pochi se una donna dichiara che dopo una seria di brutte esperienze: prostituendosi ha trovato l'ottima soluzione; troppo pochi se nel 2006 dai dati di un'agenzia di ricerca risulta che solo 1/6 delle donne si sposa per amore, le altre: per vantaggi economici, per avere figli, per uscire dalla casa dei genitori. Anche per una carriera il trampolino di lancio sono un marito e meglio se quattro figli (altrimenti l'autorità decade in presunta acidità) oppure, mostrare la mercanzia: "le tette". La normativa sulla famiglia del 1975 non ci aiuta e abbiamo donne che si sposano per poi chiedere il divorzio e farsi mantenere dal marito, oppure che sposano un vecchio per far parte dell'eredità. La famiglia è malata, da sempre, è indispensabile sanarla per eliminare la prostituzione. La chiave è l'uomo degno d'amore.

PROCESSO AL "PROCESSO AL CODICE DA VINCI" Non ho letto "Il codice da Vinci", né andrò a vedere il film omonimo, pensavo di averne abbastanza di tute le "Ipotesi su Gesù" che da duemila anni si susseguono in opere di coraggioso, banale, omologato o azzardato rilievo, non tutte per fare cassa, alcune nel nobile intento di dare un piccolo contributo alla VERITA'. Non ho letto neanche le opere "ispiratrici" dell'opera, né quelle che l'hanno commentata e confutata, tranne "Processo al Codice da Vinci" di Andrea Tornielli, perché mi è capitato fra le mani, e ho deciso di unirmi alla schiera di coloro che vogliono dare un contributo alla ricerca della "Verità", e di farlo da donna, donna qualunque, non erudita in prestigiose università dirette da uomini; che passa il tempo lavorando la terra, non in musei e biblioteche. Non vorrei però che questo contributo fosse considerato "l'obolo della vedova", ma per quello che è, per il suo contenuto oggettivo. E' assolutamente impossibile arrivare alla verità dei fatti successi duemila anni fa tramite documenti che seppur autentici (ma pochi lo sono) che rappresentano solo un piccolo frammento di essa. Chi ha scritto? Quanti hanno scritto e perché? Chi è stato messo a tacere? Con la spada o semplicemente con il silenzio? Cosa non è stato scritto o distrutto, o ignorato? La parola scritta o detta, oggi come ieri è il verbo divino, e ha un potere divino (o diabolico) è l'arma dei potenti. Chi ha parola ha potere e chi ha potere ha parola, rafforzandosi a vicenda. Non sono state scritte le grida di dolore se non quelle di Dio. Dobbiamo quindi arrenderci ad una verità costruita, artefatta, essere presi in giro e tenerci il "mistero"? No! Perché la mancanza di verità provoca l'impunità e l'impunità la recidiva. C'è un altro filone oltre quello cartaceo, e siamo noi: il prodotto di quella verità vera o presunta. Attraverso noi: quello che facciamo, siamo e pensiamo, possiamo risalire a quel rivolo iniziale che si perde nella notte dei secoli e dei millenni. A me Gesù piace pensarlo non sposato e casto, so che potrebbe non essere così, ed essere stato sposato o addirittura non sposato e non casto secondo "l'umana natura", ma piace pensarlo non sposato e casto, e non sono la sola, penso, lo stesso di tutte le donne o quasi, di ogni tempo e luogo, oltre a miliardi e miliardi di uomini. Non è, solo, perché è quello che ci hanno insegnato da duemila anni, da quando siamo venuti al mondo la dottrina è stata quella. C'è dell'altro. C'è un intimo rapporto fra ciò che siamo e ciò in cui crediamo o abbiamo creduto, anche se "ce lo hanno messo a credere". Quello che "ci hanno messo a credere" risponde in un determinato momento a delle esigenze personali e sociali, vanno a colmare delle lacune se non degli abissi. Coloro i quali hanno redatto la dottrina sono state delle menti eccelse, di intelligenza superiore alla media, che avranno trascorso innumerevoli notti insonni. Per illuminare o confondere la coscienza delle masse? E' relativo perché in ogni caso le masse

hanno bisogno di qualche forma di governo, altrimenti sono in balia del "demonio" (chi sia il demonio l'ho spiegato in altro mio scritto) e che il fine giustifica i mezzi dipende dal fine. Un uomo non sposato e casto è già Dio, si carica di un tale carisma che la scorciatoia migliore per la natura divina. In special modo nel bel mezzo della cultura pagana in cui la virilità è assurta a concetto di uomo. Le donne non sposate e caste (ma non per loro scelta) come le Vestali, erano sacerdotesse, ma il corrispettivo maschile era totalmente sconosciuto sia tra i pagani che tra gli ebrei salvo altri. Un uomo poteva essere considerato "impotente" e possiamo immaginare avesse vita breve in un contesto in cui il "vir", è il forte e potente, a meno che, paradossalmente, non sia stato uno schiavo, cioè sotto la protezione di un padrone. Dev'essere successo qualcosa di grosso se ad un certo punto della Storia viene assunto a simbolo un uomo casto e non sposato, il quale, da povero impotente secondo la cultura pagana, passa a tutti gli onori degli altari, seppur dopo essere passato per le sofferenze della croce, condizione indispensabile per la remissione dei peccati (?) degli uomini e salire alla destra del padre. Qualcosa di grosso che non è stato considerato ed esaminato quasi per nulla perché per farlo dovremo ripensarci, rielaborarci, e per questo pare non siamo pronti/e. Si potrebbe pensare che volessi spezzare una lancia a favore della chiesa cattolica, ma non è così, non è mia intenzione perché nel messaggio e nel progetto cristiano qualcosa non ha funzionato. Per sapere cosa, dovremo capire che è successo veramente circa duemila anni fa, e cosa c'era veramente prima. Sta di fatto che il cristianesimo (ma neanche il socialismo e le altre religioni) non ha curato i mali endemici dell'umanità, che cozza contro l'ignoto e il mistero, ma li ha aggravati, riempiendo la terra oltre i limiti sopportabili. Soltanto in Italia 10 milioni sono i clienti del sesso mercenario; cinque milioni all'anno sono i bambini che muoiono di fame nel mondo, Sul mondo impoverito e inquinato pende la spada di pandemie e guerre planetarie. Dove è finito il sacrificio dell'uomo-Dio, la sua castità elevata a simbolo? Ma è giusto chiederci come sarebbe stato il mondo se il simbolo Gesù, in duemila anni di dottrina, fosse stato sposato o comunque non casto? E se sì come lo immaginiamo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo supporre che il fallimento del messaggio cristiano così come lo abbiamo recepito, è causa-effetto dello svilimento e demonizazione del femminile, e viaggia su un doppio binario: la castità maschile legata al concetto donna come emblema del male, ispiratrice di peccato, che aiuta l'uomo ad essere casto; e la divinizzazione da parte delle donne dell'uomo casto ma pur sempre uomo. Non mi dice nulla la venerazione da parte della chiesa di Maria, come madre: sono due cose opposte la venerazione della madre e quella della moglie, o amante. Nel primo caso non c'è gratificazione sessuale, c'è, direi, una gratificazione da alimento, la madre è la consolatrice di tutti quegli "afflitti" che il sistema non riesce a sanare o prevenire.

La religione pagana praticava il culto della dea madre, con poteri propri, a differenza della Madonna che invece ha solo potere di intercessione? E' difficile districarsi nel dedalo del pantheon degli dei del paganesimo: c'è Demetra, identificata con la madre terra, che però non è riuscita a scongiurare il rapimento dell'amata figlia; Giunone, che non riusciva a parare i tradimenti del marito fratello Giove, è la protettrice del focolare domestico ma non si capisce che focolare sia il suo, si capisce di riflesso quale sia il focolare domestico dei comuni mortali nella cultura pagana; poi c'è Venere, la più spregiudicata, amante di vari dei ed eroi, sembra "la favorita" dal fato, riesce ad ottenere quello che vuole ed essere più potente delle altre dee. In tempi più antichi le dee concentravano sulla loro figura il simbolico della madre dell'amante e della sposa (financo si praticava la prostituzione sacra nei loro templi) è il caso dell'egiziana Iside e delle dee dei babilonesi e Sumeri. Sembrerebbe che con il passare del tempo i tre ruoli si siano "decentrati", ed abbia prevalso con il cristianesimo il ruolo della madre, ma il potere del femminile non centra, non è mai esistito un "matriarcato" come corrispettivo del patriarcato. Non bisogna confondere il potere del femminile con quello di alcune donne belle e spregiudicate, un potere non da intercessione, non simbolico, ma economico che deriva loro dalla bellezza e disponibilità sessuale nei confronti degli uomini naturalmente ricchi e potenti. Quando la bellezza fisica e gratificazione sessuale diventa simbolo, si ha il degrado sociale quindi economico. Ci sarà pur qualche motivo per cui il cristianesimo è subentrato al paganesimo! C'è stato un potere femminile alle origini del cristianesimo? Sicuramente sì, ma ha rigor di logica di segno opposto a quello del paganesimo la cui donna di un certo ceto sociale, ricca, la sola che aveva qualche importanza, si caratterizzava con lo spendere e spandere. La cristiana si caratterizza per la rinuncia, la penitenza, anche se, ha dato il colpo di grazia all'Impero e alla sua religione (spendendo per le comunità cristiane che non pagavano le tasse e per i poveri che diventano proseliti) ma hanno costruito il cristianesimo grazie fra l'altro, ad un passaggio di ricchezza dalle donne ricche ai fratelli cristiani. Ma tutto ciò non ha prodotto simbolico, è stato neutralizzato nella figura inerme e remissiva di Maria, senza alcun potere che non le derivi dalla condizione fisica della maternità, ma della maternità di Dio (maschio) ne alcun valore se non quello della condizione fisica della verginità. Veneratissima ma per uno stato fisico, non spirituale. Irreale ma ricondotta alla mera fisicità. Ma c'è un altro oscuramento del simbolico femminile, secondo me, da parte del cristianesimo delle origini, mascherato di spirito maschile(che lo "spirito santo" non sia ne maschio ne femmina mi sa di scontato che sia maschio) lo spirito del femminile. Già presso gli ebrei, lo "spirito di Dio", la "parola di Dio" era al femminile: Ruah. "Avrò cura di voi come una madre" (Isaia 66,12)

"Anche lo Spirito, la Ruah di Dio, il mutuo scambio d'amore fta il padre e il figlio, è stato spesso collegato al femminile" (Adriana Valerio. Mater Ecclesia. Stampa alternativa). Anche la sapienza (sophia) è archetipo divino femminile. Quando andavo al catechismo mi insegnarono che Maria era al tempo stesso: madre, figlia e sposa di Dio: figlia del Padre, Madre di Gesù e sposa dello Spirito Santo. Misteriosa mi è rimasta la figura dello Spirito Santo. Il padre va bene, il figlio pure. Ma lo Spirito Santo, chi era? E' la parola di Dio? Perché rappresentata da una "persona" a parte? Mi sono stati necessari quaranta anni si studi, riflessioni, esperienze, per capire chi è "lo Spirito Santo": è la madre. Non servono "pergamene", ogni donna che ha un marito, uno o più figli lo sa, in special modo se c'è un'impresa a conduzione familiare, la "madre-moglie" deve sudare per mettere d'accordo padre e figlio/i. Quanta buona "parola" deve elargire, facendo da cuscinetto ma anche affermando il suo valore? E risaputo che è la donna che fa casa, che tiene la casa contro l'irruenza maschile che la manderebbe a rotoli. Questa figura di madre (neanche di donna) non di madre contenitore, ("l'ancella") non consolatrice degli afflitti, ma di importanza fondamentale, che lega il Padre al Figlio, specialmente in epoca di grandi sconvolgimenti sociali; la chiesa ha mascherato sotto una veste simbolica maschile. Ma dall'altro versante quello della "laicità"? Per molto tempo ho sperato e creduto che ricerche storiche e scientifiche, pensiero libero e illuminato avrebbero spazzato via millenni di affabulazioni e misoginia. Da un contatto più diretto con "laici" mi son dovuta ricredere amaramente. Tanto livore contro la religione ha uno scopo: "la libertà", e questo mi starebbe anche bene, se non decadesse in lassismo e degrado, e i "libertari" non diventassero libertini. Ad "illuminarmi" in proposito l'ultima e-mail di certa associazione: axteismo, il cui testo è il seguente:

....Suvvia, possibile che i preti del Vaticano padroni assoluti della verità e dell'amore, detentori del bene e custodi della saggezza non abbiano una piccola miserabile prova (ma anche piccolissima) di Cristo? Come si fa a pensare che dietro a questo Cristo ci sia tutta una bufala millenaria campata in aria? Mi rifiuto di pensarlo. Suvvia, ce la menano in lungo e in largo, in dritto e in rovescio la storiella di Gesù. Ebbene, che male c'è a chiedere proprio a loro, ai preti, chiedere una volta per tutte ai signori ministri della Chiesa di darcene prova? Se c'è la prova "sto-ri-ca" tanto di cappello, ma se non c'è questa prova "sto-ri-ca" a cosa serve allora perdere tempo e soldi a battezzarsi, a fare comunioni, cresime, confessarsi, penitenze e le altre cosette di cui i preti vanno a nozze? Se non esiste questa prova "sto-ri-ca" meglio impiegare il proprio tempo in passeggiate, leggere, scrivere poesie, divertirsi, lavorare, fare sesso senza l'ansia che ci aspetti un brutto tizio peloso con le corna in testa, la coda unta e l'alito puzzolente come una capra, il forcone in mano affinché ci tormenti per l'eternità, solo perché l'attraente vicina di casa ce l'ha data contenta e felice. Ovvio che si potrebbe vivere in una società migliore, in un mondo sereno senza l'oppressione del peccato. Questa del peccato poi, che sia un'altra bufala? Cristo, non essendo esistito, non morì su nessuna croce e, ahimè, non risorse, e quindi non riscattò il peccato originale. Maria non partorì alcun Gesù. E forse

finalmente Maria rimase vergine, anche se il vangelo (Matteo 12, 47-50; Matteo 13, 55-56) dice che Maria ebbe altri figli maschi e femmine, però via chiudiamo un occhio, non stiamo a guardare il pelo.

Ecco il motivo di acerbi attacchi alle religioni!, che paradossalmente danno loro un senso e una ragione di esistere: Cristo non è esistito e possiamo darci "alla pazza gioia", al sesso e alla licenziosità. Altro che "lumi della ragione" questa è idiozia, pochezza di vedute e mancanza di orizzonti mentali. Si fa molto presto a proclamare il "sesso libero" con il petrolio a 10 lire il litro, e a bruciare in pochi anni ciò che "madre terra" ha prodotto in miliardi di anni. Non è difficile immaginare come andrà a finire, anche perché l'andazzo è già stato sperimentato. La vicina galante, presto, a fronte di richieste di prestazioni giornaliere (perché gli uomini che non sanno e vogliono controllarsi hanno "bisogno" di fare sesso tutti i giorni se non più volte al giorno) delle due l'una: o il richiedente comincerà a farle schifo, o si farà due conti e si chiederà chi glielo fa fare ad andare a lavorare ed opterà per la c.d. "libera scelta". E allora sì che arriveranno i preti a sancire e risancire il matrimonio sacro e indissolubile, con una moglie magari bruttina ma che lo fa gratis, per "debito coniugale", e carica di figli affinché siano i piccoli a badare ai grandi e non viceversa. Alla chiesa cattolica non servono "le prove sto-ri-che" dell'esistenza di Cristo: le bastano pochi comuni mortali contemporanei incapaci di controllarsi sessualmente, incapaci con le proprie risorse psicologiche di traghettarsi dal regno animale verso l'umano. Per questo purtroppo la laicità non ci aita, per questo purtroppo non c'è altro che la religione, e questo è tragico perché vuol dire che siamo "nelle mani di Dio". Siamo nelle mani di Dio: sia che una donna sposata vale di più di una che non lo è, sia che una donna che espone i seni vale di più di una che non lo fa. Perché nell'uno e nell'altro caso vive in funzione maschile quindi non vive, non pensa, e la salvezza del mondo passa attraverso un pensiero alternativo femminile

IL FILLING MADRE-FIGLIO Non c `è alcun dubbio che un filling particolare esista fra madre e figlio maschio, specialmente se primogenito. Ce n'è la dimostrazione in tutto il mondo e in tutti i campi: almeno là dove il culto della maternità è concesso e sentito, nelle icone con il simbolo messaggio della Madonna col bambino, anche se e a patto che la Madonna dipende dal Padre; oltre che nella pratica di vita quotidiana dei "comuni mortali". Ovunque il destino delle figlie è affidato alla buona coscienza dei genitori più che ad un vero modello culturale. La ragione di questo rapporto privilegiato della madre con il figlio maschio non c'è data da nessun testo nello spazio e nel tempo, nessuna Università, nessun ricercatore antropologico l'ha mai insegnata e insegna. Io stessa non sapendone le motivazioni profonde mi sono scagliata lancia in testa, anche nei miei precedenti scritti, contro quelle "madri di maschi" che investono tutto su questi ultimi, e nulla sulle figlie femmine. Certamente un motivo è che nell'investire su un figlio c'è la speranza che questi arrivi "in alto" essendo il punto di riferimento culturale l'uomo inteso come maschio; mentre un investimento sulla figlia sono risorse buttate perché comunque in quanto donna si troverebbe prima o poi davanti ad un muro. Ma non è il solo. Ad "illuminarmi" sul quesito non è stato qualche luminare dalla sapienza contemporanea, ma due anziani coniugi semianalfabeti, per l'esattezza due "pescivendoli" in pensione. Abitavano in un appartamento a pianterreno nel palazzo proprio di fronte al mio negozietto di prodotti agricoli; a fianco del mio locale c'è un bar con le solite sedie fuori dall'ingresso, con i soliti vecchietti a godersi il sole nelle giornate d'inverno, e il fresco nelle serate estive; poco più in là la bottega del pesce, che con l'età avanzata, i due hanno dato in gestione o venduto. Fra i vecchietti del bar c'è anche l'ormai decrepito pescivendolo, cammina a stento, col bastone, la bocca semiaperta, gli occhi strampalati, come ad inseguire un "fiato" e della percezione che va scemando. La moglie: con tre by pass. al cuore periodicamente avanti e indietro l'ospedale. I due coniugi hanno un solo figlio che non fa certo il pescivendolo, è "un pezzo grosso" come mi dice una mia amica cliente, e non abita certo in un piccolo paese come questo. Generalmente non mi interesso delle beghe e pettegolezzi della gente, ma capita di essere presso la porta del mio locale e di sentire cosa si dice davanti al bar, anche non volendo, specie se detto al alta voce, ora una parola ora un'altra, e di farsi un'idea delle cose e delle persone. Passa un conoscente del vecchio e lo saluta: "Sor'Antò! Come và?" Il vecchio risponde con un lungo: "E'èèè!!" "Ci vuole ­ replica l'altro ­ un po' di compagnia!" Che genere di "compagnia" è facile intuire: dal timbro della voce, dalla faccia di chi parla (i viziosi hanno una faccia distinguibile) dal modo di guardare/ti. Altra volta, altro conoscente, naturalmente più giovane: "Sor'Antò! Dimme come la voi? Comme la voi ta porto!" Va bè [ufficialmente] na signora pé casa!" Dopo qualche giorno: colpo di scena, mi trovavo sulla porta del mio locale, il vecchio seduto sulla sua sedia davanti al bar, in lontananza vedo un signore di mezza età che

si avvicina a passo svelto e deciso, l'espressione del viso è severa e determinata, si siede sulla sedia accanto a lui. Io mi ritiro quasi spaventata da ciò che potrebbe accadere, ma le frasi mi arrivano lo stesso molto chiare: "Papà? Che ti sei messo in testa: papà? "Ma! ­ risponde il padre - mi sento solo!" "Papà! Mamma non torna a casa stasera. Va in albergo! Papà! Io ti caccio di casaaa!". L'alterco va avanti ancora per un po' a colpi di: "Papà io ti caccio di casa!" e "Mi sento solo!" Non so a chi fosse intestato l'appartamento, ma dopo pochi giorni la mia solita informata amica cliente mi porta la nuova: "Il figlio dei pesciaroli li ha presi e portati tutt'e due alla `Quercia'". La "Quercia" è un ospizio immerso nel verde con vista sul lago di Nemi. Poco tempo ancora e l'appartamento diventa uno studio legale "con i fiocchi", affittato ad un gruppo di avvocati. I miei pensieri e ri-pensieri si scatenano. L'ospizio, anche il migliore, non è il massimo per gli anziani ma certamente un buon livellatore di dignità fra maschi e femmine, là dove, ironia della sorte, anziani ed anziane sono poste/i sullo stesso piano. So che non sempre va a finire così: non sempre un figlio è unico (quindi ha del carisma) non sempre determinato, non sempre riesce (con l'aiuto della madre) a superare il padre nella scala sociale, non sempre così sensibile alla volontà e al dolore della madre, non sempre il padre cammina con l'ausilio del bastone, non sempre il figlio ha l'altezza e il rigore morale che gli da la forza e la ragione per esporsi al ludibrio sociale perché: "Il padre è sempre il padre!" Ciò nonostante, tutto questo è potuto avvenire! Che un figlio (maschio) salva la madre dallo scempio di avere: "Una signora per casa", in grado di (perché lei non lo è più) tirar su "il morale" al vecchio marito, anche se (come è successo al vecchio re Davide, tremila anni fa con la giovane sunamita) non sarebbero stati più possibile rapporti sessuali. Questo perché sia per il vecchio pescivendolo che per il grande re: "L'arte di peccare ha abbandonato loro, non loro l'arte di peccare". Se questo figlio fosse stato una figlia? Innanzitutto molto più difficilmente sarebbe stata "un pezzo grosso": il punto di arrivo massimo simbolico per una donna è l'essere sposa e madre e su questo si sarebbero concentrate le energie sue e dei genitori. In secondo luogo, è impensabile che una figlia affronti il padre in un siffatto modo, proprio per la debolezza simbolica di una figlia rispetto ad un figlio. Tutt'al più la figlia si sarebbe avventata contro la "zozza" che arreca offesa alla madre, e si sarebbe fatta "i cavoli suoi", perché il padre prima di essere padre "è un uomo" e un uomo prende sempre le difese di chi lo gratifica sessualmente (e la donna che "si mette" con lui lo sà) saldandosi la schiacciante forza simbolica del padre dei confronti della figlia, e le ragioni proprie "dell'uomo", ne sarebbe rimasta disintegrata.

E' "normale" che una moglie/madre non consideri la figlia e cerchi di privilegiare il figlio, metterlo cioè in una situazione piedistallo di forza, anche usando le energie, di diritto, spettanti alla figlia. E' proprio il caso di dire che: "Il gatto si morde la coda". Questo perché non si ha la visuale abbastanza lunga per individuare il diabolico meccanismo di oppressione femminile in cui nulla va sprecato, tutto riciclato. Ma il peggio che può capitare ad un'anziana moglie è quando ella muore. Allora non c'è "figlio" che tenga (il quale ha potuto esercitare la sua azione perché da secoli in Occidente la soglia della casa è stato il limite invalicabile per le infedeltà del marito, la donna regina o schiava della casa dove essere lasciata in pace di regnarvi o lavorarvi) nulla egli può contro "lo stato civile libero", e lo scempio non ho orpelli e ostacoli. E' qui che ci accorgiamo che la donna non ha un'anima, ed in "virtù" di questo un'altra donna che potrebbe essere sua figlia (che sicuramente ha passato cose peggiori che andare a letto con un vecchio, oppure il vecchio "prima o poi muore" e la lascia erede di una bella fetta di eredità che altrimenti si sarebbe solo sognata) può prendere sfrontatamente il suo posto sull'auto, in casa che era anche sua, fra i suoi fiori, i suoi mobili, financo dentro il suo letto, comparire al fianco del marito fra la gente che l'aveva conosciuta: parenti conoscenti, vicini di casa, fornitori. Per una donna che rimane vedova non è mai così; da giovanissima magari si risposa: per Status, protezione, semplificazione della vita (una volta si diceva ironicamente che non aveva finito di soffrire) ma una volta anziana, se ha la fortuna di percepire una pensione anche minima, che non la costringa a fare "la suocera", respira la pace di "non essere più appetibile per gli uomini", mai e poi mai offenderebbe la memoria del marito mettendosi in casa un uomo che potrebbe essere suo figlio. Dov'è la parità? E' una beffa camuffata da "libertà"! Non c'è libertà, come dimostra la differenza di comportamento fra anziani ed anziane, c'è la cultura esorcista del sesso maschile come strumento di controllo sulla donna, anche quando l'atto fisico non è più possibile, la presenza di una donna giovane esorcizza questa "impotenza". Lo stesso comportamento dimostra che non sono gli ormoni il problema. Non ho capito il ruolo della chiesa cattolica in tutto questo, come tutto questo sia potuto sopravvivere a duemila anni di spiritualità e di "sessuofobia". Non ho capito tutto il suo livore contro il divorzio, la cui funzione, al pari della vedovanza e dell'annullamento, legittima il risposarsi. Per quale ragione morale in seguito ad una vedovanza ci si può risposare ed ad una separazione no?! Quando sul primo caso si presuppone una permanenza di affetti, e nel secondo, come minimo una risoluzione di essi. Quando un coniuge muore lascia dei beni vaganti e un pauroso vuoto di affetti che con il tempo non decadono ma si sublimeranno e si rafforzano, lascia anche un vuoto fisico, dei beni (appetibili per il/la nuovo/a venuto/a) un posto vacante di servizi e servigi. E' la fisicità e i servigi vacanti che questa comporta ad indurre un nuovo matrimonio, a "rimpiazzare" la fisicità? Ed il matrimonio santo e con tutti i carismi della regolarità il "coronamento di un sogno d'amore"?

L'origine di questa "etica" matrimoniale si basa sul fatto che una persona fisicamente non c'è più: non può più parlare, pensare, agire, non da più fastidio ma neanche è a disposizione per servigi di ogni tipo. L'amore sembra c'entri poco con la benedizione di Santa Madre Chiesa. Essa ha creduto bene di convogliare (e benedire) la virulenza della sessualità maschile all'interno del "Santo Matrimonio".

IL SANTO GRAAL Non c'è alcun dubbio che la storia del Santo Graal e dei cavalieri della tavola rotonda, sia stata redatta sull'onda della fobia, che i cavalieri armati di tutto punto, arrecassero disonore alle donne d'alto rango, e minassero la stabilità sociale. Emblematico è il giudizio su Lancillotto: il "peggiore" di tutti i cavalieri, che a messo gli occhi niente di meno che sulla regina; e il migliore è suo figlio Galahad, che non ha mai conosciuto "l'onta" del desiderio. Sebbene non sia chiaro il tipo di rapporto che Lancillotto ebbe con la madre di Galahad, figlia del re "Pescatore" Pelles. Che sia stato matrimonio con tutti i carismi della regolarità (consenso del padre) oppure che si sia trattato solo di un'avventura o peggio prevaricazione. Questo rimane nell'ombra. Quest'ombra ha un significato? Il racconto e la sua divulgazione, non ha lo scopo di evangelizzare una "terra desolata", al contrario questa terra appare molto ben evangelizzata. Ovunque si incontrano: eremi, abbazie, monasteri, occupati da religiosi irreprensibili e incorruttibili, già al di fuori da ogni tentazione, con poteri di chiaroveggenza illimitati, confessarsi ai quali è una porta blindata contro "il nemico". La confessione ­ non il maneggio delle armi- è l'atto indispensabile nella lotta contro "il nemico", che non è altro che il desiderio carnale. Come se confessando il propri pensieri, desideri e tentazioni, ci si libera di essi, si desse una delega infallibile al loro governo. La storia riguarda solo la nobiltà: principi, re, cavalieri (figli cadetti) il volgo è lontano e assente. Perché non armato? Lo scopo della ricerca del Santo Graal non è il raggiungimento della purezza, al contrario la purezza è indispensabile per poterlo raggiungere. Cosa rappresenta il Santo Graal? Esso è il piatto dove Gesù mangiò l'agnello pasquale con i suoi apostoli. A mio avviso rappresenta il nutrimento che viene elargito ai fedeli e solo a loro, in una tavola che rappresenta "l'alleanza", il cordone ombelicale dei fedeli. La tavola è ciò che unisce, è un legame che lega i commensali attraverso le e esigenze del nutrimento, ma vi è ammesso soltanto chi ne è degno, chi risponde alle esigenze (volere di Dio) della società di cui si fa parte. Dio è il potente collante che unisce: le varie esigenze dello spirito personale alle varie esigenze della società; il dentro dell'animo umano con il dentro del consorzio umano. Il mezzo tramite il quale "il nemico" si manifesta è naturalmente la donna, naturalmente avvenente e bella, l'oggetto del desiderio e pure oggetto del peccato, al quale i cavalieri, con l'aiuto di Dio, resistono; ma c'è anche un'altra donna: madre o vergine e casta, che illumina il cammino dei cavalieri, che conosce anch'essa come i religiosi: verità nascose, percorsi tortuosi e oscuri; è lei che conduce i cavalieri prescelti alla nave dove attende il Santo Graal; senza di lei: la donzella, essi non vi sarebbero mai arrivati. La donzella, sorella di uno dei prestigiosi cavalieri, muore per dare il suo sangue ad una castellana lebbrosa. La storia si ricollega ad altre storie in cui vecchie, streghe e meretrici si "inebriano" del sangue di giovani vergini, al fine di rimanere giovani e piacevoli; per ipotizzare quasi che il destino delle giovani sfuggite

alle lordure del mondo, è di cadere nelle mani di donne meno giovani che nelle lordure del mondo ci si trovano anche bene. Uomini, che con un fendente abbatterebbero un toro, si commuovono e piangono, piangono a calde lacrime come bambini, come, in altri frangenti si direbbero: "donnicciole", pregano e digiunano. Ma per delle vergini, la loro "virilità" sta nel difendersi dalla virilità degli uomini; per "i vergini", la loro virilità sta nel difendersi soltanto da se stessi, per il proprio autocontrollo. E non si può non rammaricarsi che se tutto questo non fosse stato strumentale: non fosse stato un messaggio diretto a: "Dio salvi il re e la regina, la figlia di re o di principe", il mondo forse sarebbe stato diverso. Il collegamento con i passi più importanti della Bibbia, e quindi con le origini, ne assicura la "regolarità". Ma il seguito della Storia del mondo ci lascia perplessi: ai "cavalieri" e i loro contigui militari verrà intimato sì di rispettare la regina, ma anche permesso di sfogarsi con altre donne: prostitute e donne dei vinti. Qual è il senso di questa storia? Da una lettura di genere collegata alla realtà sociale e storica, di tutti i testi sulla "tavola rotonda", seppur molto nebulosi, emerge un messaggio molto chiaro, che non è stato percepito da storici e critici letterari, perché essi stessi sono immersi in una cultura in cui l'uomo, inteso come maschio, è il centro gravitazionale dell'universo. Non è la prima volta che noto come gli storici brancolano nel buio perché non considerano "l'altra metà del cielo", la donna: che anche questa ha vissuto, lottato, lavorato e sofferto, anche se non ha fatto la guerra, l'ha subita. In quel (e questo) contesto culturale maschile: la donna e il sesso che la rappresenta è tabù, non se ne parla; quando se ne parla è per lascivia e sollazzo. Sembra impossibile scollegarsi da trinomio sesso-donna-lascivia, altrimenti non saremmo in una cultura dove l'uomo inteso come maschio è il centro gravitazionale dell'universo. Il messaggio implicito e sottile che il racconto ci rimanda, è che i sentimenti fra uomo e donna sono nefasti e pericolosi, anche quelli più puri, disinteressati. Lancillotto ama Ginevra senza secondi fini, e non vorrebbe arrecare offesa al suo re e Signore: Artù. Lungi da lui è il pensiero di conquistare la donna per umiliarne il padre o il marito e usurparne il potere. Noi sappiamo purtroppo che esiste anche e soprattutto questo. Ginevra, il cui matrimonio con Artù sicuramente è stato deciso da altri, ricambia Lancillotto dello stesso sentimento. Nonostante si trattasse di puro sentimento: Ginevra è rinchiusa sepolta viva in un convento, ad espiare la sua colpa fino alla fine dei suoi giorni, e Lancillotto da migliore dei cavalieri del mondo precipita nel peggiore; suo figlio Galahad sembra essere al mondo solo per espiare "le colpe" del padre, la sua perfezione è divina, inumana, il suo mandato sovrumano, inossidabile, incorruttibile come la sua armatura e la sua spada. La terra di re Artù, è una terra "desolata", una terra che nessuno più difende da saccheggi e razzie, perché un re umiliato non è più un re, come un uomo umiliato non

è più un uomo; come un re umiliato non difende la sua terra, un uomo marito umiliato non difende la sua casa, la sua donna, i suoi stessi figli sono "bastardi". "Il Santo Graal", un calice, o piatto, presuppone una "tavola", una tavola presuppone dei commensali legati da una comunione di intenti, qualcosa, un'attività, un'impresa, un campo da coltivare, una tavola presuppone una "casa"; dove c'è una casa c'è una donna, dove c'è una donna c'è un focolare acceso, dell'acqua per cucinare, alcuni (data l'altissima mortalità infantile) bambini che crescono, anziani e malati accuditi, è la donna che fa "casa". Ma dove c'è una donna ci sono stupri e razzie, perché una donna non sa maneggiare la spada, se lo sapesse fare non potrebbe fare tutto il resto. Le armi della difesa sono le stesse dell'offesa, ed ecco che a fianco della donna è indispensabile un marito protettore, altrimenti stupratore e razziatore; anche se non tutti i mariti sanno maneggiare la spada, il simbolico vi ha sopperito, il simbolico e "l'alleanza" fra uomini, per cui nessuno si azzarda a sfiorare "la donna d'altri", neanche con i sentimenti. Per proteggere ulteriormente la donna "di casa" c'è lo sfogatoio prostituzione, lo stupro a pagamento, dove le donne non sono "di casa" ed il limite ultimo dell'uomo è quello di non portarle "in casa" poiché non avrebbero attitudine alla schiavitù del focolare. D'altra parte l'uomo che si pone a difesa di una "casa" con relativa donna, non lo fa per "cavalleria", ma per difesa della propria proprietà, che comprende anche lei (per la licenza di stupro, detta: "matrimonio") che al pari di una bestia da soma o da riproduzione: non può avere nulla degli umani sentimenti. La cavalleria è l'immagine speculare della realtà, è un tappabuchi per ricucire gli strappi venutisi a creare nella società e nelle situazioni; un ammorbidente, un oliatore. Non cambia la realtà perché questo non è il suo compito, che è quello di mettere dei paletti affinché la realtà non straripa e travolga il simbolico. Oggi che ­ diciamo così ­ "la terra biondeggia di messi". Quale prezzo altissimo è stato pagato e si paga per queste messi? Il mondo è desolato perché gli animi di uomini e donne sono desolati, sono desolati perché l'uomo e la donna non si amano. Si usano ma non si amano, e questo è molto triste perché, in un caso o nell'altro insieme devono perpetuare la specie, una specie che in un caso o nell'altro, non superano o superano la soglia della barbarie.

