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Paolo Bernardoni e Armeno Fontana DAGLI STATUTI DEL 1587 ALLE ANNOTATIONES DI LORENZO GIGLI

Ritratto di Don Lorenzo Gigli Narra il Vedriani come l'anno 1338 "il Marchese tranquillasse i rumori del Frignano, mandando un Governatore a Sestola, che la tenne in pace, e che da tredici Notari, e cinque Signori fossero fatti i Statuti di quella Provincia"1. Questi Statuti sono i primi sino a noi pervenuti, ma alcune osservazioni ci inducono a ritenere che una qualche sorta di regolamentazione esistesse da tempi più antichi: il fatto, ad esempio, che già nel 1188 si trovi nominato un Ubaldo Gualandelli "tunc temporis potestatem Fregnanesium"2 e la cui attività doveva forse essere codificata in un qualche modo; il fatto che nel 1255 si trovino

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L. VEDRIANI, Historia dell'antichissima città di Modona, II, Modena 1667, p. 311. Registrum Privilegiorum Comunis Mutinae, a cura di L. SIMEONI e E. P. VICINI, I, Reggio Emilia 1940, p. 130, doc. 72: "Laudum inter Mutinenses Fregnanenses Casulanenses et Gomulenses" del 14 dicembre 1188. La figura del podestà parrebbe scorgersi già in un documento di alleanza tra modenesi e frignanesi del 1156, in cui si nominano "Rectorum Fregnanensium" (G. TIRABOSCHI, Memorie Storiche Modenesi, III, Modena 1794, doc. CCCCVIII). 1

citati "Comune et Universitate de Ferignano"3 come confinanti con la comunità di Lizzano nella montagna pistoiese; il fatto, ancora, che nel 1276 si faccia espressa menzione di "statuta vel consuetudines Fregnani" in un atto di concordia stipulato tra frignanesi e Comune di Modena, là dove i frignanesi si assoggettano a ricevere ogni sei mesi un podestà, un giudice ed un notaio provenienti da Modena4; nonché, infine, il contenuto stesso delle rubriche, che, se da una parte lasciano intravedere una certa dipendenza dagli Statuti modenesi del 13275, dall'altra pare accolgano anche un buon numero di norme che potrebbero far "parte di una più lontana codificazione Frignanese"6. Prendendo le mosse da questo prezioso codice, ora conservato nella Biblioteca Estense di Modena, grazie all'acquisto fattone da Girolamo Tiraboschi nel 17787, e la cui trascrizione fu data alle stampe nel 1912 per cura di Albano Sorbelli e di Ferdinando Jacoli, faremo una breve e non esaustiva carrellata fra gli statuti che hanno regolamentato la vita dell'allora Comune federale, "senza alcun dubbio una delle [federazioni] più importanti d'Italia"8, e poi Provincia del Frignano. Lo Stato estense fu un sistema politico di Stati, "acquisiti in varie fasi nell'arco di cinque secoli e che mantennero sempre un notevole grado di autonomia amministrativa"9 ed il Frignano fu sempre particolarmente tenace nel tentare di preservare quel margine di autonomia che Modena prima e gli Estensi poi cercavano invece di sottrargli: dopo i numerosi e spesso non mantenuti giuramenti or a Bologna or a Modena e dopo le numerose guerre interne che concorsero al lento ma inesorabile decadere della nobiltà feudale frignanese10, nel 1337 gli Estensi, nel frattempo ritornati a Modena11,

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Liber finium seu confinium comitatus seu districtus Piistorii (annum 1255), a cura di Q. SANTOLI, Roma 1956, p. 325. 4 G. TIRABOSCHI, Memorie Storiche cit., V, Modena 1795, doc. DCCCXXII. 5 C. CAMPORI, Notizie Storiche del Frignano, Modena 1886, p. 298. 6 A. BALESTRI, Riflessi storico-politico-giuridici negli Statuti del Frignano del 1337-38, tesi di Laurea in Storia del Diritto Italiano, Università degli Studi di Modena, a. a. 1973-74, p. 99. 7 Lettera del 17 maggio 1778 al ministro Bagnesi, in cui il Tiraboschi "propone l'acquisto per venti zecchini di un prezioso manuscritto in pergamena degli antichi Statuti del Frignano, scritto da quattro secoli, e pieno di notizie preziose" (C. CANTÙ, Italiani Illustri, II, Milano 1873, p. 341). 8 A. SORBELLI, Il Comune rurale dell'Appennino emiliano nei secoli XIV e XV, Bologna 1910, p. 104. 9 M. FOLIN, Il sistema politico estense fra mutamenti e persistenze (secoli XVXVIII), in "Società e storia", XX (1997), n. 77, p. 506, nota n. 3. 10 G. BUCCIARDI, Lotte faziose nel Frignano dal 1269 al 1272, Modena 1929, e Dedizione del Frignano al Comune di Modena nel 1276, Modena 1931. 2

riuscivano ad imporre definitivamente il proprio dominio su queste terre (seppure smorzato dall'interesse primario di dirimere le discordie tra Montecuccoli e Montegarullo e da una preminenza non ancora consolidata12), come appare evidente dall'introduzione degli Statuti di quell'epoca, approvati "salvo semper nostro arbitrio in plus et minus, ad nostram voluntatem"13. Di una successiva stesura degli Statuti avvenuta nel 148714 e a noi non pervenuta15, si hanno diverse testimonianze nei verbali delle sedute del Consiglio generale del Frignano tenutesi nei primi decenni del secolo XVI, dai quali soprattutto si evince che era stata in quell'epoca introdotta la carica di Commissario ducale16, un nuovo

