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Tassazione ottimale

Obiettivi della lezione

· Abbiamo visto come l'introduzione di qualsiasi imposta diversa da una in somma fissa provochi una (ulteriore) distorsione, e quindi una perdita di benessere.

­ Allora perché non ricorrere sempre alle imposte in somma fissa? ­ Se è necessario usare imposte distorsive, come si può minimizzare la perdita di benessere associata alla distorsione?

· In questa lezione descriveremo i principi fondamentali dell'imposizione ottimale (attenzione: sono diversi dalle caratteristiche di un sistema tributario "ideale") e vedremo come applicarli per la progettazione di un sistema di tassazione:

­ Del reddito ­ Dei beni di consumo

· Particolare attenzione sarà data ai problemi distributivi.

Premessa

· Nella letteratura sull'imposizione ottimale sono diffusi due "equivoci" che hanno orientato a lungo il dibattito, riguardanti: 1) Numero delle distorsioni 2) Teoria del "second best"

Numero delle distorsioni

· Molti autori sono convinti che una sola distorsione provochi una perdita di benessere minore di quella provocata da un insieme di distorsioni per cui sarebbe meglio usare solo un'imposta sul reddito da salario. · Ulteriori imposte ­ sui beni di consumo, o sui risparmi ­ provocherebbero un aumento delle distorsioni e quindi dell'inefficienza. · Ora, un'imposta sul reddito da salario potrebbe forse ( ) essere preferibile se non provocasse distorsioni. Ma come abbiamo appena visto ne provoca. · Non è detto che una sola distorsione molto grande sia preferibile a una serie di distorsioni più piccole.

Cattive interpretazioni della teoria del second best

· All'inizio del corso abbiamo visto che raramente le condizioni necessarie per un'allocazione efficiente delle risorse sono soddisfatte. · La teoria del second best si occupa della formulazione di politiche pubbliche in situazioni in cui il sistema economico è caratterizzato da distorsioni che non è possibile eliminare. · Alcuni autori usano la teoria del second best a sostegno della tesi che, se vengono a mancare le condizioni ideali alla base dell'impianto teorico neoclassico, la teoria economica non è in grado di analizzare (e prevedere) alcunché. · Stiglitz contesta questo approccio: anche in condizioni di second best, la teoria economica può stabilire, per esempio:

­ In quali circostanze un insieme di piccole efficienze sarebbe meglio di un'efficienza più grande. ­ Quando sarebbe meglio avere inefficienze sia nel consumo sia nella produzione. ­ Quando sarebbe meglio evitare inefficienze nella produzione.

· In altri termini, è possibile stabilire che cosa sia meglio fare, da parte del policy maker, in condizioni di second best.

Tassazione ottimale e tassazione pareto-efficiente

· Efficienza paretiana: un'allocazione è Pareto-efficiente se non è possibile modificarla in modo da migliorare la situazione di qualche individuo senza peggiorare quella di qualcun altro. · Allo stesso modo, per valutare le strutture alternative del sistema tributario, possiamo usare il concetto di efficienza paretiana. · Una struttura impositiva è Pareto-efficiente se non esiste alcuna struttura alternativa tale da poter migliorare la situazione di qualche individuo senza peggiorare quella di qualcun altro. · Se esistesse tale struttura alternativa, allora quella in uso sarebbe inefficiente (nota: in questo ragionamento si prescinde dai problemi distributivi!)

Tassazione ottimale e tassazione pareto-efficiente

· Esistono molte strutture di i mposta efficienti in senso paretiano (proprio come esistono molte allocazioni Pareto-efficienti). · Come scegliere tra di esse? · Nelle lezioni precedenti, abbiamo detto che un criterio per scegliere tra diverse allocazioni Pareto-efficienti è la funzione del benessere sociale (eccola!).

Tassazione ottimale e tassazione pareto-efficiente

· Definizione: la FBS è una funzione che indica il livello di benessere sociale (Y, il "codominio" della funzione) corrispondente a ogni dato insieme di livelli di utilità (X, il "dominio" della funzione, da cui la f prende i valori) raggiunti dai membri della collettività. · In altri termini, la FBS "misura" il benessere sociale come funzione dei livelli di utilità degli individui. Tale funzione può essere di tanti tipi diversi ( ). · La FBS fornisce quindi un criterio per ordinare tutte le possibili allocazioni di risorse (e scegliere quella che, secondo tale criterio, è ritenuta migliore).