LA RIVALITA' FRA SUOCERA E NUORA

"Mi manda rai 3", 22 dicembre 2006. Due giovani sposi intervengono alla famosa trasmissione, a causa della loro rispettiva suocera (di lei) e madre (di lui). E' ricorsa in giudizio perché vuole la remunerazione di 90.000 euro per aver accudito il nipote, più i contributi e 25.000 euro per "i danni" , che il rampollo le ha provocato in casa, pretendendo fra l'altro la salvaguardia del rapporto affettivo con il nipote. Il tribunale le ha dato torto. Lo stesso conduttore dichiara: "Io con due figli sarei rovinato". "Se tutte le nonne d'Italia...?" Ci dovremmo vendere l'Italia! Ma l'imperterrita "suocera" è decisa a ricorrere in Appello Nessuna di noi vorrebbe riconoscersi in questa "suocera", la quale si presenta insieme al marito (non padre del figlio) e c'è una ragione molto precisa: la presenza di un uomo di famiglia, anche se un povero diavolo soggiogato, fa la differenza fra una strega da bruciare (idealmente perché le streghe non si bruciano più) e una donna dalle seppur discutibili pretese. Anche se idiota un uomo svolge un'importante funzione simbolica, sia per legittima difesa che per illegittima offesa. Ma sta di fatto che comunque non è mai corso buon sangue fra suocera e nuora, in particolar modo negli anni cinquanta, quando la crisi del patriarcato, conseguenza in parte della guerra, diede una scossa allo STATUS di madre di maschio, il patriarcato comporta la sottomissione della moglie al marito oltre che alla suocera con cui viene a convivere (spesso con altri fratelli e le loro mogli) per via del trasferimento della sposa in casa del marito. Ma anche quando non si conviveva le cose non andavano meravigliosamente. E' di quegli anni una valanga di lettere al settimanale "FAMIGLIA CRISTIANA", alla rubrica "Colloqui con il Padre", lettere di nuore contro le suocere e viceversa. Il povero "Padre" non capiva (o faceva finta di non capire perché non doveva far capire) il perché di tanta acrimonia fra due persone che hanno in comune lo stesso oggetto d'amore, ma di un amore diverso, tanto da non poter considerarsi rivali. Di quegli anni pure la massima: "La socera! Piglia u spitu e cociala" (Prendi lo spiedo e cuocila). Certo la suocera si è resa tanto odiosa dal costume insulso di controllare "le prove della verginità". O in alternativa il controllo del tipo di ragazza che il figlio le veniva a portare in casa, il matrimonio, insomma, era soggetto al suo consenso. Ma dietro tutto questo raramente c'è una megera che gode della sua cattiveria. Fin dall'antichità, la ragazza che aveva rapporti pre o extra matrimoniali non lo faceva mai per piacer suo o esperienza personale, bensì per disposizione ad usare il proprio corpo per sopravvivere, invece dell'arte di arrangiarsi e delle proprie mani, ed una suocera sa, per essere stata essa stessa conduttrice di una "casa", sa cosa serve ad una donna (la donna è "casa") per mandare avanti una "casa", e cosa serve per mandarla all'aria. C'è in fondo una ragione economica.

D'altronde la ragazza che si sposa, nella migliore delle ipotesi in cui non sia costretta e non è interessata da un bilancio famigliare e aziendale, è sempre una ragazza che coltiva un sogno, un sogno che comprende un suo Status e un tenore di vita superiore o non inferiore a quello precedente il matrimonio. Sogna di diventare quella sposa/madre assisa agli onori degli altari, come da seria educazione ed esempio ricevuti, da mera illusione inculcata, e si ritrova con una suocera che ha da sindacare su tutto. Una illusione che se non è di fare follie in una girandola di divertimenti, almeno di essere quella Madonna sul muro, magari con il bambino in braccio, da cui ha ricevuto esempio fin da piccola. Mia zia si è sposata con un contadino, a mezzadria, ha avuto il primo bambino e se ne stava in casa ad accudirlo. Cosa si vuole chiedere di più ad una neo mamma? Sua suocera, che aveva pazientato nel periodo della gravidanza, magari lavorando per due, ad un certo punto la richiamò alla realtà: "Ti stai comportando come i padroni!" (starsene in casa ad accudire il bambino magari identificandosi con la Madonna è una cosa da ricchi) "Noi non c'habbiamo i contadini che ci portano la roba! Noi siamo contadini!" (la metà dei prodotti). Mia zia questo brusco risveglio non glielo perdono mai, la odiò per sempre, non prima di aver pianto, per aver infranto il suo sogno, e quella povera donna quell'odio non se lo meritava, era stata l'ennesima beffa di una vita di tribolazioni. Suo marito era andato in America per lavoro e non era più tornato, ne vivo ne morto, ne dato notizie di sé; l'ha lasciata con quattro figli piccoli, il più piccolo, il marito di mia zia: due anni. Possiamo solo immaginare quello che ha passato, e l'epilogo della sua vita non è stato l'onore degli altari. Sullo sbarramento dei sogni e del percorso di una donna c'è sempre un'altra donna, madre o suocera, come eunuco del sistema; ma oltre l'eunuco, per una ragazza c'è il baratro, morale e materiale, perché il sistema non prevede altro posto per lei. Negli anni sessanta la ragazza sul suo percorso si trova la madre con le apprensioni della suocera ("Trovasse marito o lavoro!"). La rivoluzione economica consentiva alla moglie di rimanere in casa, la donna poteva scegliere fra marito e/o lavoro, a differenza di qualche decennio prima con il lavoro strutturato in piccole aziende (agricole 70%) a conduzione famigliare, in cui cercare marito era cercare lavoro e viceversa. Per lo sviluppo dell'industria e del terziario, per i suddetti motivi, "la suocera" negli anni sessanta sparì, o rimase qualche relitto frutto del degrado dell'idea che l'uomo deve mantenere la donna, che si focalizza nel fatto che segue. Una contadina vedova madre di un figlio, fa sacrifici per farlo studiare, il quale vive in città, in cui l'ambiente non è esattamente quello da cui proviene. Finché porta la sua ragazza in casa della madre, ma, le presenta la medesima come governante della casa e della campagna e non come madre. Questo perché nel caso in cui il ragazzo non fosse riuscito negli studi, alla ragazza certo non andava di fare la vita della probabile futura suocera, visibilmente provata dalla fatica, e lo avrebbe lasciato. Insomma un finto passaggio dalla parte dei padroni.

La crisi economica ha accentuato il degrado e il matrimonio è visto sempre più come opportunità sociale ed economica, anche se si conclude con il divorzio (per via della suocera che non c'è più?). Ribadisco la parte moralmente sana delle donne, indispensabile non solo allo sviluppo e alle civiltà, ma alla base di qualsiasi esistenza e civiltà. Non nego la parte sana del femminismo che ha reso la donna consapevole dei suoi diritti e della sua dignità; alcune volte però questi diritti sono accampati quando c'è solo da lavorare per campare. La legge del 1975 sul diritto di famiglia non ci aiuta, ideato per recar vantaggi economici alle donne, in parte ne ha consentito miopisticamente un ulteriore degrado morale. Va benissimo per la comunione dei beni (acquisizione del 50% di ciò che acquista il coniuge dopo due anni di matrimonio) per evitare che il lavoro della moglie in famiglia non vada considerato. Va malissimo ereditare dal coniuge, il legislatore deve essere stato miope nel non prevedere la conseguenza di questa norma: la scelta del coniuge ricco anche se vecchio e vizioso, che prima o poi morirà lasciando l'opportunista premiata per il suo "stomaco", e svilendo l'istituto matrimoniale, alla faccia della "famiglia". Una parte del femminismo non solo non ha rieducato gli uomini, ma ha diseducato le donne. In conclusione il ruolo della "suocera" lo possiamo interpretare come fattore di transizione fra la libertà della donna, al di là da venire, e la sua schiavizzazione più brutale. Dove c'è una suocera ("sentita")non c'è degrado, non ci sono botte, corna, bambini maltrattati e abbandonati; usa il suo potere di madre di maschio per correggere le asperità del maschio stesso, suo figlio, lo richiama ai suoi doveri di padre e marito, ciò che fa come suocera lo fa in quanto madre, e una madre forte non lascia troppo spazio alle malefatte del figlio, anche perché ne deve rispondere, quando ne deve rispondere, ai parenti di lei. Dove c'è una "suocera" non ci sono bilanci aziendali disastrati, conti domestici in rosso e "case" che vanno a rotoli. Ci sono anche suocere ubriache del potere concesso loro dal costume e dalle Istituzioni. Penso alle madri di re, antichi e moderni; il quali hanno un'harem invece di una moglie che sarebbe regina al posto della madre. Penso alle madri che spingono i loro figli al sesso a pagamento affinché non si leghino a ragazze non di suo gradimento. Queste sì, "da cuocere!" Penso alle madri i cui figli dovrebbero essere serviti in tutto perché sono i loro figli, e le mogli al loro servizio. Il personale può avere mille sfaccettature ma nel contesto la suocera è il cuscinetto sia quando le "sdranfate" le da lui o lei. Io non ho voluto fare "la suocera" non ho voluto "controllare" quello che una ragazza facesse e che tipo fosse, e mio figlio, a cui ho insegnato il rispetto per la donna, a preso una "sdranfata" su cui stendo un velo pietoso. Pensavo che la ragazza scelta da lui fosse la più buona e brava del mondo, ma la ragazza ha scelto lui perché altrove c'era una suocera che controllava.

E' così difficile cambiare il mondo perché ciascuno vi giunge con un ruolo, chi non lo svolge viene espulso dal sistema che in questo modo indica come non ci si deve comportare. Il paradosso è che la mutazione del DNA sociale può avvenire solo con elaborazione di teorie che forse saranno applicate un domani, ma dalle quali il teorico deve guardarsi bene dall'applicare su di sé oggi, a serio rischio di accusa di ipocrisia; ma altrimenti l'altro il rischio che corre è di chi ama tanto gli animali da finire sbranato o morso da alcuni di essi, o di chi ama tanto l'Africa da rimanere ucciso da guerriglieri o indigeni. C'è il rischio, inoltre, che "l'istituzione" suocera, come tutte le altre Istituzioni, religiose o non, che fissando delle regole, fermi il tempo e il suo corso evolutivo anche se, anche involutivo, cioè non si va indietro ma nemmeno avanti. In particolare "la suocera" o padrona di casa che fa una cernita, e deve farla, delle buone ragazze da accogliere in casa, da quelle "cattive", non fa altro che spingere queste ultime in strada, in pasto ai lupi peggiori, ben contenti di liberare i loro istinti primordiali, con un ritorno di immagine femminile universale in negativo. Serve la buona volontà e coscienza di tutti nel non considerare la bellezza come trampolino di lancio per il successo, il benessere di una donna come se fosse la vincitrice di "miss Italia"(?) Una ragazza bella, nella nostra cultura, impara presto e bene ad essere scaltra. Sa di essere bella non dallo specchio, ma dallo sguardo dei maschietti, dallo stesso sguardo capisce che la bellezza senza la scaltrezza, è una condanna; bellezza associata a scaltrezza, è una fortuna; non ci sono vie di mezzo. Impara a farsi gioco delle regole e del destino delle comuni mortali non baciate dalla dea bellezza, inconsapevoli o no del corrispettivo del loro comportamento. E' facile intuire che il potere della suocera sia un sub potere istituito proprio per arginare le cd "donne fatali" prodotte dallo stesso sistema, a difesa della soglia della casa culla della famiglia, culla della società; e che il vero potere, quello supremo, è ancora purtroppo quello primordiale dell'istinto maschile, tanto primordiale che "l'utente" non sembra neanche accorgersi che "la natura" ha ideato questo istinto solo per la riproduzione della specie. Come non se ne accorge nessun altro animale. Se ci fosse almeno questa consapevolezza saremmo già ad un bel passo avanti. E non intendo la castità in mancanza di prospettive di prole.

LA RIVALITA' MADRE FIGLIA Gezabele e Atalia ( Israele 873-842 a Cr.) Alla morte di Salomone re d'Israele, avvenne lo scisma fra le sue dodici tribù, ufficialmente per punizione del Signore per via delle mogli straniere di Salomone, che lo hanno sviato dalla vera religione, in pratica perché la tribù di Giuda prevale sulle altre dieci che non tollerano più il giogo. Nel 930 a Cr, a Gerusalemme, capitale religiosa, salì al trono di Giuda Roboamo, figlio di Salomone, con annessa la tribù di Beniamino; Geroboamo a Sichem con le altre dieci tribù. I due regni andarono, tutto sommato, d'accorso, unendosi ora per questa o quella guerra ad altri popoli. In Israele, nell'anno 873 a. Cr. Salì al trono Acab, figlio di Omri, e prese in moglie Gezabele, figlia del re dei Sidonii, che professavano la religione di Baal e della dea Ashera (re 16,29) , "la quale avviò il marito alla condotta scellerata dell'adorazione di altri dei". Gezabele come fanatica del culto di questa dea, nei cui templi si esercitava la prostituzione sacra, è un mistero ancora da svelare, come può una regina e figlia di re, esserlo per un culto che prevede tale attività, anche se non considerata disonorevole. Non penso ad una dignità di donna che certamente non esisteva, ma ad una di regina. Probabilmente c'è molto di artifizio dei fanatici della religione ebraica. Acab muore in battaglia con i Siri e il suo sangue viene lambito dai cani presso "...la piscina di Samaria dove prendevano il bagno le prostitute (re 22,37) come se ci fosse un nesso, come vedremo anche in seguito, fra i cani che lambiscono sangue umano, le prostitute e le false religioni. Gli successe sul trono suo figlio Ocozia. Che sia anche figlio di Gezabele se ne trova traccia (re 22,33) "... egli fece il male al cospetto del Signore, seguì la perversa condotta di suo padre e di sua madre". Regnò per un anno e gli successe suo fratello Joram, anche di lui rimane traccia di essere figlio di Gezabele ( II re 3,2). Nell'anno 842 a. Cr. Joram venne ferito in battagia, ed il profeta Eliseo, col quale il re aveva avuto degli screzi, unse re d'Israele il generale Jeu, che uccise Joram insieme ad Ocozia re di Giuda. Le gesta di Jeu per conquistare il trono sono state orripilanti: Gezabele. Che ha tentato l'ultima carta della seduzione ma non doveva parlare di politica, è lasciata divorata dai cani (II re 9,35) e i settanta figli maschi e potenziali eredi al trono di Acab, decapitati e le cui teste esposte per un giorno, in due mucchi davanti alla porta della città di Jezrael dove egli risiedeva (II re 10,6) questo ha lo stesso significato di Assalonne che giace davanti al popolo, con le concubine di suo padre: davide non è più re, come Acab non ha più discendenti. Non possiamo fare a meno di pensare, con la nausea, che tutto ciò è orribile, e neppure che ci piaccia o no, che queste sono "le nostre radici". Passiamo ora al regno di Giuda. Nell'anno 849 a. Cr. Sale al trono Joram, figlio di Giosafat. "...egli camminò nelle perverse vie del re d'Israele...avendo per moglie la figlia di Acab" (II re 8,18) regno per otto anni e gli successe suo figlio Ocozia, sua

madre era Atalia figlia di Acab. Regnò per un solo anno, morì per mano di Jeu, lo stesso giorno di Joram re d'Israele, per essergli andato in soccorso (842 a. Cr.). Atalia, alla morte di suo figlio, per conquistare il trono di Giuda, fece sterminare tutto il resto della famiglia di suo marito; riesce a salvarsi solo il nipote più piccolo: Gioas ad opera della figlia o figliastra di Atalia: sorella di Ocozia e moglie del pontefice Joiada. Il piccolo Gioas è allevato nel tempio e all'età di sette anni il pontefice organizzò un contro colpo di Stato per riportare il legittimo discendente di Ocozia sul trono, durante il quale Atalia viene uccisa. Solo per quel nipote che si è salvato dallo sterminio, l'intento di Atalia fallisce (II re 11,1). E' emblematico, che per effetto della patrilinearità: un usurpatore deve sterminare tutta la discendenza del legittimo regnante; "l'usurpatrice" deve invece "sterminare" la propria discendenza. Atalia potrebbe essere figlia di Gezabele oltre che di Acab? Su questo punto c'è un silenzio assordante nella Bibbia, il commentatore (in tempi recenti in cui la matriliearità non è più un problema) in calce alla pagina del testo cerca di ovviare dicendo sì: "Atalia è figlia di Acab e di Gezabele", ma non cita le fonti, e infatti non ci sono tracce in questo senso. Per gli uomini c'è una precisione maniacale nel ricordare il padre, e per i re anche la madre, per Gezabele e Atalia, che hanno avuto un ruolo importante, anche se negativo, nella storia di Giuda e Israele: la fine di due dinastie [provocata da loro] non se ne conosce la madre. Molto probabilmente Atalia è figlia di Gezabele, essendo figlia di re e nipote di un altro re, quindi doppia valenza per essere sposa di re, ma la certezza non l'abbiamo. C'è quel margine di dubbio considerato sufficiente dagli autori o traduttori, per l'interruzione della matrilinearità. Atalia potrebbe essere una delle settanta figlie più i settanta maschi trucidati (numero improbabile di figli anche per un re dell'antico oriente e probalile numero simbolico). Anche perché con gli anni ci andiamo molto risicati. Acab sale al trono (secondo il testo biblico) nell'anno 873 a. Cr. E Ocozia, figlio di Atalia nell'anno 842 a. Cr. a 22 anni. Se Acab e Gezabele avessero avuto Atalia nello stesso anno della loro salita al trono: essa avrebbe avuto Ocozia a 9-10, decisamente troppo pochi anche considerando la giovane età delle principesse date in spose.. Ma è possibile che il matrimonio, combinato dai padri di Acab e Gezabele, sia stato celebrato prima dell'anno 873 quando egli era ancora erede al trono. In conclusione, la Bibbia paventa la matrilinearità: la trasmissione del potere madre figlia, anche nel caso di un potere malefico, e dopo aver frantumato la linearità femminile ne riassorbe gli elementi più significativi nel momento più significativo: evidenziare la madre di maschi, in particolar modo le madri di re. Una nota degna di rilievo: Gezabele non era l'unica moglie di Acab, centoquaranta figli e figlie non erano certo tutti suoi! Una donna capace di "ammaliare" il marito non è poi capace di ottenerne la fedeltà? Certo per la Bibbia è più importante la fedeltà al Signore che la fedeltà ad una donna, per di più infedele a Dio. Una dimostrazione che la dignità non si conquista ai vertici del potere: è di tutte le donne o di nessuna.!

Demetra e Core (mitologia greco romana) Demetra aveva una figlia, Core o Proserpina. Plutone, re dei morti, emerso all'improvviso sul suo carro, mentre la bellissima fanciulla coglieva i fiori presso la fontana Aretusa, la rapì. Demetra disperata si pose tosto alla ricerca della figliola, per nove giorni non gustò né ambrosia e faceva sonare l'aere di lamenti. Il sole impietositole rivelò la buia sede della giovinetta, ormai regina dei morti. Allora Cerere discese nell'Inferno, ma le è precluso l'accesso alla reggia di Plutone. Indignata colpisce la terra da un'orrenda maledizione che isterilisce le zolle, dissecca la verdura e fa cader morti i buoi nei solchi. Giove teme che la razza dei mortali stia per perire, e interviene, mandando Mercurio al Dio dell'Erebo per ottenere la restituzione della figlia di Demetra. Plutone accondiscende a lasciare che Proserpina per l'avvenire viva con la madre in Olimpo, durante otto mesi dell'anno...Allora Cerere esultante ridona alla terra tutti i suoi frutti e i suoi fiori. Un'ubertosa estate consacra la sua riconciliazione con le potenze del Cielo e dell'Inferno. Nel mito pieno di poesia di Core, per otto mesi brilla in tutta la sua giovanile bellezza nella piena luce dell'Olimpo, mentre per quattro mesi è destinata a scomparire nelle cupe viscere della terra, si distingue chiaramente il ritmo della vegetazione, alla quale l'inverno riserva un triste letargo, interrotto dal gioioso risveglio della primavera. Persefone o Proserpina era la sposa di Plutone. Nessuna donna avrebbe potuto sposare quel dio lugubre e fuligginoso. Stanco di regnare da solo sulle moltitudini dei morti, Hades decise di rapire Core o Proserpina, figlia di Giove e di Demetra, dea della terra feconda. Mentre la fanciulla si trastullava con le ninfe a coglier fiori nei pressi della fonte d'Aretusa in Sicilia, la terra tremò e si aperse. Un carro tirato da quattro neri cavalli sbucò dal crepaccio: e Proserpina si senti afferrare da due braccia vigorose e villose e tirar dentro la quadriglia d'oro. A nulla valsero le sue grida, i gemiti, il dibattersi, lo strapparsi le chiome. Il carro s'internò in una spelonca senza limite e i cavalli portarono Plutone e la sua preda verso la reggia buia del'Erebo. Vi ho narrato come Demetra, l'infelice madre della fanciulla, la cercasse per tutto il mondo, e finisse con lo scendere nell'Inferno e col trovarvela. Ma nel frattempo Proserpina s'era rassegnata al suo destino ed aveva preso lo sposo. Madre e figlia s'intesero e stabilirono che Core avrebbe trascorso quattro mesi dell'anno con Plutone, e gli altri otto con Demetra e gli altri dei. Diventata regina dell'Erebo, Core prese il nome di Persefore, e presiedeva col marito all giustizia dell'oltretomba.(M.G.Edoardo Mitologia Greca e Romana. Martin e C. cap. X. e VI, II parte). Nel cap. X di M.G. Edoardo: dedicato a Demetra, la dea raggiunge un accorso con il dio degli inferi Plutone, in base al quale, la figlia Core, dopo essere stata rapita, torna a trascorrere otto mesi all'anno con la madre e gli altri quattro con il suo rapitore agli inferi.

Nel capitolo VI, seconda parte, dedicato a Plutone, il medesimo accordo è fra la madre e la figlia, che nel frattempo "s'era rassegnata al suo destino ed aveva preso ad amare il suo sposo". La differenza non è da poco, anche se a noi sfugge perché fissiamo l'attenzione sul rapimento: La fanciulla è stata strappata brutalmente ai suoi giochi e all'affetto materno. Gli dei sono manifestazioni di fenomeni naturali ed atmosferici, ma sono raffigurati in forma umana ed è ovvio che gli si attribuiscono vizi e virtù, pregi e difetti, degli umani. Il rapimento delle fanciulle doveva avvenire abbastanza di frequente; pare che la stessa Demetra (secondo alcune versioni del suo culto) ne fosse stata vittima, e frequenti le disperazioni delle madri che avrebbero voluto per le figlie una vita migliore della propria. Alcune madri usano le figlie per scopi propri, si potrebbe supporre che Demetra volendo per sé la figlia (che rappresenta la vegetazione e la fioritura che compare per otto mesi l'anno), lo abbia fatto per non essere la dea di una terra arida, (anche se per questo ne avrebbe scontato il fio la razza umana) in luogo di dea della terra fertile. Ma noi sappiamo che la terra si isterilisce dopo: per effetto dell'indignazione della dea, essa "percuote le zolle", dopo quindi il rapimento della figlia. E Core? Ci aspettiamo qualcosa da lei? Una parola? Un pensiero da lei? Dal profondo della Storia, dall'altezza dell'Olimpo, a noi sue sorelle mortali, che condividono il suo destino di violenza. E invece: dalle pagine, terminali del tempo e dello spazio, ci arriva, che essa: !!! "Si era rassegnata al suo destino ed aveva preso ad amare lo sposo". E' il gelo nelle nostre vene e la morte nel cuore delle nostre speranze. Perché allora, con la violenza bruta si ottiene tutto, anche l'amore? Ma noi sappiamo che essa parla per bocca dello stupratore, l'unico ad avere la parola, e dal profondo della Storia, e della leggenda, solo un'immane silenzio, e un immenso sepolcro di verità. E' vero che la donna si rassega al suo destino, perché bisogna pur campare e portare avanti le creature che nel frattempo sono arrivate, ma l'amore è un'altra cosa, l'amore presuppone almeno un bacio, ed un bacio all'uomo, o al dio, da cui si è subito violenza non lo si da mai. E' vero che non si può vivere per sempre di odio, e l'amore è il cambiamento di segno dell'odio. E' vero che le donne sono il genere che ama le proprie catene, ma lo fanno nel disperato tentativo di trascinare l'umanità fuori dal vortice della barbarie, senza riuscirci mai, perché non serve dare perle ai porci. Anche se sono costate sangue e sudore: i porci non cambiano. Plutone è giustificato nel suo gesto perché nessuna donna è disposta a seguirlo all'inferno, una giustificazione che vige ancor oggi per tutti quegli uomini che non possono avere una donna se non pagandola, se non con la violenza del "dio" denaro, perché nella distorsione mentale diffusa, dello stupratore: le donne in un modo o nell'altro devono essere soggiogate agli istinti del medesimo, e non solo sessuali;

Core passa dal raccogliere fiori al giudizio delle anime dei morti (con improbabile entusiasmo). Core aveva una madre disposta a riaccoglierla dopo la brutta avventura. Questo non succede mai. Perché questo non è previsto dal codice genetico sociale patriarcale; è previsto il padre che riaccoglie "il figliol prodico", dopo che ha dilapidato le sue sostanze con le prostitute, Ma non una madre che riaccoglie la figlia dopo che ha subito violenza; ella è sempre e comunque un'appestata, se il violentatore non la sposa. Erodiade e Salomé

Erode Antipa nel 30 a. Cr., è re (sotto il dominio romano) della Galilea e della Perea. Aveva preso in moglie Erodiade, ex moglie di suo fratello Filippo, ancora in vita. Giovanni Battista: figlio di Zaccaria ed Elisabetta, cugina di Maria, profeta e precursore di Gesù: lo condanna pubblicamente per questa sua unione illecita. Erodiade lo odia a morte, ma il re lo fa solo incarcerare per paura di una sommossa del popolo nel caso lo facesse uccidere. Ma in occasione della festa di compleanno di Erode: Salomé, la figlia di Erodiade, danza di fronte ai convitati, e piacque tanto al re, che le promise con giuramento, tutto quello che ella avrebbe voluto. La ragazza istigata dalla madre rispose: "Voglio la testa di Giovanni Battista!" IL re rattristato dovette far eseguire la sentenza, optando per il "male minore" che non era quello che si dicesse che il giuramento del re non vale niente. Giovanni fu giustiziato e la sua testa in un vassoio consegnata a Salomè che la portò a sua madre. In uno sceneggiato sulla vita di Gesù, la vicenda è meno stringata di quanto necessariamente lo è nei Vangeli. Erodiade sente traballare il trono, e non solo a causa di Giovanni Battista, si è accorta degli sguardi di Erode a Salomè, e decise di giocare l'ultima carta in anticipo. Gli offre "Salomè!?" Ad un Erode arrapato al solo pensiero della fanciulla. Era sottinteso che "Salomè!?" le obbediva, e se la voleva doveva fare i conti con lei, e farla rimanere in trono. Non era la prima volta che nella Storia che mogli di potenti offrono fanciulle ai loro mariti che così le sono grati e le fanno rimanere al potere, al loro stato di regina, imperatrice, ecc. Ma si trattava di schiave e il gioco è meno pericoloso. Con una figlia tutto dipende dalla sua indole, potrebbe ribellarsi alla madre, farla schizzare dal trono e prendere il suo posto. Le basta un gesto, una parola (al re) per passare da ancella a regina, e la vecchia regina a megera che vive di espedienti. Le loro "armi" sono impari: la madre possiede tessuti flaccidi, la giovane quel turgore dei tessuti che fa inturgidire il cervello di uomini dai tessuti pure flaccidi, ma potenti. Tutto dipende da loro, indirettamente dalla giovane.

Le madri ambiziose, ambizioni più o meno lecite, lo sanno, per questo non si distaccano dal loro padre naturale e "legittimo", il quale ha più autorità istituzionale sulla figlia di quanta possa averne una madre; oppure la allontana da sé, con un matrimonio precoce ad un'età in cui non può rendersi conto; oppure non la alleva. Il coraggio di una madre di allevare una figlia in un mondo patriarcale le deriva dalla speranza che essa le sia sottomessa, e che la si possa usare a seconda delle opportunità. ....... e Tecla Non c'è un nome per quella madre che invoca la morte della figlia perché rifiuta un importante matrimonio. Una madre che prima istiga il fidanzato " a riprendersi ciò che gli appartiene" e poi invoca la morte della figlia per le nozze mancate , non lo fa solo perché le vuole bene, ma per tornaconto famigliare e personale. Per Tecla la bellezza è una tragedia come per tutte quelle ragazze che scelgono con determinazione la castità. "Gli arri di Paolo e Tecla", testo non canonico (Tertulliano invita a diffidarne nella sua opera "Il battesimo") ambientato nel I sec. D. Cr. e prende spunto dai viaggi di Paolo in Asia Minore ( Libere donne di Dio. Mariella Carpinello. Mondadori p. 9). Il testo è stato oscurato e c'è una ragione: una forte personalità come quella di Tecla doveva essere un problema per i secoli successivi, quando si doveva negare non solo il sacerdozio ma anche il diaconato femminile. Un problema i prodighi da essa operati contro le belve e le fiamme, segno di un potere conferitole direttamente da Dio. Tecla è incantata dalla predicazione di Paolo: "Beati coloro che custodiscono incontaminata la loro carne, poiché diverranno il tempio di Dio...Beati coloro che hanno rinunciato a questo mondo, perché sono graditi a Dio...Beati i corpi dei vergini, perché a Dio saranno graditi e non perderanno la ricompensa della loro purezza. (IL romanzo di Paolo e Tecla. 5). Parole che Tecla in tutta la sua vita non aveva mai sentito e che andava a cadere su un terreno in cui la donna è considerata una vagina. A questo Tecla si ribella con tutte le sue forze, sfida l'ira di pretendenti potenti e affronta i patiboli. Nonostante questo, Paolo è scettico e le nega il battesimo, teme che possa cadere in altre prove a causa della sua bellezza e la lascia al suo destino. Dopo ulteriore prova superata, per evitare altri pretendenti, Tecla si veste da uomo e va in cerca di Paolo. Trovatolo gli dice che ha ricevuto il battesimo: ..."poiché Quelli che hanno dato a te il potere di diffondere l'evangelo, ha dato anche a me il potere per il battesimo (Libere donne di Dio p.12) E' troppo per una donna scavalcare l'apostolo Paolo, se il testo fosse sta canonico il sacerdozio femminile sarebbe stato una realtà: e viceversa. Il grande eroismo per la castità di questa ragazza è una testimonianza emblematica, insieme al cristianesimo, di cosa possa essere successo nel primo periodo imperiale della Roma antica. La sensazione di un gigante dai piedi d'argilla che sta per cadere e

conseguente immane catastrofe, serpeggia fra gli animi degli stessi pagani che cercano rifugio nella filosofia. Una sensazione di fine del mondo, di tutto il mondo allora conosciuto, si sente nell'aria. Si cerca rifugio in se stessi, nella propria forza interiore, con questa forza contrastare le pulsioni della carne, il controllo della carne tramite lo spirito, affinché essa non si unisca allo sfacelo al di fuori di sé. La castità è uno scoglio a cui aggrapparsi per non andare alla deriva. L'immagine simbolica che fa da tessuto connettivo degli animi alla ricerca di un punto di riferimento: è un uomo che non ha mai conosciuto i piaceri della carne. Non è rilevante che sia esistita una persona fisica e casta chiamata Gesù ­ cosa che non sapremo mai con certezza ­ ma la figura simbolica che non ha conosciuto la tentazione della carne o se l'ha conosciuta l'ha debellata e che ci può venire in aiuto. Una dimostrazione e una speranza che sconfiggere la tentazione della carne è possibile, e con essa il peccato e la morte. La castità degli uomini è ossigeno per le donne, che si sollevano dalle catene della schiavitù del sesso, ed esse sono enormemente grate a questi uomini, questa gratitudine si sente, è palpabile in tutto il periodo paleocristiano. Sebbene ci sia un altro versante: quello della gratitudine agli uomini non per via della loro castità ma per via dei loro denari, questo sollevamento dalle fatiche e dalla miseria oltre che dalla schiavitù del sesso, questa pseudo "emancipazione" è destinata a durare finché durano i denari. Anna e Maria Poco sappiamo della persona fisica di S. Anna, ma è arcinota la sua funzione di madre: educare, plasmare la giovinetta Maria ­ e con essa lo stereotipo di tutte le giovinette ­ alla sottomissione della volontà del Signore, che tradotto in pratica è il padre e il marito, a subire il martirio del martirio del figlio. Ma non si può non notare una vena di ambizione e di opportunismo nel "sì" di Maria all'angelo del Signore (Luca 1,3238) non si può negare la grazia del Signore, essere madre del figlio dell'Altissimo e di colui che sederà sul trono di Davide per sempre. Il contraltare dell'eroismo di Tecla. Lo stereotipo di S.Anna è la madre di femmina che trepida per il suo "onore" o disonore che ricade sulla madre, costantemente la mette in guardia, la tiene reclusa in casa, teme che sia "chiacchierata, che faccia brutti incontri, che non trova marito, se lo trova è un poco di buono, teme per il suo parto e per i suoi figlioli. Sull'altro versante, quello della madre che istiga la figlia alla ricerca del buon partito, che le insegna le arti della seduzione, ciò può avvenire in alto borgo come sulla strada più infima, dove l'arte della seduzione è arte di vita comoda in alberghi a cinque stelle o di mera sopravvivenza. Siamo su due binari quello "dell'onore" e quello della "devianza" che non s'incontrano mai e sono parte integrante dello stesso sistema. Al centro c'è l'uomo,

con le sue esigenze di riproduzione, produzione e sfogo; lei, e la madre di lei, non decide nulla, non sceglie nulla, lei, volta per volta E' SCELTA!. Tutto ciò durerà finché l'uomo non impara a controllare le pulsioni della propria carne, livellandole al quelle del desiderio autentico femminile, spero non per via di una nuova sensazione di fine del mondo, ma per la sensazione di appartenenza alla categoria degli umani, perché per l'appartenenza all categoria degli animali non c'è che la castrazione, o sterilizzazione, chimica e chirurgica, non c'è altra via di scampo alla "macellazione". E' ipocrita o non sa di esserlo, chiunque afferma che le pulsioni sessuali sono un fatto "naturale", quindi lecito e inalienabile, perché "la natura" meravigliosa e orribile, ha "inventato" i sessi al fine della procreazione, e allora ha ragione la chiesa cattolica e tutte le altre religioni, i cui dogmi sono per l'apertura "secondo natura" di tutti i rapporti sessuali alla procreazione, e siamo a quella "macelleria" in cui l'umanità da sempre è stata sacrificata e dilaniata, inconsapevole della via d'uscita. Eppure chissà, qualcuno sapeva, qualcuno sa della via d'uscita. Perché ha taciuto!? Perché tace!?

LA STREGONERIA

"Natura le ha fatte streghe". E' il genio proprio della donna, il suo temperamento. Nasce Fata. Per il normale corso dell'esaltazione, è Sibilla. Per l'amore è maga. Per acume, malizia (capricciosa spesso benefica) è Strega, e da la sorte, almeno lenisce, inganna i mali. [...] Semplice e commovente inizio di religioni e scienze. Più avanti tutto si separa; vedremo sorgere lo specialista, ciarlatano, astrologo o profeta, negromante, prete e medico. Ma in principio la donna è tutto.

Jules Michelet. La strega. Edizioni CDE spa - Milano.