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"Obizzo III preso il possesso di Modena ai 13 Maggio 1336, stabilì la pace, e restituì molte famiglie alla patria" (G. TIRABOSCHI, Dizionario Topografico-Storico degli Stati Estensi, II, Modena 1825, p. 129). 12 "Eodem anno [1338] die Veneris vij Februarii Dominus Hobizo Marchio venit Mutinam et ibi moram traxit usque ad diem xiij mensis Martii, quibus diebus custodia Montisflorini de Abbatia et aliorum plurium castrorum de Frignano tradita fuit dicto Domino Obizioni..." (Cronaca di Bonifazio Morano, in Cronache Modenesi, Modena 1888, p. 230). 13 Statuti del Frignano degli anni MCCCXXXVII-VIII, a cura di A. SORBELLI e F. JACOLI, Roma 1912, p. 19. 14 I. MALAGUZZI VALERI (Costituzione e Statuti in L'Appennino Modenese descritto ed illustrato, Rocca San Casciano1895, p. 575, in nota) cita "Arch. di Stato in Modena, Reg. decr. 1486-9, c. 61" ed il TIRABOSCHI (Memorie Storiche cit., III, Modena 1794, p. 180) dice: "Alcuni nuovi Statuti si formaron per essa [Provincia del Frignano] nel 1485, i quali dal Duca Ercole I furon confermati a' 4 di Gennajo del 1487". 15 Questi Statuti andarono perduti nel 1535, come narra il Magnani: "L'anno 1535 a di 5 Febbraro un venerdì mattina il Mag.co M. Antonio Rondinello da Lugo Comiss.rio generale ducale del Frignano, entrato dolosamente et con fraude nella rocca di Sestola Antonio Tanari da Gaggio, et D. Bernardino figliuolo, et Gio. Corsini et D. Parisio dal Vesalo con Giacopino, et Mazino Lenzotto da la Rochetta Ercole da la Riva, et il Mazino da Carpi, et il Golo della Villa di Menozzo di Regiana et assaissimi altri compagni tutti banditi, et gente di male affare fu insieme col suo Cap.no detto lo Spagnuolo da Cento amazzato in d.a Rocca, et spogliati di tutti i loro beni e più de libri abrusciati, et poi gettati giù dal cinghio che mira verso Ronco di Scaglia..." (ASMO, ms. Biblioteca 12, pag. 84 e, con alcune lievi differenze, ASMO, fondo Jacoli, XVI/2, pag. 116). Che tra questi "libri abrusciati, et poi gettati" vi fossero anche gli Statuti della Provincia, è detto chiaramente nella lettera ducale data da Ferrara il 14 marzo 1536 riportata in entrambe le successive edizioni degli Statuti (quella stampata a Ferrara nello stesso 1536 e quella stampata a Reggio nel 1587), dove si dice: "...nel tempo che fu amazzato M. Antonio Rondanello già nostro commissario costì, ancho furono abbruciati gli Statuti, & ordinatione di quello luoco...". 16 Per le patenti di nomina del podestà e del commissario del Frignano si veda ASMO, Cancelleria Ducale, Leggi e Decreti, reg. A/7, rispettivamente pp. 369-373 e pp. 381-386. 3

ufficiale sottratto alle limitazioni normative degli Statuti e con poteri più ampi rispetto a quelli del Podestà, segno evidente dell'ormai rafforzato potere estense sul nostro territorio, continuando comunque a sussistere quel numeroso e variegato Consiglio generale formato dai rappresentanti di tutte le comunità17. Ebbero, però, questi ultimi Statuti, vita relativamente breve, giacché nel 1536 furono soppiantati da una nuova edizione. Allorquando le truppe pontificie prima di Giulio II e poi di Leone X occuparono i territori di Modena e di Reggio ed il duca fu costretto a riparare altrove, la Provincia del Frignano18 si mantenne fedele agli antichi sovrani (almeno sino a quando il duca stesso non suggerì di sottomettersi, in attesa di tempi migliori), se se ne tragga la Podesteria di Montese che, nel 1510, colse l'occasione per scuotere il giogo dei Montecuccoli ed erigersi in repubblica, la qual repubblica, comunque, per l'amministrazione della giustizia dispose di continuare ad utilizzare gli Statuti del Frignano "e che anzi d'instituire azioni civili, dovessero le parti aver ricorso ai proprj Parrochi, ed ai Notai sparsi nelle diverse comuni, a tentare se colla loro mediazione venisse fatto di togliere i piati"19. La repubblica montesina ebbe vita effimera e già

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BEU, fondo Albano Sorbelli, n. 903: Campione o Registro della Provincia del Frignano 1508-1539. 18 La Provincia fu istituita con diploma del 15 gennaio 1494, con cui il duca Ercole I confermò il precedente diploma dato nel 1354 da Carlo IV (nel quale l'Imperatore aveva dichiarata la Provincia del Frignano staccata dal distretto di Modena), il che pure fu confermato da Alfonso II l'anno 1565 (cfr. G. TIRABOSCHI, Memorie Storiche cit., III, Modena 1794, p. 180). Il diploma imperiale è pubblicato da L. A. MURATORI (Delle Antichità Estensi, II, Modena 1740, p. 120): in esso è da notare che Montese è nominato distintamente ("sibi [Aldovandino marchese Estense] Vicariatum Civitatis nostre Imperialis Mutine ac territorii & Diecesis ipsius, & specialiter in jurisdictione & imperio, que separatim ab eadem Civitate, videlicet in Fregnano, & Montesio dinoscimur obtinere, concedimus gratiose"), forse, come ipotizza E. M. BERNARDI (Cenni storici intorno alla Plebana di Maserno e sua Congregazione, Modena 1905, p. 88), per fugare eventuali dubbi circa la sua appartenenza al Frignano. Si veda anche (L. A. MURATORI, Delle Antichità Estensi cit., p. 136) il diploma di conferimento del vicariato della Città e del distretto di Modena a Niccolò II e suoi fratelli nell'anno 1361, dove il concetto è ribadito con le stesse parole. 19 P. GIACOBAZZI, Compendio della storia del territorio, e comune di Montese e dei luoghi adjacenti, Silla 2006, p. 49. E' qui da notare che in quell'epoca già da diversi anni la Podesteria di Montese si governava con Statuti feudali propri (BEU, fondo Albano Sorbelli, n. 4: "Statuta, leges ac Decreta Magnificae Potestariae Montiscucculi, Montesii et pertinentiarum etc. Compilata et ordinata per prudentes vires eiusdem anno Domini MCDLXXXVIII, indictione sexta, iussu et mandato Magnifici ac potentis viri comitis Caesaris Montiscuculi eiusdem Potestariae Gubernatoris et Domini, Regnante Ill.mo D. Duce Hercule Estense, marchione Ferrariae, Mutinae, Regii etc.") che restarono in vigore almeno sin verso la fine del 4