Tassazione ottimale e tassazione pareto-efficiente

· È possibile ricorrere al concetto di FBS anche per scegliere tra diverse strutture impositive tutte efficienti in senso paretiano. · Il sistema di imposizione ottimale è l'insieme delle imposte che consente di massimizzare il benessere sociale (attenzione: in teoria non si tratta solo di minimizzare la perdita di benessere ­ o l'eccesso di pressione - che abbiamo descritto nella lezione precedente: ricordare sempre che le nostre analisi sono tutte di equilibrio parziale!).

Tassazione ottimale e tassazione pareto-efficiente

· Dietro ogni FBS ci sono dei giudizi di valore. FBS diverse genereranno diverse strutture di imposizione ottimale. · Una FBS che riflette una maggiore attenzione per l'uguaglianza ­ per esempio la FBS rawlsiana ­ può implicare un sistema di imposizione ottimale più progressivo, in cui i ricchi sopportano una frazione più elevata del carico fiscale necessario per finanziare la spesa pubblica. Nota: l'uguaglianza non è solo una questione morale o filosofica, riguarda anche coesione e crescita e sostenibilità sociale della crescita. · Uno degli obiettivi della teoria della tassazione ottima è stabilire se vi siano proprietà generali che valgono per tutti i sistemi di imposizione Pareto-efficienti, cioè che siano indipendenti dalla funzione del benessere sociale utilizzata.

Ancora sulla FBS

· Esistono infinite allocazioni Pareto-efficienti. Il criterio paretiano non consente di scegliere fra diversi punti sulla frontiera dell'utilità. · La FBS è uno strumento analitico che serve per "ordinare" fra loro stati del mondo alternativi, caratterizzati da diverse distribuzioni di benessere (misurato, per semplicità, dall'utilità). · La funzione del benessere sociale indica il livello di benessere sociale corrispondente a un particolare insieme di livelli di utilità raggiunti dai membri della collettività.

Ancora sulla FBS

· La funzione del benessere sociale, originariamente definita da Bergson (1938) e Samuelson (1947) "misura" il benessere sociale come funzione dei livelli di utilità degli individui: W = W (U1, U2, , Un)

Ancora sulla FBS

· La FBS è il corrispettivo, a livello sociale, della funzione di utilità individuale. Come gli individui traggono la propria utilità dai beni che consumano così la società deriva il proprio benessere dall'utilità goduta dai suoi membri. · Per definire la funzione del benessere sociale è necessario che l'utilità sia un concetto non solo ordinale (occorre un qualche grado di misurabilità) e occorre consentire una qualche forma di confrontabilità interpersonale. · Nell'analisi vengono introdotti giudizi di valore ben più precisi e stringenti di quelli su cui si basa il concetto di efficienza paretiano.

Ancora sull'imposta in somma fissa

· Se tutti gli individui fossero uguali e fossero considerati allo stesso modo riguardo la tassazione (esempio: uomini e donne rispetto ai contributi previdenziali), un'imposta in somma fissa sarebbe l'unica imposta efficiente. · Tutte le altre imposte sarebbero (più) distorsive, nel senso che, deviando da esse, lo stato potrebbe ottenere sempre lo stesso ammontare di gettito fiscale e contemporaneamente consentire a ogni individuo di migliorare la propria situazione. · Inoltre, se tutti gli individui fossero identici, non vi sarebbe bisogno di redistribuzione. · Nella realtà, le cose sono un po' più complicate di così

Perché si utilizzano imposte distorsive?

· L'uso di imposte distorsive è un'inevitabile conseguenza del desiderio di redistribuire il reddito in un mondo in cui lo stato è in grado di osservare le caratteristiche degli individui solo in modo imperfetto. · Se lo stato disponesse di informazioni perfette sulle caratteristiche di ciascun membro della collettività, non ricorrerebbe a imposte distorsive: potrebbe accertare chi ha "capacità superiori" (di contribuire, o di produrre reddito) ed esigere da queste persone un'imposta in somma fissa (cioè non dipendente dai comportamenti di consumo, o di risparmio, o di lavoro, ecc.) più elevata.