Ma il "principio" per la "donna tutto", è ovunque e in ogni tempo, ovunque si è al limite della sussistenza, e in questo caso lo spartiacque fra la strega e la donna tutto, è la famiglia. La strega non ha figli, non genitori, non fratelli, ne sorelle; è fuori dalle Istituzioni e da un ordine simbolico, la dove la famiglia si disperde o non si costituisce, là dove la donna ha più libertà di movimento ma lo paga a caro prezzo, con una minore protezione. La svincola da obblighi familiari che le permette una conoscenza empirica però bistrattata e non riconosciuta. Fuori dalle Istituzioni e da un ordine simbolico viene respinta verso il simbolico negativo. Poco o nulla sappiamo di queste donne accusate di stregoneria, ciò che ci è pervenuto è la versione degli inquisitori, e quella delle interessate ma sotto tortura e pressioni, per le quali si dichiara ciò che gli aguzzini si aspettano da loro. Non sappiamo perché ad un certo punto la guaritrice diventa strega, alleata del diavolo, proiezione e causa presunta di calamità naturali e sociali. Ora che sappiamo, [so] chi è il diavolo, possiamo illuminare i punti oscuri che restano tali anche per i più insigni storici. La donna che per qualsiasi motivo resta sola, lo sappiamo tutti non solo io, è bersagliata da avances da parte di uomini di ogni risma, non resta quindi libera e viva per molto tempo, per mantenersi tale non ha scelta: deve scendere a patti, lo fa con l'arte di sopravvivere ma deve farlo ed è al fuori dell'economia monetaria. Neanche la prostituta ha famiglia, ma ciò che la distingue dalla strega è che essa opera dentro le "istituzioni", in un'economia monetaria, considerato "un male necessario" o "le fogne della città", secondo il parere di alcuni padri della chiesa paleocristiana, verso cui viene convogliata (quindi controllata) la sessualità maschile che tracima dal "Santo matrimonio". La prostituzione non è il demonio perché non attacca "la famiglia", anzi ne è il complemento - come è stato detto ­ perché consente lo sfogo maschile a fronte della

donna di famiglia, madre asessuata, copia della figura della Madonna: Vergine e Madre. Se la prostituzione viene perseguita e repressa è solo perché espandendosi troppo toglie troppe risorse economiche alla famiglia. Ciò che fa paura, il diavolo, è la sessualità maschile fuori controllo, quella che attacca la famiglia (non dimentichiamoci che la famiglia è il nucleo più universale e capitale di produzione di risorse e il cui fulcro è la donna asessuata che lavora) contro cui è in prima linea, o alleata, la donna sola, è la sessualità maschile che tracima sia il matrimonio (da parte del marito) che la prostituzione. Che la strega sia lussuriosa e sterile, come antitesi della Madonna Vergine e Madre, è probabile se appunto è sterile o ha trovato il modo per diventarlo. Ma quale è il potere conferitole da "satana" come compenso per i rapporti sessuali avuti con lui? Non è il denaro: siamo al di fuori dell'economia monetaria; è un potere di libertà e autodeterminazione, di movimento, un lasciapassare, lasciadire e lasciafare sulle cose e sulle persone, un potere di conoscenza che questa "libertà" le permette. E non è nulla di nuovo e nulla di vecchio, ogni donna dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni (non c'è bisogno di essere strega per saperlo) sperimenta che andare a letto con il capo le spiana la strada verso un obbiettivo che si pone, anche senza l'apporto di denaro: piccoli favori, piccoli lasciapassare, che alla fine sono determinanti. Emblematico è che i roghi e i processi alle streghe non abbiano avuto luogo nei cattolicissimi paesi non "toccati" dalla riforma protestane. Sì il protestantesimo, e di conseguenza la controriforma cattolica, è stato caratterizzato da un certo rigore rispetto al cattolicesimo del XIV-XV sec., ma c'è un altro motivo: il passaggio tra un ordine simbolico, regole, simboli, ad un altro; quella sottile striscia di terra di nessuno (in cui fra l'altro ha preso posto la rivolta dei contadini che ha tanto spaventato Lutero) dove il diavolo può metter piede e si può infiltrare, ha creato una paura atavica che si focalizza contro le donne sole presunte sovvertitrici dell'ordine sociale. Del resto una donna sola di per sé è già considerata una mina vagante, come dire che "l'occasione fa l'uomo ladro"; è la tentazione che per gli uomini risveglia istinti altrimenti momentaneamente sopiti, porta sulla sua pelle la lebbra dell'altro, ed è quanto meno di cattivo esempio per le altre donne. Nel Settecento diminuiscono fino a cessare del tutto i processi e i roghi per streghe. Ovviamente non finisce il fenomeno delle donne sole con annessi e connessi, ma lo si vede sotto un'altra luce, per esempio la malattia mentale per certe manifestazioni. L'illuminismo ha operato questo miracolo, ma la medicina ufficiale diventa prerogativa solo maschile, nonostante i medici uomini abbiano imparato dalle "streghe" [Paracelso] le più elementari nozioni di medicina; loro, i medici, qualche secolo prima operavano cose assurde come il salasso, e si lasciavano morire di parto madre e bambino se la nascita non poteva avvenire in modo "naturale"; pochi sanno che il taglio cesareo è stato "inventato" dalle streghe.

Ciò nondimeno è stato tramandato dagli organi deputati a trasmettere nella memoria collettiva, proprio la paura ancestrale delle streghe nei riguardi dei bambini nella loro culla. Ricordo mia madre, mia nonna e le zie, convinte che le streghe sotto forma di spiriti maligni potevano far visita ai bambini di notte mentre dormivano, se non per rapirli, per farli ammalare e/o morire, e che, udite, udite, il talismano che scacciava queste visite, non era ahimè l'acqua santa, ma... i calzoni del padre del bambino posti sulla culla (potevano ancora avere dubbi sul potere e il limite rappresentato per ogni donna strega e non) è comunque probabile che le stesse donne che aiutavano la madri a partorire, le aiutassero anche a liberarsi di un peso troppo grande per loro, destinato comunque a morire di fame e portare ulteriore fame in famiglia, all'insaputa ovviamente del padre, tutore dell'ordine costituito. Ma se "l'illuminismo" da un lato ha eliminato dall'immaginario collettivo la figura della strega, portatrice di sciagure, dall'altro ha fatto uscire la sessualità maschile fuori dalle regole, dal cono d'ombra dove era relegata nei secoli precedenti, per farla rientrare più o meno nei canoni della "normalità"; insomma tutte o quasi le manifestazioni sessuali erano (e sono) "normali" e "naturali". E la donna è di nuovo sola contro quello che non è più considerato un male oscuro, temibile, pauroso e indecifrabile, ma che è quello che è, questa volta alla luce del sole, come un cane sciolto che abbaia e finisce per mordere, e si sa: "il cane morde sempre lo strappato", strappato e solo/a. In ogni caso nessuna evoluzione mentale di massa, o di vertice della società e applicabile alle masse, è possibile senza il supporto di uno sviluppo economico qualunque ne siano i molteplici fattori di base. Il benessere economico e quindi fisico sconfigge le religioni ­ è stato detto ­ e può essere vero, che la pancia piena o non troppo vuota, fuga gli oscurantismi; ma se le religioni sono state istituite per porre un freno a satana, allora scemando le religioni si ha come sottoprodotto la sua liberazione, e le condizioni per tornare punto a capo, perché "la libertà sessuale" disperde risorse create dall'ordine sociale, e crea disordine sociale; un flusso riflusso insomma in cui l'uno crea le condizioni per l'altro. Non se ne ha la percezione, per i tempi lunghi fra loro, che spesso superano le generazioni. Nulla decide il singolo. E' l'economia che decide, in mancanza di una consapevolezza, quando, come, se, di quanto, satana deve essere liberato. E' proprio questa a tutt'oggi la tragedia: la mancanza di una consapevolezza. Nessuno ci ha detto chi è il diavolo: ne "gli oscurantisti" ne "gli illuministi", eppure qualcuno nel corso della Storia deve averlo percepito. Perché?! La risposta è un'altra domanda: semplice e complessa. Per opera dello stesso "diavolo"?! Le femministe degli anni sessanta/settanta con lo slogan: "Tremate, trematele streghe son tornate". Bandiera di trasgressione al perbenismo delle ragazze, neanche loro hanno capito i termini del rapporto delle streghe con "il diavolo", perché non hanno capito chi è il diavolo; e ciò che nella Storia non si è capito o dimenticato: si ripete.

Una certa analogia c'è fra "le streghe" degli anni settanta e quelle del XV-XVII sec., nel senso che il movimento femminista in generale ­ a parte lo specifico del pensiero di ciascuna femminista ­ è stato il codazzo del movimento operaio e studentesco che rivendicavano una sessualità (maschile) fuori dei canoni. Eliminando il concetto di "peccato" da qualsiasi forma di sessualità: di fatto si è liberato "il diavolo" che teoricamente ma pian piano anche in pratica, attacca i benefici che il femminismo indiscutibilmente ha portato alle donne. Infatti non solo cronaca ma anche le statistiche ci riportano fatti e dati agghiaccianti di violenza alle donne, prostituzione ovunque, pedofilia, turismo sessuale, che giustamente si deplora, Ma si lamenta un calo del desiderio sessuale (maschile?) come fattore negativo. Un controsenso? Un calo del desiderio dovuto a cosa? Alla grande disponibilità di carne fresca o da donne emancipate e un carriera? Le due facce della medaglia, il potere fittizio delle donne acquistato con la cessione della propria immagine corpo.

MARIA CORETTI 25/02/05 ore 21, rai 1: Maria Coretti. Non è la prima sceneggiatura sulla "martire della purezza". La prima volta la lessi su "Famiglia Cristiana" tanti anni fa, ancora bambina. Mia nonna, quando seppe che ero stata molestata da un uomo adulto ("padre di famiglia") mi implorò piangendo che dovevo essere come lei. E io infatti ero come lei, nel senso che mi sarei fatta uccidere piuttosto che cedere agli uomini. Ma non ero come lei per grazia divina, ero come lei perché questa era l'educazione che avevo ricevuto, mi era stato inculcato che "l'onore vale più della vita". Tutte le giovinette a quei tempi o erano come "lei" o facevano una brutta fine. La santificazione di Maria Coretti ha avuto uno scopo ben preciso, che non è quello di dare il giusto omaggio ad una martire bambina, ma di dare il giusto esempio a tutte le bambine, in un periodo che magari i costumi, muscoli di un organizzazione sociale, si stavano pericolosamente allentando, e questi muscoli sociali come sempre, erano rappresentati dalle giovinette, presto, troppo presto, donne. Avevo una compagna di scuola, facevamo un pezzo di strada insieme, di famiglia numerosa, i suoi abitavano in campagna, ma suo padre faceva il muratore. Era una ragazzina "caruccia" (bella) e già solo per questo nata con un destino, già su una china. Distribuiva sorrisi ai ragazzi, quando fallivano i sorrisi, qualche lacrimuccia. Per una scatola di colori avrebbe concesso qualcosa di più di un sorriso, ma lì in quel luogo e in quel tempo "non c'era trippa per gatti" non c'erano colori dietro smorfie e sorrisi. I suoi si trasferirono, di lei, dopo un po' seppi che "stava" con un uomo sposato, (in un tempo in cui del divorzio nemmeno si parlava ne si sapesse che diavolo fosse) che probabilmente la manteneva, poi più nulla La bellezza di una donna può renderle la vita facile, ma sia la sua vita facile che quella difficile di una donna brutta sono allo stesso momento lo speculare dell'uomo e del suo essere. Una vita facile pagata con il marchio dell'infamia, marchio tanto più profondo e indelebile quanto più la società, di donne mantenute se ne può permettere molto poche. Ma torniamo al film su Maria Coretti: nulla da eccepire se non per alcuni flash che distinguono fishion e realtà. Il padre di Maria, il signor Coretti, è un buon padre: affettuoso, religioso e di buoni principi; ma ha sei figli, Maria è la più grande e la più piccola è in braccio alla madre Assunta. La vita per i Coretti è dura e difficile, naturalmente la colpa è del padrone della terra dove lavorano e che li sfrutta. Il padrone pur avendo moglie non ha figli, e pare che non disdegni le donne mercenarie; è un po' l'immagine speculare del signor Coretti, e fin qui siamo nella

norma, perché sullo sfruttamento dell'uomo più forte su quello più debole c'entrano molto le donne: il padrone può pagare donne che essendo meretrici possono abortire, mentre il poveraccio che non può (o non vuole) pagare donne deve giocoforza ricorrere alla moglie (gratis) che essendo moglie non può abortire o prendere anticoncezionali. La moglie del padrone, di contro, gode dello Status di moglie, quello della padrona, e non è oberata dalle gravidanze, questo le da la possibilità di fare beneficenza, la quale è il più efficace deterrente contro le rivolte. Si parla del buon cuore della moglie del padrone, se c'è ben venga, ma le opere di beneficenza sono un'eccellente oliatore del sistema di sfruttamento, e non c'è niente di più che manda il sangue al cervello dei contadini, quanto "una padrona" (donna) altera e scorbutica. Tutto nella norma quindi: ma io voglio andare, come è mio solito, a scavare più a fondo. Perché il signor Coretti, una volta avuti due o tre figli non si è detta una preghiera invece di "dar fastidio" alla moglie? Perché sua moglie non ha avuto facoltà o coraggio di digli di no? (il film la ritrae con la pelle liscia, ma io me immagino al di là della sceneggiatura, invecchiata precocemente e comprensibilmente). Perché non sarebbe stata la preghiera della disperazione! Perché le preghiere sono di due tipi: quelle dell'intelletto e quelle della disperazione; le prime sono dei religiosi in senso stretto: frati, parroci, ecc.. ; le seconde di tutti gli altri disperati, non in grado portare avanti tutti i figli messi al mondo, o venuti al mondo da genitori che non possono dare ai figli tutto ciò che occorre loro per una vita dignitosa. Perché il frate si preoccupa solo dell'incuria del padrone, un aspetto del problema? Solo uno? Perché il suo intelletto non gli dice altro? Il protagonista della vicenda è lui: l'assassino aspirante stupratore. E' luogo comune da molti secoli che la sessualità maschile non soddisfatta provoca distruzione e morte, è sottinteso qualcosa che fa paura come fosse il diavolo e il diavolo si sa chi sia. Il ragazzo e suo padre erano quasi conviventi di Maria, nella casa colonica dove abitavano. Maria gli voleva bene come ad un fratello, anche dopo la morte di suo padre, svolgeva anche per lui servizi domestici. Maria che con la sua dolcezza voleva addolcire un mondo crudele ed ostile, arginare l'odio - che "corrode dentro" come un acido caustico ­ con l'amore. Ma il suo aguzzino esigeva servigi a tutto campo, costi quel che costi, come si fa con una moglie. L'era un po' stupido il ragazzo: non capiva come l'assenza di un po' d'acqua benedetta "in nome de patri et filius et spiritus santus" gli dovessero negare altri tipi di servigi; non capiva tutto il meccanismo, l'immenso ed importante substrato che sta dietro a poche parole, dette da un prete e poche gocce di acqua spruzzata pure da un religioso di professione e/o vocazione. Per Maria quella cosa è un "peccato terribile" e lo credo bene, lo credo proprio bene.

"La natura" vuole che una ragazza o ragazzina sia appetibile quando si affaccia all'età riproduttiva: dodici anni; infatti è a questa età che i romani sposavano le loro figlie, e sicuramente per metterle al sicuro da brutte sorprese. L'evoluzione culturale di duemila anni, almeno ha fatto sì che le ragazze di dodici anni si occupassero dei fratelli più piccoli. Con il "peccato terribile" molto probabilmente con l'obbrobrio sociale(il costume ha sempre un collegamento logico con la pratica quotidiana) sarebbe rimasta incinta, e non avrebbe potuto farlo mentre la mamma era al lavoro. Ciò che la sceneggiatura si avrebbe potuto risparmiare, ne avrebbe guadagnato la ricerca etica, è l'episodio della festa di paese, dove Alessandro ­ così credo che si chiami il ragazzo ­ è incappato, impacciato e timido in un gruppo di militati che lo hanno "spinto" nella stanza di una prostituta, e mentre lei stava calandosi le mutande: lui fugge via; lei gli corre dietro, lo precede fra i militari (forse per evitare disordini e scherzi di cattivo gusto nei confronti del ragazzo) dicendo che è andato tutto bene, in fretta ma tutto bene. In seguito il ragazzo confidò al padre di voler partire militare. Questi chissà perché, forse per non rimanere un vecchio ubriacone solo, relitto vagante, senza un punto d'appoggio naturale e costituito dalla potestà di padre: per tutta risposta si toglie la cintura e inizia a colpirlo. Il messaggio che si trasmette con questa scena è sconcertante per il 2005: pare che il ragazzo, per motivi contingenti non ha potuto o voluto "sfogarsi" per la via tradizionale del vomitatorio o fogna prostituzione, in cui incanalare il peggio dei maschi: questo sfogo bestiale si sia diretto dove non doveva dirigersi: su una creatura non adibita a questa funzione, che vi si ribellava con tutte le sue forze e per questo viene uccisa. Il messaggio è distorto e terrificante: indica la devianza come presupposto della normalità, essa stessa devianza almeno dal punto di vista umano. Il film non da speranza all'uomo: lo lascia inchiodato al suo istinto bestiale, e non è la giovinetta uccisa e poi santificata ­ o le giovinette che dovrebbero seguire il esempio ­ ha cambiare granché. La finzione: uno sceneggiato è fatto di un miscuglio di finzione e realtà, la finzione è quella parte di realtà che si vuole occultare o distorcere per credere alcune cose invece di altre, magari prendendo spunto da un'eccezione, per cui non si può dire che la cosa sia del tutto falsa, ma l'eccezione conferma la regola. Una finzione fra le più eclatanti nel succitato film di Maria Coretti ` stata la decisione presa, verso la fine del film, dalla moglie del padrone, di tornare da sua madre, credendo di "aver amato" suo marito. Poche madri e ancor più pochi padri sono disposti a riaccogliere una figlia ­ ed è sempre cosa di tempi recentissimi ­ dopo che hanno tanto faticato per "sistemarla" a procurarle una dote; inoltre perde tutto quello che si è guadagnato nella casa del marito, lei si porta dietro l'accusa di essersi "portato via tutto", proprio come una ladra, si porta dietro l'accusa di essere una "donnaccia", come tutte le donne che lasciano(se possono) il marito. Un rovesciamento di Status, insomma.

Non per nulla è stata santificata (nel 1900 quando le donne si affacciano alla liberazione di antiche schiavitù) Rita da Cascia: quattro/cinque secoli dopo la sua vita infelicemente vissuta: una donna che ha sopportato i tradimenti e maltrattamenti di un marito, impostole dal padre, fino alla sua morte; solo dopo si è chiusa in convento: la sua vocazione. Tutto ciò ad esempio delle donne tradite e maltrattate. E tutt'oggi la chiesa non ammette il divorzio che considera "ripudio". Tamara Di Davide

NON SONO UN ANIMALE! Tempo fa mi è capitato di vedere il film: "Spartacus", personaggio storico che ha guidato la grande rivolta degli schiavi nell'Italia del I° secolo a. C. Scelto fra gli schiavi e condotto a Capua, nella scuola per gladiatori, Spartaco sarebbe poi stato condotto a Roma per il divertimento dei cittadini romani. Alla fine della giornata di addestramento, ai gladiatori o a chi di loro era sopravvissuto, venivano rinchiusi in una cella sotterranea e a ciascuno veniva data una donna, ovviamente schiava; un premio, non proprio un bottino di guerra (questo per i dominatori e i conquistatori), uno zuccherino per i più "bravi". Spartaco si vide pervenire questa fanciulla che chiamerò Silvia ­ non ne ricordo il nome - alle cui spalle si rinchiuse la porta della cella, ma appena la vide: con salto si lanciò ad afferrare le sbarre di una fessura posta sul soffitto della cella, comunicante con il piano superiore adibito alla sorveglianza, e gridò: "Non sono un animale!". Il sorvegliante dette una pesante pedata sulle sbarre in corrispondenza della mano di Spartaco, che dolorante ricadde giù. Nel frattempo Silvia, ben sapendo quello che doveva fare e di doverlo fare, aveva lasciato cadere a terra la tunica, e con lo sguardo vitreo ma fiero (che testimonia una interiorità che di lì a poco avrebbe dato luogo al fenomeno del cristianesimo, sa di non essere padrona del proprio corpo, non rinunciando ad esserlo della propria anima) resta nuda in attesa. Passato il dolore alla mano e accortosi di lei, Spartaco raccoglie la tunica e gliela porge, nell'atto di dire: "Rivestiti". Ma Silvia fece appena in tempo a rivestirsi che la porta della cella si riapre, ed essa viene data ad un altro. Qualcuno si accorse che Spartaco si stava innamorando di Silvia, ed essa veniva in seguito sempre data ad altri facendo in modo che egli lo sapesse. Forse le cose non sono andate proprio andate così, e la storia del film è stata un po' romanzata, ma se le cose fossero andate pressappoco così: sarà stato questo episodio a scatenare sentimenti di rivolta di Spartaco? Dobbiamo porci un'altra domanda: perché venivano date donne ai gladiatori che sapendo maneggiare le armi erano pericolosi? Per prevenire una rivolta? Una rivolta per mancanza di donne è una rivolta della carne, degli istinti, quindi a corto raggio, facile da soffocare nel sangue, al più era una perdita economica. Ma la rivolta degli schiavi di Spartaco fece tremare Roma: la capitale del mondo, come non mai in tutta la storia della schiavitù. La rivolta dei sentimenti e quindi dello spirito ha qualcosa di profondo e il profondo ha corrispondenza con il lontano, l'ampia gittata visuale e d'azione. Per Silvia come per tutte le altre donne, questo grido: "Non sono un animale!" non è pensabile, e non lo è neanche per uno sceneggiatore dopo duemila anni, un grido soffocato dentro l'anima soffocata delle donne (che le donne non hanno ancora un'anima dopo duemila anni dalla venuta di Cristo lo dicono chiaramente le esagerate scollature delle donne dei media) chissà forse gridato dalle donne nel primo cristianesimo, ma poi sappiamo come è andata. Come è noto Spartaco venne ben presto a trovarsi con seri problemi di approvvigionamento e di disciplina. Non era pensabile in quel momento una

eliminazione della schiavitù, perché essa era parte integrante della struttura economica dell'Impero, per modificare la quale forse era necessaria una maggiore partecipazione degli schiavi alla rivolta, che non c'è stata perché la maggioranza degli schiavi e delle donne di tutti i tempi e luoghi, hanno preferito la relativa tranquillità della schiavitù all'incertezza della rivolta (per i figli? per gli affetti?), e alle terribili punizioni in caso di sconfitta. Spartaco non aveva schiavi che lavoravano mentre lui e i suoi compagni combattevano; e poiché dietro ogni guerra c'è sempre gente che lavora, i saccheggi non sono sufficienti: Spartaco fu vinto, lui e seimila suoi compagni furono crocifissi lungo la strada da Capua a Roma, ad esempio e monito per gli altri. Spartaco fu vinto come furono vinte le Amazzoni, un po' di tempo prima in Grecia e dintorni, neanche loro avevano donne che lavoravano e facevano figli/e mentre esse combattevano, come i loro avversari, e furono trucidate. Il sentimento di libertà di Spartaco non finì con lui, doveva espandersi sotto il nome di cristianesimo, sebbene versato in libertà interiore, libertà dopo la morte e con la morte. Infatti i primi cristiani, furono tutti caratterizzati da una maggiore spiritualità rispetto ad epoche precedenti pagane, pur nell'ampia diversità della dottrina, teorie, pensieri (come diremmo oggi erano abbastanza "democratici") nonostante questo si espandono a macchia d'olio anche sotto le persecuzioni degli imperatori. Nel 313 il cambiamento do rotta. Con gli imperatori cattolici e il cristianesimo come religione di Stato, essa non è più "una setta" ma subentrano conversioni in massa, e a questo punto avviene qualcosa di strano: mentre prima la "libertà" era resistenza, se non indifferenza al potere civile (oltre alla possibilità di sconfiggere il destino controllando gli impulsi del corpo) ora libertà significa acquiescenza e obbedienza al potere civile.* Ma non è questo il problema, più o meno succede la stessa cosa in tutte le rivoluzioni vinte, in cui si passa dall'altra parte del tavolo, i rivoluzionari finiscono per comportarsi come i loro predecessori vinti perché le esigenze di governo impongono delle regole. Il problema è perché sia stato canonizzato, nel V secolo il pensiero di S. Agostino (354-430 d.C.) e diventati "eretici" tutti gli altri autorevoli padri della chiesa: Crisostomo, Pelagio, Giuliano d'Eclano, ecc. Agostino giunse a sostenere che neanche l'asceta più santo non era, di per sé, capace di autocontrollo, la volontà umana è irrimediabilmente corrotta, l'umanità tutta è infettata dal peccato di Adamo, alla quale a trasmesso tramite il suo seme il male di vivere senza possibilità alcuna di liberarsi dalla sofferenza e dalla morte. Giuliano, al contrario, afferma che il peccato di Adamo riguarda solo lui, ogni uomo è libero di peccare o meno, provocandosi la morte spirituale, mentre la morte fisica è un fatto di natura che non dipende da nessuna volontà, tanto meno da quella di un uomo dei primordi. Dio non avrebbe mai permesso che le conseguenze del peccato di un solo uomo ricadesse su tanti innocenti. Pur essendo le teorie di Agostino a dir poco cervellotiche (un solo uomo avrebbe modificato il corso della natura, la terra che dà "spine e cardi" in luogo di frutti, parto con dolore, sofferenza e morte, e poi non essere in grado di controllare i propri

impulsi sessuali) e ignora addirittura la grammatica delle scritture oltre i punti critici del testo** furono canonizzate e hanno condizionato ­le uniche- tutto il pensiero occidentale per 1600 anni. Perché? -Per favorire gli imperatori in quanto la non interiorizzazione degli impulsi sessuali da parte delle masse rende più facile governarle? E' un'ipotesi accettabile ma raccapricciante, da parte di padri della chiesa che hanno sempre sostenuto che il controllo della sessualità ­ ma da parte loro ­ rende inutile il potere civile e giudiziario, ne fanno volentieri a meno. -Perché la tesi di Agostino da un senso di colpa all'uomo attribuendogli la responsabilità dello stravolgimento della natura, mentre per Giuliano la natura è immutabile e non dipende dalla volontà dell'uomo, e il senso di colpa tende a migliorarci? Se è verissimo che il senso di colpa tende a migliorarci, è anche vero che Agostino non da speranze di miglioramento, la sua condanna è totale e irrevocabile al di fuori dell'intervento diretto di Dio. Giuliano invece sostiene che un autocontrollo dell'uomo sulla propria volontà, se non elimina le sofferenze e la morte tipiche della natura, certamente ne attutisce le asprezze, ciò che in ultima analisi corrisponde al vero. La chiesa canonizzo il pensiero di Agostino (adducendo come motivazione una più accurata - rispetto a Giuliano - lettura delle scritture, ma abbiamo visto che questo è quanto meno opinabile) proprio l'unico che non aveva risolto in sé il controllo della sessualità, pur tormentato dai rimorsi per il passato non raggiunse mai la pace dei sensi, mentre generalmente chi arriva ai vertici dell'autorità religiosa questo problema lo ha risolto da tempo. Perché? L'autocontrollo sessuale è solo prerogativa di pochi? Oppure la chiesa ha regalato all'umanità 1660 anni di inutili sofferenze? Era nelle intenzioni della chiesa salvare le sorti dell'Impero? E se sì perché non ci è riuscita? Il mistero resta ma occorre svelarlo, non consegnarlo ai posteri. 1660 anni di sofferenze soprattutto per le donne, solo per loro sesso vuol dire umiliazione e dolore. I miei avversari, molto più potenti di me, non avranno difficoltà, a trovare mille e una donne disposte ad affermare il contrario, che il sesso è piacere anche per le donne ­ cosa peraltro auspicabile e possibile- ma non lo è, e non lo è mai stato. Non avranno difficoltà perché le uniche donne ad avere la parola sono le donne vendute, le sole che traggono vantaggio da una sessualità maschile che è quello che è; non "perdute", perdute lo siamo tutte; tutte le altre non hanno pensiero non hanno parola non hanno azione, schiacciate dal peso di una maternità assurta a difesa (talvolta offesa) dall'invadenza della sessualità maschile. 1660 anni dopo del pensiero di S. Agostino esso continua a condizionarci e a diffondere la mentalità che il maschio non è capace di auto controllarsi, mentalità diffusa hainoi! Anche fra i/le parlamentari, come si evince dalle numerose proposte di legge in materia di prostituzione, specchio di un'acquiescenza ad una domanda di

sesso a pagamento che si sa praticamente solo maschile, e di un'offerta che si sa solo femminile. Un simile atteggiamento da parte del legislatore rispetto ad un altro (che in vece vieta la prostituzione motivandola come un'offesa alla personalità umana, in particolare della donna ­riscontrabile solo in Svezia- ) si può paragonare ad un maestro che definisce un alunno incapace di imparare, a fronte di un altro maestro che lo definisce intelligente ma che non si impegna. Nel primo caso l'alunno è condannato: nel secondo, con incoraggiamento, un incentivo, magari una piccola sanzione l'alunno è mezzo salvato. Il paradosso è proprio che parte della chiesa cattolica (l'associazione di don Benzi, in contrapposizione degli stessi Gesuiti) resasi conto o forse no della enorme lacuna storica e culturale avuta luogo con la canonizzazione delle tesi di Agostino, tenta faticosamente una inversione di tendenza attraverso la rivalutazione delle dignità femminile. Un'impresa ardua legata alla buona volontà di pochi coraggiosi, e non risolutiva, perché rimane a monte il nodo culturale della valorizzazione del femminile attraverso la maternità; al ruolo di "padre" come sinonimo di "patrimonio"; quello di madre di cui è matrice "il matrimonio", in altre parole la donna si sposa per essere madre, senza mettere minimamente in discussione il ruolo e rapporto con l'uomo, ne quindi con "il suo uomo", a parte i soldi per la spesa. Ufficialmente i vertici della chiesa cattolica per il momento non concede altro che il "culto della maternità", salvo lavorare (e fare volontariato per distogliere le menti volonterose dal vero problema, la radice di tutti i mali) per portare acqua al sistema che le opprime. Ma la chiesa cattolica è sopravvissuta a tutte le intemperie per duemila anni per la sua grande capacità di adattamento a tutte le situazioni e sta di fatto che sono all'avanguardia rispetto ai loro avversari politici e religiosi per i quali la donna è corpo su cui sollazzarsi in nome di una ipocrita e malintesa "libertà"; naturalmente anche per loro è bene che le donne lavorino, per scaricarsi un po' del peso del mantenimento della "famiglia". Tutti: laici e religiosi hanno interesse che le donne lavorino, sarà per questo che esse lavorano, ma questo, in sé, non cambia nulla, poiché il lavoro è indice sia di emancipazione che di schiavitù, indice che è stabilito dal rapporto reddito/tempi di lavoro, sia domestico non retribuito che quello propriamente detto retribuito, e questo rapporto è altissimo quando la donna si prostituisce, maggiore di quello degli uomini, questo non vuol dire che le donne che si prostituiscono sono emancipate, questo vuol dire che questo è il prezzo del tradimento a tutte le altre donne, il prezzo che ratifica il simbolico che al tempo stesso sovrasta e rappresenta il reale, in modo che quando la donna vive la sua condizione nel reale questa resta una realtà sommersa. Un meccanismo simile al "peccato" di Eva. Per il quale tutte le sue figlie devono o dovrebbero scontare. *Elaine Pagels. Adamo Eva e il serpente. Mondadori. 1990 * *idem pag. 178

SULL' "AUTODETERMINAZIONE DELLA DONNA" (IN UNA CULTURA TUTTORA ANDROCENTRICA) Sono stata anch'io, e sono, in ansia per il divorzio e l'aborto, anche se non sono potuta scendere in piazza per doveri di famiglia. Ora sono in pericolo le nostre sofferte conquiste, lo sentiamo tutte, e le donne in massa non rispondono: perché? perché il movimento femminile e femminista sembra essersi volatilizzato. Eppure è in pericolo tutto ciò che va sotto il nome di "autodeterminazione della donna". Chi ha dato i numeri alla destra per operare: e alla chiesa per interferire? Non vogliamo superare un "esame di coscienza" su noi stesse, vogliamo incolpare sempre agli altri? Questo c'impedisce di crescere e ce n'è un disperato bisogno! Sarà colpa dell'autodeterminazione della donna in senso lato, esteso ad oltre ogni limite, nella prostituzione e nella pornografia, ai peggiori elementi del genere femminile, ad aver provocato tutto questo? So di lavorare su un terreno scivoloso, da troppo tempo le donne hanno subito e subiscono le decisioni altrui, ma plagiate dalla cultura androcentrica (profondamente radicata nel nostro inconscio) difendono lo STATUS-QUO erroneamente convinte che la "scelta" di alcune di prostituirsi comporta la scelta di altre: di fare la spesa, divorziare, abortire!!?? Per il piacere di chi, una donna è costretta a subire il trauma dell'aborto??!! Un'autocoscienza che l'autodeterminazione della donna in ambito alla dominazione del maschile, sia un'arma a doppio taglio, che dobbiamo sottoporre a revisione se non vogliamo dare il femminismo ­ e tutto con esso ­ in pasto alle prostitute "per scelta" e alle pornostar, che se lo svendono, che ne fanno scempio per interesse personale, inoltre si avvalla l'ipotesi che "il femminismo è decadenza". Come e perché non chiedersi che se una donna "sceglie" di prostituirsi è perché "l'uomo" paga molto di più una donna che si prostituisce che un'altra che lavora, che chi sceglie è lui e non lei; chi sceglie è colui che paga; perché non chiedersi perché è sempre lei ad aver bisogno di soldi e lui ad averne? Perché non chiedersi, che la schiavitù non sarebbe durata tanto a lungo se gli schiavi non avessero amato o tollerato la loro condizione? Se per la sicurezza di un giaciglio non avessero rinunciato alla loro dignità? La schiavitù delle donne è la più lunga perché esse hanno interiorizzato l'umiliazione, la violenza e la dominazione del maschile come un inalienabile dato di fatto, che "c'è sempre stato" insieme a guerre, miserie e prostituzione. L'autodeterminazione della donna ci lega le mani se non possiamo dire ad alcune persone: "Tu sbagli", tu offendi la dignità femminile, tu infanghi il simbolico di tutte le donne per denaro facile, e al contrario, esse lasciate a ruota libera provocano la disgregazione morale, economica e civile di qualsiasi società, nonché provocano la disgregazione del movimento femminile, che si basa sulla dignità, che esclude ogni servaggio del corpo femminile ad uso e consumo del maschio, anche se a pagamento, anche se vantaggioso (per poche persone).

Inoltre "l'autodeterminazione della donna" porta alla più disparata ed esasperante divergenza d'intenti, provocando la frantumazione del pensiero femminile, tale da essere facilmente riassorbito dagli antichi valori patriarcali. E' tardi per una revisione della "libera scelta" in fatto di prostituzione? I danni da essa provocati sono sotto gli occhi di tutti e occorreranno decenni per risalire la china? Io sono anni che grido nel deserto delle donne militanti nella sinistra, incapaci, anzi illudendosi di voltare pagina, in realtà protagoniste solo di una oscillazione di pendolo; incapaci di rendersi conto di una cosa semplicissima: una donna per non essere "contenitore" di un embrione, non deve neanche esserlo degli umori maschili, a lui piacendo; incapaci di scindere il loro pensiero dal pensiero dei loro uomini, (i ghibellini) che vogliono una vagina senza la noia di occuparsi dei figli. Si può sapere quali vantaggi abbiamo dall'oscillare fra i due sistemi: l'uno dei guelfi, di castità (o presunta tale) e celibato, che presuppone il disprezzo per le donne, l'emarginazione e l'esclusione dai posti di potere; e l'altro dei ghibellini, sesso libero che decade in mercificato, da cui ne consegue un certo potere delle donne ma in virtù della loro disponibilità e avvenenza (nel caso delle vecchie in virtù di provvedere alle giovani), una certa "libertà" delle donne ma a quale prezzo? Abbiamo chiesto il prezzo della nostra "libertà"? Glielo abbiamo ricacciato in gola ai ghibellini? Il secondo sistema porta inevitabilmente al dissolvimento della società e dell'economia, le donne n'escono sconfitte e con un'immagine deturpata; è per questo che si torna al primo sistema, anche con il consenso assenso delle donne. E non se ne esce più, non si esce più da questo tunnel/giro vizioso. Reputo necessaria la chiusura della stagione dei "diritti", delle donne rammollite dai "diritti", di altre perplesse da questi, e l'apertura della stagione dei doveri, ma beninteso non i doveri di moglie-madre-figlia ("esemplare") neanche di tanto lontana memoria, ma il dovere verso il nostro martoriato genere, al fine di darci un'ossatura, uno Statuto, come genere. A proposito di fecondazione assistita: che ce ne importa di chi vuole un figlio ad ogni costo? Senza un padre, e/o non vuole adottarlo? Non è questo un rigurgito del neanche troppo lontano concetto che una donna se, non ha figli suoi non vale niente? La "novità" sta forse nel fatto che se vuole può averlo anche senza un padre? Allora perché abbiamo voluto l'aborto? Non l'abbiamo voluto perché tirar su un figlio senza un padre o un padre inadeguato è troppo pesante per la nostra debole condizione economica e sociale? Dovevamo spendere quintali di carta per le donne ricche che si vogliono sbizzarrire? Dovevamo per forza dare l'impressione che le donne non sanno quello che vogliono (ora l'aborto ad ogni costo, ora un figlio ad ogni costo) e quindi non vale neanche la pena di starle a sentire? Dovevamo per forza far ridere anche i polli? Quale grande occasione storica persa! Ciascuna comunità, come prima cosa, si preoccupa di isolare ed espellere gli elementi vampiro dal proprio seno, per poter esistere, darsi un'immagine. A nessuna comunità di umani verrebbe in mente di chiamare "libera scelta" o "libertà individuale" ciò che nient'altro è che tradimento. Ma esiste una comunità delle

donne? Una coscienza della loro condizione sociale e storica? "L'autodeterminazione della donna" ha il sapore del "si salvi chi può", ci si scavi una nicchia da qualche parte, oppure, si vada avanti come pare e piace, a forza di gomitate.