nell'ottobre del 1516 quella Podesteria si assoggettò nuovamente al conte Bersanino Montecuccoli, e in lui al Duca Alfonso. Continuavano, nel frattempo, quelle ostinate e luttuose fazioni già cominciate sul finire del secolo XV tra i da Castagneto e Domenico d'Amorotto20 e che furono sopite "finalmente nel sudd. anno 1538 li 2 Settembre dinanzi a M.° Ottaviano Novello da Ferrara Commissario ducale della provincia del Frignano in ordine ad un trattato di pace universale della montagna"21. In questa situazione non propriamente tranquilla videro la luce i nuovi statuti del 153622, e forse proprio per questo motivo in essi ancora si trovano, per la Provincia del Frignano, diritti e prerogative che altrove non trovavano più luogo, fatto salvo, comunque, il dover ricorrere agli Statuti di Ferrara ogni qual volta le rubriche frignanesi non fossero bastevoli a dirimere le questioni sollevate: fu questa l'occasione per dare un nuovo assetto al Consiglio generale, che si

1546: forse i reggitori della neonata repubblica vollero anche in questo modo, adottando gli Statuti del Frignano, sottolineare la propria indipendenza dai Montecuccoli. 20 Cfr. C. CAMPORI, Di alcuni capi di fazioni nelle montagne di Modena, di Reggio e di Bologna nel secolo XVI, in "Atti delle RR. Deputazioni di Storia patria per le provincie modenesi e parmensi", Modena 1871; A. SORBELLI, Il Duca di Ferrara e Cato, Virgilio e Giacomo da Castagneto. Contributo alla storia delle relazioni tra gli Estensi e lo Stato pontificio nel sec. XVI, in "Memorie della R. Accademia delle scienze di Torino", Torino 1899. 21 A. MAGNANI, Memorie Istoriche del Frignano, Silla 2007, p. 85. 22 BEU, fondo Albano Sorbelli, n. 2: "Statuta, provisiones, ordinamenta magnificae potestariae Sextulae, seu Frignani nuper reformata et compillata cum novissimis provisionibus pro litium diuturnitatibus praecidendis, anno MDXXXVI, R. D. Antonius Albinellius Possiduit [Impressum Ferrariae per Franciscum Rubeum Anno D.ni MDXXXVI Mense Decembris]. Sino a c. 66 non è altro se non la copia a stampa, assai rara, di questi celebri statuti; a c. 67 segue la continuazione manoscritta sino a c. 69. A c. 70 comincia l'Index materiarum quae in Statuto continentur, nuperrime per R. D. Antonium Albinellium J. U. D. exemptus feliciter incipit, e continua per 12 carte. Seguono memorie diverse spettanti alla Podesteria di Montecuccolo, e sono: il numero dei fumanti, il peso del sale che è levato dalla Camera, il Valore di ciascuna comunità della provincia del Frignano, sì immediata come mediata, il numero dei loro fumanti, l'indicazione dei fumanti delle antiche sei podesterie della giurisdizione dei Montecuccoli, e cioè Montecuccolo, San Martino e Ranocchio, Montese, Semese, Polinago e Rancidoro. Sulla coperta [in terza di copertina] si trovano notizie intorno alla Frinia civitas [Frinia civitas in montibus posita inter Civitates Mutinae, et Pistorij ab utraque distans per vigintiquinque millia passuum terremotibus concussa fuit, ut videre est in Bibliotheca Vaticana tempore Caroli Magni anno 801 = tertia die Aprilis =]. Cartaceo, in-fol. (c. 33,5 x 23), sec. XVI, di 69 cc. num., + 10 non num. da principio, contenenti alcune la Tabula delli statuti e altre bianche, e di 23 n. n. in fine, delle quali sette bianche. Provenienza dalla Casa Albinelli di Sestola che diede molti notai e altri cospicui personaggi". 5

ritrovò drasticamente ridotto nel numero, cioè a dodici persone soltanto23, e farlo diventare un passivo "stromento dell'autoritarismo del governo centrale"24. Una nuova edizione di questi Statuti vide la luce nel 158725 e dal Campori apprendiamo che essa si fece "in numero di 200 esemplari al prezzo di lire una per ciascuno, con obbligo ai notari ed ai comuni di acquistarli..." e che "dal bilancio provinciale di quell'anno si ritrae essersi pagate L. 80 al consultore del governo di Reggio che forse sorvegliò la stampa, L. 5 a un Albinelli che ci fece gl'indici e L. 10 all'intagliatore dell'arma nel frontespizio"26: la collazione con l'edizione precedente evidenzia che non di vera e propria ristampa si trattò, come è detto dal Malaguzzi Valeri27, benché le differenze si riducano a poca cosa e non siano sostanziali. Altrettanto gelose della propria indipendenza, quanto abbiamo detto essere il Frignano nei riguardi di Modena, erano poi le singole comunità che componevano la Provincia, "cosicché si può dire che non vi era quasi comunello il quale il suo proprio statuto non avesse"28. Non è questa la sede per evidenziare il lavoro di limatura che fu necessario per far convivere l'orgoglio comunale con la necessità federativa o per trattare di ognuno di questi statuti comunali, e solo diremo che "fra i più antichi, che fortunatamente sono a noi