Perché si utilizzano imposte distorsive?

· Lo stato tuttavia non è in grado di rilevare le capacità di ciascun individuo (come potrebbe fare invece, per esempio, un genitore coi suoi figli). · Deve stabilire imposte e sussidi sulla base dell'osservazione di grandezze rilevabili e misurabili, come la spesa e il reddito (comunque difficili da rilevare). · Peraltro, un'imposta sul reddito non necessariamente riesce a tassare i diversi individui in secondo la loro diversa capacità di contribuire: un individuo di capacità modeste che si impegna moltissimo viene trattato allo stesso modo di uno con grande talento che se la prende comoda. · Ciò non di meno, l'opinione prevalente è che chi ha un reddito più elevato dovrebbe pagare un'imposta maggiore, in quanto in media è più capace o ha avuto più fortuna.

Il sistema di imposta sul reddito

· Le strutture di imposta sono "complesse". Per esempio, un sistema di imposizione sul reddito può essere composto da:

­ Una quota progressiva ­ Un'imposta sul consumo di beni di lusso

· Per quanto riguarda la parte progressiva del sistema, ci si deve chiedere: ceteris paribus (cioè assumendo che non vi sia risparmio, per cui l'unica fonte di reddito è il salario e la sola imposta possibile è quella sul reddito), quale grado di progressività dovrebbe caratterizzare il sistema tributario? · In altri termini, di quanto deve essere più grande la quota di reddito che le persone più ricche devono pagare?

Il sistema di imposta sul reddito

· Si pone un trade-off: tanto più progressiva è l'imposta a) tanto più sarà ridotta la disuguaglianza, b) ma tanto maggiore sarà la perdita di benessere, intesa come l'inefficienza generata dall'imposta. · Differenze di valori riguardo a quanta perdita di benessere (attenzione: sempre misurata come inefficienza ­ anche definire l'inefficienza come perdita di benessere può nascondere di per sé un giudizio di valore) si è disposti ad accettare per una data diminuzione della disuguaglianza sono alla base del dibattito politico su quale grado di progressività debba avere la struttura delle imposte.

Progressività e perdita di benessere

imposta

Di lato sono rappresentate due diverse forme di imposizione sul reddito: 1) Imposta proporzionale: in cui, indipendentemente dal livello del reddito, il debito di imposta è pari sempre alla stessa percentuale del reddito. Imposta progressiva: applica un'aliquota uniforme alla differenza tra il reddito del contribuente e una data soglia critica.

Parte dall'origine perché chi ha un reddito inferiore alla soglia non paga, ma neanche riceve un sussidio

Imposta proporzionale

Imposta progressiva

2)

Nell'imposta progressiva, chi percepisce un reddito inferiore alla data soglia critica riceve dallo stato un trasferimento di reddito (sussidio) pari al prodotto: Aliquota * (soglia critica ­ reddito)

O Soglia reddito

G Inclinazione = aliquota t2 Inclinazione = aliquota t1

Attenzione: entrambe le inclinazioni, cioè le aliquote, sono costanti!

La parte inferiore della curva dell'imposta progressiva viene definita anche "imposta negativa sul reddito".

massimo sussidio erogabile in caso di imposta progressiva

Progressività e perdita di benessere

imposta

Per come abbiamo definito l'imposta progressiva, l'aliquota marginale ­ cioè l'imposta addizionale che l'individuo paga quando il suo reddito aumenta di 1 unità ­ è costante.

Imposta proporzionale

Imposta progressiva

Tuttavia, nel caso dell'imposta progressiva, l'aliquota media ­ cioè il rapporto tra debito d'imposta e reddito ­ aumenta all'aumentare del reddito.