8 Marzo Dal n° 2 del mensile: "il Fiorista", periodico della Federfiori. Federazione nazionale fioristi. A pag. 4-5. Lavori di Fabrizio Panone, aspirante insegnante Federfiori. Il "lavoro" consiste in un intreccio di fili di: ginestra, clematis e altro, che compongono, sapientemente lavorati, un corpo di donna nudo con braccia e gambe mozzate. Fiori al posto dei capelli. Descrizione: Senza timore di giudizi ne pregiudizi. "Senza timore di giudizi e pregiudizi" Cosa vuol dire? Senza Etica? Forse! Ma allora cosa rimane? Sempre quello! Un corpo nudo di donna. Un'offesa al valore e alla dignità della donna. E questo proprio nel giorno della sua "festa". "C'è chi vorrebbe abolirla perché si è perso il suo significato originario". Qual è stato questo significato? Quello della "parità di diritti con l'uomo"? Ora acquisiti? Quali sono questi diritti? I diritti non sono in un cesto il cui livello si ripristina automaticamente quando vengono fatti dei prelievi! Sono un groviglio ­ quasi come il groviglio di quel corpo di donna ­ di diritti e di doveri, distribuiti secondo le forze e le debolezze, che fanno simbolico. Perché l'otto Marzo la festa della donna? Perché l'otto Marzo di un anno di tanti anni fa sono morte un centinaio di donne rimaste intrappolate in una fabbrica incendiata. E una festa per le morte o per le vive? Generalmente c'è nel sentimento religioso una correlazione fra i morti e i vivi; si festeggia i morti martiri perché si suppone che nell'aldilà essi abbiano contatti con il sovrannaturale, con la divinità e si vuole richiamare la loro attenzione, per intercedere presso di essa in nostro favore. Oppure si festeggia la divinità stessa per lo stesso motivo. Nulla di tutto questo per le donne morte l'otto Marzo di tanti anni fa, per quali non si suppone contatti con qualche divinità. E allora è un pretesto per festeggiare le vive. Ma quando si festeggiano i vivi? In occasione di compleanni o altre ricorrenze, prevalentemente di bambini ( o donne, ma i bambini crescono, mentre le donne restano sempre donne, anzi trasmettono il loro ruolo alle generazioni future) per farli sentire importanti e tenerli buoni, con qualche regalino. I "diritti" (e i doveri) non c'entrano, essi sono stabiliti ap-pio-ri-sti-ca-men-te da altri, da chi fa il regalino, anche se non organizza la festa. Gli effetti si vedono: la donna torna ad essere corpo, semmai fosse stata qualcosa di diverso. E quando una donna è corpo essa è cosa, quando è cosa è ad usum di chi ha una presunta "anima", e una reale forza, di chi in virtù di questa forza si può permettere certe "debolezze"; di chi ha, questa volta sì, dei diritti: ma sul corpo martoriato della donna; mentre i "diritti" della donna sono quelli di mantenersi in vita, di mantenersi corpo, in una ripercussione che può durare all'infinito.

ANALISI SU FEMMINISMO E P.M.A.

la frittata è fatta riguardo alla PMA (procreazione medicalmente assistita), non abbiamo avuto la forza e la possibilità di fermarla, nonostante i convegni, i dibattiti, le manifestazioni. La cosa più grave di questa legge, a mio condiviso avviso, è la conclamata capacità giuridica dell'embrione, che vuol dire che il peggio deve ancora venire: la rimessa in discussione del diritto all'aborto. Lo sentiamo sulla schiena da molto tempo, questo ritorno indietro, ma non abbiamo saputo darcene una ragione, e una spiegazione. Ora siamo ad un bivio, e con noi tutto il movimento femminile e femminista, la situazione ci obbliga ad un esame di coscienza sul come si è potuto arrivare a questo stato di cose. Limitarci ad accusare chi ha votato la legge e chi non vi ha opposto resistenza, è come accusare i barbari della caduta dell'Impero Romano, mentre tutti/e noi sappiamo che l'Impero è imploso su se stesso e l'invasione barbarica ne è stata una conseguenza. Non servono le manifestazioni, anche le più riuscite, ma una riflessione universale del ruolo delle donne nel mondo, nessuna è libera da sé e per sé ( se questo avviene non fa testo perché si scollega dal tessuto sociale). Guardiamoci intorno, e soprattutto guardiamoci con gli occhi di chi ci sta guardando, osservando e studiando. Quale immagine stiamo dando di noi? Io lo dico subito! Mi impongo il coraggio di dirlo e di espormi: stiamo dando l'immagine di quattro (non gatte spelacchiate, un po' più su) bambine capricciose che non sanno quello che vogliono, da cui le donne "assennate" prendono le distanze, e da prendere a sculacciate. Non facciamo paura perché brancoliamo nel buio, non abbiamo colto il fulcro della nostra oppressione, e di conseguenza non abbiamo trovate la chiave per poterne uscire. Alcuni esempi concreti: 1) La PMA non meritava la spesa di una sola parola da parte del movimento, invece sono scorsi fiumi di inchiostro e sporcato montagne di carta. Al limite potevamo rispondere che chi, single o non, voleva a tutti i costi un figlio che poteva adottarne uno: che è eticamente inammissibile ricorrere a certe "diavolerie" per avere un figlio, quando milioni di bambini muoiono di fame e di abbandono. Non è la stessa cosa di averne uno proprio? Avremmo risposto che volerne per forza uno proprio può essere un rigurgito del passato prossimo, per cui una donna che non ha figli propri è indegna di vivere, una cultura che si basa su legami di sangue e non su legami affettivi, e avremmo chiuso la partita. Abbiamo invece acceso una miccia che non siamo state più in grado di controllare, che ci ha incendiato la casa. 2) La mancata coscienza che "l'autodeterminazione" della donne senza picchetti (vale a dire "la scelta" di prostitursi) ci avrebbe portato alla rovina, ci sarebbero state "donne" che avrebbero venduto la nostra pelle al nemico, avrebbero arrecato un danno al simbolico e all'immagine del femminile. Ci siamo giocate la pelle per dar per forza ragione alle pochissime (tantissime sono le costrette) che hanno "scelto" di vendere il loro corpo, ma con il loro corpo anche l'immagine del

femminile, poiché ogni donna rappresenta La donna. Questo non vuol dire essere "talebane". No! Chi lo pensa non è uscita da una logica maschile integralista, per entrare in quella della dignità e autorità del femminile: e tacciare tutto ciò che non è lassismo da integralismo, si fa il gioco dei talebani che ci aspettano al varco. 3) Il momento della legalizzazione dell'aborto è stato un grande momento di autocoscienza e di potere femminile, ma poi ( per quale diabolico e arcano motivo?) ci si è bloccate, e se non si va avanti si torna indietro, un andare avanti potrebbe essere stato sviscerare i motivi (a causa di chi?)per i quali una donna subisce la violenza e il trauma dell'aborto; non certo per il proprio piacere: nessuna donna prova "piacere" nella prospettiva o nel solo rischio di finire sotto i ferri, ma per il piacere cieco e sadico del suo partner sessuale, e qui avremmo dovuto affrontare il grosso dello scoglio, che invece per codardia e miopia abbiamo preferito aggirare ed ignorare. E siamo punto a capo, perché infilare la testa sotto la sabbia non cambia la realtà. Una realtà drammatica molto al di sopra delle nostre povere forze: quella del SERVIZIO SESSUALE che ogni donna deve all'uomo che è entrato nel sangue e nella mente di ogni donna (anche femminista!!!???) anche a pagamento, oltre che di ogni uomo. Ma non abbiamo scelta: o andiamo avanti in questa direzione sfidando ogni cosa o torniamo indietro, o nuotare o affogare. Il futuro è dentro di noi e fra di noi. 4) Nel futuro dentro di noi dobbiamo abolire chirurgicamente l'idea di prostituzione, perché essa rappresenta la sacralizzazione del denaro e la mercificazione della donna, crea disistima fra le donne e le divide; di più, crea e mantiene nell'immaginario maschile, per effetto del principio di generalizzazione, il concetto di donna merce/oggetto da usare con o senza denaro. Le conseguenze sono a dir poco catastrofiche. La virulenza della sessualità maschile trova una giustificazione nella cosiddetta "libera scelta" di prostituirsi. Un campanello d'allarme sono le ragazze nel mondo Occidentale che vogliono portare il velo. Una lettura non miope di questo fenomeno è che esse si sentono protette da questo simbolo religioso. Una protezione, noi tutte lo sappiamo, che si rivelerà una trappola perché rafforza il sistema di cose oppressivo per le donne. Quel simbolo religioso che le protegge da molestie, le condurrà ad un matrimonio forzato: una condanna a vita, molto simile ad una condanna a morte. Per il referendum abrogativo della PMA nulla da aggiungere se non il motivo della massiccia astensione del popolo italiano ad esprimersi sui quesiti referendari. Non è vero, secondo me, che non c'è stata informazione, e che l'appello all'astensionismo, peraltro arbitrario della chiesa cattolica, abbia influito più di tanto. Credo che la gente sia stata disgustata proprio dalla propaganda dei quesiti referendari. La donna, pur nella sua "autodeterminazione" torna ad essere "utero", quindi la svisceramento di ciò che è da "mettere" o "non mettere" "in utero". Non ho più parole!

CHI E' DIO?

E' passato un po' di tempo dall'ultima "invasione di cani", dalle notti insonni per l'abbaiare e le colture devastate. Da quando ho parlato con il Sindaco, questi deve aver preso dei provvedimenti e abbiamo avuto un po' di tregua. Ho un altro appezzamento di terreno, distaccato dalla casa, incolto. Vi vedevo ­ si rifugiava fra le fratte e i cespugli ­ una cagnetta di media grandezza, più piccola delle altre due nel frattempo sparite. La vedevo quasi sempre con le mammelle gonfie e penzolanti, segno che stava allattando; ma, complice la distanza, non dava fastidio, né essa né il suoi "corteggiatori". Finché un giorno capitarono sulla mia traiettoria visiva, in lontananza, fra un gruppo di vegetazione e un altro, la cagnetta seguita da un branco di sette/otto cani di diversa taglia: tre grossi, altri medi e piccoli. Iniziano montarla i tre grossi a turno più di una volta ciascuno; i medi e piccoli abbaiano di un baù baù fitto fitto, di protesta; i grandi di bau bau più tranquillo, di scocciatura. Uno dei più piccoli si fa sotto le ganasce di uno grosso, abbaiando furiosamente e mostrando la dentatura e dimostrando un notevole coraggio, il quale si fa da parte più perché è sazio che per fargli un favore. Quasi non mi accorgo di restare un religiosa, raccapricciante osservazione, uno dei cani grossi si accorge di me, ma si gira come se non mi avesse visto e non esistessi. Ad un certo punto la cagnetta crolla a terra e uno dei cani grossi che si apprestava di nuovo a montarla cerca inutilmente di farla rialzare. Il gruppo si sposta e la vegetazione copre ai miei occhi lo scenario. Si sanno queste cose? Posso assicurare che un conto è saperle ed uno vederle! C'è solidarietà di branco fra maschi, cani e non? Non so le "regole" che vigono all'interno del branco, so però che il cane del mio vicino, di taglia medio-piccola, ha cercato di unirsi al "banchetto" ed è stato letteralmente sbranato, tornato con le carni a brandelli, a avuto una morte atroce. Forse il branco è soggetto ad un "numero chiuso", o forse ci sono delle modalità di ingaggio. Certo è che il cane del mio vicino, abituato alle scatolette, deve aver dimenticato qualcosa. La scena mi ha sconvolta, e mi ha fatto pensare all'uomo, al nostro milione di anni di evoluzione e "civiltà!" Penso che ancora oggi succede, normalmente (?) qualcosa di simile con le prostitute, solo che loro percepiscono paga e sono in grado di assumere anticoncezionali. Ma è questo che fa la differenza fra l'uomo e l'animale? No! Infatti l'uomo è ancora un animale! Penso a Dio! A chi è Dio! Dove sta Dio! Cosa fa Dio! Cosa dice lo sappiamo ma non lo comprendiamo appieno, perché parla attraverso le parole sconnesse dei profeti, delle mistiche, delle visionarie; attraverso le parole complicate e fumose degli studiosi.

Una cosa è certa: Dio non era in quel branco, non c'è mai stato, non lo ha creato, non lo ha ideato, non è mai stato sulla terra, non l'ha mai creata. E' uno sprazzo di cielo della nostra mente; è la ribellione della nostra mente. Il cielo della nostra mente ha creato Dio. Una donna violentata ha creato Dio! Ha visto Dio in un uomo che rinuncia alla violenza pur sapendo che può anche non rinunciarvi, per qualcosa. Per che cosa? Può rinunciarvi perché la donna vergine e bella è oggetto di scambio fruttuoso con un altro uomo; perché è conveniente che produca anziché riproduca; perché gli ispira un sentimento di pietà e comunque un sentimento altro e oltre quello dell'istinto carnale, e quest'uomo è Dio, la donna lo vede come Dio. Fin dai primordi della civiltà si praticava, e si pratica, la magia, che consiste dell'attribuire ad alcune persone fisiche, in carne ed ossa come noi comuni mortali, di predire il futuro, il nostro destino. Con il tempo i fenomeni naturali vengono personificati e si ha il dio del mare, del vento, il dio cielo, il dio sole, la dea terra, ecc..; a cui offrire sacrificio per essere nelle loro grazie. Naturalmente le disgrazie e le delizie terrene erano legate a queste grazie, ed anche la buona sorte di principi, condottieri e capi di Stato. Meglio ancora se c'è uno stretto legame di parentela con la divinità, come in Egitto, dove il faraone è il figlio del sole, non poteva governare se non in quanto tale, come se da questo legame dipendesse il buon governo. Fino a questo punto si celebra la natura, nulla di più. Al limite si cerca di controllarla a nostro favore tramite sacrifici ai suoi diretti rappresentanti. Questo perché si ha la percezione della dipendenza totale dai fenomeni naturali. Ma quale altra percezione della natura, oltre al dato di fatto che si dipende da essa? Sfugge all'uomo primitivo e del periodo classico che la legge della natura è la legge del più forte? Avrà osservato l'uomo primitivo, o il più riflessivo di essi, il comportamento delle diverse specie di viventi? L'edera, che si attacca ovunque, con le sue ventose succhia la linfa della "preda" fino a disseccarla e ricoprirla completamente; il bambù, o la normalissima gramigna, le cui radici poderose in orizzontale e verticale crescendo velocemente formano una rete nel terreno da non lasciare scampo a nessun altro vegetale; il rovo, i cui tralci spinosi si allungano sopra qualsiasi albero , ricadono in terra e riformando radici danno luogo ad un groviglio inestricabile che soffocano qualsiasi altra specie. Nella norma vi è spietata competitività per acqua e luce. Una volta che la specie "superiore" ha occupato tutto il campo entra in competizione con se stessa, foglie e tralci si seccano per insufficienza di acqua e luce, viene a formarsi uno strato di sostanza organica morta e disidratata, a rischio incendio. Sarà un incendio, o una fresatura, o un'altra specie che la sovrasta, a bonificare il terreno. La natura, oltre che essere meravigliosa e orribile, è anche cieca. Non parliamo di esseri viventi "animati" tutti sappiamo che succede fra gli animali. Una specie è fatta per cibarsi di un'altra specie, l'altra specie non ha scampo, è scritto nel DNA chi deve prevalere e chi soccombere, chi deve mangiare e chi mangiato. A

meno che non intervenga una falce, una zappa, un decreto, tutti mezzi che contrastano il DNA del prevaricante. Ma per quanto tempo? E' solo un'interruzione! E "la natura" proseguirà il suo corso. L'uomo primitivo celebra la natura perché sa che essa lo ha favorito con "il giusto" DNA? Che domina e riempie il mondo? Non possiamo pensare ne pretendere questa lungimiranza degli uomini primitivi che non ha...(!) l'uomo contemporaneo, il quale manifesta il suo amore per la natura tramite l'ammirazione e il godimento del "verde", e con le coccole e il nutrimento di alcuni animali con "il macinato" di altri animali. L'uomo contemporaneo celebra la natura perché gli da il DNA giusto per riempire la terra? Ma non la consapevolezza che questo stesso DNA dominante si ritorce contro l'uomo facendolo riprodurre in quantità tale da impoverire la terra e asfissiare nella sua stessa anidride carbonica. Nell'evoluzione della religione, il passo successivo a quello dell'osservazione e ossequi dei fenomeni naturali è stato ­ a mio avviso ­ un grosso passo avanti, l'uomo rivolge la sua attenzione a se stesso, interiorizza gli istinti, nasce il sentimento, l'ascetismo; l'asceta doveva essere per forza un principe, o figlio di ricchi, perché con l'ascetismo non si viveva abbastanza da elaborare un pensiero. Dall'interiorizzazione nascono filosofie di vita come il buddismo e l'induismo; oppure , dal rigore che questa comporta, il monoteismo, un solo Dio ma rigoroso, che si identifica con il padre celeste. Spietato e crudele con i trasgressori ma anche: "Che si prende cura dei figli come fosse una madre!". Il monoteismo ha come effetto una maggiore coesione all'interno di un popolo, quindi meno guerre civili, fra tribù, ma fra popoli che occupano un territorio sempre più vasto fino ad arrivare ad i nostri due blocchi: islam e cristianesimo. Il monoteismo non ha risolto alcuno dei mali che affliggono l'umanità! Cerchiamo di capire perché, prima di licenziarlo e di cantare: "Dio è morto!" dal titolo di una famosa canzone degli anni settanta: senza saper di cosa ci stiamo liberando o di cosa ci stiamo privando. Dio in psicanalisi è il "super-io" antagonista "dell'io". L'io è la realizzazione di sé attraverso il dominio e il piacere anche sessuale, a svantaggio della comunità; il super-io è l'inibizione di questo piacere a vantaggio della comunità, in questo senso Dio è un collante sociale, e svolge questa importante funzione per la convivenza civile. Ma la comunità ha perso di vista gli individui, le sue cellule, la loro dignità, reprimendo gli istinti, non risolvendoli. Per questo l'equilibrio è precario, le ribellioni dell'io costanti. Nell'incontro di Mosé con Dio sul monte Sinai, A domanda di Mosé Egli risponde: "Io sono colui che sono!" Come se si volesse nascondere. Infatti il tretragramma YHWH è impronunziabile. Come se fosse protetto dietro la barriera del mistero, dentro una nube o dietro un roveto ardente. E la paura e il terrore degli Israeliti ai piedi della montagna,

dipendesse dal non sapere chi egli fosse. Chi vede o ode il Signore all'infuori di Mosé: muore. (Deu. 5,26) e l'osservanza dei dieci comandamenti coniati dal dito di Dio sulla roccia, dipendesse da questa paura. Dallo studio dei dieci comandamenti, indipendentemente dalla loro osservanza, possiamo capire cosa c'era prima, la realtà che essi, nelle intenzioni del legislatore divino, andava a modificare 1 ­ Non avrai altro Dio fuori che me! (Passaggio dal politeismo al monoteismo). 2 ­ Non nominare il nome di Dio invano! (Non bestemmiare, non ingiuriare e recar disonore al nome di Dio quindi alla sua immagine). 3 ­ Ricordati di santificare le feste! (Giorni dedicati a riti religiosi e all'apprendimento delle norme e regole fondamentali di rito sotto forma di volontà di Dio e osservanza delle sue leggi). 4 ­ Onora il padre e la madre! (Prima i genitori venivano bistrattati e depauperati delle loro risorse e di quelle degli stessi figli, in futuro). 5 ­ Non uccidere! (Può essere assimilato al non rubare per la medesima finalità, si uccide tendenzialmente per appropriarsi del bene , o beni della vittima). 6 ­ Non commettere adulterio! (Su questo comandamento c'è stato e c'è un colossale equivoco impossibile non voluto, per adulterio è lasciato intendere qualsiasi atto impuro con qualsiasi donna all'infuori della propria moglie, ma in realtà adulterio significa solo atti impuri con una donna sposata ad un altro, la differenza è la doppia morale tra l'uomo e la donna). 7 ­ Non rubare! (Prima si rubava con facilità anche ciò che altri guadagnavano con sudore). 8 ­ Non dir falsa testimonianza! (Generalmente questa avveniva dietro denaro e venivano condannati degli innocenti). 9 ­ Non desiderare la donna d'altri! 10 ­ Non desiderare la roba d'altri! Gli ultimi due non sono semplicemente doppioni del sesto e settimo, ricalca le stesse tesi ma accentuandole, non solo non si deve fornicare e rubare ma neppure pensare di farlo (Deu. 5,11). E' un Dio di un certo rigore YHWH, ma proprio per questo in pericolo, per tenere sotto controllo la riottosità delle masse occorre il mistero, lo spavento e l'eliminazione fisica degli idolatri (Es. 32,26) E' un Dio sanguinario nel suo rigore ma non è difficile immaginare, dati i comandamenti, cosa c'era prima. E' un Dio Padre, come si evince dal quarto comandamento e dalla possibile lapidazione del "figlio incorreggibile" (Deu. 21,18). Anche un padre poteva essere prodigo e bevitore, ma non veniva lapidato. Il padre rappresentava la base sociale ed economica, con il pericolo di scollamento sempre in agguato. C'è una nota strana durante la prima salita di Mosé sul monte Sinai, che forse ci aiuterà veramente a capire chi è Dio. Il popolo ha termini precisi alla base del monte: "Chi toccherà la base del monte sarà fatto morire" (Es. 19,12).

Il terzo giorno della salita di Mosè al monte avverrà la discesa di Dio sullo stesso, ed egli raccomanda al popolo: "State pronti per il terzo giorno, non vi accostate a donna!" ovviamente rivolgendosi a uomini. Ma i settanta anziani d'Israele, sui quali cala lo Spirito Santo del Signore (Num. 11,24) la classe sacerdotale e Mosè salirono al monte,...."ed essi videro Iddio, e mangiarono e bevvero" (Es. 24,11). Ora, considerando che "gli anziani" perdono un po' di pelo e un po' di vizio (la loro "saggezza" viene loro da questo) anche se, " l'arte di peccare ha abbandonato loro e non loro l'arte di peccare". Una spiegazione e ricostruzione potrebbe essere che Dio è lo strumento di repressione o sublimazione della dirompente sessualità dei più giovani, in mano agli anziani ("saggi") ai profeti e alla classe sacerdotale, loro sapevano chi era Dio e su di loro la mano di Dio "non si avventava". Un'altra prova inconfutabile è la circoncisione, una pseudo castrazione, emblema dell'alleanza fra Dio e Israele. "Il mio patto nella vostra carne" (Gen.16, 13). Questa è l'essenza dello Spirito di Dio. Sono stati scritti e predicati, nei diversi luoghi e periodi, miliardi di libri per spiegare l'essenza intima di Dio, ne ho letti molti. Nessuno ha saziato la mia sete di sapere. Tanta, tutta letteratura, posso dire di aver gustato della buona letteratura, restando digiuna dell'essenza di Dio. L'essenza di Dio non avuto e non ha, vita facile, per molto tempo ancora "il divino" o "la divina" (il divino è anche il diavolo) è il piacere sessuale, il contrario di ciò che si è voluto e per cui ci si è battuti; le due essenze si sovrappongono e attorcigliano in un incomprensibile groviglio. Dio da sempre ha trovato rifugio dietro il mistero (ma anche il diavolo), per non farsi riconoscere e subire rappresaglie; e l'umanità per secoli e millenni è dilaniata fra il bene e il male, il piacere e la sofferenza, le tenebre e la presunta luce, incapacità di distinguere le une dalle altre. Lo stesso "diavolo" alcune volte è detto "lucifero", cioè portatore di luce....là dove non ne deve portare. Lo stesso Dio è dilaniato fra Onnipotenza e Bontà, un Dio buono e onnipotente non spiega né spiegherà mai la sofferenza e la morte degli innocenti. Anche S. Agostino non da speranza all'umanità, la sofferenza dei bambini sancisce l'impotenza di Dio e la vittoria del male dalla "caduta" di Adamo. Dopo la "caduta" ­ ma noi sappiamo, dopo, le forme più rudimentali di vita ­ il male, "il peccato", l'istinto sessuale, è nel DNA del maschio, si trasmette con la nascita come una malattia ereditaria, ed con ogni individuo si deve ricominciare punto a capo a rieducare, a spiegare con infinita pazienza perché l'intelletto corre meno veloce del "sangue". Lo stesso mito della "caduta" è un groviglio inspiegabile che certo non serve ad educare e a capire.

Il capitolo 3 della Genesi è stato ed è un rompicapo per tutti, non meno che per me, vedrò di cimentarmi nel labirinto. Poniamo due domande, due punti fermi, a cui cercheremo di dare una risposta man mano che il discorso andrà avanti. La prima: perché il serpente tenta Eva e non l'uomo? Non per "la debolezza della donna" ­ versione più accreditata ­ Adamo ha dimostrato di essere altrettanto debole. La seconda: che cosa significa, che cosa è "la conoscenza del bene e del male" e "l'albero della vita" di cui Dio è tanto geloso"? E' una conoscenza carnale ­ il biblico "conoscere" ­ o di tipo intellettuale? Intanto il serpente, peraltro creato da Dio, sarà stato furbo ma non bugiardo, semmai è Dio che non ha detto il vero (probabilmente per spaventare l'uomo come si spaventano i ragazzini per tenerli buoni), ha detto ad Adamo che se mangiava di quel frutto certamente sarebbe morto (Gen. 2,17) Se si tratta di conoscenza carnale, allora il serpente rappresenta l'organo sessuale maschile ed è normale che si rivolga alla donna, ma contro questa tesi c'è: 1 ­ Il fatto che la Bibbia dice che Adamo "conobbe" Eva sua moglie (Gen. 4,1) dopo la cacciata dal paradiso terrestre. 2 ­ Adamo ed Eva non appena si avvidero di essere nudi si coprirono come poterono anche con foglie di fico urticanti, che non mi sembra un atteggiamento da "concupiscenza". 3 ­ Con questa conoscenza l'uomo è divenuto come Dio, la Bibbia è molto chiara (Gen.3,22) "Ecco l'uomo è divenuto come uno di noi avendo la conoscenza del bene e del male" Il serpente aveva ragione, l'uomo è diventato come Dio avendo acquisito questo tipo di conoscenza (???!!!) ho un brivido. Allora Dio è come l'uomo che ha conosciuto la carne e non voleva la si conoscesse. Insomma Dio sarebbe alla stregua di un padre despota terreno che tiene per se i privilegi della carne proibendoli alla sua creatura. Ora il Signore si preoccupa che la sua creatura non arrivi all'albero della vita e vivi in eterno; caccia Adamo dell'Eden e vi pone a guardia due cherubini con spade fiammeggianti per impedirne l'acceso (Gen. 3,24). Il significato dell'albero della vita in questa tesi potrebbe essere quella immortalità del sangue tipica degli ebrei, che viene tramandata ai figli e si è immortali attraverso di loro, appunto dopo la conoscenza carnale. Se è una conoscenza di tipo intellettuale, di cui sono convinta, Allora "il serpente" si rivolge alla donne perché è lei la più sensibile alla sapienza e conoscenza, (o perché si è voluto attribuire a lei le responsabilità della caduta) e "il serpente" sarebbe l'intelletto. Questa tesi prevede un ribaltamento dei ruoli Dio-diavolo; "il diavolo" è quello che vorrebbe far uscire, e ne ha pagato il prezzo, i suoi cugini dall'oblio. Tramite la conoscenza intellettuale. Dio è colui che vuole tenere le sue creature in eterno in quest'oblio, per sete di potere, perché con l'ignoranza è più facile sottomettere. "Le spine e i triboli", "la terra maledetta" non è conseguenza dell'intelletto ma della condanna per averlo acquisito.

Conseguenza dell'intelletto sarebbe stata "la vita eterna" (in senso lato di alto pensiero) dell'albero della vita per cui Dio ha avuto cura di sbarrarne l'accesso. La discussione è aperta ed è bene far chiarezza sul terreno in cui poggiamo i piedi da tremila anni, sulla "conoscenza" di chi ci ha istruito e parlato di Dio, Una terza ipotesi potrebbe essere che si è voluto costruire, con ingredienti a caso un calderone allo scopo di far ritenere la donna responsabile della "caduta" nell'ambito di un disprezzo del femminile a fronte di un certo rigore sessuale. Responsabile della caduta dell'uomo perché le ha dato retta; in questo caso la "calunnia" primordiale e ancestrale causa effetto della condanna è: "Moltiplicherò assai le tue pene e le doglie della tua gravidanza; avrai figli nel dolore, tuttavia ti sentirai attratta verso tuo marito, ed egli dominerà su di te (Gen. 3,16) concetto che puntuale è presente ai giorni nostri per giustificare il dolore e l'umiliazione delle donne. "Le è piaciuto! Ha assaporato il dolce, ora assapori l'amaro!" In realtà le donne all'appressarsi del riposo si sentono terrorizzate dal marito (si possono pagare infinite donne per affermare il contrario) perché una gravidanza è una scommessa con la morte, sua e dei figli già nati, che non si riesce ad accudire e sfamare. E' possibile che una donna sia attratta dal marito, anzi auspicabile, o che un marito si sia rovinato per aver dato retta alla moglie, ma assurgere a simbolo fatti sporadici del genere è stata ed è la devastazione dell'umanità. Vedo anche un ribaltamento del ruolo uomo Dio anche nel sacrificio di Gesù per i nostri peccati; "nell'offerta" da parte di Dio del suo figlio diletto e unigenito. E' un rompicapo anche riuscire a capire perché Dio ha dovuto sacrificare il figlio per "salvare" l'umanità. Qualcuno ha pregato: "Spiegatemi perché? Il segreto sta nel Dio fatto uomo, carne, non nel senso di nato da donna ma di perdita di carisma, di potere. Dio deve essere passato per una brutta strettoia, se ha dovuto cedere agli uomini il suo unico figlio, deve essere stato Lui "il peccatore" o la comunità che Lo rappresenta: la classe sacerdotale. Gli antichi ebrei, ma non solo loro, offrivano al Signore il primogenito maschio, sia proprio che del proprio bestiame; e (Levitico) in sacrificio per i peccati sia propri che della comunità: capretti, tori e giovenchi maschi senza difetti. Dio diventa uomo, e un po' l'uomo, liberato dal fardello del peccato, diventa dio. Ma sovente proprio perché liberato dal peccato ci si ridispone per il peccato. Il sangue dei giovenchi come quello di Gesù riscatta dal peccato, ma nel secondo caso l'offerente cioè ("il peccatore") è Dio, o il suo ministro o sacerdote che passa al di qua dell'altare. Per concludere, "il diavolo" l'istinto sessuale maschile, estende i suoi mille e uno tentacoli fin dentro la religione più rigorosa, può travestirsi da Dio, può essere "il lupo con la pelle di pecora", confondere le coscienze e gli intelletti più illuminati, essendo ben nascondo nel profondo del cuore di un uomo, al momento opportuno può compiere la sua azione devastatrice. Ed all'inganno la beffa, le divinità femminili tardive, quelle del definitivo degrado del politeismo, Venere, Afrodite, per capirsi, o la loro simbologia che ancora ci

governa: sono lo strumento della soddisfazione della sessualità maschile, ma non solo loro. Il Dio ebraico, possiamo definirlo dio della famiglia, del rigore all'interno della famiglia che è sacra. Ora, la famiglia unita produce risorse, perché tutti/e lavorano a tempo pieno sotto la direzione del padre, senza "diritti", ma solo doveri. Una volta accumulata una certa quantità di risorse per "grazia" del dio ebraico: ecco che interviene Venere o chi per lei, che brucia risorse a piene mani. Sì perché Venere non si accosta alle baracche pulciose, là c'è la moglie distrutta dalle fatiche e dalle gravidanze. Venere, espressione della sessualità maschile "gioiosa" si accosta dove ci sono vesti e profumi, da mangiare e da bere, musica e giochi. E non è azzardato dire che Venere brucia le risorse prodotte da YHWH e quindi lo lascia vivere come il parassita lascia vivere l'ospite, da cui dipende, per non morire insieme a lui. Oggi il mondo è ad un bivio. La profezia "crescete e moltiplicatevi" ha raggiunto il suo culmine, la terra sovrappopolata, impoverita e inquinata riserva un incerto futuro ai suoi miliardi di figli, la sopravvivenza dell'umanità è soggetta ad un cambiamento strutturale della cuore dell'uomo e quando si parla di uomo si parla soprattutto della sua sessualità. Una sessualità legittima maschile è quella che incontra il desiderio, (non consenso) femminile, perché dietro il desiderio femminile non ci sono guerre, fame, umiliazioni e mercificazioni. Ma il grosso rischio di cui tenere conto è che esso ci deve essere per forza per adeguarlo a quello maschile, quindi che sia finto, fantasma da evocare, e secondo un vecchio copione: profezia. Dietro il desiderio, finto, femminile, ci sono sempre guerre, fame umiliazioni. Il futuro del mondo passa attraverso la dignità. Non la "divinità" femminile.

CHI E' IL DIAVOLO? Nell'esegési antica: "diavolo" sta a significare colui che si dissocia, dia-volo, si distacca. E' facile immaginare da cosa, da un ordine costituito, da regole precostituite; è facile anche immaginare la estrema gravità del fatto, in un momento in cui l'ordine costituito è precario e instabile, e si rischia di precipitare nel caos, da quale risalire è molto difficile. Come si sa l'ordine costituito comporta delle regole: un "dare" in relazione ad un "avere" e viceversa; e a contrastare l'azione della "legge del più forte", che vuole la parte del leone senza dare nulla o poco in cambio. I beni oggetto di scambio sono generalmente il cibo e il sesso (salvo riparo e indumenti nelle zone fredde) cibo in cambio di sesso, ma il forte tende perennemente a scavalcare le regole e prendersi sia il cibo che il sesso, naturalmente con conseguenze devastanti per la comunità, anche perché conseguenza del sesso sono la prole, quindi altre bocche da sfamare, in un contesto in cui la fame è il pane quotidiano; prole già nata orfana di padre e a carico della disgraziata madre. Il diavolo, dunque, come insegnano tutti i vocabolari, "è lo spirito del male", dove per male sta la sofferenza, fame, malattie, morte. Ma nessun vocabolario, nessun esegeta, erudito, prelato, "professore", ci spiega che cosa è lo spirito del male, quale la sua origine concreta e come esplica la sua azione malefica, tuttora ammantata nel più assoluto mistero, come se fosse lo stesso "diavolo" a proteggersi dalla "luce" (della ragione) per poter agire indisturbato per l'eternità. Proverò a gettare uno sprazzo di luce sullo "spirito del male", a svelare "il mistero" della sofferenza dell'umanità, strappare quel velo nero dietro al quale "il diavolo" si dematerializza e si nasconde. Il diavolo è la sessualità maschile fuori dalla regola. Ci tengo a precisare sessualità maschile e non semplicemente sessualità, perché è rendere (e sarebbe ora) giustizia al mondo, distinguere sessualità maschile da quella femminile, quest'ultima porta con sé la regola ferrea del peso schiacciante della specie. Quella maschile è piacere, nocciolo duro che il maschio si porta dietro dal regno animale e che non riesce ancora a mettere sotto controllo; quella femminile è dolore e ovunque nel mondo in ogni tempo e luogo, la segregazione del femminile ci da la misura della virulenza della sessualità maschile, segregazione che inizia sempre con il menarca, cioè con la possibilità di rimanere incinta. Una breve rassegna storica sulle credenze del diavolo. Nella religione pagana il diavolo non esisteva , nella miriade di dei più o meno frivoli, prepotenti e capricciosi, perché presso l'antichità pagana non esisteva la percezione della sofferenza, o meglio nelle classi e sesso dominanti che la

infliggevano. Non c'era dialogo, possibilità di contraddittorio fra soggetto e oggetto di desiderio, fra uomo-ricco-potente e donna-povera-schiava/o. Nessuno si scandalizzava per i neonati abbandonati i quali non facevano notizia, però facevano la fortuna di chi li raccoglieva per allevarli e venderli come schiavi/e. Il solo limite per l'uomo ricco e potente è per le donne proprietà di un altro uomo ricco e potente, che solo i temerari potevano varcare. Gli dei pagani ne sono un esempio: Urano, figlio di Gea, "tuffava" ingelosito, nella terra (seppelliva???) i figli avuti da Gea (sua madre???) man mano che nascevano, uno dei quali Cronos: castrò suo padre, lo scaccia dal trono di reggitore del mondo e prende il suo posto (G.M. Edoardo. Mitologia greca e romana). Cronos generò, dalle nozze con Rea, figlie e figli, ma pensò che un giorno avrebbe potuto toccagli la sorte di cui si era reso colpevole e prese a mangiare i figli che nascevano da Rea. Giove, il più piccolo fu salvato "per il rotto della cuffia" dall'astuzia della madre. Giunone, dea della fedeltà coniugale e moglie di Giove, il quale ha avuto "una carovana" di figli e figlie ciascuno/a con una donna (malcapitata)diversa, le quali attiravano su di se l'ira di Giunone, che si guardava bene di scaricare sul marito. Presso gli Ebrei. Il primo popolo monoteista, il diavolo neanche esisteva, però molto rigore per ciò che riguardava la famiglia (per i pagani la famiglia era prerogativa dei ricchi) il padre aveva il dovere religioso di scegliere la moglie adatta per il figlio giovanissimo, e su tutti incombe come una spada il comandamento : "Non desiderare la donna d'altri", e viene convogliato lo sfogo bestiale verso "la propria" moglie. I figli, ovviamente maschi, considerati una benedizione di Dio perché erano energia per il lavoro e la guerra. La donna è segnata in partenza dal simbolismo della "caduta" dell'umanità che avviene perché essa cede alle lusinghe del "serpente", chiaramente attributo sessuale maschile, estraneo alla famiglia e distinto da Adamo (lo ritengo molto giusto, fra le tante ingiuste, distinguere l'uomo dalla sessualità maschile, dal virus "serpente", nell'ambito di un'opera di salvezza dell'uomo bisogna isolare il virus per combatterlo). La "caduta" di Eva e dell'umanità intera, di cui essa è ritenuta responsabile, equivale alla caduta potenziale di qualsiasi donna che trascina con sé tutta la sua famiglia. Ma nonostante gli Ebrei ammettessero la poligamia era molto diffusa la prostituzione come ulteriore "sfogo". E nonostante questo il sistemo socio religioso rimase pericolosamente in bilico per fascino ("diabolico") suscitato dai popoli vicini, i cui dei erano senz'altro più permissivi. Soltanto dopo la cattività babilonese si adombra lo spirito del male, in prospettiva della disgregazione del popolo d'Israele, dei matrimoni con donne straniere. Con Esdra, personaggio chiave della ricostituzione d'Israele, che si straccia le vesti, la barba e i capelli, (Esdra 10,3) le donne straniere e i loro figli furono (?) mandate via. Con il cristianesimo il diavolo prende forza, diventa la personificazione del male e con la castità e verginità(anche per gli uomini) in primo luogo, è "il nemico" da combattere con l'aiuto di Dio, senza del quale si è impotenti di fronte ad esso.