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L. I, R. XI, De electione Praesidentium Potestariae Sextulae ecc. e L. I, R. XIIII, De modo, & forma coadunandi, & faciendi Consilium generale Potestariae Sextulae. 24 I. MALAGUZZI VALERI, op. cit., p. 576. 25 Statuta, Constitutiones, ac Decreta Ducali Provin. Friniani, seu Universae ditionis Sextulae, quam pluribus novis provisionibus additis, ad litium odiosas procrastinationes praecidendas, alias compilata, & ad meliorem formam redacta. Nunc vero innumeris pene erroribus, ovibus passim scatebant, expunctis, accuratius emendata, nonnullisque aliis Sanctionibus, & Iuribus cum Ducalibus, tum Municipalibus quotidiano usui summe necessarijs, in operis ipsius calce appositis, ad publicam omnium Provincialium utilitatem, & commoditatem, denuo impressa. Cum indice materiarum locupletissimo nuperrime addito per R. D. Antonium Albinellium I. U. Doc. Anno a Christiani Orbis salute, MDLXXXVII, Regii, Apud Herculianum Bartholum. 26 C. CAMPORI, Notizie storiche cit., p. 245. 27 I. MALAGUZZI VALERI, op. cit., p. 576, in nota. 28 B. RICCI, Gli scritti di Lorenzo Gigli cronista del Frignano, Modena 1892, p. 39. L. A. MURATORI (Antiquitates Italicae Medii Aevi, II, Milano 1739, col. 281): "Quod in ditione Serenissimi heri mei Ducis Mutinæ factum intuemur, nimirum non Civitates tantum, sed & Oppida ipsa, immo & aliquot Castella, proprio Statuto regi, idem in compluribus aliis, Italiæ, Galliæ, Germaniæ, aliorumque Regnorum Provinciis & locis notissimum est observari: quod quanto incommodo sit tum Legum studiosis, tum Populis ipsis, non est institui mei nunc disserere". 6

rimasti"29, devono senz'altro annoverarsi quelli di Fiumalbo del 1401 che si trovano trascritti in calce agli Statuti del Frignano del 13373830, mentre per una più particolareggiata elencazione si rimanda al lavoro compiuto dallo Spinelli ne L'Appennino Modenese31: qui preme piuttosto sottolineare come, insieme ad un'attenta gestione delle risorse naturali, la strenua difesa dell'interesse particolare della piccola comunità rappresentata dal singolo Comune, fosse poi, nei rapporti con i vicini, fonte di continui dissidi e come la volontà, ma anche la necessità, di instaurare un'autarchia ristretta ai propri confini, desse luogo a veri e propri conflitti, che a volte si trascinarono anche per lungo tempo32. Tutti questi Statuti, tanto i generali quanto i particolari, rimasero in vigore fino alla promulgazione del Codice Estense, avvenuta nell'aprile del 1771 da Milano, dove il duca Francesco III era allora amministratore e capitano generale della Lombardia austriaca, e che "rappresenta una delle tappe più significative e avanzate dell'intensa stagione riformatrice italiana del XVIII secolo"33. La stesura di questo Codice, affidata ad una Deputazione generale alla riforma agli Statuti, fu avviata sin dal 1759, anno in cui la commissione a ciò preposta richiese "il consiglio del Frignano [così come "alle altre provincie, e a molti comuni dello Stato estense"] di un ragionato esame dello statuto provinciale"34, incarico assolto con

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Statuti di Fiumalbo nel Frignano, a cura di F. JACOLI, in "Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie modenesi", Modena 1909. 30 BEU, codice Latino 610=alfa.J.4.3, carte 83-88. 31 E' da avvertire, però, che lo Spinelli potrebbe essere incorso in qualche errore. Il Prof. Armeno Fontana mi ha gentilmente segnalata la copia, conservata in ASMO e "tratta da un esemplare a stampa conservato nella Biblioteca Campori", degli "Ordini, Provisioni e Gride da osservarsi nelle Giurisditioni dell'Illustrissimo Sig. March.se Raimondo Montecuccoli" dell'anno 1690 che lo Spinelli attribuisce a Montecuccolo mentre lo Jacoli, che fu l'autore della copia, giustamente segnala che "appartengono al Marchesato di Guiglia". 32 Si veda, a titolo di esempio, V. SANTI, Memorie storiche di Sant'Anna Pelago, Modena 1892, dove sono diffusamente narrate le interminabili vicende che portarono, nel 1687, alla costituzione del comune di Sant'Annapelago per scissione da quello di Roccapelago, senza, peraltro, che ciò ponesse fine alle discordie. 33 C. E. TAVILLA, Il Codice Estense del 1771: il processo civile tra istanze consolidatorie e tensioni riformatrici, in Codice Estense, Milano 2001, p. IX. 34 C. CAMPORI, Notizie storiche cit., p. 304. Prosegue il Campori citando "le Annotazioni allo Statuto del Frignano, il manoscritto delle quali colle firme autografe degli annotatori è da noi posseduto", le quali annotazioni sono un documento formato da 166 carte ora conservato in BEU, fondo Albano Sorbelli, n. 1624. 7