O Soglia reddito

G

È più in alto perché la curva blu è più inclinata

Attenzione: questa definizione NON è comunemente accettata e Stiglitz la usa solo per semplificare: molti autori usano il termine "progressivo" per descrivere strutture di imposta in cui l'aliquota marginale è crescente.

aliquota marginale e media

Aliquota marginale dell'Imposta progressiva

t2

t1

reddito

Progressività e perdita di benessere

Si può pensare all'imposta progressiva come alla combinazione di un sussidio uniforme in somma fissa erogato a tutti gli individui e di un'imposta proporzionale sul reddito

imposta

Nella figura, un'imposta proporzionale con aliquota t2 combinata con un sussidio pari a OG è equivalente a: A uno schema in cui vi è: - un'imposta sulla sola parte di reddito eccedente la soglia di esenzione, con aliquota t2 - per livelli di reddito inferiori alla soglia, l'imposta si trasforma in un sussidio pari al prodotto t2 per la differenza tra la soglia e il reddito dell'individuo (cioè la "distanza" dalla soglia).

O

Imposta proporzionale

Imposta progressiva

Soglia

reddito

G Inclinazione = aliquota t2 Inclinazione = aliquota t1

Progressività e perdita di benessere

L'aliquota marginale dell'imposta progressiva è più alta perché, oltre a finanziare la spesa pubblica per la fornitura di beni e servizi pubblici e privati, lo stato deve trovare risorse per finanziare il sussidio.

G

aliquota marginale e media

Aliquota marginale dell'Imposta progressiva

t2

Se l'aliquota marginale dell'imposta è più alta, la perdita di benessere è maggiore. (Abbiamo visto nella lezione precedente che l'eccesso di pressione dipende dall'effetto sostituzione e che quest'ultimo dipende essenzialmente dall'aliquota marginale).

t1

Più l'imposta è progressiva, più l'aliquota marginale è elevata, maggiore è la perdita di benessere (misurata come differenza di gettito rispetto al caso dell'imposta in somma fissa).

reddito

Progressività e perdita di benessere

· Quanto più progressiva è l'imposta, tanto maggiori saranno inoltre le distorsioni: - sale la probabilità che l'offerta di lavoro diminuisca, e con essa la produzione. - C'è necessità di imporre un'aliquota marginale ancora più elevata. · Tutti gli individui con redditi più bassi infatti si troverebbero in una situazione "migliore", tale che sia l'effetto sostituzione sia l'effetto reddito li porterebbero a lavorare di meno (vedi lezione precedente).

L'eccesso di pressione dell'imposta progressiva

reddito

Il fatto che le imposte progressive inducano un maggiore eccesso di pressione può essere dedotto confrontando il gettito che lo stato è in grado di ottenere da un dato individuo con due imposte che lo lasciano allo stesso livello di benessere, una progressiva e, per esempio, una proporzionale.

Y

Vincolo di bilancio prima dell'introduzione dell'imposta

Vincolo di bilancio con l'imposta proporzionale

Consideriamo un vincolo di bilancio in presenza di imposta progressiva (blu) e di un'imposta proporzionale (rosso). Supponiamo che l'imposta progressiva preveda il trasferimento di un certo ammontare fisso di reddito all'individuo "povero" anche se non sta lavorando.

Vincolo di bilancio con l'imposta progressiva

Trasferimento

tempo libero 16h

L'eccesso di pressione dell'imposta progressiva

reddito

L'aliquota marginale nel caso dell'imposta progressiva è più elevata, ma è fissata in modo che l'individuo si trovi sulla stessa curva di indifferenza (quella rosa).

Ciò ci consente di confrontare il gettito fiscale che lo stato ottiene con le due imposte a parità di benessere dell'individuo (rappresentato dalla curva di indifferenza).

Y

A'

Il gettito fiscale è rappresentato dalla distanza verticale tra il vincolo prima dell'introduzione dell'imposta e quelli successivi all'introduzione dei due tipi di imposta (ricordiamo che la distanza verticale misura la differenza tra due punti in termini della grandezza rappresentata sull'asse delle ordinate).

E'

A

E

Imposta proporzionale: il gettito è dato dalla parentesi graffa rossa (segmento E'A'). Imposta progressiva: il gettito è dato dalla parentesi graffa blu (segmento EA).

16h

L'eccesso di pressione dell'imposta progressiva

reddito

È evidente che il gettito dell'imposta proporzionale è superiore a quello dell'imposta progressiva.