Il cristianesimo, nonostante tutte le sue pecche e difetti, è stato un passo avanti dell'umanità rispetto alle religioni precedenti, poiché con la castità, non dovendosi occupare di figli propri (celibato e nubilato)e con le notevoli energie risparmiate, ci si poteva occupare dell'infanzia abbandonata ed elaborare idee di uguaglianza, un più alto pensiero; non che nella civiltà classica non ci sia stata manifestazione di pensiero sublime, ma esso è stato scarsamente applicato alle masse. Nondimeno il cristianesimo non è riuscito ad eliminare alcuno dei mali che affligge da sempre l'umanità. Perché? Forse perché Dio è sempre uomo? Secondo me la pietra d'inciampo è stata la castità maschile che per forza di cose, per facilitare se stessa, abbia dovuto caricare di disprezzo la donna, respingerla nell'ombra e vederla come "un essere immondo". E senza l'apporto femminile l'uomo non fa mai un passo avanti. Paradossalmente, il meccanismo diabolico da alla donna bella, e disponibile, quindi soddisfazione per il diavolo, più disponibilità e potere (con dispendio di risorse e svilimento di immagine) di altre meno belle e più virtuose. Ecco, l'umanità è stretta in questa tenaglia. Una sola eccezione: quella dei Catari (XII-XIV sec. sud della Francia) non propriamente cristiani quindi non propriamente eretici. La loro dottrina era un crogiolo di culture nordiche e cristiane gnostiche, facenti capo al Santo Graal, vaso che raccolse il sangue di Cristo sulla croce o piatto usato nell'ultima cena. Sorvoliamo sull'improbabile prova segreta della discendenza di "sangue reale" dei re Merovingi, da Davide, tramite Gesù e Giuseppe D'Arimatea, e sulla dottrina dualista dei Catari (Jean Markale. L'Enigma dei Catari. Sperling). Mettiamo in evidenza una cosa più unica che rara: le donne predicavano e insegnavano mentre gli uomini, "i perfetti", Catari vuol dire "puri" si astenevano da qualsiasi rapporto sessuale. Si sente l'influsso dei Catari nelle vicende del Santo Graal e dei cavalieri della tavola rotonda, filtrati dal cattolicesimo: cavalieri vergini e casti, e "donzelle" con poteri e virtù straordinari. Forse è per questo motivo che sono stati annientati, rasi al suolo, bruciati come eretici senza sconti e pietà tanto da sparire completamente. Davano cattivo esempio? Non è da escludere che il comportamento dei Catari sia stato simile a quello dei proto cristiani dei primissimi secoli d. C. Castità maschile: sola cosa che può dare ossigeno e dignità alle donne ed un certo potere e libertà alle medesime. Se S. Paolo sente la necessità di dire: "le donne non parlino nelle assemblee", evidentemente qualche motivo c'era, il fenomeno esisteva. Ed evidentemente la scelta di ricacciare le donne nelle case ad "essere istruite dai loro mariti", fu fatta in conformità di un rapido proselitismo fra le masse, non preparate all'idea di donne ai vertici del potere religioso e non. I Catari furono trucidati perché facevano eccessivo proselitismo rispetto ad altri eretici? In ogni caso la formula errata ha reso difficile la stessa vita della chiesa: il celibato dei preti è stata una battaglia protrattasi fino ai primi secoli del nostro millennio e il loro concubinaggio è nostra memoria, il fenomeno dei preti pedofili ne scuote le

fondamenta. E' come se il "serpente" riuscisse ad infiltrarsi nei meandri della nostra mente e delle nostre più ferree istituzioni. La "natura" cui ci si riferisce quando si parla di sessualità maschile, ha posto in questa la carta vincente: il piacere fisico, convincente aprioristicamente, per il quale il maschio quando vede una donna, e se non la vede la va a cercare, l'istinto è di saltarle addosso; a cui dobbiamo la vita beninteso, ma quale qualità della vita? Presso i mussulmani il volto e il corpo coperto della donna serve a proteggere l'uomo dal diavolo che ha in corpo. Occorre un grande lavoro intellettuale su ciascun individuo per convincerlo a non farlo, al rispetto per la donna, ed ogni volta la sconfitta e la beffa è probabilissima. Il metodo della "libertà" può essere fallace quanto quello della "repressione". Nel medioevo la caccia alle streghe, donne accusate di essere in combutta con il diavolo, si scatena nel XIV-XVI sec., paradossalmente proprio quando la scoperta di antichi classici e conseguentemente la diffusione di cultura umanistica sembrava aver allentato il rigore dell'alto medioevo. Nel XIV sec, successivamente alla grande peste, aumenta considerevolmente il fenomeno della prostituzione e subito dopo si intensificano i processi e i roghi alle streghe da parte di tutte le religioni, ancor di più con la riforma protestante, quando l'ordine costituito sembrava vacillare e "il diavolo" approfittare come uno "sciacallo" nell'ambito di un terremoto. Vorrei che questo facesse riflettere i fautori della "libertà"! Neanche il "secolo dei lumi", il XVIII, l'avvento della ragione sull'oscurantismo religioso, ha cambiato granché. Anzi! "il serpente" ha approfittato degli attacchi alla "morale" corrente da parte degli illuministi, così some era già avvenuto per il rinascimento (chi non ricorda il passato e destinato a riviverlo: Santayana). L'Ottocento come il Quattrocento è teatro di un aumento della prostituzione, anche se nell'Ottocento la luce della ragione ha fugato i fantasmi della stregoneria, e nella seconda metà del secolo una relativa pace in Europa, ma dovuto ad un assestamento di tipo politico. La prostituzione aumenta quando ci sono risorse da spendere; quando gli uomini si vogliono sbizzarrire al di fuori "della solita minestra", e le donne (belle) ritengono che è meglio prostituirsi che sfiancarsi dalla fatica e soffrire la fame, ma pur sempre quando ci sono risorse da spendere. Quando c'è ricchezza è pure possibile una pseudo emancipazione femminile, da qui le vedute miopi che identificano le due cose come se fossero l'una la conseguenza del'altra, mentre sono entrambe la conseguenza del dio denaro, e finiti i soldi finisce anche la pseudo emancipazione. I soldi finiscono presto perché la cosiddetta "donna fatale" spende molto di più di una madre che alleva figli. Inoltre viene minata "la culla della società" che è la famiglia, si deresponsabilizza l'uomo e l'infanzia abbandonata invece di diminuire aumenta. Nel Novecento infuria di nuovo la guerra, due grandi guerre mondiali non più di opposte fazioni, se nelle precedenti guerre i morti furono nell'ordine delle decine di

migliaia, in queste furono nell'ordine delle decine di milioni, nonché la grande epidemia della "spagnola". Le guerre si sa riconfermano i ruoli mentre la prosperità economica li scompongono, tutto qui! Non è cambiato il sentimento, a monte delle necessità materiali, che muove l'azione umana. E ora sul mondo troppo popolato, affamato e inquinato, per le risorse della terra, incombe la minaccia della guerra nucleare. Il movente della guerra nucleare e lo stesso di quella con la clava: il cibo e "le belle donne", o la vendetta per non volerle o poterle avere, e qualcuno già dice che dopo la guerra con le bombe atomiche torneranno le guerre con la clava. La società civile non si occupa di problemi di coscienza e le religioni che lo dovrebbero fare si limitano a dare la benedizione al diavolo nel "Santo" matrimonio, obbligando la povera moglie a sopportarne le angherie, caduta nell'esca-zuccherino di una elevazione di status. Ma a tutt'oggi sembra che solo le religioni ci possano salvare, nonostante i preti pedofili, dallo sbandamento e dal caos. La laicità debole e povera di argomenti, rimastica l'equivoca parola "libertà", e ha ancora bisogno di essere affiancata dalla religione per tener lontano "il diavolo". L'esempio da seguire non è neanche quello dei Catari, che hanno avuto ancora bisogno di un Dio al settimo cielo per poter essere "puri". La grande sfida che l'uomo ha davanti a sé, un passaggio obbligato per la salvezza dell'umanità: è un "Dio" dentro l'uomo in grado di scacciare per sempre il "diavolo" (se lo si identifica è molto più facile). Nel nostro opulento mondo occidentale, il diavolo sembra un fantasma svanito ma in realtà è solo addormentato perché sazio di bella carne fresca, tette e corpi femminili disponibili in ogni dove, il tutto ingigantito dai Media. Penseranno i mussulmani, alle porte, a svegliarlo?

DOVE SONO LE FEMMINISTE? Il femminismo sembra sia stata una folata di vento che ha portato dei benefici alle donne (c'è chi dice che questi benefici sono portati dal progresso generato dal petrolio che ci ha abituati ad un regime di vita a cui non ci può mantenere) e poi sparito, come se avesse esaurito la sua funzione. Ma così non è! Qual è la causa principale di morte delle donne nel mondo? Il parto? Incidenti domestici? No! E' la violenza dei loro cari congiunti, con dolo o in conseguenza delle percosse ricevute; e questo non solo in qualche remoto paese africano, ma anche nella grande America, patria e madre del femminismo. In Inghilterra, patria delle suffragette (voto alle donne) un rapporto, attuale, dei medici ginecologi, è sconcertante: la prima causa di morte di donne incinte, nel Regno Unito, è per conseguenza delle botte ricevute dai loro mariti, compagni, fidanzati, futuri padri del nascituro. E' dunque dove la donna è più libera che si scatena la furia omicida del maschio che si sente spodestato del suo ruolo predominante, che ha acquisito durante tutto l'arco della vita, nell'ambito di un immobilismo millenario di cultura della violenza e del dominio maschile; nonché dell'assunzione di responsabilità per la nascita di un figlio. Ora, un po' con il senno del poi, avremmo fatto meglio a non piangerci e parlarci addosso ("Il corpo è mio e me lo gestisco io") quando di fatto il nostro corpo lo gestisce il potere maschile (mai tante prostitute dai tempi della schiavitù, mai tante costrette) e può farci lo "sgambetto" e far ritorcere contro di noi le nostre stesse parole. Dovevamo avere "il fegato" di parlare di uomini, parlare alla/della loro mente, alla/della loro anima, semmai un'anima hanno e hanno avuto da duemila anni, oltre che sulla carta. Occuparci della loro ri-educazione, perché il nostro corpo è sempre e comunque venduto e in vendita senza la loro rieducazione; abbandonando ogni concetto di "realismo". Per cambiare la realtà non serve "il realismo". Non serve il realismo neanche al cristianesimo che ha "tollerato" la prostituzione paragonandola alle "fogne della città". "Se non ci fossero le fogne la libidine sarebbe sparsa ovunque". Ma l'uomo concepito idealmente come produttore di sterco non è al massimo della sua evoluzione! Dove sono ora le femministe che un tempo riempivano le piazze? Quando ­ come dice Edda Billi della casa internazionale della donna a Roma ­ bastava una telefonata per riempire una piazza. Dove sono, di fronte alla pubblicità che offende la donna? Dove sono, di fronte alla prostituzione e alla pornografia che fa scempio dell'immagine femminile? A fronte di donne uccise, disoccupate o sempre occupate ma senza salario, costrette a prostituirsi e/o a sposarsi, costrette ad abortire ed ad ammalarsi di AIDS a causa del santo santorum del piacere dell'uomo? Dove sono?

Alcune resistono ancora ma gridano nel deserto. Altre hanno desistito dopo lungo tempo, come Alessandra Bocchetti. In fondo come biasimarle: tanto lavoro, tanto impegno ma senza risultati. Ma la maggioranza sono negli uffici pubblici o ricoprono cariche politiche, rispettivamente stipendiate e superstipendiate. Poche hanno lasciato questi uffici, atenei o altro, per incompatibilità del loro credo con quello dei loro capi, ma anche loro hanno sbagliato, non dovevano demordere e cedere la rappresentanza. Mi capita di incontrarne negli uffici e fanno finta di non vedermi, visibilmente imbarazzate, perché io parlo di ciò che loro hanno rinnegato. Ma si può rimproverale? Il "posto fisso" negli enti pubblici è l'unico posto di lavoro che consente di avere quei "diritti" che un tempo si è gridato in piazza; l'unico stipendio che ti permette di scegliere se stare o non stare con un uomo, che non ti pianta con il mutuo da pagare, e se ci si ammala ce ne stiamo a casa con lo stipendio sotto il cuscino e le ferie pagate. Mentre sul fronte della lotta sociale si lavora fino allo sfinimento, soprattutto se si è in poche, rimettendoci di tasca propria (fino a quando?) e i risultati sono sistematicamente deludenti, si viene attaccate dalle stesse donne per un'inezia. Inoltre per moltissime sono subentrati problemi di famiglia, e si sa la famiglia non può fare a meno della donna, della sua presenza e disponibilità a tempo pieno, con i sensi di colpa pronti a partire come frecce se questo non avviene. Le giovani: dato il guazzabuglio brancolano nella nebbia - certo non abbiamo fatto chiarezza sul tema - e non dimostrano sensibilità riguardo al femminismo, questo è molto grave perché le giovani sono il futuro delle donne, ciò che non è sentito da loro è destinato a morire. Ma oltre a tutto questo c'è forse dell'altro annidato nel nostro inconscio di noi umani o di alcuni di noi. Quello di usare i principi, i più sacrosanti, per i nostri interessi prettamente personali, e questo in comune fra uomini e donne. Me ne sono resa conto un giorno all'ufficio postale di Lanuvio. Di solito vado alle Poste verso le 13.15, quando non c'è fila data l'ora prossima alla chiusura: le 13.50. Quel giorno l'ufficio era insolitamente pieno, causa una macchina in avaria, e appare subito chiaro, considerando anche la gente che continua ad arrivare, che non si riesce a servire tutti per l'ora di chiusura. Ad un certo momento "il direttore" (una ragazza giovanissima) si affaccia ad uno sportello: "Signori! Fra un quarto d'ora si chiude, non siamo certi di riuscire a servire tutti! Mi dispiace". Non l'avessi mai fatto! Si leva una voce agguerrita dalla fila, di un uomo maturo, sulla cinquantina: "Ma non esiste! Che dopo fatta la fila dobbiamo andarcene! Io chiamo i carabinieri ­ fa l'atto di estrarre dal taschino il telefono ­ e vediamo! Lei che è direttore doveva sapere come evitarlo!" Certamente formulava un principio valido per tutti, e non aveva tutti i torti, ma sparava a zero contro la povera ragazza che "con la coda tra le gambe" si voltò e fece finta di occuparsi d'altro. A questo punto ho capito perché le donne dirigenti sono così poche e temerarie, la ragione del "tetto di cristallo" oltre quella pragmatica della cura della famiglia. Un

attacco simile non sarebbe stato pensabile tra uomo e uomo, pena la guerra nucleare o con la clava. C'è in fondo un problema di STATUS. Un dirigente non può essere di STATUS debole, attaccabile, come quello di una donna giovane [il cui ambito di SATUS forte sarebbe quello dello spogliarello] (ancora una volta in questo contesto una donna dovrebbe ricorrere allo STATUS di madre, ma almeno di quattro figli) perché è difficile capire, specialmente in situazioni "sul filo di lana" se un inconveniente poteva essere evitato. E uno STATUS debole (donna giovane) di fronte ad uno forte (uomo-bianco-maturo) la capacità dirigenziale passa in seconda linea ed è il caos dell'Istituto e di chi lo rappresenta. Intanto si avvicina l'ora x della chiusura, oltre la quale l'ufficio non poteva rimanere aperto. Se "il direttore" fino allora poteva gestire meglio la situazione, da questo momento la gestì "al meglio". Attese che all'uomo spettasse il suo turno, si apprestasse allo sportello e iniziassero le operazioni da esso richieste, quindi si avvicinò ad un altro sportello: "Signori! Si chiude! E' stato avvisato che non potevamo soddisfare tutti! Arrivederci!" Tutti borbottano da sotto il bavero ma nessuno alza la voce. Mi aspettavo che l'uomo facesse e/o dicesse qualcosa per noi, gli esclusi, una volta che avessero finito di servirlo Me povera ingenua. Ma l'uomo conclusa l'operazione si volta e ripercorre la fila, questa volta degli esclusi, all'inverso, a testa bassa, in silenzio. Ho cercato disperatamente di incrociare il suo sguardo, quasi scuotendolo con la mimica e con gli occhi, ma non ci sono riuscita. Volevo capire attraverso queste due finestre sull'anima, cosa provava quell'uomo. Cosa prova un uomo con un dato comportamento. Esco dall'ufficio, comunque, con la poco consolante impressione di non aver perso il mio tempo. Per concludere, la scintilla che accende il fenomeno femminismo, è il partire sa sé, dalle proprie esperienza, sofferenze, umiliazioni. "Il personale è politico". Ma affinché il personale diventi politico (pubblico) si ha bisogno di uscire dal privato, è a questo punto che ha bisogno della figura rassicurante maschile(compagno) padrone della cosa pubblica, di uno o più partiti politici (anche quei gruppi femministi che si dichiarano indipendenti di fatto ne dipendono) e questo è stata la loro forza e il loro limite, la loro debolezza. Poiché il prezzo da pagare è stato tragico: il ritorno al sé, un ritorno ad U che strangolato il femminismo. Il partire da sé è stato il trampolino di lancio che ci doveva portare oltre dal sé, spaziare in orizzonti mentali di genere. La trappola mortale del femminismo è stata proprio la presunta "libertà" individuale delle donne, concessa con troppa facilità in un piatto d'oro perché teoria, e nella pratica avrebbe frantumato la coesione e la solidarietà fra donne. La cosa più grave è che non si è neanche pensato di ridiscutere il rapporto uomo donna, ne passato per l'anticamera del cervello di ridiscutere il rapporto più intimo del rapporto uomo donna: quello sessuale. Perché non si discute del ruolo del padrone (della cosa

pubblica) in casa del medesimo. In casa del padrone o si ottempera alle sue disposizioni o si esce. Uscire nel nostro caso è rientrare nel privato o nella logica economica del dio denaro sempre amministrata dall'uomo inteso come maschio. Non è pensabile il cambiamento di uno dei due sessi senza il cambiamento dell'altro. E gli uomini non sono cambiati, sono messi in crisi dalla sporadica libertà individuale nel privato, delle donne, quella stessa libertà concessa a livello politico. Anche per loro un corto circuito, un vicolo cieco che li costringerà a cambiare, anche se per il momento è dura, i giovani sono depressi o violenti.

SECONDA PARTE

A TUTTE LE DONNE DEL MONDO Care amiche: quale mondo vogliamo costruire? Ci piace il mondo così com'è o non ci piace? Io penso che non può piacere a nessuna donna che ha stima di sé, un mondo dove il corpo femminile è mercificato e violentato. Non è il suo mondo, è un mondo dove ci vive in funzione di altri. E' questo che ci hanno insegnato: vivere per gli altri, vivere per interposta persona; ma vivere in funzione di chi? Chi tesse i fili del nostro essere? La nostra funzione, oltretutto, è utile al mondo, o stiamo assecondando un disegno d'autodistruzione del genere umano e del suo habitat? L'uomo, inteso come maschio, rivolge contro se stesso e contro la natura, la stessa violenza che rivolge contro la donna. Noi donne siamo confuse e disorientate, siamo ora dalla parte dei "Guelfi", ora dalla parte dei "Ghibellini", perché il nostro pensiero puro di donne viene riassorbito, non ha il permesso di esistere. Eppure le donne hanno lottato, ma le loro lotte non hanno una Storia. I nostri "Signori" migliori ci permettono di fare salotto, di blaterare su cose senza senso tipo la fecondazione assistita, per tenerci lontane dai grandi temi della nostra condizione. Tendono trappole del tipo: "ogni donna faccia del proprio corpo che vuole", ma senza capire o voler capire che ogni donna, in assenza di pensiero puro femminile, è una foglia al vento, e qualcuno lo sa. Le donne non fanno quello che vogliono, ma sempre e comunque quello che sono costrette a fare data la situazione. I "Signori" della Storia usano la rivalità fra donne per dividerle e indebolirle come usano la complicità fra donne, dando voce e potere ­ comprandole - a coloro le quali occupano un posto nel simbolico in negativo per le donne, o comunque disposte ad operare negativamente per il loro genere, in vista del potere e lusso personale. Queste possono operare con tranquillità danneggiando enormemente il simbolico, e non solo, del proprio genere, perché il movimento femminile le riconosce come donne e non le attaccano. Quale miopia??!! Il meccanismo è nuovo come antico. Nel profondo patriarcato ideologico (quello di oggi è economico) erano le madri di maschi ad avere un grandissimo potere sulle altre. Erano esse che discriminavano e sfruttavano ­ anche con matrimoni vantaggiosi ­ le figlie femmine, per portare acqua ai figli maschi, perché solo da questi esse hanno un ritorno di prestigio e potere (in alcuni casi di dignità fittizia). Non voglio e non devo fare di tutte le madri di maschi un fascio, io stessa sono madre di due ragazzi, lo è la mia migliore amica Raffaela Mauceri, lo è Alessandra Bocchetti. Chissà, forse per noi l'essere madre di maschi ci ha reso libere dalla paura atavica, che le figlie "tornino a casa incinte", forse ci ha reso libere di parlare alle donne solo in quanto donne, non in quanto madri di donne, non avendo sul capo questa "pendenza"?. Sta di fatto che le prime avvisaglie della crisi del patriarcato, sono state le rivalità fra suocera e nuora. La nuora era considerata una proprietà privata della famiglia di lui, e praticamente della madre di lui. In India dove la donna è ancora in condizioni

d'estrema schiavitù: la suocera ha un potere illimitato sulla nuora, anche se questo ha una funzione di sopravvivenza economica della famiglia, quindi dei suoi componenti. Con l'avvento del femminismo ( in periodo di boom economico) le donne per uscire di casa hanno dovuto scontrarsi con una donna, suocera o madre che sia. Non ce ne dimentichiamo! Ricordarcelo ci serve. E le "madri di maschi" del patriarcato economico? Sono le prostitute per scelta, sono le donne della pornografia più o meno propriamente detta, della pubblicità che offende la donna, che vendono il loro corpo per interesse economico ma a detrimento dell'immagine femminile. Il loro lusso è "guadagnato" sulla pelle di tutto il genere femminile. Ciò che si chiama comunemente "interesse personale in atti d'ufficio", ma che in senso più marcato si può chiamare tradimento. Ecco, è questo l'accorato appello che rivolgo a tutte le donne del mondo: saper riconoscere fra di loro il tradimento, depurarsi delle traditrici del loro genere, delle loro lotte, del loro movimento, primo passo essenziale, altrimenti tutto è inutile. Torneremo indietro nel profondo storico della nostra condizione Il mio accorato appello è di non dare retta alle prostitute per scelta e alle pornostar, anche "se sono donne come noi". Non cadere in questa trappola mortale. La loro "libertà", scelta non comporta la nostra "libertà" di scelta come erroneamente ci hanno fatto credere, ma la nostra condanna millenaria. Il mio appello è rivolto in particolar modo alle Parlamentari, che hanno un ruolo senz'altro più importante fra tutte le donne, che non siano "realiste", quando la realtà è aberrante, ma che sappiano guardare oltre, partire da lontano e guardare lontano, in un mondo diverso: senza prostituzione. Non dare retta alle prostitute, la prostituzione non riguarda solo loro, ma tutte le donne del mondo.

CHI HA FAME RINUNCIA ALLA DIGNITA' Professor Galimberti, Le scrivo a proposito dell'articolo: "Salvate dai clienti" pag. 63 del 22 ottobre di "Repubblica delle donne" e relativo paragrafo: "Forza Italia? Tira le pietre". E il caso di dire: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra"? Non sono di Forza Italia, ne tantomeno cattolica. Mi ha incoraggiato a scriverLe la Sua sensibilità nei confronti dei problemi del mondo (mi corregga se questo è il frutto delle mie aspettative) e impegnato a cambiare quel mondo che siamo in tanti a voler migliorare, ma brancoliamo nel buio frastornati da mille e uno messaggi contraddittori. A me fa orrore scagliare pietre contro "adultere" e/o prostitute, come fa orrore scagliare pietre contro la dignità delle donne, comprandole o avvantaggiandole per fini di prestazione sessuale; mi fa orrore chi dopo aver usato una ragazza, si preoccupa strumentalmente di lei, con il chiaro intento (altrimenti lo avrebbe fatto prima) di arginare il fenomeno della tratta che disturba la nostra coscienza comune, ma lasciando inalterata la prostituzione in sé, e in sé aberrante. Ma la dignità non riempie lo stomaco, chi ha fame vi ha rinunciato a priori. Il Magnabosco poteva anche non disturbarsi: c'è anche chi dice che senza "i clienti" (stupratori) queste povere disgraziate morirebbero di fame. E Allora? Il problema è quasi al di fuori della nostra portata mentale. La nostra mente dovrà scavare in profondità, ampliare la gittata visuale; osservare le madri di queste ragazze, nel loro luogo di provenienza, forse le hanno incoraggiate a partire, forse non avevano più lacrime per la loro partenza. Dovremo "immaginare" la condizione di queste madri, generalmente cariche di figli, "immaginare" cosa avviene pur con tutti i carismi della regolarità, fra loro e i loro "mariti"; avere il coraggio di profanare quello spazio nella più assoluta omertà, immaginare che subiscono violenza sistematicamente dai loro mariti-padroni, violenza che si trasmette a figlie e a figlie come una metastasi. Dovremo arrivare alla conclusione che siamo impastati di violenza: violenza dell'uomo sulla donna, perché da questa proveniamo, raramente, troppo raramente da un atto d'amore. Non so Lei riuscirà e come ci riuscirà, a riconoscere ed ad ammettere questo tragico substrato su cui poggiamo i piedi. Mi fa orrore l'uomo (perché non dovrebbe essere chiamato pedofilo?) che sta con una donna che potrebbe essere sua figlia, ma non è soltanto una pietra contro la dignità femminile. Le giovani non andrebbero lasciate ai giovani? E' vero che le giovani talvolta preferiscono i più anziani di lei, perché più attempati e danarosi; mentre i giovani oltre ad essere più squattrinati sono anche più aggressivi. Ma cosa dovrebbero fare costoro? Covare odio per coloro che si comprano le loro coetanee? Oppure "sfogarsi" con donne che potrebbero essere le loro madri.

Infatti tutte le rivalità fra uomini, le guerre di ogni tempo e luogo, hanno sempre avuto per oggetto le donne giovani e belle (ai vincitori) rispetto alle vecchie e brutte (ai vinti). A questo punto non ci interessa sapere se è nata prima la gallina o l'uovo, se sono date prima le pietrate alla dignità maschile o a quella femminile. Il mondo è tutto da rifare, iniziando dal rapporto uomo donna. "Chi ben incomincia...." Ma il mondo è proprio co(mi)nciato male, e non è cambiato perché noi donne occidentali "emancipate" deleghiamo ad altre meno fortunate ciò che a noi non piace. Non abbiamo davvero fatto molta strada!

IL COMPORTAMENTO DELLE DONNE E' UN DERIVATO DI QUELLO DEGLI UOMINI Cara Marina, il comportamento delle donne è un derivato o conseguenza di quello degli uomini, la cultura originaria di violenza è la loro, loro hanno il potere politico, economico, religioso; le grandi linee della nostra cultura risalgono ai pastori guerrieri di seimila anni fa; loro hanno la forza fisica e il disimpegno dal peso della continuazione della specie, da cui derivano tutti i poteri suddetti. Loro fanno la guerra e sono le donne che nella migliore delle ipotesi che hanno voce, ad implorare la pace. La più o meno aberranza e ignoranza della donna dipende dalla sua personale capacità di adattamento all'ambiente che trova, la dove la legge è, se non sempre: "adattarsi o morire", è sempre: adattarsi o soffrire. Le donne sono così simbolicamente deboli (ma moralmente forti) che qualsiasi cosa facciano si rivolta loro contro. Come la "libertà" che ci viene data dagli uomini di decidere del nostro corpo, apparentemente ineccepibile: lo dirò fino al mio ultimo respiro: E' UNA TRAPPOLA. E' una trappola perché frantuma la coesione del movimento femminile, impedendo la formazione di un'ETICA universale femminile, e in questo contesto, nonostante l'illusione di "libertà", il corpo femminile (o quello delle più sfortunate ma per tutte lo svilimento della dignità della persona) è carne per i cani. Comunque, pian piano, ci renderemo conto degli errori commessi: già le prime avvisaglie si manifestano nel considerare il lavoro, sciorinato come emancipazione per le donne ­ anche se in parte lo è ­ è invece deresponsabilizzazione degli uomini verso la famiglia, e per le donne il doppio lavoro che non le lascia né respirare né di occuparsi d'altro per esempio di politica. In quanto alla parità nell'istruzione che è innegabilmente una cosa buona, altrimenti non saremmo qui a scriverci: c'è il rovescio della medaglia che gli uomini ci inculcano la loro versione della Storia e della Filosofia, in modo che della nostra Storia non né sapremo mai nulla. Io essendo figlia di contadini (che sono da sempre tagliati fuori dalle innovazione che riguardano soprattutto i grandi centri e per questo con una mentalità indietro di alcuni secoli) un pezzettino di Storia l'ho vissuta sulla mia pelle, e di questo pezzettino di Storia, ho avuto la fortuna, la tenacia e la possibilità di farne un capo di un filo che mi riconduce alla Storia, quella vera e mai scritta delle donne.

LA NATURA E' CRUDELE

"La natura è crudele", così si espresse un cronista al tempo del terremoto di S. Giuliano, dove morirono ventotto bambini e la loro maestra. In casi così estremi si dice che la natura è crudele, ma mai che Dio è crudele, infatti si continuava a celebrare messe in una improvvisata cappella da campo. Per ringraziare Dio di che cosa? Per chiedere aiuto per che cosa? Eppure non ci vuole molto per capire che qui chi conta, chi comanda, Dio o natura, è crudele. "ove dimora, allora, la divina grazia" ci dice Rosalba Sgroia. Risiede nell'essere il collante sociale ­ a mio parere ­ e se la famiglia è la cellula della società: il collante familiare, in cui il capo, il centro dell'universo familiare, è il padre, come Dio lo è dell'universo cosmico. "Dio esiste perché funziona", - ci dice una nota studiosa ­ funziona in una società patriarcale, dove il padre ha poteri assoluti non solo sui figli ma anche sulla donnamoglie (il diritto romano ­ e non solo ­ da al "pater familias" poteri illimitati: DI VITA O DI MORTE, mentre per una donna che abortisce, in qualsiasi periodo della gravidanza, c'è la pena di morte; il padre che decide della vita e della morte di un figlio o di una figlia: esercita semplicemente un diritto, non è un assassino). Ed ecco che la natura assume il ruolo di madre, osannata o bistrattata a seconda dei casi e delle necessità, un cuscinetto d'ammortamento per tutte le incongruenze del Dio padre; una discarica o calderone in cui c'è posto per tutto, per esempio: quando i figli hanno dei pregi, assomigliano al padre, quando dei difetti alla madre. C'è il lato "buono" della "madre", nel senso socio culturale del termine, che soccorre i deboli e gli afflitti, a prezzo del proprio sacrificio; il lato aberrante della "natura", intesa come sfogo degli impulsi sessuali ­ maschili ­ per cui "non c'è niente da fare: è sfogo di natura". Al di là delle considerazioni socio-culturali, la natura fisica è - come dice Rosalba ­ "ingrata e mirabile", ma ci piace pensarla come una povera madre che ci ha dato la vita e questa vita non è in grado di portarla avanti, che la qualità e la durata di questa dipende da altro, un po' anche da noi!

MATRIMONI D'ANTICO REGIME Cara professoressa Lombardi Ho letto il suo libro: `Matrimoni d'antico regime.' Non so con quale spirito l'abbia ideato e scritto, con spirito di ricerca professionale certamente, o forse con qualcosa d'altro che sente nel profondo dell'essere donna in questo mondo di uomini, forse con entrambe le cose. La sua opera è encomiabile e indispensabile per ricostruire, frammento dopo frammento, la Storia femminile per troppo tempo nascosta, e preziosissima per costruire un percorso nel futuro. Abbiamo visto quanto ciò sia difficile, possiamo farlo solo "sbirciando", nell'analisi dei processi, e sappiamo quanto ciò sia limitativo, non ci consente di arrivare ai sentimenti delle donne; che chi ricorre a giudizio sono per lo più ragazze povere, chiaramente spalleggiate se non pressate, dalle loro famiglie, ad intentare causa per farsi sposare o risarcire del danno di essere state svalutate sul mercato matrimoniale; oppure, in minoranza, uomini che agiscono da soli, nei confronti di ragazze ricche, anche queste chiaramente spalleggiate dalle famiglie (sarebbe interessante notare e far notare che le ragazze povere non spalleggiate dalle famiglie, cadono automaticamente nella prostituzione). Cosa sappiamo delle loro sofferenze, umiliazioni, sentimenti? Nulla, nessuno ce lo dice. Sappiamo inoltre che solo una minimissima parte di donne e loro famiglie ricorre ai processi, perché questo significa rendere pubblico, di voce popolo "il disonore" del quale c'è convenienza a lasciar passare inosservato, visto che il "disonore" della ragazza è "obbrobrio" di tutta la famiglia, in particolare della madre, ( La "Svergognata" non è un'invenzione letteraria) cosa che avviene ancor oggi in caso di stupro e violenza. Abbiamo visto che in periodi in cui sembrerebbe che la donna si sia "emancipata" [Nel settecento la maggiore libertà delle donne le rende uniche responsabili di rapporti sessuali illeciti e sue conseguenze] questo si ritorce contro se stessa. Perché? Io ho pubblicato due libri: Diario di contadina e Le radici della prostituzione. Il primo è fuori commercio. Sono contadina, figlia di contadini, nipote di contadini, ecc.. , attualmente sono la promotrice del Comitato etico Donna in lotta per la dignità femminile. Non ho fatto studi regolari e poiché come si sa i contadini, non per colpa loro, sono rimasti indietro culturalmente di un centinaio di anni, il mio vissuto di donna è un po' particolare rispetto alle mie coetanee almeno nel mondo cosiddetto d'Occidente. Posso dire ciò che non è scritto da nessuna parte, posso dirlo perché ho avuto molta forza ma anche molta "fortuna". Più o meno tutti sanno come sono andate e come vanno le cose, ma tutti tacciono, per molteplici motivi: perché quando la sofferenza è tanta e non si ha o non si vede una via d'uscita, le donne si lasciano morire dentro per non soffrire , perché conviene la connivenza, perché se si parlasse cambierebbe

anche, ciò che vorremmo non cambiasse; perché non serve a nulla ed è ardua la lotta per il proprio personale, serve un altro ordine simbolico che tutt'oggi non c'è. Leggendo il suo libro ho avuto un "risveglio" di quella sofferenza appena sopita. Ho la capacità di vedere me stessa nelle altre donne, la mia esperienza nelle loro esperienze, consapevole di un destino comune, difficile da scardinare, soprattutto per la connivenza di alcune donne, poche, ma che contano, contano molto perché vanno a costruire il simbolico.