tale plauso da parte del governo, che questo "assegnò agli annotatori un premio di 900 lire"35. Ora, per concludere, facciamo un passo indietro e torniamo agli Statuti del Frignano del 1587 per avvertire qui che, dopo lungo oblio, è tornata alla luce la traduzione fattane da Lorenzo Gigli36, da oltre un secolo creduta perduta. Ho avuto la fortuna ed il piacere di rintracciare questo cospicuo volume, che ora è in mio possesso, in una biblioteca privata di Modena, dove forse era pervenuta in seguito alla dispersione di quella dei marchesi Molza, a cui probabilmente appartenne, come pare di poter desumere da quanto resta di un piccolo ex libris. E' questo un manoscritto di mano del Gigli medesimo, il quale, in seconda di copertina, avverte che "cominciai a tradurre questo Statuto li 22 8bre 1727. Terminai di tradurlo la vigilia del S. Natale cioè li 24 xbre 1727 dopo l'interruzione di più e più settimane continue": si compone di 5 carte non numerate fra cui il frontespizio, di 157 carte numerate nell'angolo superiore del recto che riportano la traduzione, di 10 carte non numerate di cui nove con la traduzione dell'indice delle rubriche ed una bianca, di 105 carte (di cui diverse bianche) numerate nell'angolo superiore del recto che riportano le "Ad Friniani Statuta Annotationes Laurentii Giglj Brochensis". Come lo stesso Gigli avvisa, si cimentò egli in questa traduzione "a comodo degl'imperiti della lingua latina" (e proprio per realizzare appieno questo desiderio del Gigli e "perché oblio non ricopra / sì prezioso ricordo"37, auspichiamo che questa sua opera possa essere presto pubblicata) ma, soprattutto, riteniamo che egli fosse animato da quello spirito caritatevole in virtù del quale si avvalse spesso del suo grande sapere "a difendere gli oppressi e gli angariati, a sostenere i diritti dei Comuni e delle Chiese del Frignano"38: in quest'ottica, quindi, grande importanza per conoscere e il pensiero del Gigli e il sentimento comune allora vigente in materia normativa, assumono le Annotationes che formano la seconda parte di questo volume. Ma questa, egregi signori, è materia sulla quale ci intratterrà il Prof. Armeno Fontana, che tutti noi apprezziamo come appassionato ed erudito divulgatore delle opere del Gigli e che qui devo e voglio

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Ivi. Gli Statuti, Costituzioni, e Decreti dell'Estense Provincia del Frignano, o sia di tutta la Giurisdizione di Sestola tradotti in Italiano colla possibile sincerità da me Lorenzo Gigli del Castellino di Brocco. Con alcune Annotazioni Latine in fine. L'anno MDCCXXVII. 37 A. GALLI, Lo Scoltenna, Modena 1977, p. 58, dove è ricordata la lapide apposta nella chiesa di Castellino di Brocco il 5 settembre 1918 in occasione della solenne seduta dell'Accademia in quel luogo tenuta in onore di Lorenzo Gigli. 38 B. RICCI, op. cit., p. 36. 8

pubblicamente ringraziare per la premurosa attenzione di cui mi ha circondato sin dal nostro primo incontro.

Paolo Bernardoni

Sono riemersi da una oscurità, che li aveva avvolti a lungo, gli Statuti del Frignano del 1587, ridotti in volgare e arricchiti da Lorenzo Gigli di Annotationes, cioè di un'analisi approfondita di singole Rubriche; il che già caratterizza il manoscritto che oggi viene presentato. La sua sorte, peraltro, è stata quella di molti altri scritti dello studioso di Castellino di Brocco, le cui opere, dopo la morte, disperdendosi per varii rivoli, finirono, molte alla Biblioteca del Seminario di Modena, altre nella Estense, altre ancora nella Comunale di Mirandola, in seguito al lascito di mons. Gavioli, una in quella dell'Accademia dello Scoltenna; le più interessanti arricchirono raccolte private. Di una di queste, il Vocabolario... del Frignano, si poté ottenere, alla fine del secolo scorso, una copia fotografica e, quindi, nel 2002 la pubblicazione, in occasione del Centenario dell'Accademia dello Scoltenna. Questa è l'opera maggiore tra quelle che lo stesso Gigli dichiara di aver scritto storicamente39, delle altre, non meno significative per la conoscenza dell'ambiente umano delle singole comunità, lo scrivente ha potuto vedere la Raccolta degli uomini insigni del Frignano, ricavandone, per concessione di chi possedeva il manoscritto, l'elenco delle persone a suo tempo più ragguardevoli. Gli altri scritti di carattere storico riguardano Brocco, la sua patria e le vicende di quella comunità e costituiscono un documento importante per la storia della parte settentrionale del Frignano, che è il Pelago. Il manoscritto "Gli Statuti e Decreti dell'Estense Provincia del Frignano o sia di tutta la Giurisdizione di Sestola, tradotti in Italiano, com'egli scrive, colla possibile sincerità da me Lorenzo Gigli del Castellino di Brocco, con alcune Annotazioni latine in fine, l'anno MDCCXXVII", fa parte delle opere ascritte all'ambito legale, unitamente alle Allegationes. Ne ha parlato Paolo Bernardoni, inquadrandolo nella storia degli Statuti del Frignano, da lui raccolti e studiati. A lui il merito di portare alla conoscenza degli studiosi delle

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Il Gigli ascrive i suoi scritti a quattro ambiti: quello storico, di cui si è detto, quello legale, che riguarda il ms. di cui si parla, nonché le Allegationes, quello grammaticale, concernente alcune Controversie e Questioni grammaticali, nonché la Grammatica latina dell'Alvaro, e, infine, "Alcune altre opericciuolette" (da: Memorie morali di Casa Gigli). 9