Y

Per ogni dato livello di utilità dell'individuo, l'imposta progressiva consente allo stato di ottenere un ammontare più basso di gettito fiscale, quindi è meno efficiente dell'imposta proporzionale.

A'

E'

A

Ancora una volta abbiamo un trade-off tra efficienza ed equità.

E

16h

La scelta tra strutture d'imposta con aliquota costante

· L'esito del trade-off dipende ancora una volta (anche) da giudizi di valore. · Per esempio, il valore sociale dei guadagni ottenuti dai poveri con un'imposta progressiva può essere considerato superiore al valore sociale delle perdite subite dai ricchi. · Più in generale, il valore sociale di una maggiore eguaglianza può essere considerato superiore al valore sociale della diminuzione di efficienza. · Nel lungo periodo, il discorso è complicato dagli effetti delle disuguaglianze e della coesione sociale sulla crescita economica ( ). · La scelta dipende dalla funzione del benessere sociale che il policy maker vuole adottare.

Effetti di equilibrio generale

· Finora abbiamo supposto che l'imposta sul reddito non abbia effetti sul reddito al lordo dell'imposta (gli effetti si manifestano solo dopo il pagamento dell'imposta). · In altre parole abbiamo ipotizzato che l'imposta non venga traslata. · Molti economisti ritengono invece che anche l'imposta sul reddito sia soggetta a traslazione (senza la "n"!) e che le imposte sul reddito siano in grado di provocare un aumento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi lordi.

Effetti di equilibrio generale

· Per esempio, secondo alcuni autori gli stipendi e gli onorari dei liberi professionisti si aggiustano in base alle variazioni delle imposte, in modo tale da mantenere relativamente costanti i redditi netti. · Inoltre, se l'imposta sul reddito induce i lavoratori qualificati a ridurre la loro offerta di lavoro sono disincentivati gli investimenti da parte dei datori di lavoro diminuisce la produttività del lavoro non qualificato diminuisce il salario dei lavoratori non qualificati. · Non siamo in grado di stabilire quali siano, complessivamente, gli effetti di equilibrio generale.

Problema del phaseout

· Un aspetto molto problematico della progettazione di un sistema di imposta è stabilire come debba avvenire la perdita graduale del diritto al sussidio (phaseout), cioè in che misura i trasferimenti debbano essere ridotti con l'aumento del reddito. · Phaseout rapido: corrisponde a un'elevata aliquota marginale d'imposta. Il sussidio si riduce rapidamente e il lavoratore povero si trova a dover pagare l'imposta in corrispondenza di un livello di reddito relativamente alto. Problema: riduce gli incentivi al lavoro. · Phaseout lento: riduce l'effetto disincentivante ma consente a più individui, quelli con redditi medio-bassi, di godere dei trasferimenti. Problema: più trasferimenti sono necessarie più risorse per finanziarli.

Problema del phaseout

imposta

Il phaseout si può rappresentare graficamente sul piano definito da imposta e reddito. Un'imposta progressiva con phase-out rapido è rappresentata da una curva molto inclinata (rossa): - OB rappresenta il trasferimento iniziale a un individuo molto povero. - Da B in poi il trasferimento si riduce rapidamente. - Dopo l'intersezione con l'asse-x l'imposta aumenta rapidamente.

Un'imposta progressiva con phase-out rapido è rappresentata da una curva meno inclinata (blu):

O reddito

Nota: le imposte nel grafico sono non lineari.

B

Strutture di imposta non lineari

· Finora abbiamo considerato imposte con aliquota costante. · In realtà, negli Stati Uniti e in Italia si ha una struttura dell'imposta sul reddito non lineare, con aliquote marginali che, negli USA, variano dallo 0 al 40% e in Italia arrivano al 43%. · In Italia, l'imposta sul reddito delle persone fisiche è stata istituita dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597 e conteneva 32 aliquote (dal 10% fino al 72%) per gli scaglioni di reddito dai 2 fino ai 500 milioni di lire.