DECALOGO PER SALVEZZA DEL MONDO 1) Blocco della crescita della popolazione mondiale. Siamo sei miliardi e mezzo a contenderci le sempre più scarse risorse del pianeta, ad inquinarlo(anche con il nostro respiro), stravolgerlo, ne essa sembra essere consapevole che non può crescere all'infinito. Fino a quando? Come primo atto è necessario che il numero degli individui del pianeta non aumenti. Il pianeta è un'isola di Pasqua con la sola differenza che non è circondata dell'Oceano ma da Cosmo. Impossibile fuggire, e la Storia ci insegna se sapremo ascoltarla: sull'isola di Pasqua si degenerò nel cannibalismo e ad efferatezze di ogni tipo. (Ulisse: 20/10/07 ore 21 rai 3) 2) La donna non più come vaso da riproduzione, ma persona consapevole del diritto di stare al mondo senza essere madre. Questo comporta il coraggio della rinuncia allo Status sociale che le dà la maternità. Per via di questo Status sociale è stato definito "atto di egoismo" delle donne, fare figli, un atto che tra l'altro è anche olocausto di sé. Le donne devono avere la lucidità di guardare lontano, in che mondo vivranno i loro figli, per non piangerli come tutte le madri di ogni tempo e luogo.

3) Le donne non più oggetto di piacere ne oggetto di peccato, le quali dovrebbero avere il coraggio della rinuncia agli indiscutibili vantaggi offerti su un piatto d'oro, della propria bellezza, disponibilità e da tutto ciò che piace all'uomo. Questo comporta sacrifici, in questo mondo, dove l'uomo paga poco la donna che lavora, e molto quella che si prostituisce alle sue voglie; ma questo sacrificio è la pietra miliare di un altro mondo. 4) Salvare l'uomo da stesso. L'uomo: questo stupido animale, domina il mondo, o meglio lo domina il suo istinto sessuale, che dà la vita ma quale qualità della vita? Dà la vita e con essa morte, umiliazione e distruzione, perché il numero di figli che non si riesce a crescere devono morire, e il numero di uomini che in un dato territorio non riescono a dominare devono morire. Non lasciare i ragazzi in balia del folle istinto primordiale che portano con sé con il proprio sesso: è doveroso atto di umanità. La salvezza del mondo è nel cuore dell'uomo come la sua perdizione, non fuori di lui. Arrivarci è possibile come un altro mondo è possibile.

5) Giustizia sociale: le risorse del pianeta vanno distribuite secondo i meriti e i bisogni, con attenzione al bisogno come merito, per non essere tutti bisognosi. Va considerato il sacrificio, l'intraprendenza, il rischio d'impresa, e imprenditori che passano le notti insonni per mandare avanti "la barca", oltre chi "non arriva alla fine del mese". Sono le imprese il motore dell'economia e non ha senso la conflittualità capitale-lavoro. Perché se l'economia va bene stiamo tutti bene. Semmai andare a "toccare" il "santo" vecchio-maschiobianco, che invece di lasciare risorse ai figli e al futuro del mondo, le brucia con donne che potrebbero essere le loro figlie, le quali se fossero con i loro coetanei dovrebbero lavorare, e che hanno il solo "merito" si essere giovani e avere "uno stomaco!" 6) Risparmio energetico ed energie pulita e rinnovabile. L'emancipazione femminile è il sottoprodotto del petrolio? Come dice Piero Angela* Lungi dall'essere un prodotto culturale, l'unico duraturo, con la crisi energetica è destinato a scomparire con conseguente rappresaglie contro le donne e ritorno alla barbarie. Non consumare energia senza cognizione di causa, non usata per "consumi" ma per la produzione di qualcosa, per la formazione di etiche possibili, per la formazione di specialisti nei vari campi dello scibile, per produzione di altra energia, questa volta pulita, la quale richiede un impegno e un risparmio di tutti, non solo dei governi legati necessariamente al voto della gente.*(L'Arena, rai uno,11/11/07.

7) Aggiungo alle parole di Piero Angela, che anche "la libertà sessuale", è un sottoprodotto del petrolio, e conseguentemente il "Viagra", il quale ha però il merito di farci capire che non sono gli ormoni ("natura" contro la quale non si può far nulla) che dominano il mondo MA LA CULTURA DEGLI ORMONI; il concetto di "uomo" parallelo a quello di stupratore. L'uomo deve occuparsi meno si donne e più dei suoi figli ­ ciò di cui attualmente alcune madri hanno paura ­ abbandonando l'angoscia ancestrale e alibi che i figli non sono suoi, angoscia che trova una giustificazione solo nella virulenza sessuale sua e dei suoi simili. 8) Carne e animali "da compagnia". Limitare il consumo della carne allo stretto necessario, i cui costi ambientali sono esorbitanti rispetto ad altri prodotti alimentari, inoltre mantiene vivo nell'uomo (non ha caso il mattatore e il boia sono ancora oggi prerogative maschili) l'istinto primordiale di uccidere per cibarsi, e quando ci si può cibare senza uccidere restringe la forbice tra uccidere per cibarsi e per altri motivi. Limitare l'uso degli "animali da compagnia" ed abolirne il commercio, consumano risorse degne di miglior causa e sono l'espressione della nostra disistima nei confronti dei nostri simili, quindi di pericoloso scollamento sociale ("i cani sono meglio dei cristiani") e

inevitabile randagismo, non ultimo assillo, fra i tanti, delle amministrazioni locali.

9) Abolire la prostituzione: legata a tutti gli altri mali del mondo, che imprime un marchio infamante sull'immagine femminile. "Chi si prostituisce, prostituisce anche me" dice a buona ragione Edda Billi: presidente della Concorsio Casa internazionale della donna di Roma. E' sempre esistito, ma lo straripamento del fenomeno degli ultimi decenni è anch'esso un sottoprodotto del petrolio. Vogliamo impiegare meglio il residuo petrolio? E qual è il nesso con l'altro sottoprodotto del petrolio che è l'emancipazione femminile? E' sempre lui. L'uomo che non sopporta le donne "emancipate" e si va a sfogare? 10) L'amore. La solidarietà, la rieducazione. Le leggi, e il costume, sulla fecondazione assistita è un insulto ai milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e di malnutrizione, di malattie e abbandono. "Adottare un bambino in luogo di averne uno non è la stessa cosa!": per via della millenaria cultura dei legami di sangue e di presunti diritto naturale. I bambini sono la nostra speranza, ma se educati a vedere nell'altro e stessi, in un unico destino. L'egoismo individuale è la cancrena della nostra società, è la decomposizione del nostro tessuto sociale. E' stata "l'autodeterminazione della donna" ad aver frantumato la forza e l'unità del movimento femminista? Per cui è stato riassorbito e rielaborato, reso debole? Ciò non vuol dire non tener conto della soggettività e diversità, della persona ma quantomeno capire quando la soggettività è una risorsa, e quando è un donno per tutte/i. La responsabilità più gravosa per "la seconda nascita" è della scuola; i genitori sono super impegnati per la prima; devono educare con l'esempio, appoggiando le l'Istituzione.

So di farmi molti più nemici che amici, e che se fossi un politico avrei concluso la mia carriera. Gli opulenti occidentali non ci pensano proprio a cambiare lo stile di vita a cui sono abituati a meno che non vi siano costretti per mancanza di quattrini, perché è l'unico acquisito ed è la fine del mondo se vi devono rinunciare; il sud del mondo e l'oriente non ci pensano proprio a rinunciare a ciò di cui abbiamo goduto, giustamente, per una parità nel godimento delle risorse. Gli unici ad essere abituati alle rinunce ed a un regime di autorità sono i mussulmani, ma rappresentano un pericolo, sono il vaso di ferro contro il nostro rammollito vaso di coccio, perché siamo ancora purtroppo nella morsa dove il numero è potenza, dove mandare i figli al macello è segno di gloria e auspicio di vittoria, dove il metro della schiavitù femminile (e paradossalmente dello Status) è il numero di figli. Nondimeno ho ritenuto necessario gettare questo seme. Come si sarà notato non sono una veggente né una profeta che scrive per ispirazione di alcuna divinità. Le religioni,

tutte le religioni, nonostante il proclama della castità, chiaramente a fini di potere per la gerarchia ecclesiastica, hanno sortito l'effetto di riempire la terra fino al punto di non ritorno, perché ha convogliato la virulenza della sessualità maschile all'interni del "santo" matrimonio ­ e neanche troppo- dove matrimonio sta a maternità legittima e done la all'interno del quale subisce sistematicamente e regolarmente violenza sessuale, senza possibilità neanche teorica di denuncia alcuna , sotto la cappa di piombo della cultura dello stupro. Finirà il genere umano senza che questo venga alla luce? Senza che i posteri superstiti sappiano perché? La soluzione possibile è la coscienza e la conoscenza della verità, base fondamentale per cambiare una realtà raccapricciante. E' difficile liberare chi "ama ­ le donne ­ le proprie catene" (Alessandra Bocchetti) ma se le ama no è perché al di là di esse c'è il peggio. Come sull'isola di Pasqua, al mondo sono poche sparuti lungimiranti, bistrattati e inascoltati avvertono l'avvicinarsi della tragedia, e abbracciano gli alberi e gridano nel deserto dell'indifferenza e della superficialità. Gli organi preposti all'informazione e all'educazione dovrebbero raccogliere la loro voce e diffonderla ai più, perché i pochi si esauriscono senza risolvere alcunché.

UN DENOMINATORE COMUNE PER LE DONNE Professoressa Muraro, ho ricevuto la sua lettera, un po' di giorni fa, non ho risposto subito per via del lavoro in questa stagione, in campagna, stressante, E per il contenuto della sua lettera, che mi ha molto colpita. In particolare la frase: "Più che nelle cose che lei dice, mi riconosco nella violenza che le ispira". Cosa vuole dire? Ho forse frainteso? Sì, uso a volte un linguaggio duro, con chi so io (sarebbe interessante capire e sapere, che fine hanno fatto le femministe degli anni Settanta, e perché!) ma credo che, non confondere chi esercita questa violenza, da chi a questa violenza cerca di opporre un argine, disperato e impari: sia il minimo che si possa fare. Non parlerò più di Silvia, che riposi in pace. Parlerò in sua vece e ricordo di tutte le Silvie del mondo, passato, presente, e futuro. Non per "polemiche" ma per un attacco mirato e preciso. Don Chisciottesco? Lo so! Sì lo so che ho della colpa nei confronti di Silvia, non dev'essere lei a ricordarmelo, e questo senso di colpa, me lo porterò dentro fino alla fine dei miei giorni; ma attenzione! Non è il senso di colpa che si può avere in quanto: figlia, moglie, madre. Non è la stessa cosa. Il senso di colpa di "cugina" non interessa nessuno, ma proprio nessuno, tranquilla lei; ma il senso di colpa di figlia, moglie e madre interessa tutti, e tutto il mondo. Per quanto riguarda il problema prostituzione, è decisamente sbagliato il termine da lei usato ("reprimere" è un termine d'altri tempi, d'altri scopi, d'altro genere), noi vogliamo andare alla radice del fenomeno, e qui combatterlo, prendere come canale questa parte visibile della condizione femminile, e sessualità maschile, per arrivare a quella parte sommersa, mistificata, coperta da omertà. Suppongo che presto infurierà la battaglia su che fare di tutta questa carne femminile in vendita sulle nostre strade, e dei loro "clienti" (stupratori). Confrontiamoci dunque, in un dibattito pubblico sulla prostituzione, pubblico perché le donne devono conoscere il percorso. Troveremo insieme quel "denominatore comune" di cui le ho parlato, quella chiave che farà cadere la catena dell'oppressione femminile, e quella chiave non potrà che essere una. Non mi dica, che possono anche essere due, e che l'una "rispetti" quella dell'altra Perché io le dico, professoressa: andiamocene "a fare la calza". Sarà meglio per le donne, non avremo contribuito a disorientarle, ad offuscarne le idee, a frantumarne le forze. Anch'io penso che "i diritti dell'embrione" discinti da quelli di chi lo porta in grembo sia una mostruosità giuridica, e che i figli non debbano essere tolti ai genitori se non per motivi gravi, casomai aiutare i genitori. Ma sul rapporto madre-figlio e madrefiglia che vorrei fare obiezione su quanto dice.

Rinchiudere la donna nell'ambito delle relazioni materne (in cosa differisce dalla concezione cattolica, e religiosa in generale?) è infilare la testa sotto la sabbia, non considerarla come donna, il dramma umano del suo essere donna, della sua relazione con l'uomo (dovremo pur considerare il suo ruolo e la sua funzione di padre) visto che per avere un figlio e se si ha dei figli bisogna per forza stare con un uomo; visto che "le relazioni" sarebbero alquanto traumatiche e inconsistenti se una donna sola dovesse sobbarcarsi tutto il peso dei figli. Luisa sembra voler ignorare, scavalcare la realtà, ma la realtà è quella che è, ed è molto brutta; è che la maternità è legata alla prostituzione, nel senso che una donna per allevare figli deve "stare" con un uomo volente o dolente. Seconda risposta Cara professoressa Muraro, sì sono rimasta profondamente ferita dalle sue parole: io volevo, e voglio, solo combattere la violenza sulle donne, e mi sono ritrovata io stessa accusata di violenza. Tuttavia Lei non mi deve nessuna scusa, le rimando le sue scuse, che potrà girarle alle donne se riterrà di aver, anche solo involontariamente, deviato lo spiraglio di luce che illumina il loro tormentato percorso. Poiché io non sono niente, e tutte le mie sofferenze sono meno di niente rispetto a quelle di tutte le donne di ogni tempo e luogo. Sì ho i miei ideali, come Lei, come tutti e tutte credo, ma dobbiamo farli `coagulare' altrimenti sono "ragli d'asino che non arrivano al cielo" Non so tuttora qual è esattamente il suo pensiero, che cosa La induce ad essere mia "avversaria politica". Mi fa star male l'idea che una donna sia avversaria politica (unite da un comune "destino")di un'altra donna. E' per questo che La invito di nuovo ad un dibattito pubblico, gettare le basi teoriche per debellare la prostituzione. Non reprimerla, che è un'altra cosa, che non presuppone una rimozione del substrato di coltura. Pubblico, perché le donne devono sapere, il mondo deve sapere, il mondo ha bisogno di verità come noi di pane, senza la verità, il mondo muore, senza la giustizia il mondo muore. Facciamolo nel mailing list di Cristina Papa: che tanto si è impegnata per permetterci quel coagulo di cui ho parlato. Luisa Muraro non ha più risposto.

ALLE AMICHE DELLA SINISTRA

Cara Maria Carla, nulla da eccepire sul tuo lungo lavoro, - grazie per avermelo inviato - certo molto caratterizzato da sogni, ma un mondo diverso va innanzitutto sognato, immaginato anche se con i piedi ben piantati in terra, nella realtà, altrimenti i sogni rimangono tali. Io vorrei porre alla tua attenzione quella parte di realtà che ti sfugge, lungi da me di contrastare e criticare le tue considerazioni, vorrei integrarle con le mie, nell'ambito di quella collaborazione fra donne che hai giustamente sottolineato. Io da sempre ho votato a sinistra, perché da sempre sensibile a quei valori di cui essa è portatrice: l'uguaglianza, la solidarietà, il soccorso a quella parte dell'umanità più povera e sfortunata fra cui in primis le donne. Ultimamente, da quando ho iniziato la mia battaglia contro la prostituzione, ne sono rimasta molto delusa, forse perché ho avuto modo di conoscerla più da vicino, nel concreto; è come se fosse svuotata di quei valori per i quali ha riscosso tanti consensi, diventata parolaia e vacua, e tutto va ben purché ci siano i soldi, tutto è lecito, anche vendere il proprio corpo, e le donne si sono accodate. Quando mai le rivendicazioni femminile non sono state il codazzo di quelle maschili? Ma la realtà femminile è diversa in qualsiasi classe sociale, anzi, il mondo non è diviso in classi o razze, è diviso in maschi e femminine, per il semplice motivo non indifferente che le femmine rimangono incinte e i maschi no. Sarà questo il motivo della loro maggiore povertà? Io da sempre abito in campagna e sono di professione coltivatrice diretta, come si dice di chi è proprietaria del fondo che lavora, e della casa in cui abita. Sono dall'altra parte rispetto al discorso che tu fai? Sono dalla parte del "capitale"? Non è ironia, te lo chiedo sinceramente. Comunque non soffierei sulla rivalità fra capitale e lavoro visto che hanno bisogno l'uno dell'altro in armonia, c'è squilibrio di forze fra loro quando l'uno o l'altro abbondano o scarseggiano. Qui si pone un delicatissimo problema etico, perché giustamente la nostra coscienza acquisita ci suggerisce di sacrificare tutto il capitale del mondo ad un solo essere umano, ma allora dovremo tornare a fare le raccoglitrici di ciò che la natura offre spontaneamente, che non è un gran ché e gli uomini alla caccia pure non gran ché. In altre parole se ci mangiamo il capitale ci mangiamo i "semi". Io ho due ettari di terra, due braccia e due figli, se i figli fossero stati dieci, non avrebbero potuto vivere ne con i due ettari ne con le mie due braccia, nonostante gli stenti (ai tempi delle nostre nonne quando i figli erano veramente dieci o quindici si diceva `di nascosto dei preti' che ci aiutava "la campanella", `la campana che suonava a morto' nel senso che se ne moriva qualcuno ci si alleggeriva di un po' di peso) e se avessi deciso di alienare il mio capitale per allevare i dieci figli, non avrei risolto il problema ma solo spostato nel tempo; e se i miei dieci figli avessero deciso o io per loro in tenera età ­ di andarsi a guadagnare il pane altrove, il problema si

sarebbe solo spostato nello spazio, e con altri che fanno la stessa cosa lo spazio finisce e scocca la scintilla delle guerre e delle epidemie. Si fanno le guerre (che nessuno mai vuole ma puntualmente si fanno) per interessi e perché non c'è pane per tutti e qualcuno deve morire. Infatti, non si fanno più guerre dove e quando c'è una coscienza demografica e un drastico controllo delle nascite. "Ci sono risorse per tutti oggi nel mondo"? Ma per quanto tempo e a quali costi ambientali che scaricheremo sulle spalle dei nostri figli e nipoti? Stranamente alcune prese di posizione della sinistra coincidono con quelle delle religioni più intransigenti, sebbene gli obbiettivi siano diversi, nel primo caso contro il capitale, nel secondo contro il controllo delle nascite, ma in entrambi i casi, consapevoli o no, si vuole aggirare il vero problema del travaglio del mondo: la violenza dell'uomo sulla donna e le sue tragiche conseguenze. Si pensa forse che la donna provi piacere sessuale mentre i figli muoiono di fame e di guerra? Scusami io penso proprio di no! Siamo al punto del non ritorno? Siamo già in troppi sulla terra? Se lo siamo è grazie alla lettura acritica dei testi sacri del Maxismo e dello Yaveismo, e di un certo femminismo da codazzo. Debbo dire che anch'io mi sono lasciata andare a certa letteratura femminista secondo la quale sarebbe esistito il matriarcato in epoca prepatriarcale, ma dalle ultime e più approfondite ricerche mi risulta che non sia mai esistito un culto della madre terra legato al culto della donna madre (in ogni caso il potere della madre è diametralmente opposto al potere della donna ancora al di là da venire) e che tutto sia partito dall' opera di Bachofen, (Il Matriarcato) ciò non toglie che questa siano mooolto importante soprattutto perché a dato "l'imput" al movimento delle donne, parche di questa dea madre che le avrebbe "legittimate", dato un posto nel simbolico (Olimpo) ma il simbolico ce lo dovremo guadagnare con la testa, non ci viene regalato, dovremo capire ciò che ci porta fuori strada. Se è verissimo che il capitale è nato con il patriarcato, infatti: Patri, Patrizi, derivano da Padre, ed è vero che il ruolo della madre (e di un certo potere della madre) è di sussistenza, di lotta per la vita senza mezzi: ne l'uno ne l'altro caso mi sembra l'ideale. Inoltre, perché un Partito delle donne? Ti posso dare il mio parere, perché nei partiti degli uomini non avremo mai il 50%, non sarebbero più partiti degli uomini, loro non mollano il loro potere, la loro logica politica, di vita, competitività e di cultura, di conseguenza le poche donne che ne fanno parte devono allinearsi, essere uomini, fare il gioco degli uomini, la massa ne resta fuori, perché la massa è donna, è una realtà diversa, sommersa. Questa realtà vogliamo che emerga! Cara Giovanna, io mi occupo della parte più difficile e scivolosa del tema prostituzione: quella sulla "libera scelta". Corro il rischio concreto nella migliore delle ipotesi di essere tacciata da integralista, talebana e retrogada secondo l'angolo visuale millenario(non ce n'è un altro) della diatriba fra coloro che per comodità chiameremo Guelfi e Ghibellini. Guelfi e Ghibellini ma pur sempre uomini, perché le donne non esistono, non sono mai esistite se non come donne dei Guelfi o dei Ghibellini.

E' fin troppo facile essere contrarie alla prostituzione coatta, dovremo essere già da un pezzo nella maturità di genere per considerare scontato che non ci debba essere costrizione. E non dovrebbe essere un problema nostro ma della Magistratura visto che ci sono già fior di leggi che la vietano, approvate all'unanimità da tutti i partiti (maschili) senza che noi ci dovessimo scomodare. Se poi la Magistratura non funziona e non funziona perché la stragrande maggioranza delle donne sono e restano costrette: questo è un altro discorso, questo è un problema nostro ­ qualsiasi legge si basa su di un'etica altrimenti è vuota di significato e cade nel vuoto - perché le donne non si ribellano? Non denunciano? Non denunciano e non si ribellano perché sono lasciate sole, e non intendo dal punto di vista materiale, ciascuna di noi è impelagata con i propri problemi per potersi occupare di quelli altrui; sole nel senso che neanche noi ci ribelliamo e denunciamo i vilipendi alla nostra dignità di genere. Noi lasciamo passare oscenità sulla nostra immagine, fatte passare molto furbescamente per "libertà". Basta una barzelletta ad illustrare come la "libera scelta" sia una montatura politica ed una presa per i fondelli. Un turista chiese ad un tassista: "Qui come stiamo a donne?" Il tassista rispose: "Per cinquantamila lire, qualcuna; per un milione molte; per un miliardo TUTTE!". Io ho sempre avuto un flash molto importante, da espressioni lasciatesi sfuggire da uomini fra loro i quali non si accorgono che le stesse arrivano all'orecchio di una donna, solo in quei momenti ti accorgi che le donne sono bambole rotte, ti accorgi dove si decide e chi, che gli uomini hanno un codice "d'onore" segreto, segreto solo quando le donne un poco contano. Certo ne tu ne io ci prostituiamo per un miliardo, ma al sistema poco importa, importa forse che ci decidiamo a risvegliare le menti intorpitide delle donne, farle capire che è inscindibile la prostituzione "libera" da quella coatta, perché l'attore/stupratore è lui e a lui non interessa chi è libera o chi è costretta, per lui la donna è corpo: corpo senz'anima. Inscindibile la prostituzione "libera" (marginale e insignificante come quella maschile) da quella coatta perché quella "libera" ha costi insostenibili per qualsiasi economia, e se è ridotta a livelli economicamente accettabili: non soddisfa neanche un poco gli "appetiti" della nostra CULTURA DELLA STUPRO.

Cara Laura, scusa il ritardo con il quale ti rispondo, ma per l'otto Marzo ho avuto un po' da fare. Grazie per i tuoi preziosissimi consigli. Lo so che la lettera è troppo lunga e prolissa, il tema, per le sue numerose implicazioni di carattere: religioso, economico, sociale, simbolico, politico, biologico, richiederebbe un'enciclopedia. Ci dobbiamo appellare necessariamente alla linea di massima, alla sostanza del discorso. Con l'estrema sintesi si può fraintendere: ciò che intendevo dire è che il patriarcato è stato causa sì della prostituzione che le è funzionale ma proprio per questa funzionalità il suo

compito è quello di contenere il fenomeno entro certi limiti "accettabili" (non di eliminarlo) la crisi dei valori patriarcali e la mancanza di valori alternativi, l'avrebbe fatto straripare. Soprattutto quella coatta. La mia associazione, ed io in particolare, abbiamo deciso di non dialogare con le prostitute ("per scelta"), anzi di considerarle traditrici delle causa femminile, men che meno considerarne le rivendicazioni sindacali, anche per una coerenza di discorso. Non si può dire che un riconoscimento da parte dello Stato do questo "lavoro" è diseducativo: e poi approvare le rivendicazioni delle prostitute in quanto tali. Certo che la cosa è grossa, e noi qui, ora, dobbiamo riconoscere i nostri limiti, ma non trascurare di considerare il simbolico, anche se può risultare incomprensibile; esso ci governa senza che ce ne accorgiamo, entra nelle nostre case senza chiedere permesso. Il mutamento del simbolico, e del linguaggio, richiede tempi molto lunghi, e noi qui ora, semmai ci si riesce, ci possiamo limitare a lanciare il messaggio in bottiglia, accendere una fiammella, e sperare che qualcuno dopo di noi la porti avanti. E' importante ricostruire i frammenti del filo storico delle lotte delle donne, e lasciarlo alle giovani generazioni, per non ripetere gli errori del passato, non farci illusioni sul futuro. Noi tutte sappiamo che se per caso scomparisse la povertà (non scompare se non muta il simbolico) la prostituzione non sparirebbe, come speravano le femministe dell'Ottocento: se la donna fosse stata meno povera e più libera, si sarebbe risolto il problema; non è stato così, anzi. Il fenomeno è stato associato alla "libertà" producendo effetti devastanti (la stragrande maggioranza delle prostitute sono costrette, tutte le altre indotte, dal denaro facile) come l'allentamento di valori sempre confusi con valori patriarcali e religiosi, l'allentamento delle briglie della bestia: la sessualità maschile, il cui sfogatoio era prima il "santo" matrimonio. E rischiamo di ritornarci se non troviamo un'alternativa. E' tutto da rifare o quasi, cara Laura. Comunque, dovremo qui ora farci capire. Fammi saper quale potrebbe essere l'idea forza per la quale le associazioni di donne e le donne stesse risponderebbero alla lettera.

Cara Sara: ho letto attentamente l'intervista di Luisa Muraro che mi hai inviato, grazie per l'attenzione e la disponibilità. Certo, gli scritti di Luisa non sono di facile lettura, sono per poche elette, anche i miei lo sono e questo è un handicap, non poter farsi capire dalla massa delle donne; specialmente quando si citano ­ giustamente, ricordare i pensatori/trici che sono venuti prima di noi ­ film o autori che non conosciamo, si perde il filo del ragionamento; io e Luisa diamo molta importanza ai simboli, è ciò che nonostante tutto ci accomuna, e me ne compiaccio poiché sono i simboli che, volenti o non, ci governano e ci condizionano.

Mi riconosco anch'io nel femminismo della differenza, con molta, molta cautela, certa di stare operando su un campo minato. Noi donne siamo sicuramente diverse dagli uomini, ed è giusto essere orgogliose di questa diversità; ma questa "differenza" ­ da millenni e tutt'oggi ­ è stata costruita e decisa dagli uomini, è complementare agli uomini, questo non giova ne a noi ne tantomeno a loro, non li aiuta ad uscire dalla barbarie. Noi donne di nostro abbiamo solo noi stese, e neanche quello se ci vendiamo, solo la nostra consapevolezza e neanche quella se non ce l'abbiamo; abbiamo solo un deserto senza inizio e senza fine (e un campo minato) su cui costruire. Non ho capito cosa voglia dire Luisa, con "il primato del fallo". Nel corso della mia esperienza di vita e dei miei studi (para-istituzionali) ho capito che l'uomo esercita tutto il suo potere sulla donna tramite il suo sesso; può farlo perché ha il potere, ed è il classico "gatto si mangia la coda". E' un circolo chiuso, quasi inattaccabile, che si alimenta da solo. Il giro vizioso patriarcato-potere (economico e sociale)-sesso; dove patriarcato sta a potere simbolico, finito il quale, ma è tutto da vedersi, si rafforza il potere economico e sociale che diventa simbolo, tuttora saldamente in mano agli uomini, e siamo punto a capo o quasi. Detto questo. Una domanda: In un quadro di questo genere, quale posto può avere la sessualità femminile? Per quel che riguarda la relazione fra donne, bisogna fare chiarezza, a quali livelli etico-sociali. Poiché, rapporto madre-figlia a parte, le donne a certi livelli di substrato etico-sociale, hanno sempre collaborato più di quanto Luisa possa immaginare, anche e soprattutto, nel più rigido dei sistemi patriarcali. Sono sempre state loro ha inventarsi la vita giorno per giorno, a creare dal niente il necessario per vivere, ad inventarsi tipi di aborto e sistemi anticoncezionali rudimentali (di nascosto) per arginare le conseguenze dell'operato della bestia. Ancor oggi in qualunque ufficio pubblico o privato, abbiamo il "pollaio", tre o quattro donne: chi alla tastiera, chi allo sportello, chi alle pulizie; un solo uomo, spesso assente, che dispone. Il resto degli uomini sono: chi alla guerra, chi a far politica, chi semplicemente a spasso. [ ...] e a tutte coloro che hanno fatto "una scelta", qualunque essa sia. Siamo consapevoli che la nostra scelta, è possibile solo per le lotte delle altre donne, interferisce con la scelta di altre donne, e ne consegue una perdita o un guadagno simbolico. E' illusorio, oltre che egoistico, credere di poter scegliere indipendentemente dal mondo che ci circonda, nella e dalla nostra nicchia. E' un discorso scomodo, perché ognuna di noi, in pratica e giustamente è gelosa delle proprie scelte, ed è pronta a difenderle con le unghie e con i denti. Ciò non dimeno dobbiamo ammettere che le scelte di alcune donne, danneggiano l'immagine e il simbolico delle altre donne del mondo, del presente e del futuro. Una scelta, in teoria (ma la teoria e la pratica sono in relazione di tempi e spazi) una scelta deve essere vagliata da qualcosa che è al di sopra dei nostri personali interessi (se non lo facciamo noi continueranno a farlo gli uomini, come hanno sempre fatto) affinché

non danneggi il simbolico femminile. Da un ritorno di guadagno simbolico le nostre scelte saranno più facili, più ampie, di più vasto raggio e specialmente, alla portata di tutte, e non di poche fortunate, come lo è tuttora. Ma un ritorno di guadagno simbolico (come di perdita simbolica) è probabile che noi non lo ricorderemo, andrà a cadere sulle generazioni future. E' per questo che la nostra responsabilità oggi è enorme, e per i nostri interessi prettamente personali rischiamo di mandare in frantumi, il guadagno simbolico delle lotte delle donne del passat0. Cara Anna ti scrivo anche se tu, chiudendomi la comunicazione mi hai ingiunto di non chiamarti più, e che ognuna "lavori" per conto proprio. Questo non è possibile, perché viviamo e lottiamo per la stessa causa, dobbiamo trovare un punto d'incontro, o altrimenti, in alternativa è lo scontro. Un progettista, un muratore, un carpentiere, non possono edificare ognuno per conto proprio. Quale casa andrebbero ad edificare? E noi, quale mondo andremo a ad edificare? Un mondo migliore di quello in cui noi siamo vissute! E allora in nome di questo mondo, un accordo abbiamo il dovere di trovarlo. Un mondo senza prostituzione non ti sta bene? Ma non hai capito che la moglie/madre sottomessa e la prostituta, sono le due facce della stessa medaglia, o si eliminano entrambe o entrambe restano; che dietro un uomo che paga una donna c'è sempre una donna che lavora e che non è pagata! Non solo, sopra tutto c'è una perdita simbolica per tutte le donne! Se non hai capito questo? E non sei la sola purtroppo! Che diavolo hai capito!!?? Tu senza saperlo, stai facendo il gioco di alcuni dei peggiori fra gli uomini della sinistra, per i quali sesso e soldi sono tutto, che sono talmente aridi e meschini da aver paura di non trovare una partner, e vogliono essere sicuri di trovarne una a pagamento. Ma sesso e soldi non possono essere tutto nella vita e tutto è molto squallido e inumano. E squallido e inumano non sapere di dire di no a dei soldi, non solo quando è in pericolo la nostra salute, ma anche quando è in pericolo la nostra dignità e la nostra morale, sì morale! Sì lo so da dove ne proveniamo! Da una cultura che ci a dato fumo e stenti in cambio dell'illusione di una dimensione diversa della vita: non devi insegnarlo a me, Ma quella in cui stiamo cadendo ora è una trappola, accorgersene in tempo è fondamentale. Non mi importa nulla delle "emancipate" del nord Europa, anche le donne dell'antica Roma Imperiale erano emancipate e "libere", ma doveva ancora venire quello che "piace" a te, e anche a me: duemila anni di oscurantismo e sofferenze inaudite per l'umanità, e non è ancora finita. Ti elenco i punti per i quali non sono d'accordo con te e perché. Non sono d'accordo per il salario alle casalinghe (altra cosa è l'indennità di maternità e... di paternità) 1) Le donne non devono essere pagate per farle restare in casa, nel loro "ghetto" millenario.

2) Nessuna economia sopporterebbe un salario alle casalinghe, i soldi degli armamenti? certo! Ma tutto il mondo dovrebbe eliminare gli armamenti, se lo fa un solo o più paesi, questi sono spacciati. 3) Il salario alle casalinghe sarebbe un incentivo a deresponsabilizzare l'uomo, che invece deve fare il padre, anche per ciò che riguarda il lavoro di cura. Per la prostituzione c'è da mettersi le mani ai capelli: si vuole eliminare la violenza alle donne senza eliminare la prostituzione? Ma la prostituzione è l'emblema della violenza sulle donne! Vorreste dire che se ci sono i soldi, è tutto a posto e se non ci sono soldi c'è violenza? Ma non facciamo ridere anche i polli?! Cos'è questo atteggiamento mentale? Questa prostrazione nei confronti dei soldi? L'economia mondiale è mandata avanti per 2/3 dalle donne. I soldi ci appartengono senza che dobbiamo prostituirci per averli, facciamoglielo capire agli uomini e ai governi! Questa prostrazione mentale ci porta in un vicolo cieco. "Se c'è violenza per le prostitute c'è violenza per tutte le donne"? Certo, ma non c'è violenza per le prostitute quando ci sono tanti soldi da spendere, e tanti soldi da spendere ci sono quando tante donne lavorano sottopagate o non pagate, il gatto si morde la coda, e non ne usciremo mai. La soluzione di tutti i problemi sta nell'arrivare al cuore dell'uomo! AL CUORE. NON ALLA TASCA. Perché questa si svuota e siamo punto a capo. Alziamo la testa. Guardiamo un po' più lontano del nostro naso. Cara Rosa, tu dimentichi che "battere" e "combattere" hanno una matrice comune: la violenza maschile, che si rivolge alle donne, alla natura e in definitiva contro se stesso Purtroppo la "scelta" delle prostitute danneggiano e deturpano l'immagine di tutte noi, di tutto il genere femminile, e contribuiscono alla nostra prostrazione. Tu dimentichi, anzi non ci si è mai pensato, di mettere sotto accusa la sessualità maschile, (malata, distorta, asentimentale, violenta e meccanica) alla base di tutto il male del mondo compresa la condizione femminile. Forse richiede troppo coraggio, una preparazione mentale, un'anticultura, è come andare a "toccare i santi", i santi si adorano non si criticano ne si accusano. Decine di migliaia di anni di cultura dello stupro non ci fa vedere ciò che è aberrante. Non ci fa vedere che "sull'autodeterminazione" della donna ci siamo arenate, che è un'arma a doppio taglio, è stata una cosa buona per la legge sull'aborto, ma subito nei primi anni ottanta andava immediatamente rivista, per non far perdere credibilità al movimento femminile, il quale (per quale diabolico motivo?) si è invece sclerotizzato, senza orizzonti mentali. Forse perché è troppo difficile contrastare una cultura che respiriamo fin dalla nascita, ma possiamo e dobbiamo almeno tentare.