vicende del Frignano, delle Istituzioni e delle norme statutarie, in base alle quali furono governati, un documento, che ad un secolo e mezzo dalla sua promulgazione era ancora valido, tanto da indurre il Gigli ad accompagnarne la traduzione con le sue Annotationes. Della esistenza di un manoscritto del Gigli su questo tema si sapeva, peraltro, già dalla fine dell''800. Venceslao Santi, nella Introduzione alla Corrispondenza fra Girolamo Tiraboschi, L. S. Parenti e A. P. Ansaloni scrive della "Traduzione dello Statuto del Frignano", ma non dice se e dove si trovasse a suo tempo. Leone Fontana, nel suo importante lavoro sugli Statuti40, inserisce la "Traduzione dello statuto del Frignano, opera di Lorenzo Gigli", in base ad una nota che si trova negli Atti della Deputazione di Storia Patria di Modena41; dice pure delle "Annotazioni sopra gli Statuti del Frignano", conservate all'Estense, ma aggiunge che "non consta in che anno queste Annotazioni siano state compilate". Non aggiunge, però, come ha fatto per la Traduzione, che esse siano "opera di Lorenzo Gigli". Non si può escludere che il nostro Autore, personalmente, o altra persona abbia tratto copia di questo manoscritto, come già successe per varie copie del Vocabolario; sta, di fatto, che questo di Paolo Bernardoni risulta l'originale, come quello della Biblioteca Forni lo è del Vocabolario. Il manoscritto è un grosso volume di 278 carte; e si compone di due parti: la prima è la traduzione dal latino in volgare delle singole Rubriche, la seconda, in latino, di 102 carte, contiene le Annotationes ad Friniani Statuta, in cui il Gigli riferisce quanto la sua conoscenza in campo giuridico gli suggeriva su molte delle rubriche dei quattro libri della ripartizione statutaria. A questa parte si farà oggi specifico riferimento. E' opportuno tenere presente che il Gigli aveva una buona conoscenza delle norme e degli studi riguardanti il Diritto del tempo, vuoi per acquisita dimestichezza col linguaggio giuridico (cui contribuiva la tradizionale occupazione di membri della casa come notai, amministratori locali, sacerdoti, che spesso avevano incarichi di insegnamento e, come più autorevoli persone di una piccola comunità, dovevano occuparsi anche di aiutare chi si rivolgeva a loro per la soluzione di questioni, in quei tempi assai frequenti, vuoi perché tra il 1716 e il 1719 aveva fatto pratica legale, a Modena, nello Studio di

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L. FONTANA, Statuti dei Comuni dell'Italia Superiore, 3 voll., Milano 1907. Atti e Memorie della R. Deputazione di storia patria, Modena 1894, serie IV, V, XXXII. 10

Carlo Domenico Ricci, da Montecuccolo, uno dei più dotti avvocati "non solo di Modena, ma ancor dell'Emilia"42. Aveva, poi, maturato esperienza nel campo giudiziario, soprattutto nel periodo in cui era stato costretto, per le guerre di successione, a lasciare Modena e a far ritorno a Brocco, occupandosi spesso di questioni che la sua comunità aveva con quelle confinanti di Riolunato, di Mocogno, di Gradiana, di Boccassuolo, nonché di liti, all'interno della stessa comunità di Brocco, la più famosa delle quali, tra il parroco di Serpiano e il Comune di Brocco per le campane della Rocchicciola, che il parroco, don Marco Ferrarini, aveva fatto trasportare alla chetichella da quella a Serpiano, per il campanile di questa, incurante che, secondo la tradizione, erano state benedette da san Bernardino nella chiesa della Rocchicciola. Di tutto questo troviamo notizia in due mss. del Gigli: quello Delle cose di Brocco, e in quello delle Allegationes, nelle quali il Gigli ha conservato le memorie delle istanze presentate ai giudici, a sostegno delle comunità, ma anche dei privati, che si erano rivolti a lui: li troviamo ora nella Biblioteca di Mirandola, accuratamente raccolti in due grossi tomi rispettivamente di 195 e 259 carte, per le complessive 86 Allegationes, che mons. Gavioli concesse di fotocopiare. Queste indicazioni sono utili per capire l'interesse che spinse il Gigli a tradurre dal latino gli Statuti del 1587, "a comodo successivo della Provincia e degl'imperiti della lingua latina", e a commentare le rubriche in latino, lingua in cui era esperto e da lui usata in molti dei suoi lavori di contenuto giuridico o ecclesiastico43. L'esperienza di traduttore il Gigli l'aveva maturata già negli anni in cui frequentava come studente il seminario di Modena con la Volgata Grammatica dell'Alvaro compilata, opera di un dotto gesuita spagnolo, Enrico Alvarez, vissuto nel XVI secolo e usata, al tempo del Gigli, nel Seminario di Modena, dove ancora si conserva una copia, datata 1734. Ebbene, il Gigli racconta di averla "tradotta clandestinamente di notte, a lume di candela", per potersi preparare adeguatamente ad una provoca, ad un confronto con un altro allievo molto bravo, nella quale, risultato vincitore, aveva avuto la soddisfazione "di far vedere che i montanari, tanto dileggiati e

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L. GIGLI, Memorie Morali: Vita di Matteo. Oltre alla maggior parte delle Allegationes, sono scritti in latino i seguenti lavori del Gigli: Responsa quibusdam practicis conscientiae, ac sacrorum rituum casibus; Institutiones Epistularum familiarium; Priores Philosophiae partes, Logicam, Metaphisicam, ac Lohicam complectentes, conservati nell'Archivio Arcivescovile di Modena. 11

