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Giornale di Brescia

07/05/08

LA LEZIONE DEL PROF. MASSIMO GANDOLFINI Il valore della scienza come continua attività di ricerca e la visione cattolica Recentemente si è svolta a Pisogne, nei locali del Centro Giovanile, una affollata conferenza del prof. Massimo Gandolfini, presidente dei medici cattolici italiani. Pur essendo nota la sua collocazione religiosa, il relatore ha sorpreso tutti comunicando subito che avrebbe iniziato ad affrontare i temi etici della vita da un punto di vista strettamente scientifico per poi solo alla fine concludere presentando la sua visione cattolica. Nella relazione è apparso subito evidente che il prof. Gandolfini non ha negato il valore della scienza come continua attività di ricerca, ma ha evidenziato il pericolo che la questione antropologica, cioè senso della vita umana e destino dell'uomo, venga affrontata solo a colpi di tecnicismo biologico e di soggettivismo etico. «Non passa giorno, afferma, che non veniamo raggiunti da qualche notizia di «malascienza»: le tecniche biologiche sembrano non aver limiti conseguendo risultati aberranti e, contemporaneamente, avanza lo smarrimento e la perdita di senso: il senso della vita del dolore, della malattia, della morte. Una società veramente umana e solidale viene costruita soprattutto attorno ed accanto ai più deboli che si presentano a noi con il nome di embrione, feto, bimbo malforme, malato terminale, malato di mente. Questa difesa della vita in ogni suo aspetto, che sta alla base della morale cattolica, incontra non pochi oppositori e, duole dirlo, proprio nell'Europa culla del Cristianesimo. Nel '900 si è affermata una cultura «progressista», figlia degenere dell'Illuminismo che tende a considerare la religione una forza negativa, legata al passato dei secoli bui del Medioevo, sempre pronta ad ostacolare il luminoso cammino delle Scienze. Prende come simbolo storico il processo a Galileo Galilei e, da qui, trae motivo di negare alla religione il diritto di guidare le coscienze degli uomini. Recentemente se n'è avuta una dimostrazione quando il Senato accademico dell'Università di Roma «La Sapienza» ha praticamente impedito al Santo Padre di parlare ai professori. Il prof. Gandolfini ha indicato un altro fattore che si oppone alla morale cattolica: il relativismo individuale in materia di comportamenti etici. Il valore della persona umana e la sua intrinseca dignità, in tutti i suoi aspetti, non sono più né univoci né decisivi anche nei cattolici: sono stati sopraffatti, in nome di un ambiguo senso di praticità e di utilitarismo, dal principio di autoderminazione soggettiva che impone di trasformare ogni desiderio personale in diritto da esigere. Ne consegue che tutto è opinabile, anche la dottrina cattolica, in nome della esasperata proposizione della libertà e della autonomia radicale. A questo punto s'impone una riflessione ed una constatazione: se le ostilità alla morale cattolica provengono dal mondo tecnocratico dell'area industrializzata europea e nord americana, paradossalmente una convergenza avviene con il mondo dell'Islam. È vero che Benedetto XVI con la frase pronunciata a Ratisbona nel 2006, «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio» ha sollevato un'ondata di recriminazioni da tutti gli iman, ma ora il momento critico è passato, gli equivoci sono stati superati e le precisazioni e le ulteriori dichiarazioni hanno creato un nuovo clima. Tra islamici e cattolici emerge un interesse primario: la difesa comune del senso della religione. Al termine della conferenza il prof. Gandolfini cita una frase del famoso ed illustre oncologo Umberto Veronesi che così recita: «Siamo qui per caso». Cioè l'origine della vita non è espressione di un disegno divino ma solo la combinazione casuale di fattori chimico fisici. È questa un'affermazione che mina le basi sia del Cristianesimo che dell'Islamismo e, ponendo in dubbio la Rivelazione di Dio, confina il senso religioso ad una sfera del tutto privata. Sempre più uomini nel mondo pretendono di comportarsi come se Dio non ci fosse: è la morte annunciata di Dio. Il Papa nel recente viaggio in Turchia ha sostato in preghiera nella moschea di Istanbul volendo dimostrare così che c'è un Dio comune al di sopra delle divisioni religiose terrestri. È un invito al dialogo a cui i musulmani hanno risposto positivamente: a novembre sarà inaugurato il Forum per il dialogo con l'Islam moderato. Da una parte il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, dall'altra una rappresentanza di 138 saggi musulmani. Il dialogo non sarà né breve né facile. Certamente incontrerà ostacoli e trabochetti. Ma se vogliamo la pace questa è l'unica via. Rimbocchiamoci le maniche. dott. DEMETRIO FALCONE Pisogne

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