Inoltre, l'autodeterminazione spinta ai limiti estremi, porta all'individualismo, il male dei nostri tempi e soprattutto delle donne che ne risentono di più, e che fa rima con egoismo, e con l'egoismo finisce tutto, senza collaborazione, solidarietà, comunione di intenti e di simboli, finisce tutto. Se abbiamo qualcosa da imparare dalle religioni (che io ritengo responsabili della sorte delle donne e del mondo) è che ciascun membro si sente parte del corpo più esteso della comunità e per questa lavora, in questo corpo non c'è posto per chi il proprio corpo vende, e mi sembra giusto. Il metodo pare "funzioni" ancora e abbia funzionato "abbastanza bene" per migliaia di anni. Che ne pensate?

PAOLA Cara Tamara, per spiegare il valore della nostra scelta nella lotta alla prostituzione cioè l'uso materialistico del sesso, perché contro natura; lei lo creato per l'amore, per amarsi, per l'esistenza della vita stessa, ti racconto un incontro che mi è capitato l'altra settimana. Vado in bici a prendere la ricotta da un pecoraio in campagna, gente e ambiente d'altri tempi, ho trovato uno studente di archeologia, sociologia, un bel ragazzo anche troppo, trovatosi per caso là come me. Non so come si entra in discorsi umanistici, di valori perduti e tradizioni, questo si chiedeva lui, il perché li abbiamo gettati. Io essendo sera dovevo andarmene, ma di fronte a questo ragazzo con la dolcezza di un bambino che cerca, spera l'esistenza vera della vita pari a quella dell'amore, l'amore è a darla la vita ad un figlio, ho accettato la sedia del pecoraio e mi sono seduta. Mia cara, io dico che se ci fosse stato un registratore e un filmato per quell'ambiente particolarmente collegato al dialogo di questo ragazzo sperduto nel mondo del 2003 che si chiede, come mai le donne vogliono fare sesso, ma hanno paura di fare figli e sposarsi? Sarebbe stato utile per noi, riflettere sulla validità e l'attualità della causa [,] sulla difesa dell'amore [,] che facciamo, sì, senza dubbio il mancato rispetto del sesso è la radice di ogni violenza, scompenso psicologico del non amore,[:] possesso, lo ha riconosciuto anche questo ragazzo, non mi sarebbe mandata via per come era interessato e sentire parlare dello squallore nel ricevere una bella scatola con tanto di coccarda e poi scoprirla vuota. Il ragazzo ha chiuso il discorso ammettendo che il sesso è la coccarda che chiude la scatola con il diamante, cioè il diamante della vita dell'amore, altrimenti è solo menzogna, tutto questo collegato a Dio che tutto creò, ha detto che riconosce, che l'uomo senza Dio è un animale, dicendo che forse si dovrà incominciare da lì per tornare a vedere, rispettare la radice della nostra natura. Io mi chiedo se è possibile mettere tra le leggi che difendono il non rubare, non uccidere, anche chi uccide l'anima, di noi persone, dell'aria che respiriamo, della terra che ci nutriamo, attraverso piante e animali, questi non uccidono solo un singolo ma generazioni che può arrivare allo sterminio della vita, alla follia di rubare tutto fino a noi stessi. Care mie colleghe soce vi lascio con una domanda tra noi, è possibile mettere in considerazione di reato (non commettere atti impuri) per salvare il rispetto della nostra natura? Si dice onora il padre e la madre, e figuriamoci noi stesse!!! Paola T. Cara Paola, scusami il ritardo e la franchezza con cui ti rispondo, (in stampato perché la calligrafia non è bella come la tua). Non credo che le altre socie accoglierebbero la tua proposta: "Atti impuri" è un termine tanto sessuofobico quanto ambiguo. Che vuol dire che un atto non è impuro se presuppone il concepimento?

La nostra associazione ama definirsi laica, e saremmo tacciate da integraliste religiose, anche se questo normalmente succede data la miopia che c'è in giro. Hai pasticciato un po' con Dio e la Natura! Se l'uomo senza Dio può essere un animale: l'uomo, inteso come maschio, in natura lo è certamente! Per la femmina è diverso, essa in natura subisce la violenza dei maschi (vedi il gallo con le galline, ecc... noi vogliamo essere come le galline? oppure distrutte dalle gravidanze e vedere i nostri figli morire di fame?) non enfatizziamo troppo la natura perché questo ci confonde le idee. Io per prima non me la sentirei di legare l'amore fra due persone al concepimento di figli, per le enormi implicazioni pratiche che i figli comportano, E' una scelta che si può fare nell'ambito di un rapporto affettivo (da fare in due per dividere in due anche l'enorme peso della crescita di un figlio) ma che si può anche non fare. La finalità della nostra associazione è quella di liberare la donna (anche "consenziente") dalla schiavitù/servitù della sessualità maschile, quindi a figli frutto di un atto di violenza e/o prevaricazione, anche e soprattutto coniugale, che perpetuano questa violenza. Per il resto lasciamo libertà di scelta alle persone. Le uniche donne, o quasi, che vogliono fare sesso senza amore e senza fare figli sono quelle che con il sesso ci guadagnano e bene, anche in senso lato, perché il sesso per loro rappresenta il denaro facile, sono "donne facili", chi non lo è, è rara come la mosca bianca, segue il modello maschile, brancolando nel buio, come il ragazzo di cui mi parli. Ed ora veniamo a Dio! Anche se penso che la religione ha avuto un ruolo importante nel passaggio dall'animale all'uomo: poi qualcosa non ha più funzionato, se dopo migliaia e migliaia di anni, le donne ancora sperimentano ciò che io e te abbiamo sperimentato. Mi ricordo, quando raccontandomi la tua storia mi dicesti: Ah no! Se non avessi creduto in Dio non ce l'avrei fatta!", [ad uscire dal tunnel della bestia] non ti chiesi cosa ti sarebbe successo se "non ce l'avresti fatta": morire, impazzire, morire dentro, che importanza ha nell'economia del mondo una donna che muore o che muore dentro, ha importanza invece una donna che ha prezzo di lancinante dolore: rimane viva dentro, questo può far paura al mondo. Io, nel tunnel della bestia, ho creduto in Dio, ho avuto fede, ho pregato, ho pianto, ho aspettato (non ho gridato, perché sapevo che sarei stata per sempre una povera pazza, per me stessa e per gli altri, il prezzo dello sfogo sarebbe stato la rinuncia e l'impossibilità di capire) che un Dio della giustizia in questo o in un altro mondo: venisse a liberarmi. E' passato tanto tempo! Tanto, troppo tempo, dal giorno di Tamar, figlia di Davide, e da molto tempo prima, tutto il tempo per maturare in me l'idea, che se questo Dio della Giustizia avesse potuto o voluto liberarci: lo avrebbe già fatto!

A me ciò che ha dato la forza per infrangere le mie catene, è stata la presa di coscienza che altre donne nello spazio e nel tempo, avevano lottato e stavano lottando; senza le loro lotte le mie catene sarebbero state più pesanti e infrangibili. Ed io ora ho il DOVERE di fare da ponte fra le lotte delle donne del passato e quelle del futuro, altrimenti tutto si perde nell'oblio del non sapere, con conseguente rimonta della bestia.

CONSIGLI ALL'UAAR (ATEI AGNOSTICI RAZIONALISTI) Per due anni sono stata socia uaar (unione atei agnostici razionalisti) è stato "un amore a prima vista"; me li immaginavo ­ gli uaarini - di uno spessore morale, intellettuale, di pensiero in grado di contrastare, almeno teoricamente il grande potere delle religioni. Mi dovevo amaramente ricredere: non ci pensano neppure a contrastarle almeno sul piano teorico, ma il loro striminzito obbiettivo è quello della "laicità dello Stato" peraltro già dato per scontato come principio, affinché la religione (cattolica perché è quella che ci riguarda, per miopia, più da vicino) non interferissero sulle leggi dello Stato e quindi sulle scelte personali, e sessuali della gente. Discorso molto riduttivo e limitato a persone che hanno fatto o vorrebbero fare una certa scelta di tipo sessuale, alcune rispettabili altre meno, ma, i problemi che muovono il mondo e per cui spendere energie sono altri. Ho avuto con alcuni esponenti dell'uaar: scontri verbali durissimi, insulti ma non solo, da parte mia anche un patetico tentativo "di lavata di capo". Pur tuttavia me ne sono andata senza sbattere la porta ma con la promessa di tornare, non intenzionata a "gettare la spugna", in fondo mi è dispiaciuto lasciare alcune persone di un certo valore se non altro di mediazione. Non è stato sempre così: il fondatore dell'uaar: Martino Rizzotti era di quel rigore morale che immaginavo all'inizio, ma già alla sua morte un noto esponente dell'uaar tessendo gli elogi di Martino in un articolo del periodico dell'associazione. Aggiunge che in un solo punto lui e Martino non erano d'accordo: "I rapporti sessuali tra Docente e allieva maggiorenne". E' stata la prima "doccia fredda" a cui ne sono seguita altre. Alcuni stralci delle discussioni. Signor [...], complimenti per la sua chiara e concisa, fra le altre, descrizione della forte personalità di Martino Rizzotti ­ n° 2 dell' ATEO pag.9 ­ anche per essa egli vive ancora fra di noi. Ha fatto molto bene (o molto male, dipende dai punti di vista) ad essere sincero fino in fondo e aggiungere le ultimissime due righe sui rapporti sessuali fra docente e allieve `maggiorenni' ..."che può anche essere rapporto di puro piacere e d'arricchimento reciproci. O almeno a me piace pensare che possa essere così". Sono stata molto combattuta fra scrivere questa lettera o rispettare con il silenzio il doloroso vuoto di quanti hanno conosciuto Martino Rizzotti, e si sentono, a giusto titolo, orfani. Alla fine ha prevalso la convinzione di salvaguardare il suo punto di vista e lo spirito della sua opera. La chiesa ci insegna che anche il pensiero è peccato, e credo che da un Istituto che domina da duemila anni dovremo imparare qualcosa! Ebbene sì anche il pensiero è peccato! Perché il pensiero è il motore da cui parte ogni cosa: il bene e il male. Abbiamo tutti capito le malefatte delle religioni, sappiamo che adoperano i nostri soldi-sudori-stupidità per guadagnare e mantenere il potere, e siamo in molti a saperlo. Occorre, a mio avviso ora fare un passo avanti, e capire il perché del loro

enorme potere sulle coscienze e quindi sul mondo, oppure lasciar perdere e smettere di sporcar carta. A questo scopo alcune premesse: il fondatore di un qualsiasi istituto o associazione, ha sempre un rigore e altezza morale maggiore di chi lo segue anche da molto vicino. Così Gesù con Pietro, Mosè con Aronne, Lenin con Stalin, Martino con [...], io con le mie compagne di lotta. Il promotore non può essere intransigente, sa che deve accettare obtorto collo dei compromessi per poter coagulare gli animi e far nascere la "creatura", poiché da solo non farebbe nulla di nulla. Non sempre sa che in questo modo la creatura nasce già con i germi di ciò che vorremmo non sia, e tutto finisce nel mare magnum del non concludente niente di buono per l'umanità, si perdono i buoni propositi e i sentimenti del fondatore. Il motivo del grande potere delle religioni è molto semplice, e se non ci si arriva è perché non ci fa comodo arrivarci, è il potere dell'acqua per chi ha sete, anche se quest'acqua è un miraggio. In questa nostra cultura dello stupro, dove chi stupra è sempre un uomo e chi subisce lo stupro è sempre una donna (sì, anche e soprattutto nel "santo" matrimonio) la castità dei preti, vera o presunta (la pedofilia dei preti è considerata una devianza, rigettata nel secolo non fa testo) è l'acqua per la sete delle donne, (sono loro a dare potere alle religioni) questo è stato capito migliaia se non decine di migliaia di anni fa, e noi qui ancora a non capirlo, perché le donne non hanno voce, non hanno parole, se non quelle che hanno messo loro in bocca gli uomini, e agli uomini piace stuprare. Ora veniamo a noi, Signor [...]! Premesso che le allieve siano di molto più giovani dei "docenti", praticamente potrebbero essere le loro figlie: è da tempo immemorabile e in tutto il mondo che un uomo invece di vergognarsi di avere a fianco una donna che potrebbe essere sua figlia, la sfoggia come emblema del suo arrivismo-carriera-supremazia sugli altri uomini. Una ventenne non dovrebbe essere lasciata ai suoi coetanei? A maggior ragione se i ventenni "subiscono una scarica di ormoni"? È proprio questo è il punto, da sempre le donne giovani e belle sono il premio e l'esca per uomini potenti e spregiudicati in grado di emergere nello scenario sociale, e che questo sia un'umiliazione per i giovani e per chi non riesce a vincere, avere successo, è scontato (per loro ci sono le prostitute? che magari possono essere le loro madri, quelle da mille lire, e cento rapporti al giorno?) come è scontato il rancore di questi ultimi, come è scontato il fatto che tutto ciò crea una miscela esplosiva e una conflittualità che sfocia nella guerra e ogni altro tipo di devastazione. Questo è il fenomeno più vecchio del mondo! Qualcosa di perverso che alimenta le religioni. Una dimostrazione che non sono gli "ormoni" la causa di tutti i mali del mondo, ma la cultura degli ormoni, quella stessa che ha dato luogo al VIAGRA. In quanto all'arricchimento e al piacere: perché non dovrebbe essere d'arricchimento un rapporto con una docente coetanea, e perché di una docente con un allievo? Semplicemente perché dove non c'è reciprocità di genere c'è sopraffazione di genere;

ed una ragazza di vent'anni a fronte un uomo di cinquanta non è forse una minorenne? Dell'arricchimento del "docente" ho parlato, l'allieva superficiale è sicuramente fiera del favore e/o dell'attenzione del capo, si convincerà ulteriormente che una donna bella può fare a meno di lavorare, sudare e studiare, basta il favore del capo. Anche questo fa parte del fenomeno più vecchio del mondo, risale al mondo animale, in cui le femmine si concedono preferibilmente al maschio dominante per gli indubbi vantaggi sociali. La femmina dominante non è altri che la preferita del maschio dominante, e il maschio dominante è colui il quale si è fatto spazio intorno a sé con l'esercizio della forza bruta. Ora, cosa ha da offrire l'UAAR al mondo, abbiamo capito di non essere più tanto imbecilli da recepire il messaggio religioso, ma qual è il messaggio alternativo che vogliamo mettere al suo posto? Un rilassamento di costumi forse? (peraltro già ampiamente sperimentato con effetti devastanti) fare quello che pare e piace come punto di riferimento il dio denaro? Ancora stiamo a parlar male delle religioni, senza un'analisi profonda e comparata dello stare al mondo! Caro signor [...], le scrivo come ad un'esponente UAAR, e scrivo in veste di donna e di associata UAAR, un'associazione che mi sta molto a cuore, ma la ragione per la quale mi sono iscritta per ora è soltanto il nome, troppo poco per rimanervi, troppo poco per un seguito.

Spett. UAAR, Questo "Comitato Etico" di cui sono promotrice è una svolta innovativa se non "utopistica", e contro i mulini a vento, perché cerca di mettere sotto accusa la sessualità maschile, della quale quella che compra sesso ne è solo la parte più visibile, a metà strada fra quella esecranda dello stupro e della pedofilia, e quella "santa" del "santo" matrimonio. Io donna atea, mi rivolgo a voi uomini atei, ma di un certo livello culturale. Voi non siete gli atei della strada, i quali non credono in dio per comodità, per fare quello "che pare e piace", (sono gli atei prediletti dai preti perché possono essere additati a cattivo esempio) non sottostare ad alcuna legge interiore di alcun dio, salvo ­ giocoforza ­ a quelle degli uomini, che non possono arrivare a tutto, non sempre possono fare giustizia, ammesso che di giustizia si possa parlare. Più confacenti agli atei per comodità sono le leggi della "natura", perché questa sembra non porre veti al "sesso libero"- libero per chi? - al più forte sul più debole, all'uomo forte sulla donna resa debole dalla maternità. Dall'altro versante abbiamo i credenti per comodità, quelli del: "Il Signore è il mio pastore! Io non ho paura!". Quelli che sono consapevoli della loro insicurezza, fragilità di fronte al mondo e agli eventi, e si sono dati questo sostegno psicologico. Ma chi è consapevole della propria caducità, di essere solo e nudo, di essere polvere e polvere tornare, di fronte all'immenso universo, in gran parte sconosciuto, impotente

anche solo di fronte ad una grandinata: e nonostante questo non credono in nessun dio, continuando nel loro lavoro e nel loro equilibrio psicologico e di ragione. Questo è straordinario, richiede ammirazione per il coraggio che comporta. Sono questi ad avere "una marcia in più" che non i credenti. Dopo questa premessa, veniamo a noi: atei per ragionamento. Non ne conosco molti personalmente, e salvo quanto detto non saprei in linea di massima descrivere il loro comportamento, soprattutto del loro comportamento nei confronti delle donne, l'altro genere della loro specie. Questo lo ritengo un fattore molto importane, e spiegherò perché. So degli illuministi del settecento, i fautori della ragione, ma neanche di loro si sa qual era il loro comportamento con le loro donne, in pratica, e delle donne in generale, in teoria. Voi affermate che l'Ottocento è stato un secolo per eccellenza laico. Perché dunque nello stesso secolo (non l'unico, se ne rendo atto) si è avuta pure una riesplosione della prostituzione? C'è un nesso fra laicità, ateismo, e prostituzione? E perché il Novecento è tornato ad essere religioso? Perché solo trent'anni fa, come allora, sembrava che tutto fosse finito, che le religioni fossero tramontate per sempre, e con esse il loro potere occulto sull'uomo? Che la ragione avesse vinto per sempre? Io espongo il mio modesto parere. Sono e sono sempre state le donne molto più religiose degli uomini ­ anche se sul pulpito, per il massimo di ironia ci sono sempre uomini ed alle donne è vietato ­ il numero delle donne e degli uomini nelle chiese è inversamente proporzionale a quello nei Parlamenti e nelle carceri. Il motivo è molto semplice. Il rapporto di forza fra uomo e uomo consente qualche forma di ribellione e d'anarchia, quello, fra uomo e donna non consente alcuna forma di ribellione e le donne sono costrette ad interiorizzare tutto e rivolgersi ad un dio, visto che non può sperare nell'uomo la cui forza fisica, economica ­ non morale ­ simbolica, è schiacciante, e ne subisce la violenza. Ma non è tutto: nessuna società può fare a meno della collaborazione totale delle donne, e siccome l'oppressione femminile si manifesta e si esplica nel servizio sessuale che la donna deve all'uomo, che provoca gravidanze indesiderate, morti, stenti, fame, miseria e guerre, le donne sono attratte dall'uomo in alone di castità, come lo è da sempre (per quale motivo a questo punto, è facile immaginare) il sacerdote di qualsiasi religione. E se può essere una soluzione tampone l'uso di anticoncezionali, rimanendo la donna oggetto delle voglie maschili, non può essere l'ottimale e finale che sarebbe quella del sentimento reciproco, se non del matrimonio. Morale della favola? Il mio messaggio a tutti gli atei e agnostici del mondo è che siano casti, almeno fino a quando la donna non abbia desiderio. Desiderio, beninteso, non consenso, che è un'altra cosa, e quando si tratta di sesso, è una gran brutta cosa. Per alcuni giovani focosi ci può essere sempre un "VIAGRA" al contrario, fino a quanto non abbia assunto abbastanza materia grigia e introspezione da controllarsi.

Una Cultura diversa da quella che ha inventato il "VIAGRA" Può sempre inventarsi un anti VIAGRA. Per una Cultura questi sono dettagli. Se io "ragiono come loro"(i preti)ho paura che loro torneranno più virulenti che mai, e questo unicamente per la nostra IDIOZIA e cattiva volontà. Peraltro nel mio peregrinare, pur rivolgendo il mio appello alle donne, ho incontrato più soddisfazione da parte di uomini, soddisfazione non cercata, non voluta, alcune volte non accettata, e lo dico con molta sofferenza. Certo qualcuno un po' di senso di colpa, l'avrà, un po' qualcuno comincia a vergognarsi, ma sono tragicamente troppo pochi. Fra le donne qualcuna mi ha detto, arrabbiatissima: "Che le donne si meritano il loro destino perché sono stupide, vanno a letto con il capo ­ ovviamente se il capo le trova passabili ­ per fare carriera, e non si rendono conto del danno enorme in termini di immagine che arrecano a se e al proprio genere". Io non la penso così. Non penso che le donne siano stupide, penso che siano attanagliate fra due fuochi, fra due immagini simboliche: l'una irreale, l'altra in negativo: l'una vergine/madre/asessuata/sottomessa, l'altra perversa/seduttrice/oggetto di sfogo a pagamento. E' quello che definisco il pendolo che oscilla fra moglie/madre e prostituta, il pendolo che può oscillare all'infinito per sola forza d'inerzia. Uscire anche solo mentalmente da questa botte di ferro è difficile, perché chi vi è dentro non si rende conto di esserci, e perché questo meccanismo diabolico è anche meccanismo economico, che espongo in altre pagine. Non si parla mai di sesso nell'ambito delle religioni, quasi mai nell'ambito delle opposizioni alle religioni. Eppure esso è il fulcro attorno a cui ruota la nostra cultura e il nostro mondo. Tutto è stato lasciato nel sommerso, evidentemente perché conviene a tutti, ai pro e ai contro le religioni. Ho avuto modo di sottolineare, che sono le donne a dare forza alle religione pur essendone escluse, quantomeno ai vertici, e ho anche detto perché, un perché scomodo a tutti. Perché (citato nella Bibbia. Esodo 19,5) gli uomini che si accostano al sacro "non si accostano a donne" identificandole con il peccato. Causa o effetto del favore delle donne verso le religioni e della "castità" dei preti? La risposta ci interessa relativamente. Sta di fatto che il messaggio implicito delle donne è agghiacciante: "Disprezzateci, emarginateci, ma non stuprateci". Messaggio scomodo per l'uaar o chi per esso sia, messaggio che rivela tutta la drammaticità della condizione femminile e della bestialità maschile. Mi pongo il problema della brevità e concludo con un consiglio all'uaar. Con il prossimo (natura vuole che anche i papi muoiano)evento mediatico della morte e successione del papa, l'uaar e company potrebbe sparire con la coda fra gambe (sappiamo bene l'uso che le religioni fanno della sofferenza e della morte) a meno che non si proponga contestualmente un'azione talmente forte da sbaragliare l'evento mediatico. Esempio: l'esclusione anche teorica della donna dal papato. Si sa che le donne ai vertici del potere politico sono poche, ma mai come in quello religioso esse sono escluse per principio. Non ci interesseranno le tante sante lavapiatti, le varie madri Teresa dedite ai poveri "che avremo sempre con noi" (???) vogliamo una donna ai vertici del comando, affinché i poveri non esistano più: vogliamo una donna Papa.

Tutto qui? E' no cari amici dell'uaar! Sarebbe troppo bello! Prima di tutto questo dobbiamo fare un passo avanti in noi stessi e fra noi stessi, per poter cambiare le cose al di fuori di noi è necessario prima cambiarle in noi. Dobbiamo cancellare la prostituzione nelle sue varie forme dalle nostre leggi e dalle nostre coscienze; per un motivo molto semplice: se così non fosse, la prima donna ad andare al potere sarebbe la più bella e la più corrotta, quella che non si farebbe scrupolo di andare a letto con il capo per la scalata sociale; una donna vampiro dalle mani bucate che ha venduto il suo corpo e a maggior ragione venderà il suo paese. La Storia ce lo insegna, se la vogliamo ascoltare. Quando al potere ci sono state le mogli-madri-figlie di uomini importanti le cose sono andate meno male, ma di esse ci si aspettava la prosecuzione della volontà dei loro congiunti, di cui erano considerate una propaggine e nulla di nuovo potevano apportare. Quasi mai capi di Stato amanti per la loro rovinosa immagine e operato. Così come siamo adesso, non siamo propositivi: ne per il mondo cattolico, ne tantomeno per quello islamico. Come ci proponiamo agli islamici? Con i calendari delle donne nude? Loro pensano a questo quando dicono che "siamo in decomposizione" Loro sanno che la loro forza sono le donne occidentali che (per "assurdo") vogliono prendere il velo, più di quanto le loro donne che vogliono liberarsene sia la loro debolezza. Se fosse ancora in vita Martino Rizzotti da quel poco che ne ho letto sono sicura che mi darebbe ragione, e che sia stato fatto già un passo indietro rispetto al nostro/vostro fondatore. Non facciamoci nessuna illusione! Far ragionare il fondo dei pantaloni è il peggiore e primordiale fra gli oscurantismi.

Carissima associazione, cari compatei: ciò che temevamo, o solo io temevo, è avvenuto. L'evento mediatico di portata mondiale della morte di Giovanni Paolo II comprensivo "dell'idolatria" per un uomo che per quanto buono e abbia fatto cose buone (che la stessa sua posizione gli ha permesso) è pur sempre un uomo che ha sofferto gioito, lottato, come tutti gli altri uomini. Come tutti gli altri uomini è venuto al mondo e come tutti gli altri uomini ha lasciato questo mondo. Mi sento anch'io in dispiacere come tutti, per ogni momento che accompagna la morte, sempre brutta in sé, e come tutti mi sento di elogiare chi ormai non c'è più, di evidenziare ciò che ha fatto di bene e tacere ciò che si pensa abbia fatto di male. Ma Giovanni Paolo II ­ o chi per lui ­ non è un uomo come tutti gli altri, per il fatto che è più di ogni altro sotto gli occhi e le orecchi di tanta gente. Egli rappresenta qualcosa più che qualcuno (Cristo) che cosa non è mai stato chiaro a nessuno. Intanto è un uomo: e non una donna, non potrebbe esserlo mai neanche teoricamente. Noi abbiamo avuto degli screzi in passato, qualcuno di voi è stato molto duro con me ma un po' me lo sono meritato, anch'io sono stata molto dura con qualcuno di voi, è

stata però la durezza della delusione. Pensavo che gli atei dei circoli fossero molto diversi da quelli di strada (consiglio di leggere o rileggere il capitolo: "Un VIAGRA al contrario" del mio libro: "Le radici della prostituzione") e che lo siano sarà pur vero, ma siamo ancora molto lontani dalla concezione del nocciolo del problema che affligge l'umanità: il nocciolo duro della bestia. Voi ora state gridando nel deserto. Io taccio, avevo previsto tutto, do tutto per scontato, nondimeno la delusione brucia, di una fiamma che non consuma quindi non si spegne; delusione non nei confronti del mondo cattolico e delle religioni in generale, ma nei vostri confronti. Se avessimo collaborato, certo non avremmo arrestato l'azione dei media causa effetto della "fede" dei pellegrini di tutto il mondo, non avremmo sfondato il muro di omertà, ma avremo forse fatto tremare le mura del vaticano, con sole cinque o sei parole. Perché-non-un-papa-donna? Perché neanche teoricamente un papa donna? Chissà se queste cinque o sei parole avrebbero fatto il giro del mondo?! Non mi sento di farlo da sola; non solo perché da sola farei ben poco, anche per un altro motivo: per tremare o brillare delle fondamenta bisogna pensare prima a che cosa rappresentano e poi a quelle alternative. Un papa non potrà mai essere donna per un motivo molto semplice: è già una donna, una pseudo donna come tutti i preti sono delle pseudo donne, per ingannare le donne. Mi spiego meglio. Anticamente c'erano tre categorie di persone: i "virs" (o uomini) che rappresentano la potenza, la forza, anche e soprattutto sessuale; le donne, coloro che dovevano dare soddisfazione a questa potenza; fra di loro era la figura dell'eunuco, un essere ne uomo ne donna che aveva la funzione di occuparsi delle donne del "vir" (vergini) addolcirle, abbellirle, recentemente istruirle. In alcuni casi gli eunuchi ( non importa se con operazioni della carne o dello spirito, questi sono dettagli) acquistavano grande importanza, quasi come del "vir" tanto da assumere il potere in caso del suo decesso. Ma le donne, quelle vere: le loro lotte, le loro conquiste, la loro emancipazione: sono approdate in Vaticano? E se si questa è una trappola o una conquista? Difficile dire fino a che punto è una trappola o una conquista. Sta di fatto che la religione cattolica come tutte le religioni funge da intermediaria fra il "vir" e la "vergine", convogliando la virulenza del "vir" all'interno dell'istituto matrimoniale. La conseguenza di ciò è che il "vir" è incastrato nella cura e crescita dei figli (anche se la prostituzione sta a dimostrare la precarietà di questo sistema di arginamento) deve giocoforza collaborare al loro mantenimento, che è quello che le donne vogliono in alternativa alla fame, all'abbandono dei piccoli innocenti. Un'ipotetica soppressione di questo intermediario comporterà uno straripamento della virulenza maschile ed imbarbarimento dei costumi? Ciò di cui le donne hanno paura! Oppure le libererà dal gioco del matrimonio e di numerosa maternità? Ciò di cui non hanno cognizione!

In quale punto della nostra evoluzione culturale siamo? O meglio, in quale punto è il controllo o autocontrollo della sessualità maschile? E' tale da poterci liberare dall'incomodo intermediario? L'ago della bilancia è la prostituzione! Il suo incremento indica che il sistema intermediario fa acqua parimenti all'autocontrollo maschile; la sua diminuzione indica che tale sistema funziona. Ma solo la sua sparizione è indice che ci possiamo liberare dell'intermediario, in quanto l'uomo ha imparato a controllarsi tanto da instaurare un rapporto paritario e diretto con la donna. Ma la prostituzione: per farla sparire dal mondo deve prima sparire dalle nostre menti, senza pretestuose e strumentali "libertà"; le uniche libertà di cui le donne hanno bisogno sono quelle dai bisogni impellenti e dalle voglie porcine del "vir"; l'unica "libertà" che si viene a tutelare è quella della bestia. In quanto a voi cari amici dell'uaar, dove vi collochereste in questo scenario: al posto delle donne, in quello delle pseudonne, in quello dei "virs", o in quello dei "virs" senza intermediario? Non mi direte dappertutto, perché dappertutto è da nessuna parte e non ci si capisce niente; e il mondo ha un disperato bisogno di capire. Inoltre, a proposito di capire, e alla storia infinita del crocifisso nella aule scolastiche e non: è stato dato appoggio, a suo tempo, alla istanza legale di un mussulmano; se si fosse trattato di un laico, tanto di cappello. Non è stato capito che un mussulmano avrebbe usato la nostra libertà e laicità, per sopprimere "la nostra" religione, per poi imporre la loro? Forse perché "la nostra" religione ci è più vicina e ci da più fastidio, mentre l'altra essendo lontana ci da meno fastidio? Ma si avvicinerà ve lo assicuro! Se non a noi ai nostri figli, per le nostre vedute corte, e sarà dura, molto più dura. I mussulmani sono per la nostra cultura quello che sono i cinesi per la nostra economia, loro possono farci concorrenza (sleale) perché non hanno sindacati (come la mettono i comunisti e diessini nostrani non lo so) con i prezzi bassi, finché le nostre imprese non falliscono, dopodiché li alzeranno, strangolando la nostra economia. Cari amici e amiche dell'UAAR, [...] Con quel "peggio della società" non intendevo dire gli omosessuali, ma gli individualisti; e che gli atei fossero individualisti è stata "un'uscita" in prima istanza ( anche se non pubblica) di un noto esponente dell'UAAR di Roma, di cui taccio il nome, vista la caccia alle streghe che si è instaurata, non si sa mai! Che gli omosessuali siano più o meno individualisti di altri non lo so dire, non ho elementi per poterlo dire; certo è che l'individualismo è il peggio della società. Perché attacca e scioglie il collante sociale che in altri termini è Dio stesso, e dovremo stare molto attenti a non buttare via l'acqua sporca col bambino dentro, a tacciare da talebani-moralisti-retrogradi chiunque non la pensi come noi.

Per costruire un mondo migliore, da lasciare in eredità ai nostri figli, non servono i blocchi contrapposti, non serve stare arroccati alle proprie scelte sessuali come se fossero il centro di gravità permanente, ma serve una grande elasticità mentale: per uscire dal qui, io ora, per carpire il meglio da ciascuno di noi, anche da Berlusconi, anche dalla polvere della strada, anche di questa abbiamo bisogno. La chiesa cattolica è là praticamente indisturbata da duemila anni, ci sarà pur un motivo o più di un motivo, uno dei quali è che la forza di coesione al suo interno che noi ce la dobbiamo ancora sognare, e forse scompariremo per non avercela sognata, per non darci un'ossatura morale ed etica, che ci limita a parare qualche colpo. Mi sembra miope lottare per la laicità dello Stato senza esaminare le ragioni profonde per cui è in pericolo; i politici fanno il loro lavoro, e sanno che il loro lavoro dipende dai voti della massa della gente; loro sono giustamente contro uno Stato etico, ma devono necessariamente appoggiarsi ad un'etica dello stare al mondo se non ad una religione. Sarà colpa nostra se non avremo saputo dare un'alternativa al dominio sulle coscienze delle religioni, soprattutto alle coscienze femminili, sono le donne a riempire le chiese ( la logica del fare come ci pare non è un'alternativa perché prevale la legge del più forte) intendevo questo quando dicevo che bisogna superare la fase della critica per passare a quella costruttiva: andare al cuore delle religioni, e per questo mi sono iscritta all'UAAR. Che l'UAAR sia in espansione non significa nulla, sono scomparsi i regni e gli imperi, il fascismo, il nazismo e l'unione sovietica. Gli "atei agnostici razionalisti" rischiano di scomparire senza neanche comparire nei libri di Storia. Se a qualcuno dei libri di Storia non gliene frega niente, e "dopo di me il diluvio", questo è un altro discorso. Pensavo di trovarmi tra amici (vivvaddio sono atea e socia UAAR) agli amici si dice bonariamente "siete i peggio", ma per stimolarli ad essere i meglio, per stimolare un'introspezione, non per mandarli al rogo. E difficile dimostrare a parole i propri sentimenti, io però che conosco i miei sentimenti mi sono sentita profondamente offesa in essi. Anche se devo dirlo, quello che mi ha fatto più male è stato l'intervento di una donna, di una rappresentante di quel genere femminile a cui ho votato la vita. Così va il mondo! Ma io parlerò! [...]! Parlerò! Parlerò finché avrò vita, finché sarà la morte a farmi tacere e non tu o qualcun altro! Parlerò in nome e per conto di quel immane sterminato numero di donne che non hanno voce, e per le quali fare sesso non è un "diritto" e/o una "libertà"! E'-UN-OBBLIGO! Nel Santo matrimonio o fuori, e di cui tu, facilmente "emancipata" NON-SAI-NULLA! Ora mi conosci meglio! Scusatemi tutti e tutte, mi pare che il prodotto della "libertà sessuale" a c...., discinta da altri contesti, finora sia stata un mare di povere donne che sulle nostre strade sono costrette a prostituirsi. Quale guadagno simbolico noi donne possiamo trarne dal fatto che ciò che non vogliamo fare noi donne occidentali "emancipate", lo facciamo fare a quelle meno fortunate di noi?