Strutture di imposta non lineari

L'imposta si applica sul reddito complessivo dei soggetti passivi, formato, per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili (Art. 10, D.P.R. 917/1986), nonché delle deduzioni spettanti (Artt. 11 e 12, D.P.R. 917/1986), e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato (Art. 3, c. 1, D.P.R. 917/1986).

Il reddito complessivo (Art. 8, D.P.R. 917/1986) deriva dalla somma dei singoli redditi che appartengono ad una delle seguenti categorie (Art. 6, D.P.R. 917/1986): 1) Redditi di lavoro dipendente. 2) Redditi di lavoro autonomo. 3) Redditi fondiari. 4) Redditi di capitale 5) Redditi di impresa. 6) Redditi diversi.

Le aliquote sono riportate nella tabella a lato. La progressività dell'imposta è rafforzata dalle detrazioni. Esistono cinque tipi di detrazioni: Detrazioni per fonte del reddito Detrazioni per carichi di famiglia Detrazioni con finalità di incentivazione Detrazioni per oneri personali Detrazioni per canoni di locazione e mutui

Strutture di imposta non lineari

· Le strutture di imposta non lineari accrescono la complessità del sistema e gli incentivi e le opportunità per eludere il pagamento delle imposte. · Tuttavia possono ridurre la perdita di benessere complessiva associata a ogni data combinazione di: - livello di gettito - obiettivi distributivi.

Strutture di imposta non lineari

In generale, gli obiettivi di un sistema d'imposta non lineare che contempli una tassazione progressiva del reddito sono (dovrebbero essere): 1) Imporre aliquote medie di imposta elevate e aliquote marginali basse. 2) Fare in modo che il minor numero possibile di persone sia gravato da aliquote marginali basse. 3) Imporre aliquote marginali elevate su coloro per cui l'imposizione è meno distorsiva ( ).

C imposta

D

Per comprendere la capacità di raggiungere tali obiettivi, confrontiamo: - un'imposta progressiva con aliquota costante - un'imposta progressiva con aliquote marginali elevate sui redditi bassi e moderate sui redditi alti.

A O reddito

OB rappresenta il trasferimento in somma fissa per coloro che non lavorano e non hanno alcuna altra fonte di reddito.

B

Strutture di imposta non lineari

imposta

Aliquote marginali elevate ­ cui corrisponde un phaseout rapido ­ nell'intervallo BC implicano che: - per redditi maggiori di C, le aliquote medie sono più alte e quelle marginali sono più basse. - In pratica, presso gli individui con redditi medio-alti, lo stato sta riscuotendo più imposte con una distorsione minore.

C

D

Il prezzo da pagare per questo beneficio è il fatto che per gli individui con reddito compreso nell'intervallo BC le distorsioni sono maggiori.

O reddito

La perdita sarà più bassa se: - Ci sono poche persone in questo intervallo - Queste persone hanno un'elasticità dell'offerta di lavoro relativamente bassa.

A

B

Ridurre le aliquote dei più ricchi

La riduzione dell'aliquota marginale di imposta per i gruppi con reddito più elevato può risultare desiderabile.

consumo

Vincolo di bilancio prima dell'introduzione dell'imposta

Nella figura è disegnato il vincolo di bilancio per tali individui. Essi scelgono di posizionarsi nel punto E. Il gettito fiscale per lo stato è pari a EA ­ pari alla differenza tra il vincolo di bilancio in assenza di imposta e dopo l'introduzione dell'imposta.

A Vincolo di bilancio dopo l'introduzione dell'imposta

E

tempo libero

Ridurre le aliquote dei più ricchi

consumo

Supponiamo ora che si voglia ridurre a zero l'aliquota marginale per coloro che hanno un reddito superiore a YA, corrispondente all'equilibrio E.

A'

AE e A'E' sono uguali

Al di sopra di E, il nuovo vincolo di bilancio di questi individui sarà parallelo a quello che c'era prima dell'introduzione dell'imposta progressiva, ed è dato dal segmento blu EC.

C

E'

A

La più alta curva di indifferenza raggiungibile dato il nuovo vincolo di bilancio è quella blu. Il nuovo punto di tangenza è E'. In corrispondenza di E', il gettito è lo stesso di prima: AE ed A'E' sono uguali.