scherniti da quei della pianura e della città, non sono tutti così inetti e indocili come moltissimi di costoro vogliono far credere"44. Già allora, peraltro, il nostro Autore manifestava attenzione e cura all'approfondimento e all'analisi del testo, per cui, divenuto insegnate nel Seminario di Modena, arricchì quella traduzione con un corposo volume di note, critiche e completive, rimaste finora senza un adeguato e approfondito esame. La dimestichezza con la lingua latina e con le norme del diritto consentì al Gigli di offrire una traduzione in volgare anche di questi statuti del 1587, come appare dal confronto delle due parti, che rispettasse la duplice esigenza di rigorosa corrispondenza col testo statutario e di utile strumento per molti casi, riferibili alle singole Rubriche, ma non evidenziati in esse. Il Gigli li segnala con adeguati riferimenti a studiosi del Diritto, di riconosciuta e specifica competenza. Alla molteplicità dei casi e dei dubbi derivanti nell'applicazione di singole norme statutarie egli ha quasi sempre da offrire una indicazione utile non solo per la applicabilità della norma, ma anche per la conoscenza del contesto umano, da parte di chi governa, giudice o massaro, tenuto ad applicarla. All'inizio degli Statuti45, ad esempio, a proposito del giuramento che il Giusdicente è tenuto a prestare, si precisa, tra i suoi doveri, l'obbligo di non accettare donativi sotto forma di vitto e di bevanda di importo superiore a 20 soldi; il Gigli, commentando, si chiede: se accetta un dono di valore maggiore, deve quindi essere giudicato spergiuro? E cita Caio Gracco che, di ritorno dalla Sardegna, affermò che nessuno avrebbe potuto dire di aver lui ricevuto un asse o più in dono. A parte Caio Gracco, il Gigli si chiede se sia estensibile questo giuramento anche a casi, prima tollerati e ora abrogati "per contraria consuetudine". Si deve o non si deve tener conto di una consuetudine, alla quale il tempo aveva dato forza di diritto acquisito? La risposta del Gigli è quella dei commentatori su questo punto, cioè che tali norme consuetudinarie non hanno validità se non sono confermate: ma, per ottenerne la conferma, è necessario produrre testi idonei - ad esempio la deposizione di "publici officiales" -, fermo restando il principio che "civitates et loca possunt sine Principis permissu et confirmatione Statuta condere, quæ Juri Communi, vel aliis Statutis

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L. GIGLI, Memorie Morali: Vita di Matteo. Statuti del 1587, L. I, R. I. 12

usu receptis non adversarent". Aggiunge, però, che "hisce in Statutibus... requiritur expressa Principis approbatio attentis edictis ducalibus". E il commentatore ribadisce che tali Statuti, una volta "edita præsumuntur usu recepta et in viridi esse observantia, præcipue si sint Juri communi conformia". Altro esempio, che non riguarda i donativi e la consuetudine della loro elargizione, ma un argomento molto delicato, è quello delle Collette, o Colte, da imporre ai Comuni, nonché del loro comparto (L. I, R. XVIII). Secondo la norma statutaria, oggetto della Colletta sono, anzitutto, "omnia et quæcumque prædia et bona posita in Potestaria Sextulæ cuiuslibet personæ tam de districtu quam forensium". La Colletta deve essere fatta nel Comune in cui quei beni si trovano, "etiam si sint alicuius clerici patrimonialia, tantum, vel per ipsum acquisita, et non ad ecclesiam spectantia, cum intentionis nostræ sit æstima non posse minui". Già in questo esempio emerge la difficoltà nell'applicazione di norme che alle singole Comunità, abituate a reggersi secondo propri Statuti, apparivano restrittive di regole, alle quali esse si erano attenute nel tempo e che autonomamente venivano modificate quando le circostanze lo richiedevano: tale difficoltà emerge anche in sede di approvazione, da parte del Principe, delle modifiche agli Statuti locali, come in quelle dei Feudi, la cui validità è soggetta alla approvazione del Principe e potrebbe essere riferibile alla Giusdicenza del Governo del Frignano, solo in casi particolari (di Giusdicente mancante?)46. Il Gigli nelle sue Annotationes (L. I, R. 18) esamina l'oggetto della colletta, cioè i beni soggetti a tassazione e, a proposito dei beni patrimoniali di un ecclesiastico ("alicuius clerici") vede necessaria una applicazione della norma statutaria, che tenga conto dei Privilegi apostolici concessi al Duca Ercole d'Este in favore del Ducato e Diocesi di Reggio, nel 1492, ed estesi, nel 1494, alla Diocesi di Modena. Era obbligo del Massaro della Provincia - e, quindi, dei Massari delle singole Comunità - riscuotere le colte entro il tempo del rispettivo mandato (un anno) e trasmetterle nel semestre successivo, tenendo presente che, in base alle norme statutarie, finito il loro ufficio di un anno, non potevano fare, in base alla norma statutaria, alcuna esazione delle collette imposte, sia per i beni immobili, che per altre, come quella del sale, che fa dire al Gigli quanto esse fornissero

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Si tengano presenti gli Statuti suddetti del 1587, cioè le Constitutiones ac Decreta Ducalis Provincia Friniani, seu universæ Ditionis Sextulæ, quam pluribus novis provisionibus additis... alias compilata et ad meliorem formam redacta, ai quali si rimanda, per i casi controversi o non contemplati nelle norme statutarie feudali. 13

occasione ("urgentem præbeant ansam") d'asservire e di spogliare disumanamente i poveri debitori insolventi ("nimis serviendi, ac inhumaniter expilandi pauperes debitores") con frequenti pignoramenti e sequestri. Fortunatamente, egli aggiunge, questa proibizione per il Massaro di esigere il pagamento entro il tempo del suo mandato non viene sempre applicata, per cui "solent enim plures etiam per annos discreti humanique Massarii pauperes debitores patienter, ac misericorditer expectare". Questi "pauperes debitores" di cui qui si parla, erano tanti. Già a metà del 1600 - ma la situazione era tale anche al tempo del Gigli - in un documento anonimo, probabilmente di un Governatore del tempo, conservato tra quelli della Cancelleria Ducale47, si legge che circa i tre quarti della popolazione del Frignano "sono poveri... che vivono otto mesi dell'anno fuori dello Stato, in Toscana e nel Lazio... dove hanno campo di lavorare o a tagliar legna... o a far carbone e calcine... o a sementar le Maremme... o a sollicitar pecore e bestiami nelle Maremme otto mesi dell'anno: pagano per pascolar quegl'otto mesi bolognini di quella moneta per pecora...; li quattro mesi che stanno a casa pur comprano i pascoli, e rendono a' Patroni delle pecore a ragione di due libbre di formaggio per chiascuna, o a sedici per cento, per le quali tutti i pastori tengono pecore d'altri, pochissimi hanno pecore di suo; altri stanno a casa (per) attendere a vacche e buoi, che hanno a giovatica, et a sementare i campi che non sono suoi, se non in quanto alle spese. Perché la quarta parte della Provincia sono i ricchi o benestanti, i quali hanno le loro entrate in bestie grosse e minute, in censi e interessi, ... non hanno aggravio alcuno... e le collette sono pagate da quelli che tengono le bestie...". Il Gigli, già nella analisi di questa rubrica, ma spesso anche nelle successive, sembra proporre quesiti che la gente della sua o di altre Comunità gli rivolge, preoccupata o, più spesso, allarmata per la rigida applicazione di disposizioni che non tengono conto della reale situazione, delle difficoltà nella applicazione, dell'onere delle sanzioni. Sono voci che cogliamo nelle Allegationes, in cui il nostro Autore si adopera per sostenere le buone ragioni di gente o di Comunità, in cui lo stato di necessità è tale, per cui non si riesce a sostenere il cumulo di oneri diretti e indiretti addossati. Per le Comunità quello generalmente noto - e seguito - è il proprio Statuto, cioè quell'insieme di regole di convivenza fissate e consuetudinariamente osservate nel tempo, che riguardavano i rapporti