Comunque, me ne andrò dall'UAAR, a meno che qualcuno ­ almeno uno/a - pensi che posso portare qualcosa di utile, e mi chieda pubblicamente di restare da queste righe; qualcuno/a che dovrà prendersi questa bega. In caso di pareri contrastanti è bene consultare i vertici, loro in prima linea hanno diritto di sapere dove va l'UAAR, sebbene per capirlo dovremmo capire dove sta andando il mondo. A me pare che l'UAAR stia riproducendo al suo interno la stessa intolleranza che contesta all'esterno. Cari amici e amiche dell'UAAR, vi lascio per un po' di tempo: il motivo? Il tempo! Non le scoccate che ho preso (forse anche dato) che invece sono di stimolo alla ricerca della verità. Il tempo che è sempre così avaro e bisogna fare delle scelte, dare priorità a ciò che si ritiene più importante. La lista è interessante, vivace, istruttiva, (almeno quando non si parla di sesso, per colpa mia che sono andata a scavare nel marcio del cuore dell'uomo) ma pesante da gestire e da tenere, pesante soprattutto per chi è oberata come me da impegni più grandi di me, e che il mio forte senso del dovere mi induce a rispettare. Il dovere mi chiama su altri lidi, dunque, ma tornerò, ve lo prometto, ovviamente se sarò ancora in vita. Un bilancio però lo voglio fare, come è giusto per qualsiasi fine di qualsiasi ordine e tipo. E una piccola "predica". Quando sono venuta a conoscenza dell'UAAR, un paio di anni fa: me ne sono subito innamorata. E' fatta!- ho detto- ma come tutti gli amori a prima vista, un po' infarciti dalla nostra aspettativa e fantasia, ci si deve sbattere il muso contro la realtà. Il resto è storia recente. In generale sono stata presa per levata di testa per problemi personali, se non addirittura sessuali, nonostante abbia ribadito la necessità di un qualcosa di extra personale, un fili logico ed etico che pur tenendo conto delle diversità, valga per tutti in un denominatore comune. Salvate l'idea, dunque, e non me, io non ci sarò più, io sono nulla, e pur se l'idea è mia, essa prescinde da me. Salvare l'idea perché essa è la chiave, avere la chiave significa essere i possessori di diritto. Nel nostro caso la chiave è per togliere fondamento alle religioni, poiché non facciamoci illusioni, finché dominano i "pruriti" domineranno, come contro/altare, le religioni: ALMENO FINCHE' LA MASSA DELLE DONNE SI ACCORGERANNO CHE GLI UOMINI CREDENTI E PRATICANTI, RIESCONO AD ASSUMERE UN AUTOCONTROLLO DELLA PROPRIA SESSUALITA', MAGGIORE DI ALTRI. Questo vuol dire che per l'umanità non c'è speranza, non riuscirà a liberarsi della sua trappola. Mi sono accorta, conoscendo meglio l'uaar, perché è così difficile scalfire il grande potere delle religioni: perché l'umanità rischia un rovinoso ritorno indietro, corrispondente con una rimonta della bestia. Come un uccellino che si appresta sul bordo del nido e vorrebbe volare ma rischia di cadere, ma se non rischia di cadere non impara a volare.

Per questo vi dico che non esiste e non può esistere "libertà" senza maturità e autocontrollo, che se non esiste il controllo della bestia, sarà la bestia ad avere la libertà, con tutto ciò che ne consegue. Non facciamoci illusioni: la chiave per un mondo migliore sta in un modo diverso di fare e parlare di sesso: parlare di sesso solo da parte di uomini e solo con la bava alla bocca. Finora il sesso: o è stato tabù da parte dei gestori della religione, con matrimonio, lucchetto, figli, punto. O è stato "devianza" da parte degli oppositori al potere delle religioni (non vi siete inventati niente di nuovo) e ne hanno parlato solo uomini con la bava alla bocca. Sarebbe ora che ne parlino le donne, che non siano le serve ne degli uni, ne degli altri, e gridare con il cuore tutta la loro rabbia, rabbia per tutto ciò che le donne hanno patito e patiscono, per il loro corpo martoriato e per la loro immagine svenduta.

IL MIO CONTRIBUTO PER L'OTTO MARZO Care amiche e compagne, il mio contributo per l'otto Marzo, non può essere che un contributo di riflessione, ricostruzione di quel filo sottile e fragile di storia e consapevolezza del genere femminile da lasciare alle generazioni future. Non amo le piazze, le cene, gli slogan, gli striscioni e i cortei. Racconterò un fatto realmente accaduto, analizzandolo da un punto di vista storico e simbolico. Viaggiavamo, io mia madre, mio padre e mio fratello ­ più piccolo di me di cinque anni, io ne avevo tredici o quattordici ­ su una 110 guidata naturalmente da mio padre, per la strada che da Roma va nelle Marche. Era l'anno 59 o 60. E la strada per le Marche che attraversava l'Appennino era fitta di curve e curvone. Siamo originari delle Marche, ci eravamo trasferiti a Roma provincia nel 51, avevamo ancora parenti laggiù, e insieme ai parenti i miei vi avevano lasciato un po' di anima. Ad un certo punto dietro una curva ci aspettava la paletta dei carabinieri. Mio padre si fermò all'alt: "Lei si è un po' troppo buttato sulla sinistra" disse il carabiniere (o brigadiere, con i gradi non ci ho mai capito nulla). Mio padre molto elegantemente ammise di aver torto ed esortò i militari a fare quanto era di loro dovere. Sennonché mentre uno di loro scriveva il verbale, mia madre nella prospettiva di dover mettere mano al portafogli, si stizzì, e con la chiara intenzione di farsi sentire così disse al alta voce: "Quissi gniche ferma e mmaghine pe magnà, sennò che se magna mmenso sé montagne" (Questi devono fermare le macchine per mangiare, altrimenti in mezzo a queste montagne che mangiano). Insomma li stava trattando alla stregua di briganti. Il carabiniere che stava scrivendo la prese proprio male, divenne paonazzo, livido in viso, rivolgendosi a mia madre che era restata in macchina e io e mio fratello con lei, disse: "Signora! Lei ha la lingua lunga, ma io gliela accorcio la lingua, gliela accorcio con la penna", e nel frattempo teneva la penna puntata sul blocco dei verbali come se fosse una pistola puntata alla tempia. Il momento era delicato. Io seduta dietro mia madre trattenevo il respiro; non capivo nulla di codici, ma quell'uomo in divisa con la faccia olivastra non prometteva nulla di buono. Mio padre ebbe la prontezza di spirito (non so se pensasse veramente a quello che disse, era di poche parole, non manifestava molto esplicitamente le sue idee) di giocare l'unica carta che poteva giocare, disse: "Marescià! Ma no stamo a sentì quello che dicono le donne!". Il carabiniere in un primo lunghissimo momento sembrava non stare a sentire a lui, sempre rivolto verso mia madre che naturalmente ammutolì. Fu l'azione congiunta del suo silenzio e dell'insistenza di mio padre che ripeteva: "Marescià? Ma se po' sta a sentì le donne??" (Come se volesse evocare un codice fra uomini, un'intesa quasi ancestrale alle spalle delle donne) che fece desistere il carabiniere. Ora, a distanza di tempo, penso al prezzo pagato dalle donne, da tutte le donne del mondo, (del quale ne mio padre ne mia madre hanno mai avuto cognizione) per aver

noi evitato guai ben peggiori di una semplice multa, un prezzo altissimo sproporzionato al vantaggio che avemmo. Lo dico con immensa tristezza, (poco importa se di lì a qualche anno sarebbe arrivato il cosiddetto femminismo, esso è nato sull'onda del movimento operaio e studentesco e ne avrebbe portato i limiti di genere, le donne sono state usate non al fine delle donne ma al fine e per gli scopi di una classe sociale, con questo non voglio dire che non è servito a nulla); penso al comportamento di mia madre, al suo tentativo di non essere niente o solo un'appendice di mio padre, e rivedo in lei tutte le donne del mondo, talmente deboli e inconsapevoli che ogni tentativo di liberazione si ritorce automaticamente contro se stesse, che cadono sistematicamente nelle trappole tese loro dal sistema maschile da migliaia di anni; nel suo silenzio successivo rivedo il silenzio delle donne. Mia madre si illudeva che essendo la moglie del conducente era "la signora", ed essendo la madre si un maschio seduto dietro di lei, le dava lo STATUS (cosa per cui le donne si sposano, quando non sono costrette a farlo) per dire qualsiasi cosa voleva e piaceva. Ma da quella disillusione non ha tratto nulla di fatto, ha continuato a comportarsi nel modo voluto da altri, agli albori della civiltà; ha contribuito, anche nei miei confronti, a perpetrare l'infamia della cultura maschile.

LA CULTURA DEL "VIAGRA" E'CULTURA DELLO STUPRO

Inizio da ciò che non hai capito mez, che almeno per quel che mi riguarda non è poco. Il "mistero" per il quale mi sono iscritta alla ML "ateismo", è lo stesso per cui mi sono iscritta all'uaar, semplicemente per la laicità, e mi è sembrato buono e giusto dare forza e consapevolezza (non dimentichiamo che forza è anche consapevolezza, consapevolezza è idee chiare, esse sono "il Capo", la testa, se la testa non funziona, le idee sono sbagliate, non si va mai lontano) ad una associazione di laici. Sono laica, e, come credo tutti gli iscritti all'uaar, non mi/ci basta aver risolto il problema con le religioni in, e per noi stessi, ma vogliamo dare il nostro contributo per liberare questa umanità sofferente dal giogo delle religioni. Riconosco a tutti gli iscritti all'uaar, questo nobile sentimento, da quelli che stimo di più a quelli che stimo di meno. Le religioni controllano l'umanità tramite la sessualità, questo lo sappiamo, che dev'essere finalizzata esclusivamente alla riproduzione (senza fare molta fatica poiché "la natura" ha fatto altrettanto) questo comporta un numero di figli superiore a quello che i poveri genitori, soprattutto la povera madre possono portare avanti. Ne consegue fame, miseria, guerre, disperazione, che vanno a finire nella fede come l'acqua nel mare. Questa sofferente umanità è presa nel vortice: figli-fame-fede ­ fede-figli-fame, da cui è impossibile uscirne. Non mi sono inventata nulla di nuovo, mio padre lo diceva: "Più figli=più miseria=più gallanza (potere) ai preti. Ora lui giace sotto una croce, e nulla sembra essere cambiato salvo che la chiesa ha accentuato la mascheratura dell'assistenza ai poveri. La prostituzione e l'omosessualità ha subito e subisce condanna morale e non, perché esse rappresentano il piacere sessuale senza conseguenza, senza dolore. Chi proprio non ne vuole sapere di sesso e figli (se sono fortunati /e a sfuggire dalle maglie di matrimonio e famiglia) sono inglobati tramite i voti religiosi, e il meccanismo è quasi perfetto. Naturalmente ci sono state e ci sono REAZIONI a questo stato di cose, vale a dire: metodi anticoncezionale e liberalizzazione di prostituzione e omosessualità, e qui casca il somaro. Non si è mai andati oltre questa reazione, e si è caduti nel vortice (dalla padella alla brace per questa umanità sofferente) azione-reazionecontroreazione ­ controreazione-reazione-azione, senza, apparentemente, possibilità di uscirne.

So benissimo Mez, che una prostituta "per scelta" può essere più "emancipata" di una moglie beghina e/o schiava, non sono nata ieri. Ma il fatto è che la moglie ("per bene") e la prostituta viaggiano su due parallele che non si incontrano mai e sono interdipendenti l'una dall'altra; la prostituta super pagata e le numerose prostitute schiave, sono le due facce della stessa medaglia, o si elimina entrambe o nessuna. Anzi, se eliminiamo la prostituzione d'alto borgo avremo un guadagno simbolico che

ne usufruirà tutte le donne comprese le mogli cornute e mazziate e le prostitute schiave. Nel primo caso ci si avvale di un simbolico in negativo, nei secondi lo stesso simbolico lo si subisce. Il facile guadagno delle prostitute che consumano reddito, non è altro che il sudore delle donne, mogli o non che lavorano e sono sottopagate o non pagate. La perdita simbolica produce questi sciagurati effetti. I simboli volenti o nolenti ci governano. D'altra parte, un mondo dove la mente umana ha acquisito tanti e tali cognizioni da poter fare a meno dei simboli mi sembra ben più lontano e utopistico di un mondo dove la prostituzione, la fame e la guerra sono un lontano ricordo. E poi chi vorrebbe essere una macchina super intelligente, senza emozioni, desideri, sentimenti? E' pensabile per l'uomo varcare la soglia dell'umano se ancora non si decide a varcare la soglia della bestia? Finché esiste una sola donna che si prostituisce, l'uomo non si illuda di aver superato la barbarie, poiché una donna che si prostituisce è quantomeno culturalmente ed economicamente indotta. E' la domanda che crea l'offerta, è l'uomo, la sua cultura, la sua biologia, la sua economia che decide: chi, quando, come, se, si deve prostituire; a lei si lascia solo l'illusione di scegliere. Illusione che è bene che ci sia per il buon funzionamento dell'ignobile meccanismo. Tu Mez, mi distruggi "il teorema dell'interesse biologico", ma mi confermi quello culturale e sociale, molto di più, la cultura comprende la biologia, come la testa comprende le membra e non viceversa. La cultura può fare in modo che venga messo in commercio un VIAGRA, O UN VIAGRA AL CONTRARIO, un esempio di come la testa non funziona, e se la testa non funziona non ci rimane come speranza quello che dice il papa. E andiamo bene!!?? So benissimo che riscuoterei più consensi in ambito religioso (conosco Don Benzi che mi disse: "Nessuna donna vuol essere prostituta, ogni donna vuol essere madre!") ma non li voglio, perché significherebbe ricadere nel binario moglie/madre-prostituta. Una cosa può essere buona in sé, ma se viene dalla parte sbagliata, con sentimenti sbagliati, prima o poi questo produrra i suoi velenosi frutti. Così come per il crocifisso: se fosse stato un laico a farlo togliere dalla parete tanto di cappello, ma se è stato un islamico, virtualmente, almeno virtualmente, su quella parete, a preso posto il Corano. In questo senso almeno ben venga la reazione rabbiosa della gente la quale giustamente pensa che sta subentrando l'islamismo. Conosco la Banotti ma non sono sua allieva. Sono il grido di dolore di Tamar figlia di Davide. Sono il "fantasma" di Tamar venuto a turbare i sonni di quelle donne che scimmiottando l'uomo, si rendono la vita più facile ma tradiscono il loro genere.

Se con Paola punto il dito sul cosa hanno sbagliato le religioni: con voi su cosa hanno sbagliato le opposizioni alle religioni, poiché non penso che esse siano nate con l'uaar, ma con le religioni stesse; vorrei capire e far capire perché le varie uaar che sono nate nel corso della Storia, sono sparite senza lasciare traccia, a meno che non siano confluite in altre religioni. Non è facile per me stare "con il piede in due

staffe", si finisce per prendere le botte da ambo le parti, compreso il pugno nello stomaco, di espressioni tipo: "Mia cara signora! Iddio gliene renderà merito per tutto ciò che sta facendo"! Ma io voglio e voglio dare la verità tutta intera, a trecentosessanta gradi, non mi interessa una mezza verità che è anche una mezza bugia. Paola è stata libera di sposare chi ha voluto e andare a letto con chi ha voluto, nessuno l'ha costretta, a differenza di me, i miei genitori, per eccesso di zelo, hanno voluto premunirmi contro la peggiore delle disgrazie che possa capitare ad una donna: quella di rimanere senza marito e candidata ad esser madre di "bastardi". Sia i miei genitori che i suoi hanno creduto di agire per il nostro bene, ignorando che il problema è ben al di sopra delle loro volontà e intenzioni. I nostri due casi sono emblematici, testimoniano di come "la libertà" data ad una donna in questo sistema di cose può essere una trappola mortale. Dico questo con un po' di presunzione, pensando alla mia molta più strada mentale percorsa da me che non ho avuto la stessa libertà, per quanto questo sia opinabile. Mi si può dire che tutti uomini e donne possono avere matrimonio ed esperienze sentimentale rovinose, ed è vero, ma non c'è paragone: nessun uomo subisce violenza fisica e sessuale, nessun uomo rimane incinto. La lettera di Paola è penosa, ma ancor più penosa è la sua vita. Ha convissuto per trent'anni con un marito (con figli) imprevedibile e manesco, e con la paura ad ogni istante di essere presa per i capelli e sbattuta sul letto, da un suo raptus di violenza. Prima di conoscere me si è rivolta ad un collettivo femminista, il quale dopo averla ascoltata le ha consigliato di rivolgersi ad un avvocato. Ne è rimasta molto delusa, sapeva già che esistevano gli avvocati, ma lei voleva delle risposte che un avvocato non le avrebbe mai dato. Poche donne, credo, hanno la forza psicologica di uscire dalla loro condizione, se non hanno la mano di qualcuno aldilà del greto del fiume dove stanno affogando. La forza schiacciante della cultura le blocca in partenza, soprattutto se hanno figli. Paola non sarà mai santa, perché fra l'altro dice cose che danno fastidio alla chiesa. Ha individuato un punto nel profondo del suo animo, legato ad un filo sottile che la lega alle altre donne, se questo filo forma una rete ella sa che le donne saranno più forti per sconfiggere il loro destino, ma dalle donne a suo tempo non ha avuto risposte. Impazzava il femminismo ma "le femministe" facevano salotto parlando di libertà sessuale lasciando fuori dalla porta il dramma umano del destino del genere femminile (lungi dall'esserne rappresentativo) che è quello di subire violenza sessuale. Di conseguenza se libertà sessuale c'è stata è stata quella degli uomini, è stata data libertà a chi già ne aveva, E' stata data libertà al lupo e non all'agnello, per dare libertà all'agnello bisogna imbrigliare o rieducare il lupo. Senza altra alternativa. Paola non ha avuto risposte dalle donne, ed è rimasta in bilico fra una speranza di giustizia portata dalle donne tutte insieme, e una speranza di giustizia che viene dall'aldilà.

Purtroppo pare che il laicismo e il femminismo (non tutto per fortuna) abbiano sciolto le biglie della bestia (per bestia intendo l'uomo che travalica il desiderio femminile, il che è sempre uno stupro). E se è cosi abbiamo perso in partenza. Se ciò può consolarti Mez, abbiamo qualcosa in comune, neanch'io mangio carne, perché penso alla sofferenza che è costata a degli esseri viventi la carne sulla tavola. Qualcuno mi già riso in faccia.[...] In effetti, a voler essere pignoli: ciascun essere vivente per poter vivere si deve cibare di altri esseri viventi, non ne può fare a meno. Mangiare senza essere mangiati, è una caratteristica dei più forti e dei più evoluti, e non sempre l'evoluzione esclude la ferocia. La nostra vita è legata a questa mostruosità del creato, e per simbiosi fra creato-creature-creatore: se l'umanità non fosse "imbeverata" di concetti religiosi, è bene per il creatore se non esistesse, e il creato è venuto da non si sa dove e non si sa come. Noi donne siamo, volenti o dolenti, un po' fuori da una certa "evoluzione" e costruzione del mondo. Per quanto fossimo fuorviate e vendute: questo mondo non ci appartiene, non ne abbiamo la cittadinanza, ma proprio per questo siamo le candidate ad un mondo altro possibile se non siamo troppo fuorviate e vendute. A sostegno di questa tesi ti voglio raccontare dei fatti reali, e dei concetti elaborati da me sulla base dei suddetti fatti, che altrimenti rimarebbero muti, e che dimostrano come mangiare carne non è estraneo a questo processo. Sono figlia di contadini mezzadri ( mezzadri vuol dire non proprietari della terra, che devono dare il 50% del raccolto ai padroni, più tutte le primizie e le parti migliori degli animali macellati, ecc.. ) e fin da piccola ho assistito mio malgrado alla macellazione di animali di piccola e grossa taglia. Per gli animali di grossa taglia c'era tutta una procedura. Si riunivano diversi uomini di diverse famiglie vicine di terreno,(era un aiuto reciproco) e qualche donna, era una festa, si mangiava carne. Non ho mai capito se era festa perché si mangiava carne, ciò che non avveniva tutti i giorni, o viceversa, e che diavolo c'era da festeggiare, comunque era festa. L'operazione si divideva in quattro fasi. L'installazione di un "patibolo"; il trascinamento dell'animale al patibolo, che già dalla stalla, specialmente il maiale, si accorgeva, con tanti uomini intorno, di ciò che stava per accadere e si ribellava con tutte le sue forze, "le grida" dell'animale erano terrificanti ­ almeno per me ­ e strazianti i lamenti degli agnellini a cui era stata tolta la madre, o della madre a cui erano stati tolti gli agnellini, per la macellazione; terza fase: l'immobilizzo dell'animale a testa in giù (vi risparmio i particolari per non rovinarvi l'appetito o la digestione) quarta fase: lo scannamento con un affilatissimo coltello, chi lo praticava non era uno qualunque, ma un esperto conosciuto nel giro, si doveva "beccare" la vena giusta al primo colpo nel più breve tempo possibile. Da tutte queste fasi erano categoricamente escluse le donne, escluderei come motivazione il ritrito fattore della forza fisica. Le donne erano impegnate in lavori anche pesanti a fianco degli uomini in campagna e con gli stessi strumenti degli uomini: zappa, vanga, pala, falce, falcione, rastrello; escluderei anche che le si volesse risparmiare la visione dell'atto cruento, del sangue,(fra i contadini non esiste

"cavalleria"), le donne erano esperte nell'acchiappare animali di piccola taglia: piccioni, conigli, galline, scannarli, spennarli, scuoiarli e portarli al padrone(o metterli nella pentola per le festività) e poi, colpo di scena: per la raccolta del sangue se ne occupava una donna, una sola donna, notate bene, una "volontaria", chi voleva andava, mentre per tutte le altre cose esse obbligate, con un recipiente abbastanza grande, essa si intrufolava in mezzo a tutti questi uomini e raccoglieva il sangue che usciva dalla ferita al collo dall'animale a fiotti al ritmo dei battiti del cuore, mentre le grida erano ridotte ad un rantolo. Naturalmente sceglieva di fare questo "lavoro" era un po' più "emancipata delle altre, e aveva più "stomaco" delle altre (ancor oggi "l'emancipazione" delle donne non è forse una questione di stomaco?) Vi chiederete dove voglio andare a parare! Ebbene sì: la raccolta del sangue da parte di una donna ha un forte significato simbolico, vuol dire che alle donne tutto questo sta bene, c'è il loro consenso assenso, ok tutto a posto! E a me vien da piangere! Ma non è tutto, il bello deve ancora venire, resta da spiegare perché le donne erano escluse dalle famose quattro fasi iniziali. Per rispondere a questa domanda dobbiamo porcene un'altra: Chi è Dio? E' mio parere che Dio è un POTENTE COLLANTE ma per, fra uomini, nello spazio e nel tempo. Ho avuto questa impressione leggendo e studiando la Bibbia, ricollegando i fatti biblici a quelli dal vivo e reale. Questi contadini non sapevano neanche dell'esistenza di un libro chiamato "Bibbia", conoscevano a malapena qualche massima del vangelo, sebbene in paese c'era solo la chiesa e niente più, andare a messa la Domenica era indice di rispettabilità sociale, specialmente per le donne, molto raramente di fede, che anzi era vista come il diavolo, (la vocazione religiosa veniva boigottata), la fede era indice di disagio psico-sociale dell'individuo, che prima o poi, come nel mio caso, lo avrebbe condotto allo scollamento dal suo contesto con effetti rovinosi sulla "famiglia". Il fatto che questi contadini non conoscessero la Bibbia è emblematico di come certe cose entrano nel DNA sociale. Dalla lettura del "Levitico" ho avuto la stessa nausea della macellazione dal vivo, con la differenza che qui alcune parti dell'animale venivano bruciate (offerte) sull'altare del Signore, in ringraziamento (di che?) o in espiazione. Si voleva restituire a Dio una parte di ciò che si aveva avuto in ragione di Dio. Mi spiego meglio! Tutti quegli uomini attorno a quell'animale, se avessero agito singolarmente, seppur con gli stessi strumenti, non avrebbero raggiunto lo scopo, senza la SINERGIA di movimenti, come le dita di una stessa mano che si stringe intorno a qualcosa per immobilizzarla, era come se fra quegli uomini ci fossero dei fili invisibili, direi forse una mente che prescinde da ciascuno di loro, alla quale ciascuno di loro automaticamente obbedisce. La Bibbia è piena fino alla "nausea" del concetto di "eterna alleanza" degli uomini con il Signore, che in questo caso vengono chiamati "fratelli", è quella SINERGIA DI INTENTI da cui sono escluse le donne. Mi si dirà che esiste sinergia di intenti anche in qualsiasi "casa" azienda, impresa, in cui sono incluse le donne, ma la differenza qui è la sinergia di intenti in un atto cruento, e la ritroviamo pari pari in ciascun atto cruento, compresa la guerra e lo stupro. Una sinergia di intenti che prevede una "regolamentazione" dell'atto cruento,

compresa la regolamentazione dello stupro. Il comandamento: "Non desiderare (non stuprare) la donna d'altri." Significa che puoi stuprare la tua donna e quella...??? che non è di nessuno. Non quella che è di qualcuno. Di un altro uomo. Semplice no? Il sistema si perfeziona dando un obolo alle donne che sono di nessuno per instaurare un "istituto" su cui convogliare i bollori degli uomini, che altrimenti si riverserebbero sulle donne "per bene, di famiglia", le donne proprie e "d'altri". E' questa "l'alleanza" fra uomini. La Bibbia, allora, mi è parsa molto poco "cristiana", in effetti il "Levitico" è pre-cristiano. Come dice: KAREN ARMSTRONG nel suo libro: "La storia di Dio", "Dio esiste perché funziona, se non funziona più lo si cambia". Certo che non funzionava più il dio dei leviti, delle migliaia di animali macellate in suo "sacrificio". Ai tempi dell'Impero romano, dove la "pax romana" aveva sì risparmiato vittime alla guerra, ma le aveva consegnate alla fame, all'aumento di popolazione insostenibile per i mezzi di produzione e di trasporto dell'epoca, e la "castità" è il più sicuro mezzo anticoncezionale. La castità (di Gesù, e di conseguenza dei suoi seguaci) è stata una esigenza sociale e dottrinale. Ed ecco che Dio non è più colui che esige sacrifici. Ma colui che si fa "vittima" per la salvezza degli uomini, in un contesto in cui gli uomini (la stragrande maggioranza) sono vittime: della fame, della schiavitù, dell'oppressione, della discriminazione, entra nella logica della violenza, si sacralizza vittima e carnefice: si sacralizza la violenza, si da per scontato l'atto cruento, che ha una sola matrice: l'alleanza fra soli uomini.

A TUTTE LE ASSOCIAZIONI DI DONNE IN ITALIA

Lettera aperta

Care amiche e compagne di associazioni di tutta Italia e singole donne, permetteteci innanzitutto di presentarci: Il comitato etico " Donne in lotta per la dignità femminile" affronta un tema difficile e complesso come quello della prostituzione, opera quindi su un terreno fragile e scivoloso, ma non più rimandabile, non più da ignorare . Il C.E. assolutamente laico, è composto da donne che, al di là delle convinzioni personali di carattere religioso e politico, hanno assunto e condiviso una posizione forte, quale punto di partenza: la prostituzione è un fenomeno inaccettabile che offende l'immagine e la dignità femminile, per tutte le nefaste conseguenze sul mondo e sul rapporto con l'uomo. Esiste una metastasi sociale diffusa, provocata sia dalla crisi di valori patriarcali che da un certo femminismo "venduto" e allo sbando, secondo il quale, chi vuole può liberamente prostituirsi, o andare a prostitute, almeno fra maggiorenni. Tutto questo, viene spacciato per "libertà", ma non è libertà: è decadenza e allentamento di valori, e gli effetti si possono vedere e sentire ogni giorno. Secondo l'EURISPES: le prostitute sono passate da 3000 nel 58 a 70.000 ai nostri giorni, la stragrande maggioranza delle quali sono straniere costrette, con un giro di affari di 30.000 miliardi l'anno. La prostituzione minorile è aumentata del 200% in pochi anni. Nel corso della Storia il patriarcato, alleato alle religioni e ai partiti della destra da un lato ha "represso" le donne, non la prostituzione, in modo che per un fascia di esse non c'era alternativa; dall'altro ha regolamentato e accettato la prostituzione in modo che i bassi istinti degli uomini trovassero uno sfogatoio, perpetuando così l'aberranza della doppia morale ; della dignità e del simbolico femminile non è mai importato nulla a nessuno. IL C.E. vuole occuparsi delle donne e del valore del femminile, con una privilegiata attenzione al piano del pensiero e del simbolico, anche se consideriamo l'economia molto ben collegata con il simbolico. Infatti le donne, nel mondo, pur svolgendo i 2/3 del lavoro mondiale, pur prostituendosi nelle più varie forme, sono titolari di un solo centesimo della ricchezza mondiale (dati OML).

Questo C.E. che si propone come autorità morale e laica, insiste su questo punto: esiste un collegamento molto preciso, fra lo sfruttamento del lavoro delle donne, il simbolico in negativo delle donne, e la prostituzione; il cerchio si chiude, da un lato, con la prostituta (per "libera scelta") dalle mani bucate che guadagna grosse cifre con poca o nulla fatica, dall'altro con la donna distrutta dalla fatica e dalle gravidanze. Ma le prostitute dal denaro facile sono pochissime, mentre le donne distrutte dalla fatica e non pagate o sotto pagate sono tantissime. Le prime però operano nel simbolico, e così come una bandiera che non è soltanto un pezzo di stoffa, ma rappresenta tutta una Nazione e il suo territorio, la prostituta non opera solo su di se e per sé ma su tutta l'immagine femminile, rappresenta il corpo della donna venduto e usato per il piacere sadico maschile. Tutto si estende in tutti i campi del sociale e del politico, è per questo che un riconoscimento del "lavoro" di prostituta da parte dello Stato è una sciagurata ipotesi d'ulteriore svalutazione del simbolico femminile, poiché una legge dello Stato educa e hainoi! Diseduca. Purtroppo il gatto si morde la coda ed osserviamo l'asservimento più grave delle donne proprio nella Politica, e le numerose Proposte di Legge in materia presentate dalle Parlamentari dei vari partiti, lo dimostrano. Ma ci siamo rese conto che è inderogabile costruire una coscienza comune fra le donne dell'associazionismo femminile e della società in generale? Che la necessità, i bisogni, i desideri delle donne non riflettono la tendenza delle donne ai vertici della Politica, e c'è quindi uno scollamento fra donne elettrici ed "elette" (è opinione di molte femministe autorevoli che le donne non votano le donne) da cosa è dovuto? Sorvolando sull'arcano motivo, dobbiamo far presente alle elette questa cosa: che noi donne elettrici non vogliamo che lo Stato riconosca a nessun livello ed in nessun modo il mestiere di "prostituta" ma anzi che ci ascolti e si impegni a fare chiarezza di pensiero sia tra gli uomini che tra le donne: non possiamo permettere che ci passi sopra la testa lo scempio di un riconoscimento da parte dello Stato di questo "mestiere". Noi non vogliamo in nessun modo limitare la libertà personale, si può essere perplessi nell'ipotesi di "sesso libero" senza amore, coinvolgimento emotivo, e affettivo: ma quando si tratta di sesso a pagamento, esso è l'emblema di una distorsione del rapporto uomo donna. Non lasciamoci forviare da alcunché: il 94% delle prostitute sono donne, il restante 6% usano l'immagine femminile ed è come se lo fossero; le clienti donne (lo sono per imitazione-scimmiottamento del ruolo maschile) e i prostituti uomini, con clienti donne sono una percentuale talmente irrisoria da non poter essere presa in considerazione. Questa distorsione è alla radice del fenomeno, alla radice della quale dovremo arrivare dunque: la sessualità maschile e la condizione femminile, rimuovere le cause della prostituzione comuni a tutti gli altri mali del mondo, reprimerla lasciando inalterate le cause, non servirebbe a nulla, come non è mai servito a nulla..

Noi chiediamo una sottoscrizione di questa lettera, come imput ad una mobilitazione nazionale, e speriamo in seguito, mondiale, contro le proposte di legge di regolamentazione, e un disincentivo della "domanda", poiché una cosa è certa: quando e se manca la domanda, qualsiasi mercato si auto estingue. Ogni donna e uomo che si sente offesa/o da questo infame commercio, o che condivida in linea di massima il contenuto di questa lettera, ponga la sua firma; chi non si sente offesa, è morta "dentro", così come vuole il potere e la cultura maschile, per loro il processo di annullamento dell'anima femminile è perfettamente riuscito, ed il corpo senz'anima è in balia delle leggi di mercato (nel mondo anche e soprattutto mercato matrimoniale) come un qualsiasi oggetto. Tamara Di Davide (scrittrice)

UN COMITATO ETICO PER IL FUTURO DELL'UMANITA'

Al Presidente della Commissione Europea On. Romano Prodi

On. Prodi, Questo comitato etico sta nascendo con la pretesa di voler e poter rispondere alle domande che affiorano dalle nostre coscienze sul futuro dell'umanità, cosa che da millenni, è stata delle grandi religioni. Non è nostra intenzione contrastarle, e offendere il sentimento religioso di alcuno, ma, di fatto, esse sono sulla nostra strada. Una domanda è d'obbligo: vogliamo lasciare l'educazione delle coscienze e il destino del mondo, alle religioni, tutte figlie, o quasi, di Abramo? Per rispondere dovremo esaminare attentamente il loro operato nel corso di tremila anni, (e non si possono ammettere pentimenti senza risarcimenti). Se sì, non abbiamo allora altro da dire. Se no, allora è l'inizio di un lungo, difficile e complesso discorso, comprensivo del ruolo della sinistra nel futuro del mondo. Le religioni hanno avuto l'importantissima funzione di traghettare l'animale verso l'uomo, ma ora? L'uomo è ancorché degno di questo nome? Le religioni hanno la capacità di andare oltre? O hanno raggiunto, da tempo, il loro limite, risalente ai principi di pastori-guerrieri di tremila anni fa? La risposta a queste domande è essenziale, perché, a nostro avviso, l'uomo non più un animale, ma non è ancora uomo. Questo potrebbe essere tragico perché riuscirebbe dove altri animali non potrebbero, in bene e in male. La misura del grado di civiltà dell'essere umano, è data dal tipo del suo rapporto con l'altro genere della sua specie, quello più debole fisicamente ma più forte moralmente, la donna; nella misura in cui questo rapporto è un atto di violenza, la quale si propaga e si tramanda, come una maledizione ancestrale (il peccato di Adamo). Noi, oggi, abbiamo il diritto e il dovere di capire, la provenienza di questa maledizione, e da cosa è alimentata. Dal cuore dell'uomo ­ a nostro avviso - e al cuore dell'uomo dovremo arrivare, all'uomo inteso di sesso maschile perché è lui che detiene tutti i poteri: religioso, politico, economico, sociale, nonché quella cosa non meglio identificata come "istinto", retaggio del regno animale. Non serve soffermarsi sul "consenso" femminile, il quale è estorto in mille modi per convenzione. E' fuorviante il sì di una donna perché le conviene dire di sì, non elimina il male ma lo rende più subdolo perché più nascosto.

Ciò che chiediamo a Lei, Signor Presidente: è una riflessione, che sia portatrice della nostra linea di pensiero presso la Commissione da Lei presieduta, che potrebbe trovare riscontro nell'adesione morale, alla Legge sulla prostituzione in vigore dal 1° Gennaio i999 in Svezia. Questa Legge non è esente da lacune, ma la Svezia, da sempre all'avanguardia nella considerazione delle tematiche femminili: è il meglio a cui possiamo riferirci. Auspicando che anche negli Stati d'Europa si arrivi ad una Legge simile sulla prostituzione. Questo, fra l'altro, lungi dall'essere un punto d'arrivo, è un punto di partenza, perché una legge ha un forte potere simbolico nonché educativo (lo auguriamo, non si vuole la repressione, ma un cambiamento di cultura) non "repressivo".

INDICE DEI CAPITOLI

PRIMA PARTE 1) A proposito di guerre. 2) Bambini che muoiono di fame. 3) Bilancio di genere. 4) Cani e Cristiani. 5) Cristiani a Mussulmani. 6) I pastorelli di Fatima. 7) Il partito degli uomini. 8) In memoria di Giovanni. 9) La rivalità fra suocera e nuora. 10) La sessualità maschile. 11) Le prostitute non sono donne. 12) Matrimoni e monacazioni forzate. 13) Processo al processo al Codice da Vinci. 14) Il filing madre figlio. 15) Il santo Graal. 16) La rivalità fra donne. 17) La rivalità madre figlia. 18) La stregoneria. 19) Maria Coretti. 20) Non sono un animale. 21) Sull'autodeterminazione della donna. 22) Otto Marzo. 23) Autocritica forte, sul femminismo. 24) Chi è Dio. 25) Chi è il diavolo. 26) Dove sono le femministe. SECONDA PARTE 1) A tutte le donne del mondo. 2) Chi ha fame rinuncia alla dignità. 3) Il comportamento delle donne è un derivato di quello degli uomini. 4) La natura è crudele. 5) Matrimoni d'Antico Regime. 6) Decalogo per la salvezza del mondo. 7) Un denominatore comune per le donne. 8) Alle amiche della Sinistra. 9) Paola 10) Consigli all'uaar (Atei agnostici razionalisti). 11)Il mio contributo per l'otto Marzo. 12)La cultura del Viagra è cultura dello stupro. 13) Lettera aperta. 14) Un Comitato Etico per il futuro dell'umanità.

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