YA E

L

Ridurre le aliquote dei più ricchi

La riforma fiscale ipotizzata ha permesso di conseguire un miglioramento paretiano: i ricchi hanno migliorato la propria situazione senza che nessun altro peggiorasse la propria.

consumo

A'

Supponiamo adesso che, per chi ha un reddito superiore a YA, anziché ridurre a zero l'aliquota fiscale si decida di portarla a un livello molto basso (ma maggiore di zero).

C

E'

Anche in questo caso, gli individui con redditi alti migliorerebbero la loro situazione, e in più si otterrebbe un gettito fiscale aggiuntivo che consentirebbe di ridurre le imposte per gli individui della classe media e/o aumentare i sussidi ai poveri: tutti gli individui potrebbero stare meglio.

YA

A

E

Tale ragionamento ha fornito la giustificazione teorica per la riduzione delle aliquote di imposta per gli individui appartenenti al vertice della distribuzione del reddito istituita negli USA nel 1986.

L

Imposizione differenziata sui beni di consumo

· Lo stato impone una serie di imposte sui beni di consumo. Le imposte con aliquote diverse su beni di consumo diversi sono dette imposte differenziate. · Alcune di esse sono progettate come tasse per il servizio fruito ­ per esempio, le tasse aeroportuali (sui biglietti aerei) servono per finanziare i costi del sistema di controllo del traffico aereo. · Altre imposte sono correttive e servono per alleviare esternalità negative dovute al consumo: per esempio le imposte su benzina, tabacco e alcolici. · Le imposte sui beni di lusso hanno lo scopo di rafforzare la funzione redistributiva del sistema tributario.

Regola di Ramsey

· Nel caso in cui non sia possibile ricorrere all'imposta sul reddito o introdurre un'imposta in somma fissa, qual è il sistema di imposte sul consumo meno distorsivo possibile? · Si dovrebbero tassare tutti i beni con la stessa aliquota? In questo caso, la struttura delle imposte sui beni di consumo coinciderebbe (più o meno) con quella dell'imposta sul reddito. · Frank Ramsey (Cambridge) mostrò l'esistenza di una semplice regola per calcolare le aliquote ottime.

Regola di Ramsey

· La regola di Ramsey (1927, Economic Journal) individua l'insieme di imposte sui beni di consumo che minimizza l'eccesso di pressione. · Sotto particolari ipotesi, la regola richiede che le imposte siano proporzionali alla somma dei reciproci delle elasticità della domanda e dell'offerta.

Dove: k = fattore di proporzionalità che dipende dal gettito che lo stato vuole ottenere; t = imposta per unità di prodotto; p = prezzo al lordo dell'imposta; d = elasticità compensata della domanda compensata; s = elasticità dell'offerta.

1 t 1 = k + d s p u

Regola di Ramsey

· Se l'elasticità dell'offerta è infinita (curva di offerta orizzontale), la regola richiede semplicemente che l'imposta sia inversamente proporzionale all'elasticità compensata della domanda. · L'intuizione fondamentale di Ramsey è che i beni di consumo con bassa elasticità della domanda (o dell'offerta) sono caratterizzati da un minor incremento dell'eccesso di pressione per incremento unitario del gettito e quindi dovrebbero essere assoggettati ad aliquote marginali più elevate.

Regola di Ramsey

· La regola di Ramsey vale solo le funzioni di domanda compensata dei singoli beni sono indipendenti tra loro, cioè se la curva di domanda di un bene non dipende dal prezzo di altri beni. · Nel caso in cui la curva di offerta sia perfettamente elastica, le curve di domanda possono invece anche essere interdipendenti tra loro e la regola di Ramsey può essere interpretata nel modo che segue: l'imposizione ottimale è tale che la riduzione percentuale della domanda sia la stessa per tutti i beni.

Riepilogo

· · · · · · · · Tassazione ottimale e tassazione Pareto-efficiente FBS Sistemi di imposta sul reddito Progressività e perdita di benessere Eccesso di pressione delle imposte progressive Effetti di equilibrio generale Sistemi di imposta non lineari Imposizione differenziata sui beni di consumo e regola di Ramsey

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