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ASMO, CDRSF, b. 43. 14

interpersonali e con le Comunità confinanti, la tutela dell'ambiente in relazione all'utilizzo e alla difesa dello stesso, un ambiente secolarmente sfruttato - e curato -, indispensabile per il proprio sostentamento; questo è ancor più sentito quando la Comunità conosce e riconosce sopra di sé un'autorità immediata, che si chiami Montecuccoli o altro Feudatario, che abbia, a sua volta, elaborato norme che ne regolano la convivenza e i rapporti. E', tuttavia, in quell'ambito comunitario che avvengono violazioni che comportino il ricorso al Giudice per mancata osservanza di disposizione statutarie. Una lettura delle Annotationes non può prescindere dalla considerazione di quanto il Gigli ha scritto nelle Allegationes a proposito di alcuni argomenti. Così, ad esempio, a proposito delle collette, in cui appare la buona volontà del Massaro, che ha rimandato la riscossione del dovuto in molti casi di accertata impossibilità economica del contribuente, c'è l'altro caso del Massaro della Comunità di Brocco, Giovanni Santi, che ricusava di versare le collette del sale; contro di lui la Comunità dovette rivolgersi al Giudice di Sestola, che era il Governatore Giulio Rossi da Sassuolo, il quale, l'11 luglio 1716, accogliendo le motivazioni addotte dal Gigli, in base alle tesi di autorevoli giuristi, condannò il Santi "ad solvendum Comunitati Brochi pro una annata ad rationem quinque Buccarum salis..."48. Subito dopo, per la stessa Comunità, in lite con un altro esattore della colletta del sale, Domenico Grandi della Ca' Nova, al Gigli è chiesto di produrre al Giudice un'altra Allegazione, molto più complessa della precedente citata, in base alla quale il Governatore Gio. Andrea Farosi condannò il Grandi a togliere dal Boccatico di Brocco, per il periodo indicato in sentenza, la tassazione per quattro bocche49. Si tenga presente che la tassa sul sale, prelevato dalla Salina Ducale, in base ad un Boccatico, un documento, non modificabile annualmente secondo le presenze effettive, in cui erano indicate le bocche delle singole Comunità, che venivano considerate presenti per anni ed anni, produceva continue rimostranze da parte delle Comunità più segnate dalla emigrazione, temporanea o permanente, di gran parte dei suoi componenti. A ciò si aggiungeva il comportamento, non sempre corretto dei Massari delle singole Comunità. Per questo motivo, quando nella successiva rubrica XIX del libro I si stabilisce

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L. GIGLI, Allegationes juris et facti, Pars I, Mirandola, Biblioteca Comunale, Sezione Gavioliana. Gli Autori da lui citati sono: Bald... e Marsil... 49 Ibid., Alleg. 2a 15

che si debba prestar fede al libro delle Collette, nel quale queste sono descritte, "ac si essent instrumenta publica", il Gigli nelle Annotationes scrive che tale disposizione "procedit regulariter serus si contra Massarios observarent corrigenda fraudis probationes vel conjecturæ": diversamente se contro i Massari ostassero correzioni da apportare, presunzione di frode o adattamenti. Analoghe Annotazioni fa il Gigli sulle rubriche che riguardano altri argomenti: quelle, ad esempio, che riguardano i Notai50 offrono parecchi spunti per le sue considerazioni, in particolare "Sugli errori dei Notai" (R. 74). E si potrebbe continuare con altri esempi, dai quali risulta confermato che quel metodo analitico, che il Gigli aveva seguito nell'approfondita analisi di casi particolari nelle Allegationes, trova sviluppo più ampio nelle Annotationes. Si conferma, quindi, l'importanza di questo manoscritto, oltre che per la traduzione in volgare degli Statuti del 1587, anche per le Annotazioni ad esso riferite. Della stima e della competenza del nostro è significativa attestazione quanto è scritto negli Atti del Consiglio della Provincia del Frignano relativi all'adunanza del 2 luglio 1730: "...Risolsero ancora li Signori del Conseglio fare nuovamente ristampare il Statuto della Provincia, col agiungervi varii privilegii della Provincia de' più necessarii e corregerlo ove ne sia di bisogno; e per corretore ellessero il Signor Governatore presente, supplicandolo a volerli favorire, come pure il Signor D. Lorenzo Gilii di Brocco; e prima di ciò porgerne suplica a S. A. S."51.

Armeno Fontana

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Statuti del 1587, L. II, RR. 69-74. ASMO, Arch. privato Campori, Atti del Consiglio Provinciale del Frignano, 17251744, reg. 79, c. 42v. 16

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